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Mar 17, 2020 640volte

Metà marzo, ultime uscite tra Bologna e Modena?

Dissolvenze di luoghi e di corse Dissolvenze di luoghi e di corse Combinazione di R. Mandelli da foto Seghedoni & Marri

15 marzo: il calendario podistico dell’Emilia avrebbe previsto tre maratonine molto apprezzate: la 46^ Corri con l’Avis di Imola, la maratonina di primavera di Rimini, la più giovane Mezza di Reggio. Ovviamente non se ne fa nulla, e certo è meglio così; allo stesso modo che per le gare più lunghe del centro-sud Italia, a partire dalla 9^ Strasimeno che proponeva l’intero giro del lago (58 km) o vari ‘ritagli’ tra cui la canonica distanza di maratona, per farsi una ‘tacca’ (come la definisce l’affascinante segretaria del Club Supermarathon Italia).
Ma gli atleti professionisti hanno il permesso di allenarsi: europei, Olimpiadi, grandi maratone di autunno restano per ora in piedi. E gli altri, come si arrangiano?
Aleggiano per l’etere gli ammonimenti e le gride dei pubblici amministratori, e i proclami un po’ da Minculpop “restate a casa”. Nel centro dell’Emilia (la regione che insieme a Veneto e Lombardia sta pagando il tributo più alto, sia per le maratone saltate sia per la ben più grave situazione sanitaria e ospedaliera, il cui picco è previsto per questa fine settimana) si fa sentire forte la voce dell’assessore alla sanità Sergio Venturi, un medico e un eccellente amministratore, accantonato dopo le ultime elezioni ma che la “provvida sventura” manzoniana, sotto forma dell’infezione da Covid capitata al suo improvvisato successore, ha richiamato in servizio: diciamo pure, una specie di Bertolaso (medico pure lui), nel ruolo (l’uno e l’altro) del romano Cincinnato.
Dunque Venturi, oltre a dirigere da par suo la sanità emiliana, ogni giorno fa una diretta su Fb per informare sulla situazione: in maniera pacata, non urlata, ragionata. Ebbene, per la prima volta, nella sua apparizione di lunedì 16, Venturi è sembrato uscire leggermente dai gangheri, specialmente verso la fine della sua mezz’ora (dal minuto 24 al 29)

https://www.facebook.com/RegioneEmiliaRomagna/videos/231131638278730/

che i giornali hanno riassunto con “no alle passeggiate o alle corsette di cazzeggio”. I contenuti, se non proprio le parole testuali, suonano così:

Smettete di pensare che questa sia un'allegra scampagnata (cita anche il caso di un raduno festaiolo di otto amiconi ai confini tra le provincie di Reggio e Mantova: smentiamo che fosse un incontro al vertice tra le famiglie Morselli e Rossi!!). Non è più il tempo. ci stiamo giocando il futuro di questo paese: rischiamo che il nostro servizio sanitario non riesca a far fronte alle esigenze delle prossime settimane, se non rimanete a casa vostra. Se non lo fate, qualcuno prenderà provvedimenti di carattere più coercitivo. lo abbiamo già fatto, ma vedo che ancora qualcuno fa finta di nulla. Troppe persone stanno per le strade anche quando non è strettamente necessario, non sanno fare a meno della corsetta mattutina.  Pensate a quanti, 24 ore al giorno, lavorano in situazioni a volte non sicure e si prodigano per salvare la vita dei malati. Qualcuno fa finta di nulla, gira per le strade senza mascherina, ma tenete presente che chi abbiamo di fronte non ha scritto in faccia ‘sono un portatore sano di coronavirus’. Nei prossimi 10 giorni ci giochiamo il futuro della sanità del nostro Paese.  Se non si inverte la tendenza, alla fine staremo in casa tutti. Abbiamo chiuso le palestre e le piscine e (da qui, testuali parole) Attenzione, potremmo anche chiudere la possibilità di andar fuori a fare la corsetta della mattina.

Gallery 1 Teida Seghedoni - Fabio Marri

Dunque, sono gli ultimi giorni prima del coprifuoco totale? Lo stesso lunedì, i sindaci di Formigine (Maria Costi, centrosinistra) e Sassuolo (Gian Francesco Menani, centrodestra) emanano direttive quasi identiche:

Formigine: Considerato che, nonostante le prescrizioni in essere, sono stati registrati comportamenti non rispettosi del divieto di assembramento presso parchi e giardini pubblici e il mancato rispetto della distanza interpersonale (almeno 1 metro)… Valutato necessario ed indifferibile: procedere ad una totale chiusura al pubblico di parchi , giardini ed aree verdi pubbliche; vietare l'utilizzo delle panchine, ovunque collocate sul territorio comunale; disciplinare puntualmente le “comprovate esigenze primarie” previste dall' art. 1, comma 1, lett. a) del DPCM 8 marzo 2020, relativamente alla gestione quotidiana degli animali domestici

ORDINA  Le seguenti ulteriori e specifiche prescrizioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019 nel territorio del Comune di Formigine, valide dalle ore 20 del 16.03.2020 a tutto il 25.03.2020, fermo restano il Divieto di assembramento e l’obbligo di distanza interpersonale ( almeno 1 metro): a) chiusura al pubblico di parchi e giardini pubblici b) divieto di utilizzo delle panchine, ovunque collocate sul territorio comunale (…) d) puntuale disciplina delle “comprovate esigenze primarie” previste dall' art. 1, comma 1, lett. a) del DPCM 8 marzo 2020, come segue: gestione quotidiana degli animali domestici, ovvero passeggiata ed espletamento dei bisogni fisiologici dell’animale potranno avvenire nel raggio di 500 metri dall’abitazione del proprietario dell’animale ed avendo cura di avere al seguito il materiale per la raccolta delle deiezioni.

Sulla stessa linea Sassuolo, che però prolunga la scadenza al 3 aprile: chiusi parchi e giardini pubblici, divieto di utilizzo delle panchine, divieto d’accesso alla ciclabile sul Secchia. Nel dettaglio:
è fatto divieto di accedere transitare e stazionare all’interno dei parchi e dei giardini pubblici dalle ore 18 alle successive ore 06 e dalle ore 08 alle ore 16 (dunque la famigerata “corsetta” si può fare dalle 6 alle 8, dalle 16 alle 18).
La gestione quotidiana degli animali domestici passeggiata ed espletamento dei bisogni fisiologici potranno avvenire dalle ore 00,00 alle ore 24.00 di ogni giorno, a condizione che dette attività si svolgano nelle immediate vicinanze dall’abitazione del proprietario dell’animale ovvero nel raggio di 500 metri, avendo cura di avere al seguito il materiale per la raccolta delle deiezioni.
Divieto di utilizzo delle panchine, ovunque collocate sul territorio comunale, nell’arco dell’intera giornata.
Divieto di utilizzo delle piste ciclabili ubicate all’interno del Parco fluviale Secchia o ad esso adducenti, nell’arco dell’intera giornata
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Gallery 2 Teida Seghedoni - Fabio Marri

È forse il colpo più duro per i jogger e camminatori, che nei giorni precedenti, fino a domenica, avevano affollato le bellissime piste attrezzate lungo il Secchia, ripetutamente teatro di gare podistiche.
Cose del genere sono attivate pure nel nord della provincia modenese, Carpi e Mirandola per esempio; mentre Medicina, a nord est di Bologna lungo la direttrice per Ravenna, è isolata totalmente causa una diffusione più elevata del contagio.
E nei capoluoghi? Bologna è stata fra le prime a chiudere i parchi. Dopo le scuole, che avevano chiuso già nell’ultima settimana di febbraio (con la tragicissima conseguenza della morte il 28 febbraio di Matteo Prodi, pronipote di Romano in quanto nipote di Vittorio – fratello dell’ex premier -, il quale non potendo andare al suo liceo era uscito in bicicletta sui colli sopra casa sua, finendo investito e ucciso da un’auto), l’università, che era rimasta semiaperta nei primi giorni del mese, ha chiuso del tutto i portoni per gli studenti, cui restano solo lezioni ed esami online. Piazza Verdi, tra università e teatro, uno dei centri più vivi dell’aggregazione giovanile (e purtroppo non solo di quella) è quasi deserta, a parte i soliti 8-10 tossici o sfaccendati (il commercio delle bici rubate è in crisi, chissà se il decreto aiuterà anche quello), e le forze dell’ordine che li controllano a debita distanza; al tramonto, una ragazza in scarpette risale di corsa via Zamboni, un altro svolta per via Mascarella, dove tutti i ristorantini coi loro déhors sono chiusi, e si dirige forse verso la Montagnola, chiusa.
A Modena sembrava ci fosse l’intenzione di chiudere i parchi, anche se nella pratica i pochi realmente chiudibili (il “Modena Park” di Vasco, i Giardini ducali, Villa Ombrosa) hanno i cancelli spalancati pure di sera; sempre aperti l’Amendola Nord-Sud e il 22 aprile. Qualche irriducibile osa ancora correrci, in rigorosa solitudine, prima che lo vietino del tutto. Commuove la mamma podista che dopo le 19 sta correndo lungo il “Parco” per eccellenza, il giro dei viali percorso da tante gare o camminate, e dalla defunta maratona di Carpi che qui giungeva al km 20: la seguono disciplinati, attenti e felici, i due figli in biciclettina.
Poi restano gli argini dei due fiumi: il Secchia, evidentemente non ancora vietato, caro ai podisti per le gare del quartiere Madonnina e della confinante Campogalliano (attenzione, meglio non varcare i confini comunali!); e il Panaro, il cui argine sinistro, in territorio comunale modenese per una quindicina di km, è pure calpestato da gare. Un po’ a rischio il ‘percorso vita’, perché il ponticello che attraversa la confluenza del Tiepido nel Panaro instrada verso San Donnino (modenese), ma attraversando i comuni di Castelfranco e forse anche di Nonantola e San Cesario, dunque il divieto di uscire dal comune potrebbe sussistere. Senza rischio invece la direzione nord, almeno fino al ponte della Tav e a quello di Navicello verso Ferrara, dopo di che si entrerebbe in comune di Bomporto. Si parte dalla Fossalta, teatro nel 1249 di una sanguinosa battaglia tra Bolognesi e Modenesi in cui fu fatto prigioniero Re Enzo figlio di Federico II, e che ispirò Tassoni per la “Secchia rapita”, e si risale verso nord: mentre sotto, nella campagna, qualcuno comincia a sistemare le viti, e un apicultore (dotato di mascherina meno lugubre di quelle antiCovid, e spruzzando il fumo come insegnato dagli avi) toglie il miele dalle arnie, si può passeggiare o corricchiare nella coscienza di non fare del male a nessuno. E si fornisce materia a Roberto Mandelli per la sua ennesima creazione d’arte.
Carpe diem, quam minimum credula postero.

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Teida Seghedoni - Fabio Marri

1 commento

  • Link al commento Giovedì, 19 Marzo 2020 20:00 inviato da Fabrizio Sandrelli

    Tra due mesi, come diceva presidente della Croce Rossa di Bergamo in un'intervista televisiva, torneremo tutti a correre liberamente. Lo spero vivamente. Nel frattempo rinunciare al nostro passatempo preferito credo sia solo un sacrificio trascurabile, in confronto a quello che stanno patendo i malati. Credo che in questo momento sia meglio per tutti rispettare le disposizioni (per quanto dure e amare siano) e, per chi crede, pregare. E per vincere la tristezza si può provare a rivisitare le tante immagini e i tanti bei ricordi della nostra carriera podistica, come sto facendo io in questi giorni.

    Un fraterno (ancorché virtuale) saluto a tutte e a tutti. Sursum corda.

    Rapporto

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