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Lug 10, 2019 198volte

Recensioni: “Emil Zatopek” di Rick Broadbent

Catalogare come semplice biografia il libro edito dalla casa editrice dal non facile nome “66thand2nd” (314 pag - 22 euro), sarebbe molto riduttivo, in quanto l’autore ha svolto un lavoro scientifico molto approfondito, come testimoniato dalla bibliografia e dalle numerose fonti, comprensive d’interviste ai protagonisti ancora viventi.

Broadbent racconta la vita di questo bravissimo mezzofondista, forse il migliore di tutti i tempi (unico a vincere 5000-10000-maratona in un’olimpiade), ma non solo. Per capire meglio il personaggio ed il contesto competitivo, viene narrata la storia dell’atletica di quei tempi, dal miglio alla maratona. Partendo addirittura dai grandi predecessori, primo fra tutti Paavo Nurmi. Quindi c’è molto spazio anche per i rivali, a partire dal suo preferito, Alain Mimoun. E non solo per quanto avviene sulle piste, ma anche relativamente alle loro condizioni di vita. E poi le sfide incrociate, il susseguirsi delle prestazioni record e quindi anche i confronti a distanza. In questo, da profondo conoscitore del suo paese, forse si dilunga troppo nei racconti sugli atleti britannici, se proprio vogliamo trovare un difetto al testo. Atleta praticamente autodidatta, Zatopek è stato il precursore di metodi di allenamento, molto duri, poi copiati in tutto il mondo.

Il sottotitolo del libro è “Una vita straordinaria, in tempi non ordinari”. Niente di più vero se pensiamo che Zatopek è passato da una Cecoslovacchia libera, all’invasione nazista, alla “liberazione” russa con il regime comunista. Fino alla nuova invasione sovietica dopo la primavera di Praga del 1968. E lui in mezzo, prima sfruttando la possibilità di essere inserito nell’esercito e quindi poter svolgere un’attività sportiva professionistica, a differenza di quasi tutti i suoi avversari stranieri. Diventando una star coccolata e suo malgrado uno spot pubblcitario vivente di come il sistema fosse vincente. In seguito la fase più difficile, quando appoggiando apertamente le aperture del premier Dubcek, si ribella al tentativo di “normalizzazione” sovietica. Il tutto nella fase terminale della sua carriera agonistica. Non gli verrà perdonato nulla: espulsione dall’esercito, fine di tutti i privilegi, perdita del lavoro, cancellazione delle onoreficenze acquisite. Per motivi economici dovrà pure vendere la casa, faticosamente costruita. Anche se sarà più fortunato di molti suoi compagni ed amici, come il suo primo (ed unico) allenatore. Jan Haluza, arrestato dalla polizia politica, incarcerato e torturato. Il tutto a costo di un forzato allineamento di Emil al regime. Fino alla tardiva riabilitazione dopo il crollo del muro di Berlino e della cortina di ferro. Ma saranno passati oltre vent’anni, tutt'altro che piacevoli. Da leggere.

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