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Mar 31, 2024 333volte

Modena: il sabato santificato “adree Panèra”

Modena: il sabato santificato “adree Panèra” Roberto Mandelli da Italo Spina

30 marzo – Non ricordavo tanta gente come oggi, dal dopocovid; e ho pure ritrovato con gioia, su un tavolino dell’organizzazione, tanti volantini di gare prossime in zona Modena-Reggio-Mantova. Sarà un fuoco di paglia, o è la ripresa tante volte annunciata e altrettante smentita dai fatti? (Nel senso di gare abolite: qui oggi circolavano i commenti sulla soppressione dei giri a tappe della Fassa e dell’Elba, per esempio).

Intanto, i soci della Polisportiva Modena Est sono arrivati a quota 33, guarda caso come gli anni di Cristo in questo giorno di 1990 anni fa (circa), e nel loro piccolo (che è comunque grande) hanno dimostrato che se Dio muore è per tre giorni poi risorge: il podismo, dato per morto dopo i decreti contesperanzapiantedosi (ahi ahi), ha spostato la pietra del sepolcro e si mostra, prima alle donne, dalla Marisella all’Antonella del Finale alla sempre sorridente Sonia Del Carlo… (un reggiano mi diceva: ma quante donne ci sono alle corse di Modena! – ah, ecco perché venite!), e poi a noialtri onesti pedatori, dalle vecchie glorie come i Gennari, Cuoghi, Borghi, Luigi Luca alle nuove generazioni tra cui svetta per altezza Aurora, la figlia di Alle&Simo che anni fa vedevamo sul baby-jogger e adesso è alta come il papà.

Financo Nerino ha dismesso i panni o la pettorina del fotografo ed è venuto a correre sul serio: le foto di Italo (qui ovviamente con tutta la famiglia, tranne chi ha lo skypass annuale della Val Badia) lo ritraggono in testa al gruppo in partenza alle 16, e poi all’arrivo sul filo dell’ora (per 10,250 km), raggiunto poco prima della fine da Angelo Giaroli e il sottoscritto costretti a un inseguimento sul ritmo spezzacuore dei 5:30/km.

A lucrare su tanta abbondanza podistica il principe degli scarpari, quel Pietro Boniburini che, come dice la poesia, è di ottimo umore trafitto da un raggio di sole sul cuore della terra; poi alle 19,50 (inteso al minuto 93 di una certa partita) per lui sarà subito sera, e non ci sarà più da stare tanto Allegri.

La gara (ovviamente non competitiva) parte puntuale, e dopo molto tempo noi del giro di 10 km ritorniamo sull’argine del Panaro che dà il nome alla corsa, e che negli ultimi anni ci accontentavamo di rimirare dal basso delle stradette asfaltate: stavolta invece quei sinuosi 3 km lassù ce li possiamo godere, grosso modo tra il ponte dell’AV e quello della ferrovia normale: ricordi di passeggiate semiclandestine nei mesi del lockdown, poi di allenamenti ariosi fino al ponte della Fossalta e all’innesto col tracciato delle antiche Strapanaro con Gianni Morandi in copertina, e per qualcuno anche rimembranze di dolci momenti intimi favoriti dal folto dei pioppeti (sì, vabbè, non dico i fazzolettini di carta dell’after, ma le bottigliette potreste riportarvele indietro?).

Si scende dall’argine per passare dall’ultima strada di Modena Est entrando poi nella zona industriale: qui un amico arbitro mi permetteva di rifornire la 500 al suo deposito di benzina (120 al litro la super anziché le 140 della pompa); mentre non riesco più a trovare il campo della Sitam (SIlvano TAMburini, il primo produttore di boiler e docce a Modena) in via 9 gennaio, dove tutti i sabati alle 14 (fosse Natale o fosse Ferragosto) ci trovavamo noi futballisti sbandati del gruppo di Eros e Gobbi alla casa colonica dove si era insediato un clochard coi suoi cartoni, per fare tre partite ai cinque: quasi come nel calcio a-Var-iato di oggi, tutti i mani erano punizione, anche involontari: ma sempre punizione di seconda (non abbiamo mai tirato un rigore in trent’anni). Il campo non c’è più, in omaggio forse al consumo zero di suolo propugnato da chi comanda; Eros lo vedo ogni tanto a fare lo sbandieratore nella corsa di Bastiglia.

Bando alle nostalgie: si entra nella zona d’arrivo col solito traguardo dietro la Polisportiva, che premia la nostra fatica non solo con bevande di precetto ma con un uovo di Pasqua, per il modesto corrispettivo di 3 euro che sta diventando la quota standard anche qui dove le società faticarono a ottenere le 1500 lire, che sembrava una cifra esosa. Sarà vero che in Italia ci sono 6 milioni di poveri (anche se si fa fatica a crederlo quando vedi i ristoranti pieni o fai fatica a Modena centro a girare per le strade adorne di tavolini e di sbafatori), ma penso che 3 euro per una corsa come questa siano bene spesi. Cristo è risorto, esultino i cieli e gli uomini: e come dice l’augurio whatsappato da Italo, “che i rami delle palme possano prendere il posto delle armi e la pace regni in tutto il mondo”.

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