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Dic 10, 2020 1430volte

Marescalchi torna nell'arena, combattivo più che mai

Lo "speaker n. 1" a Ravenna 2018 Lo "speaker n. 1" a Ravenna 2018 Roberto Mandelli

12 dicembre – Chi avesse già letto il pezzo, vada in fondo perché c'è una nuova dichiarazione in presa diretta delle ore 20 di questa sera, stavolta in prima persona!

 

(Pezzo iniziale del 10-12)

Vista la passione politica del personaggio (l’unico punto in comune col sottoscritto è l’amore per alcune onorevoli molto piacenti), abbiamo optato per un titolo-revival di anni duri e puri, preferendolo a quello che lui stesso ci aveva suggerito nel finale della sua ultima intervista: Sono tornato: sòccmel, ech du m**, e solo aggiungendo tra parentesi ciò di cui diremo alla fine.

http://podisti.net/index.php/notizie/item/6666-michele-marescalchi-ricoverato-per-covid-ma-non- molla.html

Ma titolo a parte, preme dare la buona notizia, quella che dovevamo a quanti erano stati in apprensione per l’annuncio di un mese fa, del ricovero ospedaliero: Michele non ha mollato, malgrado una febbre durata vari giorni anche dopo il ricovero; se questa non terminava, era molto probabile uno spostamento in Terapia semi-intensiva; ma dopo sei giorni la febbre è passata e la situazione ha iniziato a migliorare. Come gli ha detto il suo vecchio medico, non può mollare un tipo come lui che ha fatto karate, pallavolo (riserva in serie B ai tempi delle scuole superiori), pallacanestro (ma come erano noiosi quegli schemi tattici con un prof come Mario De Sisti, che poi divenne il coach della Nazionale di basket svizzera!) e podismo: questo, iniziato agli albori delle prime podistiche domenicali, consigliato per la riabilitazione di un piede infortunatosi nei vari allenamenti e combattimenti del karate. Adesso a quasi 72 anni dopo aver chiuso con il correre, a parte qualche allenamento solitario (ma per lo più camminate attorno al laghetto della Cà Bura a pochi centinaia di metri da casa sua), si è dedicato al ballo dove è pure diventato maestro per Liscio e Boogie, e non ha avuto nessuna intenzione di arrendersi davanti a un virus che, brutto e pericoloso quanto si vuole, ma alla fine uccide un paziente ogni 400 che infetta.
Dunque, usufruendo di una integrazione respiratoria ma senza mai bisogno di essere intubato, Michele Marescalchi è passato prima nel reparto ammalati gravi del S. Orsola poi, dopo 13 giorni, a un reparto più ‘leggero’ per ammalati meno gravi a Villa Nigrisoli, per essere infine rimandato a casa dopo una decina di giorni, non più infetto (anche se il tampone alcuni giorni prima aveva dato esito positivo); ma vivendo da solo, i medici hanno ritenuto che poteva anche essere dimesso in quanto guarito dalla polmonite bilaterale. Non dovrà più fare tamponi e attende di giorno in giorno il permesso di uscita con lettera da parte dell’AUSL, per aiutare il ripristino completo dei polmoni con un po’ di aria buona (non quella dei centri commerciali, che sono il veicolo principale del virus, altroché le corse nei parchi!).

E non ha mai smesso di documentarsi, col suo stile pignolo e critico, e a maggior ragione adesso a casa, col telefono che gli squilla in continuazione, tiene nota di tutto quello che accade in tutti gli sport che lo appassionano; mai si accontenta di quello che appare nei comunicati ufficiali, ma ravanando (come dicono a Bologna) viene a sapere i retroscena di tutto.

Per cui, da ferrarese d’origine e tifoso ancor oggi della Spal, potrebbe dirci che forse il sogno di ritornare in serie A non è tanto certo, visto l’attuale buco di milioni di euro e la mancata erogazione dei contributi federali non arrivati per il rinnovo dello stadio “Paolo Mazza”, invece indirizzati ai problemi della salute pubblica.
Poi, da tifoso della Virtus basket sa parecchio sul licenziamento e la riassunzione dell’allenatore, tipica commedia all’italiana, e non entra nel merito dello stipendio del supercampione Marco Belinelli, che però non gioca; da discreto esperto di ciclismo ha da ridire sull’ingaggio di un campione sul viale del tramonto...

Oltre tutto, come gli disse il famoso parapsicologo Massimo Inardi, lui è un sensitivo: certi eventi li sente prima che accadano, per esempio dalla sua stanza in ospedale ha sognato i genitori, chiedendo alla figlia di giocare al lotto: e ha azzeccato due ambi. Insomma, in quasi due ore di chiacchierata ce ne dice da riempire un numero intero dell’ “Espresso”, delle Iene e di “Report” messi insieme; ma noi non vogliamo fare i tuttologi, ci limitiamo a riferire delle sue “acquisizioni” per il mondo delle corse: ma solo di poche, perché di altre “incongruenze” grosse che sta scoprendo, ci ha promesso che parlerà solo a fine stagione e dopo la conclusione dei campionati italiani.

Intanto, da statistico ci parla del record italiano femminile dei 5 km su strada, che la Fidal avrebbe assegnato alla Dossena: “ma scherzate? Ve ne tiro fuori almeno 7 che ci hanno messo meno di 16’, a cominciare dalla Viceconte e Munerotto!”. Obiezione: ma a quell’epoca non c’era il controllo antidoping... - Allora, se eliminiamo tutti i record fatti senza antidoping, in Italia ce ne sarebbero da grattare via...".
A completare l’affermazione, per amore delle statistiche e anche come membro dell’ATFS, associazione degli statistici mondiali, ci ha inviato la sua lista delle prime dieci donne italiane nei 5 km su strada:

Viceconte 15’44”40 a Berna, 4^ il 10/06/91, Munerotto 15’48”00, Curatolo 15’53”60, Dandolo 15’54”00, Ejjafini 15’54”00, Scaunich 16’02”00, Marchisio 16’02”00, Dossena 16’03”00 (ottava in questa classifica!), Silvia Weissteiner 16’03”00, Romagnolo 16’04”00. Poi ognuno faccia le sue considerazioni, ma per lui e per noi la primatista italiana è Maura Viceconte. Commento testuale: “il resto sono solo interessi di parte e di chi bazzica l’atletica in modo superficiale!”.

Purtroppo la chiacchierata ha affrontato anche altri argomenti, tra l’aneddotico e il regolamentare, in tanti decenni di attività quale “speaker n. 1 in Italia” (così fu definito, davanti a Maria Teresa Ruta che lo affiancò in un paio di occasioni): ma ci ha pregato di soprassedere; e riserva le sue ultime considerazioni sulla giornata odierna:

“molto triste, iniziata di buon mattino con l’inaspettata e dolorosa notizia della scomparsa del nostro amatissimo Pablito Rossi, l’eroe del mondiale vinto in Spagna nel 1982. Poi a seguire, un paio d’ore dopo, questa più inerente al nostro mondo dell’atletica e della corsa su strada, inviatami dall’amico ex maratoneta Fausto Molinari, ora responsabile dell’Ufficio Sport del Comune di Ferrara, per la scomparsa a 83 anni del mitico Nicola Stella.
Chi ha partecipato alle prime maratone degli anni 80-90 non può non ricordare la Vigaranomaratona: era la creatura di Nicola, personaggio alle volte aspro ma di indole buona, originario dell’Abruzzo, ex carabiniere, che non solo organizzava la maratona ma anche la mezza, nella limitrofa Diamantina.
Stella ebbe anche la brillante idea e grande coraggio di trasferire dal piccolo abitato di Vigarano Mainarda la  sua maratona a Ferrara. Un trasferimento che ebbe effetti positivi per partecipanti e media, con l’arrivo sotto lo sguardo della statua del Savonarola con a fianco la bellezza architettonica del Castello Estense. Maratona di Ferrara che poi, dopo alcuni anni di assenza, fu ripresa da Giancarlo Corà, un altro mitico personaggio del podismo ferrarese, che già organizzava la Maratonina Città di Ferrara. Ma anche lui, nell’agosto di alcuni anni orsono, ci ha prematuramente lasciati. Una Ferrara Marathon che poi ha proseguito la sua storia con il gruppo superbamente ricostituito della Corriferrara da parte del figlio Massimo Corà e di tutto il suo gruppo famigliare.
E proprio nell’edizione della Ferrara Marathon del 2018, essendo in veste di speaker, vidi aldilà delle transenne il buon Nicola Stella mio compagno anche nell’avventura dell’Associazione Maratone Italiane. Andai a salutarlo e lo feci con il microfono per ricordare al pubblico chi avevamo di fronte a noi, la sua storia e come era nata la maratona prima in provincia poi in città; lui commosso e piangente mi abbracciò con grande affetto, facendo uscire lacrime anche al sottoscritto. Fu purtroppo l’ultima volta che lo vidi. Non nascondo che questa mattina le lacrime sono scese di nuovo, un altro pezzo della mia e nostra storia della corsa che ci ha lasciati.

Buon viaggio Nicola, da lassù in cielo tienici qualche pettorale per la maratona con gli Angeli: sono sicuro ci proporrai anche questa, ciao".

Precisazioni dell'interessato, 12 dicembre

Dopo aver concordato con il direttore  Marri l'intervista, e aggiuntevi le mie statistiche per i 5 Km su strada alltime, mi sono accorto di un errore: da quanto pubblicato va tolta Nadia Ejjafini: nel 2006 non era ancora italiana (come è diventata nel 2009), ma correva, lei nata in Marocco, per il Bahrein (Brn); quindi non ha validità quel tempo che ho segnalato. Mi scuso per l'errore, ma il problema degli stranieri che diventano italiani è notevole per noi statistici; se passiamo tutti i loro risultati in blocco sotto la nazionalità italiana si portano dietro anche i risultati fatti sotto un'altra bandiera. Cosa molto chiara con Fiona May e Ahmed Nasef: la prima quando divenne italiana non aveva ancora migliorato il suo Personal Best ottenuto da inglese, ma era comunque meglio del primato italiano di quel periodo; cosa che poi le stessa ci ha risolto dopo uno o due anni, migliorandolo da italiana.
Pensate invece che se avessimo passato Nasef all'inizio del 2015, quando divenne italiano, con tutti i suoi risultati della maratona sarebbe entrato nella lista ALLTIME avendo corso da marocchino in 2.10.59 nel 2012, mentre da italiano il suo miglior risultato è stato, dopo il 2015, il 2.16.39 a Roma nel 2017.
Questo credo basti per far capire come debba essere attento e capillare il lavoro degli statistici, cosi aggiungo pure che il miglior risultato della Vicenconte a Berna non è quello, come scritto dalla Fidal, cioè ottenuto nel 2000 che era di 15'44"60: la compianta purtroppo, grande Maura nel 2001 ha corso sempre a Berna in 15'44"40. Giusto che si arrotondi per regolamento al secondo superiore, ma non mettere l'anno sbagliato.
Poi ho chiarito anche il problema dei record, che dal 2018 devono essere abbinati ad un controllo antidoping per essere omologati, mentre quelli precedenti vengono catalogati come migliori prestazioni. NON HO PAROLE, ANZI E' MEGLIO CHE TACCIA E NON SCRIVA IL MIO PENSIERO...
CIAO A TUTTI E ANCORA UN GRANDE GRAZIE PER LA SOLIDARIETA' DIMOSTRATAMI DA TANTI, E' ANCORA MOLTO DURA MA NON MOLLO.

 
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