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Mag 16, 2022 376volte

La “Saxo Oleum Run” inaugura degnamente la ripresa agonistica modenese

La “Saxo Oleum Run” inaugura degnamente la ripresa agonistica modenese R. Mandelli da Nerino Carri

15 maggio – Altra domenica piena di corse, come è giusto che sia in questi mesi relativamente spensierati ed “evirati” (salvo le ammonizioni dei virologi, preoccupati sia per ragioni mediche sia per la loro sparizione dai talkshow): campionati europei, maratone-trail, campionati nazionali IUTA, e pure – possiamo ben dire, nel nostro piccolo che poi tanto piccolo non è - questa ripresa agonistica sulle lunghe distanze rappresentata, nel modenese, dalla settima edizione della Saxo Oleum Run fortemente voluta, dopo due anni di sospensione ‘pandemiologica’, dalla Guglia di Sassuolo della presidentessa Emilia Neviani, egregia podista in proprio, e qui rigorosa organizzatrice.

A parte la collocazione dei cartelli chilometrici (un po’ admukka, direbbe l’altra benemerita atleta sassolese Cristina Orlandi, ora specialista di yoga), che solo raramente coincidevano con la distanza effettivamente percorsa (ma la colpa è anche di forzosi cambiamenti imposti al tracciato nella penultima ora), e le due strettoie iniziali quando si trattava di uscire dalla pista di lancio, direi che sia andato tutto bene, ad onta dei 27 gradi certificati dai termometri.

Ottima la collocazione del ritrovo, nella zona scolastico-sportiva della periferia di Sassuolo tra il fiume e i colli, rapida la consegna dei pettorali agonistici (costati 10 euro con preiscrizione gratuita sul portale dell’Uisp “Atleticando”), bene anche la gestione dei numerosi non competitivi, che oggi hanno ritrovato le tradizionali tende di società (ma vedi sotto, a smentire la frase fatta “niente sarà più come prima”); e c’erano perfino le docce, oltre ai ristori per via come buon senso comanda, in bicchieri e non nelle antieconomiche e antiecologiche bottiglie sigillate care ai reggiani.

Anche i moderati premi economici hanno contribuito ad attirare qualche habitué dei podii locali (certo non i premi di categoria, che schiacciavano tutti insieme gli ultrasessantenni, cioè una larga fetta dei partecipanti), ma credo che la partecipazione di 210 classificati – per non citare quanti hanno corso i 21,4 km con pettorale non competitivo da due euro, teoricamente riservato ai 5 e 10 km, o senza pettorale spillato – sia dovuta in grande misura alla voglia di testarsi nel percorso più duro e forse più bello fra le maratonine modenesi.

Ha vinto un atleta locale, Andrea Spadoni, classe 1975 e tesserato per la sassolese MDS, in 1.21:10, quasi due minuti su Filippo Capitani, di dieci anni più giovane e tesserato per gli emergenti Modena Runners (che ha vinto la sua categoria); a seguire, cinque nati negli anni Settanta come il primo assoluto. Finché non è apparsa, all’ottava piazza, la giovane e bella ventinovenne Francesca Cocchi (Corradini), che con 1.32:30 ha inflitto quasi sette minuti alla sassolese classe 1979, per lunghi anni dominatrice sulle strade di casa, Laura Ricci, qui in gara per la Podistica Formiginese e ovviamente vincitrice della categoria over 40 davanti alla coetanea e compagna di squadra Francesca Venturelli. 38 in tutto le donne arrivate, e tra loro ci sarebbe stata sicuramente Cecilia Gandolfi se non avesse un braccio ingessato: cosa che non dovrebbe impedirle però di prendere il via, sabato prossimo, al Passatore, in una ennesima dimostrazione di abnegazione fisica e di passione.

Cecilia appartiene alla razza (come diceva lo speaker Brighenti, quando si misurava col qui presente pompando ai 4:30/km) di “quelli che ci sono sempre”, e non hanno paura di sfigurare di fronte a chi potrebbe essere loro figlio o addirittura nipote, e in qualche caso lo è davvero, come il Cecilia-figlio trentottenne Gianluca Spina, 103° poco sotto le due ore, all’interno della schiera di podisti nei quali il sottoscritto si riconosce più volentieri. Come il Modena Runner Mario Eboli, compagno di un sommario riscaldamento preliminare, che ha l’età di mio figlio e chiude sull’1.56, superando di poco il carpigiano Marco Medici, che invece ha gli anni di mia figlia e nel 2008 fece parte – l’unico a meritarlo, tra orde di politicanti e profittatori – della spedizione a Londra organizzata per celebrare il centenario di Dorando; e superando di poco anche Leandro Gualandri, mio coetaneo e compagno di squadra dei primi anni, l’unico (dico con orgoglio) dei rivali di trent’anni fa che mi batte ancora. Come mi batte alla grande Claudio Morselli della Pico (sarà stato un caso, la volta che arrivammo insieme a San Donnino); come mini-consolazione, riesco almeno a tener dietro di pochissimo due suoi compagni di squadra.

Mentre con Paolino Malavasi, più ‘giovane’ di me di un anno e che dunque mi ‘ruba’ con merito i premi di categoria, percorrendo i primi 6 km nel risalire il greto del Secchia, commentavamo quelli che incontravamo, ormai di ritorno dopo una partenza anticipata di chissà quante mezzore: quello che nel 92 mi sfidò alla maratona di Monaco (beccando 4 minuti), quelli con cui nel 93 feci 1.33 alla mezza di Soliera, e varia consimile fauna, tutta gente (diceva Paolino) cui sa fatica spendere 10 euro, e che se la partenza è alle 9 va via alle 7, e se la partenza fosse alle 7 andrebbero alle 5.

Non ti curar di lor, ma guarda e passa: sugli scalini che portano alla rupe del Pescale (km 7,5, 60 metri di dislivello sulla partenza) e sulle rampe della tremenda e panoramica salita di Monte Scisso, che in 5 km ci porterà a rimontare altri 230 metri, Paolino se ne va, come la sua miglior forma comanda (mi darà sei minuti), e a me non resta che fare alternanza battistradale con Maurizio Pivetti, anima della Uisp podistica e già partner di staffetta a una Abbotts Way. Ci consoliamo nel vedere le spighe di grano crescere dove prima era incolto, e quando siamo al km 13,5, zona di Casalpennato, con Montegibbio sulla destra, il Valestra alle spalle e il tracciato della Scandiano-Castellarano (compresa Casa Prodi…) sulla sinistra, gli dico che ormai siamo al passo del Brattello, e laggiù si intravede … Pontremoli.

Con questo miraggio, ci lanciamo nella discesa per San Michele dei Mucchietti, che prelude al rientro sulla ciclabile del Secchia, volando ai… 5:50 a km, per ridimensionarci poi sui 7:30 nell’ultimo tratto in piano, decantandone comunque la bellezza (e per fortuna che non c’è l’auto-scopa dietro noi, altrimenti sai che tentazione!). “Berrei a ogni momento”, dice Maurizio: ma ci facciamo bastare gli ottimi ristori (nell’ultimo, dopo che l’”avvocato” ci ha bloccato il traffico nell’attraversamento dello stradone, intravediamo un’altra protagonista dei nostri anni belli di corsa, Silvana Guglielmi, quasi “mamma” della presidentessa Emilia): acqua, tè saporito come raramente altrove, sali liquidi, banane (tagliate a fette, non tutte intere come fino alla settimana prima), uvetta. Per 10 euro (ma anche 2, nei casi sopracitati) non potete pretendere altro, tanto più che all’arrivo ci spetta pure una felpa impermeabile, probabilmente la ventesima del mio cassettone, ma non per questo sgradita.

Non ce ne restano tanti dietro, è già arrivata persino la Manila che sfoggia una mèche rossa: ma per tutti ci sono l’instradamento sulla retta via (a sinistra!) by Reginato e Mandile, la certificazione d’arrivo da Simona Neri, le parole di Brighenti, le foto di Italo (il signor-Gandolfi), Domenico e Nerino, il soffice prato del campo su cui coricarsi con le nostre apprensive mogli in piedi a chiederci come va.

Dobbiamo risollevarci presto per andare a vedere il Sassuolo calcio, impegnato nell’immondo orario delle 12,30: con gioia del supertifoso Giancarlo Greco, giunto al traguardo insieme al valoroso trailer Marco Belli, lo vedremo trionfare 3-1 sul Bologna, un risultato che il campo darebbe di 5-0 ma che l’osceno Var e uno scarso arbitro - dal valore dei grissini da cui prende il nome - trasformano nella cifra che passerà alla storia. Per fortuna, i risultati podistici non sono soggetti agli arbitrii, e la Sassuolo sportiva resta über alles.

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