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Apr 27, 2020 padre Pasquale Castrilli 894volte

Prete e runner al tempo della COVID 19

Sportivi dentro e attorno alla chiesa di S. Michele a Pianezzo (LC) Sportivi dentro e attorno alla chiesa di S. Michele a Pianezzo (LC) Roberto Mandelli

La vita di un sacerdote-podista è parecchio, direi doppiamente sollecitata in queste settimane.

Sono pienamente d’accordo sulla tempistica e sui contenuti del messaggio che i vescovi italiani hanno indirizzato al governo ieri sera, 26 aprile, a proposito del nuovo DPCM che non prevede la possibilità di celebrare messa se non per i funerali (ai quali sono ammesse 15 persone). Non si capisce perché possano riaprire fabbriche, esercizi commerciali, mezzi di trasporto, musei e librerie, ma non si possa, con le dovute accortezze e rispettando il distanziamento, celebrare l’eucaristia. ”Una scelta miope e ingiusta”, la definisce Marco Tarquinio, direttore del quotidiano Avvenire.

Le sofferenze di questo periodo sono state numerose per tutti. Le famiglie con bambini piccoli o con persone disabili confinate negli appartamenti, la solitudine degli anziani, la perdita di un reddito per i lavoratori precari… Tutti ci siamo impegnati in una situazione che ci ha trovati impreparati ed ha instillato nel nostro vissuto paura e diffidenza.

Alle norme che hanno vietato la frequentazione delle scuole, degli ambienti di lavoro, dei parchi pubblici, ai divieti per la corsa e l’attività sportiva fuori casa, si è affiancata, in questi mesi, anche l’impossibilità di incontrarsi come comunità di fede, per pregare e celebrare, ascoltare insieme la Parola di Dio e nutrirsi dell’Eucaristia. Non c’è stato nessun periodo della storia della nostra Penisola in cui i credenti siano stati privati dei sacramenti per un tempo così lungo. Anche durante le guerre si celebrava messa. L’emergenza sanitaria ha motivato queste restrizioni, che sono state rispettate e assunte. Ma la situazione odierna non giustifica più le misure di ristrettezza, soprattutto nel Sud del Paese meno colpito dall’epidemia.

A nostro avviso, sarebbe stata intelligente e matura la ricerca di soluzioni pratiche osservando su questo argomento quanto sta succedendo anche in atri stati europei. Non sono senz’altro pensabili messe con centinaia di persone che stiano fianco a fianco, ma sono praticabili alcune soluzioni:

  • rispettare nella maniera più assoluta il distanziamento di almeno due metri tra le persone indossando l’opportuna mascherina;
  • prevedere un numero di fedeli proporzionato alla dimensione del tempio;
  • favorire le celebrazioni all’aperto;
  • moltiplicare il numero delle messe festive per dare possibilità di partecipazione ad un numero maggiore di persone;
  • autorizzare le messe feriali, dal lunedì al venerdì, che hanno, già in condizioni normali, una presenza limitata di persone;
  • sanificare le chiese con cadenza regolare.

Con l’aiuto di tutti, ci si può arrivare.

 
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3 commenti

  • Link al commento Martedì, 28 Aprile 2020 19:40 inviato da p. Pasquale

    Ringrazio per le note. Per dirla in termini chiari, la CEI con il comunicato del 26 aprile sera è "andata giù pesante". Il comunicato intitolato "Il disaccordo dei vescovi" è arrivato a breve giro di posta, appena dopo la conferenza Conte. La questione è delicata e bisogna mantenere i nervi saldi. Il Papa stamattina (28 aprile) alla messa a santa Marta ha invitato tutti alla calma. «In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, - sono state le sue parole - preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni». Qualche considerazione. Il nodo principale per l’autorizzazione delle messe sembrerebbe essere, non tanto il distanziamento e le mascherine (punti assodati), quanto la distribuzione dell’eucaristia ai fedeli. Come farla? Ritengo che per trovare soluzioni (su questa questione specifica e più in generale sulla riapertura alle messe, in questo caso), a volte sia utile anche eccedere un po'... Il pensiero non progredisce solo con la moderazione, ma anzitutto con la dialettica. In queste ore è stato apprezzato da tanti l’intervento del vescovo di Modena, citato dal direttore Marri, meno quello del vescovo di Ascoli Piceno, pieno di passione e zelo pastorale. Io li reputo validi entrambi: occorre dialogo, ma anche audacia, perché bisogna tornare a celebrare insieme. La moltiplicazione di messe in diretta Facebook non è la soluzione. Nel 2002 il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali scriveva che “Su Internet non ci sono sacramenti”. E’ proprio così. Il discorso si farebbe lungo.

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  • Link al commento Martedì, 28 Aprile 2020 13:11 inviato da Fabmarri

    Personalmente condivido e girerò il dubbio (sacrosanto, mi verrebbe da dire) al padre Castrilli.
    Mi permetto di pubblicare qui un commento postato sulla "Gazzetta di Modena" del 27 aprile a seguito di una lunghissima protesta del vescovo di Modena e Carpi contro il provvedimento, pubblicata appunto ieri.
    "Il latte è versato. Pur consapevole che l'iniziale acquiescenza della Chiesa, la rinuncia a celebrare la Pasqua (non mi si dica che vedere la messa in tv è lo stesso che andare in chiesa),era dettata da motivi profondamente meditati, e in un sano spirito di collaborazione con le autorità civili, temo che adesso la Chiesa, dopo aver ammesso sostanzialmente la propria superfluità, farà fatica a riguadagnare non solo il 'potere' ma anche la presa sulla gente. Perché la protesta per la chiusura delle funzioni religiose di fronte all'apertura dei bar non è stata fatta subito? E, dopo aver insegnato ai fedeli che si può acquistare l'indulgenza plenaria anche vedendo la messa in tv, in sostanza aver autorizzato un cristianesimo fai-da-te (sulle orme di Lutero...), sarà difficile ri-convincere i cattolici che per accostarsi ai sacramenti si debba per forza passare per un "mediator Dei"

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  • Link al commento Martedì, 28 Aprile 2020 10:03 inviato da mdes

    Ho letto e formulo un commento da cattolico praticante.
    Durante il lockdown hanno parlato tutti, ma proprio tutti, tranne la CEI.
    Mi ha stupito il silenzio dell'Istituzione perché, pur richiamando le persone (ed i fedeli) al rispetto delle leggi, è sempre possibile esprimere un'opinione sulle leggi stesse (che poi leggi non sono ma meri DPCM).
    E non mi riferisco solo alle S. Messe.
    Mi ha stupito, infatti, che nulla la CEI abbia osservato in merito alle condizioni delle famiglie e dei bambini; se è possibile portare a spasso il cane, perché un genitore non può far fare una breve passeggiata al figlio ?
    Nulla è stato detto anche sul divieto di incontrare i propri cari bisognosi, molti dei quali sono rimasti senza assistenza domiciliare. Perché, mi chiedo (e avrebbe potuto dirlo anche la CEI), è possibile frequentare le librerie e non si può invece frequentare, seppure con tutte le accortezze del caso, i propri parenti malati e anziani ?
    Peraltro, non capisco perché si possa andare al supermercato o sui mezzi e invece non si possa accedere alle chiese le quali, è noto, non è che siano proprio prese d'assalto ...
    In sintesi, ed è questo il punto, la CEI in un recente passato tanto ha parlato (vedi normativa sull'immigrazione) ma ora ha preferito non interferire, adeguandosi al senso comune che non sempre è buon senso.
    Peccato però che se sostieni chi ritiene la fede un sottoprodotto della cultura (ed infatti le librerie sono accessibili e le funzioni no), non puoi poi lamentarti.

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