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Mar 29, 2021 1524volte

Florence Ecotrail 65 km: a forza di “pettate” si trionfa a Gerusalemme

Tutta la fatica per arrivare al podio Tutta la fatica per arrivare al podio Comitato orqanizzatore - Roberto Mandelli

27 marzo 2021 – Era il marzo 1968 quando un complesso, oggi dimenticato, “Giuliano e i notturni”, lanciò “Il ballo di Simone”, motivetto simpatico e di immediata presa: “Simone dice che è molto semplice - e lui queste cose le sa. - Batti in aria le mani - e poi falle vibrar. - Se fai come Simone - non puoi certo sbagliar”.
Era domenica scorsa 21 marzo; stavo tornando da Biella quando mi arriva un messaggio da Natalina Masiero (http://podisti.net/index.php/cronache/item/7046-florence-ecotrail-2021-43-km-di-grazie-al-sindaco.html), compagna e amica di tante competizioni trail, da quella prima Lavaredo Ultra di 125 km organizzata da Simone Brogioni (quando alla partenza lei mi confidò di avere paura… ma ce la fece, come sempre), fino all’ultima tremenda Ronda Ghibellina in cui era necessario anche saper nuotare…
Hanno confermato Firenze”. La mia prima reazione fu: alla maratona di Firenze c’è tanto tempo, cosa serve confermare adesso? Poi mi resi conto di cosa si trattava, l’Ecotrail: e vidi che infatti il 20 marzo erano state aperte le iscrizioni (con priorità agli orfani dell’edizione 2020). Ma restavano le nubi delle scelte politiche, con quei fatali e a volte cervellotici parametri che potevano spostare la Toscana arancione verso il rosso, rendendo tutto più difficile.
Altro messaggio di Natalina, 25 marzo (ultimo giorno utile per le iscrizioni): “Parlato con sindaco. Non chiuderà sabato per l’Ecotrail”. Alla Natalina-influencer stavolta rispondevo subito: “Sei grande! Se si fa è merito tuo contro i soliti disfattisti. Allora mi iscrivo. Sebbene Giani sia più in alto del sindaco…” (il neo-presidente della regione Toscana, dimentico delle epoche in cui dava il via al Passatore, aveva preavvisato che se si andava in rosso avrebbe sospeso la gara).
Del commento di Natalina tralascio il giudizio politico e trascrivo solo: “Risposta ore 11,56: CERTO”. Al che mi mettevo sul pc a compilare la domanda di iscrizione. Sorpresa amara, come da nuovo messaggio alla Siora: “La 43 km ha già chiuso le iscrizioni. Colpa mia, ma non mi faccio massacrare in una 65 per cui non sono preparato”. E nemmeno l’influencer del sindaco riusciva a sedurre l’organizzatore: “Mi dispiace molto, ma Simone non ha più pettorali della 43. Purtroppo tutti gli iscritti dello scorso anno hanno mantenuto l’iscrizione per il 2021” (ore 17,13).
2. E va bene, si vive una volta sola: mio messaggio delle 19,54 (6 minuti prima della scadenza finale): “Mi sono iscritto alla 65. Ecco a cosa si riducono le nostre programmazioni, dopo una settimana in cui il mio allenamento era consistito in 19 km di salita (su asfalto) e 22 km in piano. Ma a Firenze ci si va, cinque anni dopo aver partecipato alla terza edizione di quelli che allora erano 45 km +1100D: l’organizzazione ha pattuito tariffe preferenziali con un hotel a 4 stelle, il più vicino al ritrovo, dall’ottimo ristorante popolato quasi esclusivamente di podisti (ma quanti alberghi e ristoranti chiusi, alcuni pare per sempre! Un ironico cartello di un negozio chiuso garantisce che col governo attuale andrà tutto bene…).
A dare un’idea degli scrupoli anticovid cui si soggiace, dirò che arrivato allo spazioso e comodo Tuscany Hall per ritirare il pettorale, mi rimandano indietro perché avevo preso il primo ingresso trovato, e invece si entra solo dalla parte lato viale, dove ti misurano la temperatura (ho il solito 35,9 su cui concordano gli scanner), ci si sanifica, si lasciano i certificati ecc., per uscire poi dal lato-fiume. Così prescrivono là dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.
C’è tempo per una passeggiata preserale nella Firenze semideserta (seppur ancora arancione): a Santa Croce, dove arrivavamo con la maratona di Firenze (quell’anno che non esistevano ancora i chip e ci fecero aspettare in fila per prendere giù i numeri! E l’altr’anno che dopo la gara ci pranzai con un amico maratoneta, alle prese coi primi sintomi del male che l’avrebbe portato alla tomba). La luna piena sopra il capo del monumento a Dante sembra un punto sopra un i gigante. E proseguo per Palazzo Vecchio e l’abside del Duomo, teatro in anni diversi delle partenze del Passatore: con Giani e la Natalina e tantissimi amici.
Al mattino di buon’ora (le 7 per noi del lunghissimo, le 8 per i maratoneti, ancora dopo per quelli dei 18 km), scaglionati in gruppi di 50 a 5 minuti l’uno dall’altro, su due file e con distanze segnate per terra (sebbene dall’amico Primario mi arrivi un articolo secondo cui l’aria, neppure quella inquinata, non trasmette il virus; e dal mio figlio 'americano' ma di passaporto italiano – poco più che un ragazzone - mi arriva invece copia della vaccinazione sua già avvenuta negli States, ovviamente Pfizer).
Cielo bigio, fa freschino e siamo tutti piuttosto vestiti; dopo un paio di km mi verrà anche l’istinto di togliere dallo zaino i guanti, ma resisterò; in compenso, 4-5 ore dopo, il sudore mi colerà in alto sugli occhi e in basso mi produrrà irritazioni all’interno-coscia, ma come predicava Donat Cattin padre ai democristiani bigotti, per fare un figlio bisogna pur fottere!

I primi 4 km lungarno non piacciono a Natalina (che rimpiange l’antica partenza da piazzale Michelangelo), mentre io li trovo meravigliosi: tolta finalmente la mascherina (“chirurgica o superiore”, è prescritto: no bandane e scaldacollo!) si scambiano impressioni, ritrovando amici visti due mesi prima alla Ronda Ghibellina, e conoscendone altri: tra cui uno che parla con perfetto accento bolognese, Hugo Eduardo Guzman de la Hoz (conterraneo e ammiratore di Cordoba e Cuadrado, ma tesserato Celitc Druid di Castenaso), insieme a cui faremo lunghi tratti fino al km 45, mostrandomi lui le sue scarpe zero-drop e a punta larga, comprate in liquidazione per 40 euro. Chiedo se arriveremo vicino a casa di Renzi, ma mi rispondono che Renzi ha fatto i soldi, non sta più a Rignano ma a Pian dei Giullari, e non fa più le maratone perché si è convertito alla formula Uno…
3. Al primo dei 4 ristori, nel meraviglioso Castel del Poggio dopo 11 km, mi raggiunge un volto noto, cui domando: “Ti ricordi che alla maratona di San Marino, giusto sei mesi fa, ti ho chiesto se voi della Pfizer avreste fatto qualcosa di ancor più utile del Viagra?”. Risposta: “Visto? E io mi sono già fatta le due iniezioni”. Al colloquio intervengono le addette al ristoro: “Ma la mì amiha l’affatto le du’ punture, ma la s’è beccaha ‘l Covid iguale!” – “Ma no! Pfizer? Non pol’essere!”.
E riprendiamo lo fatale andare: Ilaria che sorveglia dal fondo noi più tardoni, che ci sorpassiamo con fiato calante, nel tratto che giudico il più bello dell’intero percorso: boschi, panorami che richiamano in mente i versi di Foscolo (“te beata, gridai, per le felici - aure pregne di vita, e pei lavacri – che dai suoi gioghi a te versa Apennino!- … e le convalli – popolate di case e d’uliveti – mille di fiori al ciel mandano incensi”), stradette o sentieri ben pedalabili.
Dopo un paio d’ore cominciano a scorrere i maratoneti più veloci, ed è un’altra occasione per gioiosi incontri: “E’ lui o non è lui? Sì, è lui!”, sento dirmi alle spalle. Arriva Enrico Vedilei, il grande ultratrailer e organizzatore di Sei ore nella sua Romagna. “Dovremmo fare cambio – gli dico -, tu nazionale di ultramaratona sul mio percorso lungo, e io sul tuo…”. Ma ormai siamo al bivio, all’unica possibilità di fare per viltate il gran rifiuto: a sinistra per i 43, a destra invece per la città dolente dei 65, e senza altre vie di fuga. Ogni viltà convien che qui sia morta; andiamo pure a destra, sia pur cautelandoci col togliere dallo zaino i bastoncini e allungarli alla misura giusta. Purtroppo non seguo i consigli di Ilaria, secondo cui per i prossimi 5 km non mi servono, e armeggio con le solite viti a espansione una delle quali, come sempre, non stringe (e sì che l’avevo provata prima di partire!). Da testone, continuo a scancherarci mentre corro; noi tireremo diritto! così mi sfugge una freccina che mi avrebbe invece portato a destra. Finalmente i bastoncini tengono, la salita è dolce… ma dove sono le bandelle? Faccio un bel chilometrino, passo le “Case Meleto”, ma arrivato a un incrocio senza segnali mi rendo conto che non ci siamo.
Regola 1 del trailer: torna indietro fino all’ultimo segnale visto; il mio Gps segnerà il km 22 nello stesso punto dove aveva segnato il 20 (una voce interiore ammonisce: mica starai pensando di ritirarti?!), ma ecco mi raggiunge in bicicletta il Caronte della situazione: “ti sei un po’ rimbambito rispetto a quando facevamo insieme il Col du Bonhomme? [UTMB] Non farai mica polemiche?” – Polemico io? Davvero? – “Tu hai tre doti: sei forte, mai banale, sempre polemico”. Le sue parole e ‘l modo della pena m’avean di costui già letto il nome, però fu la risposta così piena. È il dottor Giovanni da Fiesole, di cui non farò il cognome perché una quindicina d’anni fa commise l’errore di riconoscere un grande uomo politico nell’atto di salire su un’auto durante una maratona… Fu un errore in buona fede: come spiegò l’uomo politico, il dottor Giovanni non aveva visto lui ma un suo sosia (d’altronde, si sa che i vip hanno sempre 3 o 4 sosia che mandano in giro a fare il lavoro sporco); e che il vip stesse correndo la maratona lo confermò… la Natalina, che raccontò di averlo accompagnato per chilometri insultandolo per le sue azioni politiche. Vedete come oggi sulle alture di Firenze riscoperte dal ballo di Simone ci ritroviamo quasi tutti, col nostro carico di storie, di aneddoti, di beffe boccaccesche, di battute toscanacce, di sfottò come quelli che Dante lanciava (“ma i vostri non appreser ben quell’arte…”).
Giovanni mi fa risalire esattamente (per la seconda volta) al bivio non segnalato, e di lì a destra in poche centinaia di metri alla diritta via non più smarrita. Ho tempo di dirgli che nell’ultimo anno sono polemico solo coi proibizionisti (condivido, ma ometto il commento del dottore sul colore politico dei suddetti…); intanto mi suona il telefono: è nientemeno il boss Simone che vuol sapere dove sono. E nel frattempo Giovanni rintraccia Ilaria e gli altri Virgilio della scorta; prima di lasciarmi, avvisa che i penultimi sono appena davanti e li prendo di sicuro!
4. Sbuca all’improvviso nel bosco la Madonna del Sasso, col suo bravo ristoro (e alla ristoratrice chiedo un par di foto, il luogo le merita); segue un tratto tecnico, fino al bellissimo paesello di Polcanto, già noto per i nostri transiti lungo il Passatore. Da qui però comincia il Purgatorio: un cartello del CAI informa che per Monte Senario occorrono 2h30; in soldoni, saranno 3 km che fanno salire di 433 metri, fino agli 811 slm che, al km 40, rappresentano il punto più alto della gara (e saranno già 1900 metri di salita accumulati). La pendenza è tale che, se nei km precedenti il mio tempo peggiore era stato di 18 minuti a km (poco dopo il Sasso), adesso il mio km 35 sarà fatto in 31 minuti; sopra me vedo un collega seduto su un pietrone: provo a raggiungerlo ma la spinta non basta e comincio ad andare … all’indietro. Gliè ttutto da rrifare.., ma finalmente eccoci al Senario, sul tracciato della via degli Dei che seguiremo per una decina di km fino a Olmo (altro luogo del Passatore). Il passaggio dal secondo cancello avviene con 1h20 sul margine, dunque ci mettiamo tranquilli: la scopa-Ilaria è dietro ad accudire altri più sfortunati, mentre io ritrovo Eduardo, iscritto appunto agli Dei e desideroso di conoscere il percorso che non è ancora riuscito a fare. Questo è il secondo tratto più bello dell’intero giro, con lo sguardo che spazia su Fiesole e tutto l’appennino emiliano – compreso quel monte Maggiore che ci trovò smarriti, il 1° marzo dell’anno scorso, davanti alla bufera che stava arrivando -, a volte su Firenze, per boschi prima e soffici prati poi.
In 3 gradevoli km scendiamo di 250 metri; a passi un po’ più lenti ci si avvicina a Maiano, km 55, ultimo cancello (virtuale: manca tanto, che non c’è nessuno collo scanner), e alle nostre spalle riecco le voci allegre delle Scope (a noi proibiscono di parlare, ma fra sé, se ne raccontano di ogni). Ma come, c’era tanta gente dietro?! “Sì, però si sono ritirati perché avevano la bua. Adesso abbiamo eletto iMMarri come Hapogruppo delle Scope. Vai benissimo, siamo tranquilli coi tempi” – Se state con me vado più forte… “Eh no, stiamo dietro e intanto tiriamo via le bandelle e congediamo gli alpini di scorta agli incroci”.
Nella mia memoria ci stava che dopo il 47 era tutta discesa, e invece all’ultimo ristoro della Fattoria, km 57, mentre bevo tre tazze di coca, una di tè, riempio la borraccia con un litro d’acqua (al traguardo arriverà vuota), mangio l’ennesima crostata di albicocca, l’addetta, appiè d'una scala di sasso verso le cave di marmo, mi dice: “Ovvia, c’è solo na pettatina, poi l’è ttutta in favore”. La parola “pettatina” è ignota al mio vocabolario. Profittando del fatto che nella vicina Settignano passeremo davanti al monumento di Tommaseo, interrogo il vocabolario di questo grandissimo: “PETTATA. Percotimento del petto, o fatto col petto”. Ma non pensate lubrico, per esempio a quella tale onorevole di queste parti le cui pettate tutti agogneremmo; l’esempio tommaseiano da un testo di lingua suona “vi faremo cadere colle pèttora de’ nostri cavalli, dando grandissime pettate e mettendovi per terra”. Segue il § 2 che spiega meglio: VIA A PETTATA. Che sale dolcemente, e il cavallo la fa con tirare di petto il barroccio. È men che ERTA. ‘Di qui a lassù c’è una bella pettata’”.
Che bella lingua il fiorentino: la tua loquela ti fa manifesto…

5. A Settignano, non lontano dal monumento a Tommaseo e dall’incrocio con la Capponcina dannunziana, si imbocca una bella discesina, ma no! c’è n’ultima pettatina in prossimità di un sottopassaggio stretto da paura. Poi, finalmente, si va giù, alla stazione di Rovezzano (e il sottopasso ingombro di masserizie è decisamente la cosa più squallida dei 65 km), poi al nuovo parco dello scultore Ivo Pazzagli, dove ad accoglierci c’è addirittura Simone Brogioni: “bravo, hai un’ora di margine sul tmax”- Veramente ne ho quasi due…
E siamo al Lungarno invocato, che le secrete vie del mio cor soavemente tiene; partono le chiamate dalle /alle Scope “vi vediamo, siete bellissimi!”-  Io veramente  non vedo il traguardo – È là dopo il ponte, da qui è 1 km esatto – Posso fermarmi a fare **? – Ammatto, la fai dopo! –
Non c’è verso di combinare l’arrivo di gruppo, mi lasciano transitare da solo (come quella volta a Bolzano mi comportai io con Govi, loro sapevano che il realtime gli dava comunque 20 secondi di vantaggio...).
I piedi bruciano, i quadricipiti sono fiaccati dalla discesa, dopo il passaggio sul tappetino chiedo di sedermi, ma prima devo indossare la mascherina; sacchetto chiuso con ristoro e medaglia di legno (se fossimo nel rugby mi spetterebbe il cucchiaio), vedo che ne avanzano varie decine per quelli che avevano la bua. Vedo pure che Eduardo è arrivato da dieci minuti a riveder le stelle: sono ormai le Palme, la Gerusalemme terrestre, dopo il lungo ballo di Simone, ci assegna il trionfo.
Quello che succederà fra due giorni, con la bandiera rossa del Covid che risplenderà sulle sciagure umane, per ora non ci importa. Noi ultratrailer siamo capaci di distruggere il tempio del nostro corpo, ma in tre giorni lo ricostruiremo, con l’aiuto di Simone e della Siora Nadaìna, alla faccia di Giuda e di Pilato.

 

Classifica 65 km (145 partiti, 112 arrivati)

Uomini:

1 ORNATI GIULIO

4:44:24

2 BORGIALLI RICCARDO

4:50:00

3 SÖRMAN CARL JOHAN (SWE)

4:51:06

Ecco il commento giunto dalla società Sport Project VCO dei primi due arrivati:

Primo Giulio Ornati, secondo Riccardo Borgiallidoppietta all’Ecotrail Florence 65 km. La vittoria è andata, dopo un lungo periodo di digiuno, a Giulio Ornati (4h44’24”) davanti a Riccardo Borgialli (4h50’00) e allo svedese Carlo Johan Sörman (4h51’06”), che precedette proprio Giulio all’Ultra Trail del Lago d’Orta 140 km del 2019: “Siamo partiti subito molto forte – spiega un raggiante Ornati - e ben presto siamo rimasti soli io e Riccardo; abbiamo tirato a turno e abbiamo preso un buon vantaggio. Intorno al 52^ km ho sentito di avere qualche briciolo di forza in più di Riccardo e ho provato ad allungare. È stata una grandissima soddisfazione perché tornare a vincere dopo un periodo piuttosto complesso sotto il profilo sportivo vuol dire che sono ancora in grado di dire la mia; vincere davanti al mio compagno di squadra, e praticamente fratello, Riccardo dà a questa vittoria ancora maggior valore. A proposito di squadra, devo ringraziare ancora una volta Sport Project VCO che ha mostrato di credere in me, proprio in questo momento di difficoltà, prima come persona e poi come atleta. Questo mi ha dato ulteriori stimoli e spero con questa vittoria di aver ripagato la fiducia del team!

Donne:

1 FANFANI LAURA

6:37:58

2 DAL RIO FRANCESCA

7:02:45

3 CORTI CATERINA

7:06:57

 

18 km (232 arrivati)

Uomini

  1. PEREGO DAVIDE 1:02:36
  2. PELIZZA MATTEO 1:05:30
  3. NUCERA GIOVANNI DOMENICO 1:06:26

Donne:

  1. BULUKIN SARA EMILY (Svezia) 1:16:32

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Fabio Marri
Fonte Classifica: TDS

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