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Nov 15, 2022 padre Pasquale Castrilli 454volte

La “corsa con Dio” di Alberto Trevellin

La “corsa con Dio” di Alberto Trevellin Roberto Mandelli

“Una riflessione su cosa possa essere la corsa per chi ha fede o coltiva una spiritualità”. Così Alberto Trevellin descrive il suo Correre con Dio. Riflessioni sulla spiritualità della corsa uscito per le Edizioni Messaggero Padova a luglio (157 pagine, 14 euro). L’autore, padre di tre bambine, laureato in Scienze religiose e insegnante di religione, ci parla di cosa ha “imparato e ricavato da questa attività antica e attualissima, per molti aspetti ascetica, spirituale”. Un tentativo di capire se la corsa possa essere davvero “una forma di preghiera” tenendo conto che implica un’uscita piuttosto che, come indica Cristo nei Vangeli, un “entrare nella propria camera, chiudere la porta e pregare nel segreto” (cfr. Matteo 6,6). Chi corre le lunghe distanze sa bene che la mente diventa una stanza nella quale si può sperimentare uno stato di calma e di pace nonostante la tensione di muscoli e tendini. Infatti “ci sono stanze – scrive Trevellin – che non sono quelle della casa in cui abitiamo, ma che si trovano in noi” e che possiamo abitare scoprendo dimensioni nuove o rimettendo ordine nel disordine esistenziale.

Nel primo capitolo, “Correre oltre. La corsa nella mia vita”, l’autore racconta la sua esperienza di corsa. Dall’asilo dell’infanzia brulicante di bimbi che corrono, agli anni del calcio con l’amico Stefano, alle corse dietro gli aquiloni. Per poi arrivare all’amore per la corsa acceso dalla scena inziale del film Momenti di gloria, con la corsa a piedi nudi di atleti sulla spiaggia, e dalla frequentazione dello stadio Colbalchini gestito dall’Assindustria Sport di Padova.
“Correrò per Dio e per i bambini dell’Africa” fu uno dei primi moti interiori del giovane Alberto (classe 1988) che iniziò con la velocità in pista arrivando a correre i 100 metri piani in 11’’17 nel 2005, i 200 in 22”12 e i 400 in 48”74 nel 2007. Dopo le frustrazioni di parecchi infortuni Alberto decide di dedicarsi a sport che hanno la montagna quale comune denominatore: il trekking, l’alpinismo classico, il free climbing… (un suo precedente libro è La via della montagna, 2018). Per poi ritornare, dopo parecchi anni, all’amata corsa, questa volta sulle rive del Brenta nei pressi di Limena, il paese alla periferia nord di Padova in cui vive. Dunque la corsa ha avuto una vera evoluzione nella vita di Trevellin come la sua fede, con la conversione del 2005 e la lettura di classici della spiritualità quali la Filocalia e i Racconti di un pellegrino russo

Gli aspetti biblici della corsa sono affrontati nel secondo capitolo del libro: “Correre verso Dio, correre verso l’uomo”. Vengono menzionati diversi passaggi del testo biblico che hanno la corsa come sottofondo soffermandosi anche sui testi contenuti nelle lettere di San Paolo nei quali si fa riferimento alla pratica sportiva allo stadio. Uno studio specifico è proposto dall’autore sui brani dei Vangeli nei quali si parla delle corse del mattino di Pasqua (Matteo 28, Marco 16, Luca 24 e Giovanni 20). “Possiamo affermare che in alcuni versetti neotestamentari – scrive Trevellin - la corsa rappresenta propriamente un mezzo unitivo, qualcosa che unisce a Dio ed è spinta dalla gioia”.

Il terzo capitolo, “L’atleta di Dio”, illustra gli aspetti spirituali della corsa. La corsa è una forma di ascesi che illumina la fatica degli allenamenti e delle competizioni e permette di rapportarsi con il limite. “Ogni corridore è già asceta nella forma più semplice in cui possiamo intendere questa parola, - dice l’autore - poiché attraverso l’esercizio fisico egli cerca una perfezione e un miglioramento costante”. La solitudine ed il silenzio sono altre dimensioni approfondite in questa sezione del libro, come anche la “terapia spirituale” della corsa contro i vizi di accidia, gola e superbia.
Si potrebbe intendere la corsa come una sorta di ritiro spirituale? La risposta è positiva considerando anche i valori della povertà e della gratuità implicati in questa specifica disciplina sportiva.

Il libro si chiude con un capitolo su “Proposte e preghiere per l’atleta di Dio”. Viene sottolineate la costanza come ingrediente sia per ottenere sia buoni risultati sportivi che per la vita cristiana. L’autore propone anche delle opportune precisazioni come questa: “Perché la corsa possa dirsi effettivamente preghiera è necessario sia innestata in un’attiva vita di fede che tenga in considerazione l’esperienza sacramentale”. Come spunto e suggerimento, Trevellin propone un esempio concreto di come vivere la preghiera prima, durante e dopo un’uscita di corsa.

La prefazione di don Marco Pozza, maratoneta e cappellano al carcere “Due Palazzi” di Padova e una buona bibliografia fanno da cornice a “Correre con Dio”. Uno dei pregi di questo libro sta forse nel fatto di poter facilmente rivedere se stessi nelle varie esperienze podistiche e spirituali dell’autore.

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