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Ott 16, 2018 Stefano Severoni 925volte

Maria Loreta Bellobuono, ritratto in due tempi (1)

In piena azione In piena azione S. Severoni-R. Mandelli

L’allegra e “colorata” abruzzese Maria Loreta Bellobuono si trova al 4° posto nella classifica femminile del 16° Grand Prix IUTA di Ultramaratona, quando mancano ancora 7 prove alla fine. A oggi Maria Loreta ha corso 18 ultramaratone per un totale di 1.052,706 km percorsi, 12 di queste ultra nel 2018. L’abbiamo intervistata per conoscere come vive la sua passione sportiva.

SCHEDA ATLETA

NOME Maria Loreta COGNOME Bellobuono DATA DI NASCITA 04/06/1980 CATEGORIA F35

ALTEZZA MT 1,73 PESO KG 64  FREQ. CARD. A RIP  41 VO2MAX 50,4 SAN 14,000

SOCIETÀ ASD Gruppo Sportivo Celano SPECIALITÀ ultramaratone ALLENATORE Stefano Severoni TITOLO DI STUDIO laurea PROFESSIONE impiegata STATO CIVILE convivente

RECORD PERSONALI

GARA

TEMPO/DISTANZA KM

LUOGO

DATA

10 km

47’

Avezzano (AQ)

2012

21,097 km

1h44’00”

Pratola Peligna

2012

42,195 km

3h46’20”

Pisa

18.12.2016

100 km

12h21’40”

Firenze-Faenza

26-27.05.2018

6 h

60,190

Corato (BA)

13.05.2018

ATLETICA LEGGERA

Quando hai cominciato a praticare l’atletica leggera? Ho sempre fatto palestra. La corsa, nonostante mi abbia sempre affascinato, mi incuteva paura. Finché il 27 dicembre 2010, in ferie natalizie, decisi di provare e dal nulla ho fatto 8 km. Il giorno successivo altri 8 km. I giorni seguenti non potevo muovermi per i grandi dolori muscolari, ma la soddisfazione di aver fatto quei chilometri senza fermarmi era la più grande conquista.

Quali motivazioni ti hanno spinto a iniziare? Ero sposata e non vivevo una situazione familiare serena, la necessità di evadere e di sfogare la rabbia l’ho convertita in chilometri, sudore, fatica.

Preferisci allenarti in compagnia o da sola? Preferisco allenarmi da sola forse perché ancora non ho trovato chi ha il mio passo, ritmo e pazienza per fare allenamenti lunghi e faticosi.

Quando corri ti concentri: a) sul gesto atletico; b) sull’immagine interna; c) sull’ambiente circostante? Sul gesto tecnico e sull’immagine interna.

L’allenamento che preferisci e perché. Adoro fare molti chilometri, perché è il momento in cui rimango con me stessa, i miei pensieri, i miei problemi, le mie decisioni.

Quante volti ti alleni a settimana? 7 volte, compresa la domenica, da qualche mese, prima 5.

Com’è il tuo allenamento? Dipende dal tipo di allenamento. Se devo effettuare lavori come ripetute o fartlek procedo con un riscaldamento lento di 20 minuti, poi effettuo allunghi da 100 per 2 km e poi inizio i lavori. Se devo fare un lungo, corro e basta.

Quanti chilometri percorri a settimana? Dipende dall’impegno/obiettivo mi sono prefissata, comunque dai 130 ai 180 km.

Quante gare fai ogni anno? Abbastanza per dire tante, però fino ad adesso non le ho mai contate. Prediligo quelle con maggior distanza.

Esegui esercizi di stretching, ginnastica, circuit training, yoga o altro e con quale frequenza? Stretching a casa. Ho fatto spinning in palestra fino a qualche mese fa.

Hai un diario in cui annotare programmi, allenamenti, gare, test? Assolutamente sì, ho un’agenda dove annoto gare e allenamenti, soprattutto i chilometri fatti, così da monitorare il reale utilizzo delle scarpe e capire quando sia il caso di cambiarle.

Il successo che più ti ha gratificato? La 100 km del Passatore di quest’anno. Inseguo questa gara da tre anni e l’anno scorso avevo deciso di prepararla, ma venti giorni prima ho dovuto rinunciare a quel desiderio. In gara (Ecomaratona dei Marsi) un malore mi costrinse a fermarmi: da lì ho scoperto un problema congenito ‒ tachicardia parossistica di tipo atrio-ventricolare. Il 21 giugno 2017 faccio l’ablazione transcatetere: 5 mesi di stop. A dicembre riprendo a correre. A gennaio m’iscrivo al Passatore e il 27 maggio 2018 taglio quel traguardo: Faenza! 12h21’40” di emozioni, lacrime alla partenza e all’arrivo, avevo rimandato di un anno quel traguardo e tra mille vicissitudini l’ho portato a casa. La prima 100 km, la prima vera lunga distanza, fatta con cautela (forse anche troppa, forse avrei potuto guadagnare qualche minuto se avessi osato) avevo paura di non arrivare. Questa gara significava tanto per me: vincere una sfida con le mie capacità, la mia testa, una promessa fatta a un amico (colui che mi ha trasmesso l’amore per le ultra e mi ha insegnato a correre: Denis Lusi), che oggi non c’è più. Insomma questa è stata la mia più grande vittoria.

Quante e quali scarpe possiedi per allenamento e gare? Possiedo un paio di scarpe per allenamento e gara su strada Hoka One One Clinfton 4; un paio di scarpe per allenamento e gara su trail La Sportiva Le Mutant.

Cosa ti ha spinta a diventare “ultramaratoneta”?  Fino al 2014 la mia gara più lunga è stata la mezza maratona. Decisi di preparare la mia prima maratona a Roma con l’idea che se ne uscivo fuori bene e se fossi riuscita a recuperare subito, ne avrei fatte tante e tante altre. L’emozione di quel traguardo, la sensazione di piacevole dolore (minimo) all’arrivo, il recupero in tre giorni mi hanno portato a farne un’altra, poi un’altra, un’altra ancora, fino a che un giorno mi sono resa conto di essere predisposta più per le lunghe distanze, riesco a incrementare il passo con l’avanzare dei km, accelero, allungo la falcata e fatico meno. Ho fatto una prima 50 km. Una 60 km. Ed eccomi a oggi: Adoro le ultra!

Qual è la gara estrema che più ti affascina e perché? Ci sono due gare che mi affascinano. Su strada la Spartathlon: l’idea di attraversare e vivere quei posti, patria della maratona, patria di una storia bellissima, l’idea di partire da Sparta e arrivare ad Atene mi carica di adrenalina. Su trail la UTMB, anche se so che non sarò mai capace di portarla a casa in quanto non sono così agile nelle discese (ho quasi paura quando diventano ripide), dovrei fare una preparazione specifica che tuttavia mi porterebbe a dover rinunciare al mio amato asfalto... allora mi accontenterei di una OCC, oppure una LUT.

Il risultato ripaga sempre lo sforzo profuso in allenamento e gara? Assolutamente sì, sono dell’idea che, se soffri, sei ripagato. Per sofferenza non intendo solo quella fisica, soprattutto quella mentale, perché è dalla testa che parte tutto, è con la testa che si chiudono le distanze. Il mio motto è: Il corpo deve essere stressato un po’ alla volta.

Ti piace il trail running e perché? Il trail running mi piace, perché corri immerso nella natura, ne assapori profumi, colori, armonia e pace. Ti immergi in un mondo affascinante dove c’è ben poco di artificiale e poi più in alto sei e più ti senti di toccare il cielo. 

Per fare una 100 km quante volte occorre allenarsi a settimana per terminare la prova senza accusare malori e comunque essere in grado nel giro di pochi giorni di ritornare a correre? L’anno scorso ero arrivata a uscire 6 giorni a settimana, facendo e alternando lavori diversi, dalle ripetute corte e in salita a fartlek lunghi, a lunghi domenicali di 50/60km, arrivando a totalizzare anche 220 km a settimana. Quest’anno a causa di diversi problemi lavorativi ho dovuto ridurre la preparazione, ma sono arrivata comunque a poter correre già dopo due giorni dalla 100 km. Dunque secondo me per chiudere bene una 100 km occorre allenarsi 5/6 volte a settimana, ma cosa fondamentale mettere sulle gambe molti e molti chilometri (fatti di lavori di velocità, salite, variazioni di passo, lunghi lenti e medi sostenuti) mettere chilometri, ma di qualità in modo tale che gambe, schiena e corpo si abituino allo stress della cadenza continuata.  

In genere il corridore corre e basta e partecipa alle gare domenicali. Poi c’è chi fa dei lavori più specifici, tipo ripetute, fartlek, interval training. È importante anche inserire esercizi di tecnica di corsa, andature per l’atleta ultra? Sì. esercizi di andatura sono importanti e anche posturale e allungamento muscolare, cosa che non ho mai fatto, perché prima non ero mai seguita bene e consigliata bene. 

Conta più la mente, il fisico o il cuore nella vita sportiva di un ultramaratoneta? Secondo me conta la mente non solo per sostenere i chilometri e non pensare mai a quelli che mancano, soprattutto perché nel momento in cui insorge un dolore, se con la mente si è capaci di evadere e non pensare, il dolore svanisce o diminuisce e la corsa continua.

In famiglia altri condividono la tua passione o in questo senso vivi isolata? Il mio compagno come me ama la corsa e le lunghe distanze, solamente lui preferisce il trail running, comunque capisce le mie necessità e mi asseconda.

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