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Apr 12, 2020 padre Pasquale Castrilli 1174volte

Don Marco: il maratoneta del Venerdì Santo

La Luce che guida alla maratona della vita La Luce che guida alla maratona della vita Roberto Mandelli

11 aprile - Un colpo d’occhio unico: piazza san Pietro, a Roma, completamente vuota. Le fiaccole sono disposte a terra in ordine, a disegnare il percorso della Via Crucis attorno all’obelisco. Venerdì sera molti davanti alla TV hanno pregato con papa Francesco in questo tempo difficile. Una piazza deserta come la sera del 27 marzo quando Francesco aveva pregato per la fine della pandemia da coronavirus, emergenza sanitaria mondiale. Un piccolo gruppo di persone procede nella piazza e porta la croce nelle quattordici stazioni previste: medici, infermieri del Gemelli, personale di un istituto di pena. Tra loro anche un prete dal fisico atletico in jeans e scarpette. E’ don Marco Pozza, cappellano del carcere “Due Palazzi” di Padova. Marco corre le maratone sotto le tre ore, ma con il desiderio di “scendere sotto le 2 ore e 40”, dice consapevole della proprie possibilità.

I testi di questa Via Crucis sono stati curati da lui. «Al Santo Padre piacevano i miei racconti sull’universo carcere: non solo i detenuti, ma tutti quelli che operano per far riemergere persone che hanno sbagliato, certo. Però restano sempre persone. - spiega sulla Gazzetta Sportiva del giorno di Pasqua (pagina 27) -Spesso con loro uso un esempio: nel salto in alto si può vincere la medaglia d’oro anche dopo due errori. Mai arrendersi. Ecco, papa Francesco mi ha detto: “Sono storie di una moderna Via Crucis, facciamola”. E così sono stati i detenuti e le persone che ruotano attorno al mondo del carcere a preparare i testi per le meditazioni e le riflessioni di preghiera della stazioni della Via Crucis 2020.

Nel 2009 don Marco corre la sua prima maratona a Padova in poco più di 3 ore. Al traguardo incontra Alex Zanardi che lo incoraggia a continuare e scriverà la prefazione al suo libro “Asini dalle matite colorate” (2010); a Venezia in ottobre scende verso le 2.51. Nel 2010 è la volta Roma (2.49:32), e sei mesi dopo di New York (2.48:58), con allenamenti a Roma e in Veneto (Marco è vicentino), e la Ascoli-San Benedetto del Tronto, il 26 settembre, come gara intermedia. Nel 2012 partecipa ancora alla maratona di Venezia che chiude in 2ore e 47 minuti, 27° assoluto e primo di categoria.
“La corsa mi aiuta a tenere ordinati i pensieri che ho in testa così non ho mai fatto fatica ad allenarmi”, dice, raccontando che negli anni passati, in alcune settimane è arrivato anche a correre un totale di 120, 130km. Ama le storie di riscatto e crede nelle infinite possibilità dell’essere umano, don Marco, che ha proposto il “percorso maratona” ad alcuni detenuti della casa di reclusione “Due Palazzi” di Padova. “Per me e per loro è una bella sfida. E’ il modo per riscattarsi ma è anche un insegnamento. Uno dei più grandi problemi nella vita in cella è l’ozio. Allenarsi e preparare la maratona significa ribaltare questa logica, significa rimettere in piedi il fisico, ma anche il cuore e la testa. Serve a capire che per arrivare al traguardo ci si deve preparare con passione, un mattoncino al giorno. Ed è un metodo che poi ti porti fuori”.
E questa storia don Marco l’ha racchiusa in un libro del 2012 dal titolo davvero simbolico, «Contropiede». “Si chiama così - dice - perché io amo i gol fatti in questo modo. Sono una metafora. Quante volte capita che ci sia una squadra più forte di un’altra, che domina tutta la partita e poi all’ultimo minuto gli avversari la battano con un gol in contropiede? Come nella vita. La partita non è mai finita. Anche i ragazzi che hanno fallito hanno in tasca la possibilità di ribaltare la loro partita. Sempre”. Concetti simili aveva già espresso nel romanzo precedente “Penultima lucertola a destra. La sconfitta è l'arma segreta dei vincitori”, uscito con prefazione di Magdi Allam.

Forse qualcuno ricorderà la polemica alla vigilia della maratona di Padova del 2011 quando un politico propose di non finanziare e sponsorizzare la manifestazione “perché partecipano e vincono atleti africani o comunque extracomunitari in mutande”. Al dibattito intervenne anche don Pozza che in una lettera pubblicata sul sito della maratona di Padova scriveva: “Sarebbe un po’ come boicottare la teoria della relatività solo perché firmata da Albert Einstein che, non ci stupiremmo, potrebbe di questo passo essere definito “sporco nazista” solo perché tedesco. O ignorare le poesie di Marquez solo perché “terzomondiale”, scriveva con tono accorato. “Un giorno la politica capirà - magari dando l’esempio pure alla Chiesa - questa nuova religione laica che è la pratica della corsa, una forma di ascesi che costringe l’uomo ad andare alla ricerca delle motivazioni più profonde per risalire verso l’alto delle sue capacità e raggiungere quella forma di estasi sportiva che, fosse anche solo per un secondo, ripaga di mille sacrifici fatti sotto il sole d’agosto o il ghiaccio dicembrino. Forse non c’è nessun altro popolo oltre quello africano che nella maratona possa dare ragione di una bellissima frase del film “Momenti di gloria” quando il protagonista esprime in un concetto il senso stesso della sfida: “credo nella ricerca della perfezione e io porto l’avvenire con me”.

E’ nato nel 1979 questo prete, che oltre ad essere maratoneta è anche appassionato di bicicletta, giornalista, conduttore televisivo e autore di libri. Parlando dell’esperienza alla Via Crucis dice: “Vuota e solitaria [la piazza]: di quella solitudine che pare abbandono, ma non lo è per nulla. Questa volta il papa ha chiesto al mondo del carcere, l'emblema dell'abbandono massimo, di prestargli la voce per dialogare con il cuore dell'uomo e della donna”.
Marco che dà del “tu” a papa Francesco (col quale ha firmato il libro “Quando pregate dite: Padre nostro”), descrivendo sé stesso dice: “Nel poco tempo libero che gli rimane ha già iniziato ad abbozzare la sua prima enciclica, qualora gli toccasse la dura avventura d'essere eletto papa. L'incipit è già stato messo nero su bianco: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (M.C. Clay)”. Auguri!

 

 

 
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1 commento

  • Link al commento Sabato, 18 Aprile 2020 23:28 inviato da Quinto Belli

    Anch'io ho voluto dire la mia. Discreto, ex maratoneta classe 1944 .
    Ho voluto festeggiare il sabato di Pasqua in modo particolare.
    Dalla cantina al solaio sono 76 scalini, andata e ritorno 152 per 91 volte: totale 15832. scalini.
    Corsetta impegnata in salita e corsetta di recupero in discesa. Confesso che alla fine mi sentivo un pochino stanco ma ero soddisfatto.
    Voi sapete che andando su con l'età si torna un po' bambini ...

    Rapporto

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