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Giu 21, 2018 898volte

Strachiviol: gara EPS con atleti elite!

il podio femminile, da destra a sinistra in ordine di arrivo: Elisa Bortoli, Joyce Mattagliano, Isabella Morlini, Rita Bartoli, Francesca Campani il podio femminile, da destra a sinistra in ordine di arrivo: Elisa Bortoli, Joyce Mattagliano, Isabella Morlini, Rita Bartoli, Francesca Campani Tetyana Bilotserkovska

Succede anche questo alla Strachiviol, gara reggiana sulla distanza dei 10 chilometri.

Di seguito riporto una testimonianza di Isabella Morlini, forte atleta master reggiana, non prima di aver espresso il mio pensiero sulla questione.

Chiariamo subito un punto: rispetto al passato sono cambiate le regole del gioco, gli atleti élite adesso possono partecipare a gare EPS, tipicamente quelle riservate agli amatori. Semmai l’osservazione da fare è sulla opportunità che delle atlete professioniste vadano a cercare gloria (?) in gare di livello tecnico più basso. Se poi ciò avviene in manifestazionI organizzate sotto l’egida di un ente di promozione sportiva, il fatto stride ancora di più. Ricordiamo che il mandato degli EPS è quello di promuovere lo sport, a questo scopo ricevono dal Coni dei contributi proprio con questa finalità. Fa strano che degli atleti professionisti, regolarmente stipendiati, si cimentino in queste prove. Naturalmente è possibile che questa Strachiviol  fosse strategica per la loro preparazione, quindi nel caso specifico ben vengano a correre Elisa Bortoli e Joyce Mattagliano, rispettivamente prima e seconda classificata (tesserate per l’Esercito); tuttavia, non fosse altro per una questione di stile, che lo facciano gareggiando fuori classifica, altrimenti inevitabile pensare si trovassero a San Rigo-Rivalta per un prosciutto (naturalmente dando per scontato che si trattasse solo di questo).
Una questione di stile che, invece, pare proprio appartenere ad un altro atleta, Yassin Bouih, un forte atleta (13’50 sui 5000 metri) tesserato per le Fiamme Gialle, che ha gareggiato fuori classifica e, ovviamente, vinto, la sua gara. Complimenti!
S
i diventa campioni anche per questo.

Ecco il racconto/commento di Isabella Morlini

Domenica scorsa ho partecipato ad una gara Uisp di 10 km, una classica del podismo locale. Dalla classifica finale risultano classificate due atlete appartenenti ad un gruppo sportivo militare. Anni fa, quando esisteva la lista degli atleti élite, tutti coloro che erano nella lista così come tutti gli atleti appartenenti ad un gruppo sportivo militare, avevano il divieto dalla Fidal di competere in gare organizzate da enti di promozione sportiva ed in gare Fidal regionali, al di fuori della regione di tesseramento. Alcuni giudici mi dicono che, non essendoci più la lista élite, tale divieto non è più presente nemmeno per gli atleti professionisti, appartenenti ai gruppi militari. Peccato perché, fra tutte le regole assurde che esistono nel mondo dello sport, questa mi pareva ragionevole e del tutto sensata. Le gare organizzate dagli enti di promozione sportiva non sono forse organizzate per promuovere lo sport (anche competitivo) fra i non professionisti? I non professionisti sono coloro che si allenano nei ritagli di tempo e che con le tasse derivanti dagli stipendi del loro lavoro contribuiscono a mantenere gli atleti dei gruppi militari perché questi ultimi possano fare dell’allenamento e delle competizioni la loro professione. Mi aspetterei che questi atleti gareggiassero in gare Fidal di interesse nazionale ed internazionale. Mi lascia molto amareggiata il fatto che persone che ricevono soldi pubblici per fare dello sport la loro professione gareggino in gare amatoriali. Cosa diversa, ovviamente, è se tali atleti colgono l’occasione di una gara amatoriale per fare un allenamento in compagnia, usufruire dei ristori, magari incontrare vecchi amici, senza indossare il pettorale competitivo (come è stato fatto nella stessa gara da un altro atleta [Bouih] ovviamente arrivato primo ma non entrato in classifica).       

 

2 commenti

  • Link al commento Venerdì, 22 Giugno 2018 10:19 inviato da Roberto Matteucci

    Credo che il vero problema sia il fatto che parlare di professionismo nell'atletica (almeno italiana) non ha proprio senso. Seppure ci siano atleti che riescono a (soprav)vivere per qualche anno grazie alle proprie qualità sportive, non vedo come possano resistere al fascino del prosciutto di turno, specialmente se qualche organizzatore mette in palio qualcosa di meglio dell'insaccato.
    Non credo che a gare di questo tipo capiterà mai di vedere Meucci (forse l'unico atleta italiano che si può definire professionista), però il discorso andrebbe strettamente limitato a pochi nomi.
    Se poi si parla di buon gusto, la materia diventa estremamente opinabile e non mi avventuro in alcuna valutazione.

    Rapporto
  • Link al commento Rodolfo Lollini Venerdì, 22 Giugno 2018 09:09 inviato da Rodolfo Lollini

    Credo che la liberalizzazione nella partecipazione alle gare sia l'unica scelta percorribile. Tra gare regionali, nazionali e quelle delle EPS il controllo preventivo è impossibile. Mi accontenterei che non facessero gareggiare giusto i plurisqualificati/faccia tosta come invece capita.
    Concordo con l'autrice e con Lorenzini sulla questione del buon gusto. Chi è nettamente di un altra categoria, cosa ci viene a fare in queste gare?
    Non credo neppure all'aspetto tecnico come giustificazione. Perché o fai una gara con altri che ti possono impensierire, ma per correre da soli o con la compagna di allenamento, forse è meglio farlo al campo o sul tuo giro abituale di training

    Rapporto

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