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Rodolfo Lollini

Rodolfo Lollini

Venerdì, 24 Gennaio 2020 17:47

Maratona: tempo limite 4 ore

L’altro giorno stavo guardando il profilo facebook dei Road Runners Club Milano, la società che se non sono cambiate le cose, vanta il maggior numero di tesserati FIDAL Master a Milano e presumibilmente in tutta la Lombardia. Una foto raffigurava un quadro appeso nella storica sede di via Canonica. Il manifesto pubblicitario dell’ottava edizione della Maratona d’Inverno che si correva nel parco di Monza. Immagine ripresa in apertura di questo pezzo. Anno 1979. Quanti paragoni con la situazione attuale. Dalle modalità di comunicazione nel mondo senza internet. Ai metodi di pagamento con vaglia postale. Alle arcaiche procedure d’iscrizione. Al costo: 3000 lire, pari a circa 9 €, compresa la rivalutazione. Ai gadget: medaglia e diploma per tutti. Niente capo tecnico. Tecnico cosa? Niente foto. Immaginiamo anche i servizi accessori. Spogliatoi, docce, massaggi ecc ecc. Molto probabilmente assenti. Ma in tutto questo contesto c’è un’informazione che ci fa pensare. Il tempo limite. Quattro ore. Anzi se guardate bene la foto erano quattro e mezzo, ma poi il manifesto è stato corretto con il “bianchetto”.

Insomma, dopo quattro ore tutti a casa. Chi non ce la faceva, probabilmente arrivava che il traguardo era già stato smontato ed i giudici sulla via del ritorno a casa. Ma in quanti non riuscivano? Pochi. Perché tutti andavano molto forte. Rammento che il mio coach Loris Pagani, mi raccontava che facendo il suo personale alla maratona di Cesano Boscone (MI), 2 ore e 37 minuti, arrivò attorno al centesimo posto. D’accordo che allora la Milano Marathon ancora non esisteva e Cesano era un’appuntamento importante, ma averne cento davanti. Adesso con quel tempo in qualche gara minore rischi di salire sul podio e di certo tra gli italiani puoi finire tra i premiati.

Torniamo alle quattro ore di tempo limite che per motivi commerciali si è allungato a dismisura. Se guardiamo in casa nostra ad esempio a Roma e Milano da qualche tempo siamo a sei ore e mezzo che corrisponde a 6,5 km/h oppure oltre 9 minuti al chilometro. Una passeggiata veloce. A New York dove sono dei maestri a livello commerciale, se abbiamo letto bene si arriva a otto ore e mezzo. Meno di 5 Km/h. Ho fatto la maratona di NY! No, hai fatto la lunga passeggiata del turista. Forse sarebbe il caso di stabilire il confine che esiste tra fare e correre una maratona.

Giovedì, 16 Gennaio 2020 16:17

Niente Golden Gala per Milano: meno male!

Con la solita precisione e puntualità, circa una settimana fa il collega Roberto Annoscia ha pubblicato la notizia relativa alla sede della prossima edizione del Golden Gala. Stiamo parlando della tappa italiana, l’unica, del più importante circuito di atletica leggera al mondo. La Diamond League. Il prossimo 28 maggio sarà infatti lo stadio San Paolo di Napoli ad ospitare l’edizione 2020 del Golden Gala, intitolato a Pietro Mennea. Ottima scelta in quanto la pista e l’impianto partenopeo erano stati oggetto di ristrutturazione in occasione delle recenti Universiadi.

Indisponibile lo Stadio Olimpico di Roma, a causa dei lavori di adeguamento in vista dei Campionati Europei di calcio, in un primo momento era stato annunciato che la quinta tappa di questo prestigioso circuito avrebbe avuto luogo presso l’Arena di Milano.

Oggi vorremmo fare alcune riflessioni su questo primo tentativo, andato miseramente a vuoto. Ma come è possibile si sia pensato di muovere la tappa all’Arena, dove sarebbero serviti investimenti ingenti a fronte di quali prospettive? Non certo quella di ospitare in via continuativa il Golden Gala, in quanto in quarant’anni la gara si è spostata da Roma solo in situazione di emergenza. Leggi lavori legati alle esigenze del dio pallone. Prima dei Mondiali del 1990 ed ora per gli Europei. Ben sapendo che già dal 2021 si ritornerà alla sede naturale. Milano pensa di ospitare un’Olimpiade estiva? Direi che per un ventennio, come minimo non se ne parla. Ci sono altre occasioni fruibili a così alto livello? Pochine. E allora perché spendere dei soldi, tanti soldi, per predisporre una costosissima tribuna stampa. Duecento postazioni da circa mezzo milione di euro. Per una struttura con un tasso di utilizzazione vicino allo zero per quanto riguarda gli eventi di alto livello. E come pensare non solo di di farlo, ma farlo alla svelta, in Italia ed in un impianto monumento, quindi legato a mille vincoli? Provate per esempio a cercare di togliere le cancellate che disturbano la vista al pubblico nelle prime file di posti a sedere. Non se ne parla.

Per fortuna abbiamo risparmiato questo inutile esborso. Ovviamente il rinnovo della pista, ormai usurata e durissima, è il benvenuto. Circa un migliaio di ragazzi praticano lì atletica. Stesso ragionamento per quanto riguarda le attrezzature. Quanto ai soldi non spesi per la tribuna stampa ed altri gadget, speriamo vengano destinati ad interventi analoghi sugli altri impianti di atletica meneghini. La lista dei lavori da fare è lunghissima, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

A Milano, quando si parla di lavori interminabili, si cita in dialetto la “Fabbrica del Domm”, per “tutt quej lavorà che finissen pù!”. Stiamo parlando dell’ente che dal lontano 1387 si è occupato della costruzione della più importante chiesa milanese. Organizzazione tuttora in pieno esercizio in quanto, come potete immaginare, i lavori di manutenzione sono sempre tantissimi ed all’ordine del giorno.

A fianco di questa storica istituzione, da ormai una decina di anni è nata una sorella gemella. Ecco il nome esatto, si tratta della “Veneranda Fabbrica della pista coperta del XXV Aprile”. Qual è, o meglio quale sarebbe la missione di questa organizzazione? Quella di costruire una pista coperta d’atletica all’interno del Centro Sportivo milanese di via Cimabue. Per essere precisi non un anello da 200 metri, bensì una pistina, in quanto a differenza dei cugini del Duomo, cattedrale bella e maestosa, all’insegna delle grandi misure, i progettisti contemporanei erano stati incaricati di ricavarne una per velocisti, da soli 60 metri. Almeno questo sembra sia stato il mandato originario. Purtroppo non abbiamo certezze, in quanto la delibera comunale in questione, persa nella notte dei tempi, è ormai stata distrutta dai tarli.

Insieme alla pista, in un eccesso di grandeur, ma d’altra parte “Milan l'è on gran Milan” recita una strofa di una famosa canzone scritta dal maestro D’Anzi, il progetto includeva anche, nello stesso spazio, una pedana per il salto con l’asta, specialità a quei tempi ancora agli albori.

E’ qui che il destino, cinico e baro, ci mette lo zampino. Eh sì, perché dai 402 cm del primo record stabilito dallo statunitense Mark Wright nel 1912, l’evoluzione della disciplina, in poco più di un secolo ha portato il primato, detenuto dal transalpino Renaud Lavinellie a quota 616 cm. Qui ci si è accorti che il soffitto dell’impianto meneghino, nel frattempo quasi completato, non è alto a sufficienza. A dire il vero troppo basso anche per salti ben più modesti… Insomma, tutto da rifare o da correggere. Ci sarebbero poi anche altre “magagne”, ma per oggi ci fermiamo qui. Avremo modo di occuparci ancora della “Veneranda Fabbrica della pista coperta del XXV Aprile”. Sebbene già avanti con l’età, in uno slancio ottimistico contiamo addirittura di scrivere un articolo in occasione dell’inaugurazione. Oggi vogliamo pensare in positivo.

Mercoledì, 01 Gennaio 2020 16:53

KiloMetrObliquO: chi corre a Capodanno…

Tutti bravi a correre il 31 Dicembre, per poi abbandonarsi ad abbondanti libagioni ed eccessi di varia natura. E’ la mattina del primo giorno dell’anno che si vedono in giro i runner più pervicaci. In questa categoria va di certo annoverato il raduno organizzato dai Road Runner Milano presso la montagnetta di San Siro, il Montestella.

Il KiloMetrObliquO, l’alternanza tra maiuscole e minuscole non è casuale, parte poco dopo i panettoni che bloccano il traffico vicino al parcheggio del Campo Sportivo XXV Aprile, e si conclude proprio in cima al Montestella. Una gara a cronometro individuale lunga circa un chilometro. Il tracciato, tutto in sterrato, prevede uno strappo iniziale, seguito da un falsopiano fino al primo tornante. In seguito le pendenze si fanno più dure, specialmente dopo il secondo tornante. Prima dell’ultima rampa che porta in vetta, una leggera discesa permette di fare velocità e prendere il fiato per la progressione finale. In totale sono solo una cinquantina di metri di dislivello, ma ne vale la pena e poi la veduta dall’alto è suggestiva, specialmente nelle giornate più limpide.

Anche oggi la gara, se così si può chiamarla, ha raccolto circa un centinaio di adesioni. Manifestazione all’insegna del fair play e nella massima semplicità, come simpaticamente descritto nel sito del club: “il KiloMetrObliquO è gratuito ed aperto a tutti, non necessita di iscrizioni, pettorali, chip e quant'altro; ognuno è responsabile di se stesso… i tempi verranno rilevati col consolidato PTS (Personal Timing System) ovvero ognuno si piglia il proprio tempo (dunque portatevi un cronometro) e all'arrivo lo comunica all'addetto (se ci sarà) o lo memorizza per consentire, comunque, di stilare una classifica ufficiale”. 

In realtà tutto è ben organizzato. Le partenze sono gestite e scaglionate ogni 15 secondi, il percorso è segnalato da freccie e “cinesini” e ritornati al campo base non manca un ristoro finale. Ringraziamo Riccardo Ghidotti, anima di questo evento, ed il “giudice” Ettore Comparelli che ci hanno fornito i nomi dei due piè veloci: Alice Fusco col tempo di 4’56” e Massimo Cenci in 4’11”.

KiloMetrObliquO: chi corre a Capodanno… corre tutto l’anno!

Martedì, 31 Dicembre 2019 18:31

Buon Miglio 2020: ecco le date in calendario

Come promesso, ritorniamo oggi da Fulvio Frazzei, “The voice of the Mile” ma non solo, essendo l’anima, il cuore e la mente del Club del Miglio.

Fulvio, non ci crederai, ma qualcuno ancora non sa cos’è il Club del Miglio. “Nato alcuni anni fa dalla passione per questa specialità da parte di alcune Società lombarde, il Club si rivolge a tutti coloro che hanno avuto a che fare con questa prova classica o vorranno cimentarsi nel prossimo futuro, proponendo anche nel 2020 un circuito di gare aventi lo stesso regolamento e una classifica finale comune che premierà le società e gli atleti sia per la prestazione che per la partecipazione”.

Quindi roba da professionisti della pista o gente che va forte?  “No, nulla di più sbagliato. Si gareggia per divertimento e l’unico vero avversario può essere il record personale, per il resto s’instaura un clima di amicizia e sano cameratismo”.

Allora vanno tutti piano? “Beh, non esageriamo. Abbiamo anche delle eccellenze, come testimoniato dai record nazionali di categoria che vengono siglati ad ogni edizione, oppure dai lusinghieri piazzamenti che alcuni dei nostri ottengono in ambito nazionale ed internazionale. Però Ti posso assicurare una cosa: ci sono sempre sinceri applausi per tutti”.

Si può gareggiare anche ad una sola tappa? Quante prove servono per andare in classifica finale? “Non ci sono limiti minimi, si può partecipare anche ad una sola gara ed inoltre abbiamo abbassato a cinque il numero di tappe per il calcolo della classifica generale finale, in maniera di non costringere a partecipazioni “forzate” gli atleti”.

Dove si correrà? “Il 28/3 a Pioltello (MI), il 4/4 a Voghera (PV), il 18/4 all’Arena di Milano (NdR: se sarà pronta dopo la manutenzione, altrimenti scatterà il piano “B”), il 16/5 a Carate Brianza (MB), il 23/5 a Segrate (MI), sulla rinnovata Pista del Centro Saini, il 13/6 a Vignate, una gradita new entry. Il 18/7 l’unica tappa stradale a Lonato (BS), poi l’ultimo appuntamento a Chiavenna (SO), il 3/10. In questa maniera i concorrenti saranno liberi di partecipare a tutte e otto le tappe o scegliere le cinque date/località che saranno loro più convenienti”.

Categorie in gara? Tutte. Dai ragazzini più giovani, gli Esordienti, ovviamente su distanze ridotte, agli assoluti, fino ai master più anziani”.

E il passaporto? “Confermato e sempre molto richiesto. E’ una sorta di abbonamento che assegna un pettorale personalizzato e semplifica le modalità d’iscrizione alle varie tappe, risparmiando. Regala inoltre l’iscrizione gratuita a due prove sul miglio extra calendario, in programma a Castel Guelfo (BO) e Novi Ligure (AL)”.

Grazie Fulvio, quando ci rivediamo? “Vi aspettiamo il 28 marzo a Pioltello: è un sabato, poi potete gareggiare anche alla domenica, tanto qui correrete solo un miglio. Venite a provare, non ve ne pentirete!”

Lunedì, 30 Dicembre 2019 14:22

Una brumosa, ma preziosa StraMoncucco

Nella mattinata del 29 Dicembre, per smaltire pranzi e cene natalizie, cosa meglio di un bell’allenamento? Se poi si trovano avversari che viaggiano a buona velocità, ecco che ci si può anche affrancare da un noioso lungo lento, stimolati come solo in gara può succedere.

Provando a rendere più frizzante la brumosa mattinata nelle campagne del basso milanese, vicini alla provincia pavese, oltre un migliaio di atleti si sono quindi radunati a Moncucco di Vernate (MI), dove da 22 anni ha luogo una “Manifestazione Podistica Internazionale a carattere non competitivo”. Così recita, un po’ pomposamente il volantino. Ma è una gara ben organizzata. Ci sono due percorsi da 6 e 12,5 km, pianeggianti e ben presidiati. Le strade sono in verità aperte al traffico che però è inesistente. In 12,25 km, secondo il mio GPS, ne ho viste solo un paio che peraltro si muovevano lentamente e con grande rispetto per tutti i partecipanti. Percorso nel quali gli unici gran premi della montagna sono i due cavalcavia che servono a superare l’autostrada Milano-Genova.

Centro operativo nella calda ed accogliente palestra scolastica, dove si trovava un gran bel ristoro e con 5,5 euro si potevano ricevere due bottiglie di ottimo vino. Per gli astemi la quota “senza riconoscimento” era contenuta in soli 3 euro. Come dicevamo in apertura, oltre alla possibilità di camminare o correre a piacimento sui due percorsi, con partenza libera da orari precisi, alle ore 9 è scattata la gara “competitiva”. Per partecipare, con un tuffo nel passato rispetto a questi tempi di microchip, bisognava richiedere un cartellino da far spuntare alla partenza e poi consegnare una volta terminata la fatica. In palio dei cesti gastronomici che sono meritatamente andati a dei piedi veloci. Dal nostro amico carabiniere Fabio Ercoli che ha preceduto tutti e si è fatto il suo allenamento a circa 3’15” al chilometro. Passando per Sarah Martinelli, prima fra le donne. Anche tra le classifiche per fasce d’età, non era affatto semplice primeggiare in quanto erano presenti “califfoni” come Nadia Calvi, Aziz Meliani, Massimo Martelli, Marco Torrente, Vincenzo Anfuso. Tra le donne diversamente giovani è andata ovviamente a segno anche Annamaria Galbani, una signora che vanta con invidiabile curriculum di titoli e medaglie a livello europeo e mondiale.

Complimenti vivissimi agli “Amici di Moncucco”, all’Amministrazione Comunale di Vernate, all’Atletica Certosa ed a tutti i volontari.

Venerdì, 27 Dicembre 2019 15:28

Il Real Time è solo un gadget per gli amatori

Ho letto con interesse i recenti articoli ospitati su Podisti.net firmati da Gabriele FerrariMichele Marescalchi relativi al tempo reale, ovvero calcolato quando il runner passa sotto il tappeto della partenza e quello allo sparo dello starter.

Da che sport è sport, a mio avviso, l’unico tempo su cui bisogna fare riferimento è quello calcolato da quando viene dato il via. L’esempio di Ferrari, seppure molto ipotetico, sta a dimostrare quanto sarebbe assurdo assegnare la vittoria assoluta in una maratona ad un atleta che non transitasse per primo sotto il traguardo.

Quanto alla mancanza di equità competitiva, considerato che c’è chi parte in prima posizione e chi dietro, questa situazione ha un solo nome: meritocrazia. Se avete 2h10’ come personale in maratona, non il record mondiale, ma comunque 2h10’, state tranquilli che partirete davanti, in prima fila, con la prima ondata. In qualsiasi manifestazione, anche a New York, basta che lo facciate presente. Se “vantate” un apprezzabilissimo 3 ore, no. Con tutto il rispetto per tale tempo che la stragrande maggioranza dei nostri lettori non ha mai conseguito e che noi per primi consideriamo meritevole di recensione.

Tutto ciò premesso, è chiaro che le maratone sono anche, o per meglio dire principalmente, un business. Grazie alla partecipazione di tantissimi atleti amatori. Quindi insieme alla medaglia, alla bella maglietta alla foto ed a tanti optional, ricevere anche l’informazione, o meglio l’attestazione di un tempo netto, rientra fra gli aspetti più graditi, ma che nulla ha a che fare con lo sport e le classifiche ufficiali che si generano. Che poi il real time venga talvolta riportato anche dalla FIDAL, per le ragioni spiegate da Marescalchi, qui rientriamo nell’errore. Imprecisione che sia chiaro, riguarda il master che fa 3 o 4 o 5 ore, non certo l’assoluto che stabilisca un record. Non credo che il 2h07’22” di Baldini sia un real time, anche se magari in quell’occasione a Londra è partito in seconda fila e quindi avrebbe completato la gara in un secondo in meno.

Ma come la mettiamo con le classifiche delle categorie master? Perché penalizzare un arzillo ottantenne rispetto ad un coetaneo solo perché è partito più indietro? In questo caso direi che per prima cosa dovremmo domandarci di che gara stiamo parlando. Un campionato mondiale o europeo master? In questo caso il problema non sussiste in quanto chi organizza seriamente questa gare, per esempio sui 10 chilometri, perché non esiste solo la maratona, predispone più batterie con numeri limitati. Sulla mezza e sulla maratona spesso si vedono le griglie non per tempo, ma per categoria d’età, cosicché i meno giovani partono dietro, ma tutti insieme. Se ci sono gare che non lo fanno, competizioni che peraltro non mettono in palio nessun titolo, credo che il gadget real time sia più che sufficiente a stabilire una classifica che resta puramente indicativa anche a fronte di qualche simpatico premio assegnato dall’organizzazione. Da SM60 che guarda sempre con attenzione le classifiche di categoria, magari per mangiarmi le mani perché il collega Maurizio Lorenzini riesce quasi sempre a precedermi, anche se partiamo sempre attaccati uno all’altro, non posso e voglio dimenticare che le classiifiche serie sono quelle dei primi, non le nostre. Se poi invece accade che questa mancanza di equità competitiva venga perpetrata anche in occasioni ufficiali, come le gare valide per i titoli nazionali, ebbene lì la colpa è di chi organizza male la gara e dei responsabili FIDAL che non correggono preventivamente questi errori.

Giovedì, 26 Dicembre 2019 14:09

Parte la gara più difficile per Andrea Grilli

Alla vigilia di Natale di solito non si gareggia, ma per Andrea Grilli, atleta trentaseienne tesserato per l'ASD Falchi di Lecco è scattata la gara più importante delle sua vita, perché in palio c’è proprio il ritorno ad un’esistenza normale.

Tutto comincia il 30 novembre scorso, sui sentieri del monte Resegone. Nel corso di un allenamento solitario, di ritorno dalla cima, Andrea cade in un canalone, perde coscienza, si procura un sacco di fratture, ma è ancora vivo. Il destino vuole che un altro escursionista lo veda dopo circa un’ora. Molto per caso, perché di solito non si finisce volontariamente in un burrone… Anche lui cade, ma resta cosciente e viene soccorso. Con lui anche Andrea.  Quando arrivano i soccorsi Grilli è in stato di ipotermia, con una temperatura corporea di 24 gradi. Uno normale non ce l’avrebbe fatta, ma lui è un runner. Un super atleta.

Da quel momento parte una veglia durata quasi un mese, quando alla vigilia di Natale, mentre la moglie gli sta parlando, apre gli occhi e risponde: “ciao amore”. Chiamatelo miracolo o meravigliosa combinazione, poco importa. Adesso Andrea è ripartito e ci auguriamo che possa completare anche questa prova, tornando in perfetta forma.

Domenica, 22 Dicembre 2019 23:42

“Only the brave” al Monga di Treviglio

SERVIZIO FOTOGRAFICO

Domenica 22 Dicembre. Mentre la massa dei consumatori, compreso molti podisti, è impegnata negli ultimi assalti ai centri commerciali, in mattinata a Treviglio va in onda il solito raduno dei più coraggiosi per la seconda tappa del Trofeo Monga. Se l’anno scorso avevamo già definito “duri e puri” i partecipanti, per una gara che si era disputata dopo diversi giorni di tempo sereno, con le recenti piogge il tracciato è terreno di caccia solo per coraggiosi.

Il circuito, di circa 2070 metri, era uguale a quello del 2018. Con il campo di gara ubicato appena fuori dal centro sportivo, tra via San Zeno e via Ai Malgari. Andava ripetuto due volte per le categorie femminili, maschili dagli SM60 in su e per gli Allievi. I senior maschili dai 35 ai 55 anni dovevano invece compiere tre giri. Percorso durissimo. Un mare, anzi un oceano di fango già dalle prime battute, nel campo di granoturco. Poi si arrivava ad una pozzanghera lunga una ventina di metri ed abbastanza profonda. Si proseguiva nel vicino boschetto dove i filari di alberi portavano a ripetute curve a 180 gradi, quasi una decina ad ogni giro. A differenza dell’anno scorso anche lì non mancava il fango ed un’altra vasca. Definirla pozzanghera è sicuramente limitativo. Poco dopo aver superato un fossato abbastanza profondo si rientrava sul fango puro per le ultime centinaia di metri che portavano all’arrivo. Del primo giro…

Per fortuna al termine della fatica il centro sportivo A.Mazza offriva caldi spogliatoi, confortevoli docce e fontanelle per pulire le scarpe ed in generale ridurre la quantità di terra da portarsi a casa.

Alle tre batterie hanno partecipato circa 300 atleti. Al femminile successo di Alice Colonetti (Bracco Atletica), davanti a Lia Tavelli (Atletica Lonato) e Daniela Benaglia (Atletica Saletti). E’ seguita la manche degli Allievi con la vittoria di Kilian Rossi (Atletica Saletti) e degli over 60. Podio tutto per i meno vecchi ovvero gli SM60 Pasquale Maresca (Alpinistico Vertovese) che ha preceduto di un soffio Pier Alberto Tassi (Atletica Lumezzane) e Marco Torrente (Zeloforamagno). Nell’ultima manche dominio di Stefano Casagrande (Azzurra Garbagnate), con Carlo Luciano Bedin (Team-A Lombardia) al secondo posto. Terzo Alessandro Rocca (Daini Carate).

Arrivederci il 12 gennaio 2020 a Cittiglio (VA).

 

Dopo le fasi preliminari ad Imola (BO) e San Donà (VE), con le finali all’Idroscalo di Milano di domenica 15/12, si sono chiuse le Survivor Series 2019. Si doveva gareggiare anche a Busto Arsizio ma la tappa è stata eliminata a causa del maltempo. Complimenti a Serena Troiani (CUS ProPatria Milano) e Simone Bernardi (Atletica Imola) che hanno scritto il loro nome nell’albo d’oro.

Le Survivor sono una novità nel panorama del cross, faticosamente portate avanti da un paio di anni dalla ferrea volontà di Stefano Longo a cui la nostra testata ha spesso dato spazio per raccontare in cosa consistono, cliccate qui per leggere il pezzo di presentazione dello scorso Settembre. Per chi non lo sapesse ancora, si tratta di gare brevi, solo 1200 metri da ripetere quattro volte. La prima volta a cronometro individuale, mentre per i successivi tre turni (quarti, semifinali e finale) si gareggia in batterie.

Anche quest’anno, tra gare concorrenti, raduni di mezzofondo e mille altre attrazioni alternative, la partecipazione è stata piuttosto limitata. Un vero peccato in quanto si tratta di una formula innovativa, allenante e divertente. Quello che ci permettiamo di suggerire per cercare di raggiungere un’adeguata massa critica è di non limitarsi agli assoluti, ma di coinvolgere anche i master con classifiche dedicate. Al momento gli over partecipano insieme ai giovani e purtroppo non tutti si chiamano Riccardo Lerda, un SM45 col cuore e soprattutto le gambe di un ragazzino. In grado di fare ancora bella figura contro atleti che vista la carta d’identità potrebbero essere figli suoi.

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