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Dic 18, 2021 474volte

Vito Sardella dagli allori sportivi alla laurea in Scienze delle Attività Motorie

Dagli allori di New York all'alloro del dottore Dagli allori di New York all'alloro del dottore Roberto Mandelli

Vito Sardella, classe 1974 da Monopoli, viene da una carriera più che buona in maratona: se la prima volta che apparve in una 42 trasmessa dalla Rai, in testa al primo chilometro (insieme, se ricordiamo bene, ad Antonello Petrei), venne classificato dal duo Bragagna-Monetti tra quei dilettanti “buontemponi” che amano farsi vedere sugli schermi, poi spariscono; in realtà andò incontro a un progresso costante che lo portò, dal 12° posto assoluto a New York nel 2003, al suo record di 2.16:10 a Brescia nel 2005, cui seguirono altre prestazioni onorevoli a Carpi, Reggio, Verona e altrove, col colpo di coda del record europeo sul tapis-roulant stabilito, con 2.35:15, nel 2016. Anno nel quale corse anche la 100 km di Seregno, chiusa in 7.26, mentre nel 2017 corse per la seconda volta la 50 di Romagna a Castelbolognese, in 3.10.

Nella vita extrasportiva, Sardella dal 1993 milita nella Guardia Costiera, col grado attuale di Luogotenente e comandante di una Motovedetta nel mare Adriatico; ma da questo mercoledì 15 dicembre è anche dottore, laureato a 47 anni con 106 dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari, per il Corso di laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive, in una materia il cui nome completo suona “Metodi e didattiche delle attività motorie e sportive”. E parlava già da dottore quando, nel marzo 2020 a pandemia proclamata, rivolse agli sportivi un caldo invito, relativamente alla pretesa di “andare a correre intorno al nostro stabile, intorno a un palazzo, come fosse meno probabile infettare piuttosto che recarci più lontano nelle campagne sperdute. Se vogliamo che tutto questo termini e che tutto questo possa essere solo un lontano ricordo, dobbiamo cercare di essere noi runners (e non) i primi a rispettare le regole. Se la regola impone di stare a casa, dobbiamo rimanere a casa sia nel bene che nel male”.

Abbiamo confidenzialmente letto la sua tesi, dedicata al padre (in memoria), alla moglie Emilia che lo ha “supportato e sopportato”, ai figli Cosimo e Francesca: tesi sperimentale, che dopo un consistente approccio teorico all’argomento riferisce l’esito di lunghe sessioni pratiche somministrate a due gruppi, ciascuno di 14 persone – diciamo così – della “seconda età”, dai 40 ai 65 anni.

Naturalmente anche la lunga esperienza di maratoneta è entrata in gioco (da notare che 10 giorni prima di laurearsi, Sardella aveva concluso una mezza maratona in 1.24…), con l’aggiunta qui di un imponente apparato bibliografico che introduce sia ai benefici concreti rilevabili in chi si allena, sia alle quantità ideali di allenamento per ottenere la condizione ottimale, sia occupandosi degli strumenti e degli esercizi più indicati. Ci divengono familiari sigle come ACSM (ovvero l’American College of Sports Medicine, che ha elaborato studi d’avanguardia) o MET, alias “equivalente metabolico”, cioè l’energia consumata durante l’esercizio fisico, in rapporto a quella che serve semplicemente per vivere: l’attenzione va pure a un beneficio che anzi, col passare degli anni, diventa sempre più una necessità anche dal punto di vista medico, il mantenere o riconquistare la linea.
E se è vero che (citiamo) “meno di 20 minuti di esercizio fisico al giorno possono essere utili, specialmente in individui precedentemente sedentari”, se si vuol fare sul serio saranno “necessarie durate di esercizio fisico più lunghe (60-90 min/giorno), specialmente negli individui che trascorrono grandi quantità di tempo in maniera poco attiva o sedentaria”: attività che andranno dal camminare a passo sostenuto (o anche, udite udite, dal ballo lento), poi dalla corsa o dal canottaggio o dagli esercizi “ellittici” (ma anche la “danza veloce”), fino a sport che richiedono una preliminare conoscenza tecnica come lo sci, il pattinaggio o il nuoto.

L’ideale sarà riuscire a impegnare “1.000 kcal/settimana di attività fisica di intensità moderata (o circa 150 minuti/settimana)”, che si potrebbe ottenere ad esempio con jogging di 30 minuti per 3 giorni a settimana (in un soggetto maschio di 70 kg), portandolo a consumare circa 772 kcalorie settimanali.

Non diciamo altro, per non rubare al neodottor Sardella l’agio di completare i suoi test sperimentali, tra un turno e l’altro di motovedetta (v’immaginate un contrabbandiere che sbarca e si vede inseguito da Sardella: fate il calcolo delle kilocalorie di sudori freddi che produrrebbe), e lasciamolo col motto di Ippocrate che mette alla fine del suo lavoro: ““Prima di cercare la guarigione di qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.”

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