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Ago 12, 2018 1310volte

Quello che mi è piaciuto a Berlino

Yeman Crippa e Yohanes Chiappinelli - San Vittore Olona 2018 Yeman Crippa e Yohanes Chiappinelli - San Vittore Olona 2018 Foto di Roberto Mandelli

Dopo gli aspetti negativi, raccontati nell'articolo che potete leggere cliccando qui, proviamo adesso a vedere il bicchiere mezzo pieno di questo agosto a Berlino. 

Ci è piaciuto molto il bronzo-oro di Yeman Crippa. Terzo al traguardo, ma con una mentalità vincente, uno che ha l’oro in testa e non ci riferiamo solo al colore dei capelli. 

Abbiamo apprezzato anche la parolaccia sfuggita in diretta a Filippo Tortu, che a caldo, dopo la gara, ad un cronista che cercava di suggerirgli la scusa della tosse, precisava che la tosse non c’entrava “unorganogenitalemaschile”. Non siamo fautori della volgarità, ma l’onestà intellettuale ci è piaciuta molto. Meno i media generalisti che hanno classificato come deludente un 10”08 ottenuto in un contesto molto competitivo, con atleti che sono andati sotto il primato di Filippo. 

Perfetto l’happy end per Daisy Osakue, la ragazza vittima del lancio di uova che aveva messo in dubbio la sua partecipazione. Daisy non ha fatto atto di presenza. E’ andata in finale, poi è entrata nelle prime otto ed infine ha stampato un ottimo quinto posto. Nel frattempo aveva “perdonato tutti”. 

Brava la Palmisano, super i maratoneti/maratonete, ma vogliamo chiudere con Yohanes Chiappinelli e non soltanto per la medaglia e la prestazione sopra le aspettative, bensì per un altro motivo. Nato ad Addis Abeba, è un ragazzo adottato da due coniugi senesi all’età di sette anni. Come il connazionale Yeman Crippa, adottato insieme ad otto fratelli da una coppia milanese. I nostri campioni sono stati adottati per amore, non per vincere medaglie come hanno fatto altre nazioni con disinvolte naturalizzazioni di professionisti già adulti.

2 commenti

  • Link al commento Lunedì, 13 Agosto 2018 12:21 inviato da Emilio Veroni

    Entro anch'io nel bar per alimentare la discussione. Ottima cosa le medaglie di Rachik, Crippa a Chiappinelli, anche se ottenute in discipline attualmente molto poco europee (probabilmente Kenya, Etiopia ed Uganda potrebbero schierare un centinaio di atleti a testa in grado di correre la maratona in 2.12, i 10000 in 28' e spiccioli ed i 3000 siepi in 8'30!!!!). Discorso diverso per la Palmisano, già a questi livelli anche in competizione mondiale. Tortu è sicuramente un ottimo prospetto, ma mi sembra che la sua gestione sia un po' troppo "conservativa" (è arrivato agli europei dopo oltre un mese senza gare, e questa non mi sembra una scelta giusta, soprattutto per un velocista che ha costantemente bisogno di sentire i blocchi, la pista, gli avversari...). Bravissima la Mattuzzi che si è migliorata di quasi 15" sui 3000 siepi e Stano, ormai ai vertici nella marcia maschile. Per il resto... il vuoto assoluto... Per quanto riguarda invece i giovani ritengo un po' troppo ottimistiche certe dichiarazioni, perché a 19-20 anni si può, anzi si deve essere competitivi con i "grandi", come a questi europei hanno dimostrato Ingebritsen (oro su 1500 e 5000), Duplantis arrivato a 6.05 nell'asta (tra l'altro tra i 12 finalisti, 6 erano under 21 e sono arrivati tutti davanti al nostro Stecchi, autore comunque di una prova dignitosa) e Sacor, il quarto frazionista della staffetta del miglio belga

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  • Link al commento Fabio Marri Domenica, 12 Agosto 2018 23:51 inviato da Fabio Marri

    Altre chiacchiere da bar (e perdonerete forse l'errore di battitura nelle ultime parole del commento precedente... salvo che non ne saltino fuori anche qua!).
    Anzitutto, Berlino! Non ho visto le maratone, ma mi è tornata la nostalgia di correre a Berlino... La prima volta nel 1992, per la 25 km che finiva proprio nell'Olympiastadion. Poi nel 1993 per la maratona, che (allora sconosciuta agli italiani), da subito dichiarai la migliore al mondo tra le maratone urbane.
    Organizzazione perfetta, i tedeschi (faceva dire già Guareschi a Peppone) "in fatto di tecnica bisogna lasciarli stare". Ripeto che non ho seguito se non poche ore di tv, ma sono convinto che se ci sono state cavolate organizzative non dipendano dai tedeschi ma dalle componenti 'europee' dell'organizzazione.
    Condivido con Lollini il giudizio sulla "affiliazione" (credo sia la parola esatta) di Crippa e Chiappinelli, solo per amore (e per generosità, per donazione) dei genitori-eroi. Giusto il paragone con altri tipi di nazionalizzazione già allusi.
    E quanto ai nuovi italiani (anche quelli che le famiglie portarono qui in modi non esattamente codificati), sarò politicamente molto scorretto, razzista alla rovescia, scrivendo che le doti fisiche di chi viene dall'Africa sono generalmente superiori a quelle della nostra stanca "razza" (pardon! per intenderci) europea, e dunque ben vengano "corridori degli altipiani", o ragazzi con certe fibre muscolari meglio dotate, che fondano la loro potenza con la nostra (ehm ehm) sapienza.
    Un abbraccio particolare a Daisy: ma che il suo "perdono" non significhi l'estinzione della pena per i tre o sette gaglioffi che le hanno lanciato le uova. Il perdono non estingue la pena, il risarcimento che i signorini figli di papà debbono non tanto a Daisy ma a noi italiani e sportivi. Si fa gran parlare di "certezza della pena": ebbene, che ci sia anche per questo genere particolare di discoboli.

    Rapporto

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