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Giu 29, 2020 Claudio Romiti 727volte

Per un ragionevole ritorno alle corse

L'ombra delle corone sul podismo L'ombra delle corone sul podismo Roberto Mandelli

Dopo aver letto la replica di Rodolfo Lollini, soprattutto ai fini della completezza del dibattito, credo sia doveroso contro-argomentare. 
In primis, dato che a me proprio non piace giocare con le parole e i sottintesi, mi stupisce moltissimo l’inaspettata caduta dal pero del nostro, dal momento che sostiene di non avermi mai voluto chiamare in causa.  In realtà il seguente passaggio di un suo recente articolo sembrerebbe esprimere il contrario: "Prima di venire al punto su come ricominciare, ci terrei molto ad esternare il mio fastidio nei confronti di chi sta banalizzando quanto è successo. Leggo articoli dove c’è chi rivendica (il merito?) di aver considerato fin dall’inizio la pandemia meno grave di quanto fosse presentata dai media. Eh si, in fondo ad oggi 20/6/2020, sono morte “solo” 34610 persone in Italia. Cosa volete che sia? Si vede che non erano parenti o amici di questi “minus habens”."  Ora, sebbene lei sostenga di non aver mai avuto l'intenzione di rivolgersi al sottoscritto, resta il fatto che casualmente in un precedente articolo, sul quale lei ha inviato un commento di aperta disapprovazione, scrivevo esattamente ciò che lei attribuisce a questi presunti "minus habens" [rectius: habentes].  Comunque stiano le cose, il problema che io, con tutto il rispetto, rilevo è sempre lo stesso: purtroppo lei, come tanti altri milioni di nostri concittadini, sembra che sia rimasto inchiodato ad una narrazione di sterminio del tutto destituita di fondamento.  Soprattutto considerando che ci sono malattie, come la tubercolosi e un paio di polmoniti virali, che ogni hanno causano direttamente la morte complessiva di circa 7 milioni di persone. Mentre, e questo non è un dettaglio, la maggior parte dei poverini che sono deceduti con il Covid-19, e non – attenzione - per il Covid-19, avevano una aspettativa di vita anche di poche settimane. 
Ribadisco quello che scrissi tempo addietro: ogni anno in Italia muoiono 700mila persone, di cui ben 50.000 per infezioni contratte negli ospedali, ma io mai mi sognerei di farmi scudo di queste tragedie per far prevalere il mio pensiero.  Caro signor Lollini, definire "minus habens" chi ritiene che questa sia una infezione non di sterminio, bensì tale da colpire essenzialmente una fascia molto ristretta della popolazione (che va comunque protetta con ogni mezzo ragionevole), non è accettabile nell'ambito di un dibattito civile. 
Quindi ribadisco il concetto che lei proprio non sembra tollerare: a mio avviso il Covid-19 era un problema molto serio ma non così grave come molti, in gran parte interessati a mantenere alto un certo clima di terrore, continuano a riproporre.  Senza considerare che alla fine, concentrando tutta l'attenzione del Paese su un virus che si sta rapidamente depotenziando, molte persone affette da gravi patologie moriranno per essere state completamente trascurate.  Purtroppo in Italia e nel mondo non si muore solo col coronavirus.

Venendo poi al tema per noi centrale di una ripresa delle corse podistiche, non possiamo pensare di tornare ad una relativa normalità se avvaloriamo, anche in maniera inconsapevole,  la tesi di un virus di sterminio che colpisce a casaccio, anziché  quella  di una infezione oramai sotto controllo che i medici più autorevoli che operano in prima linea considerano clinicamente estinta.  Domenica scorsa, ospite su Rai3 di Lucia Annunziata, il professor Alberto Zangrillo ha ribadito che “Il virus non è mutato ma ha perso carica e potrebbe presto esaurire il suo ciclo produttivo".  In tal senso il pro rettore del San Raffaele di Milano ha chiaramente parlato di omoplasia in atto, ossia del meccanismo di adattamento all’uomo  che starebbe da tempo interessando il Coronavirus,  così come è sempre avvenuto per gli altri suoi cugini che provocano il banale raffreddore. 

Ecco, io credo che questo tipo di osservazioni di una realtà in rapido divenire, che da tempo procede rapida verso una definizione benigna del problema, serva più di qualunque altra cosa a sostenere la causa di un ragionevole ritorno alle nostre amate gare podistiche di massa.

[NdD] A tavola di don Rodrigo, l’avvocato Azzeccagarbugli, richiesto di intervenire in un complicato dibattito giuridico, se la cavò con: “io godo di questa dotta disputa; e ringrazio il bell’accidente che ha dato occasione a una guerra d’ingegni così graziosa. E poi, a me non compete di dar sentenza”. Il più modesto direttore di questo foglio, che non frequenta altra tavola se non la propria, ha smesso di godere della disputa, ritiene che i lettori si siano già fatti un’idea e che i due contendenti debbano eventualmente lasciare spazio ad essi, evitando per il futuro di tornare sull’argomento, tanto più se si trascende nell’attacco personale e nella denigrazione di chicchessia non la pensi come noi. A noi e a tutti i praticanti dello sport interessa poter riprendere le corse, non i dibattiti sull’uovo o la gallina, o se la tal virologa diceva che era un’influenza poi si è ricreduta, o se il tal premier puntava all’immunità di gregge, e tutte le altre cosette che ci siamo sorbiti da febbraio a oggi (digitate su Google “minutaggi dei virologi in tv” e otterrete 243mila risposte, comprese fondate ipotesi sui compensi). Dunque, per scendere a citazioni più leggere, “Big Ben ha detto stop… cercate un altro argomento di conversazione”.  [Fabio Marri]

 

 
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