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Ott 12, 2019 padre Pasquale Castrilli 616volte

Kipchoge: i valori e il messaggio di un giorno storico

Il campione a Vienna con la moglie Grace Il campione a Vienna con la moglie Grace standarmedia.co.ke

E così il 12 ottobre sarà ricordato non solo come il giorno di Cristoforo Colombo, ma anche come il giorno di Eliud Kipchoge, primo uomo ad abbattere la barriera delle due ore in maratona. Il 12 ottobre 2019 l’atleta keniano, 34 anni, corre, nel parco Prater di Vienna, i 42,195 metri della maratona in 1.59’40’’.

Una performance molto discussa. Il record non è omologabile per una serie di motivi: cambio dei pacer ogni 5 km, rifornimento dell’atleta in corsa, auto che scandisce l’andatura (sebbene, più lontana di quanto era capitato due anni fa a Monza, quando il portellone-cronometro dell’auto letteralmente tagliava l’aria)… Molti hanno criticato questo progetto anche a causa del grosso impegno economico degli sponsor e dei promoter (aveva cominciato la Nike, che ora è più in disparte, ma ha continuato a equipaggiare l’atleta con le sue Vaporfly). Ma non si può non dire che il pensiero di spingersi oltre i propri limiti, una delle idee forti che ha accompagnato tutto il progetto, è assolutamente affascinante. “Come andare sulla luna”, ha detto Patrick Sang, olimpionico keniano e allenatore di Kipchoge. E l’idea di spingere la mente oltre i limiti è stata spesso sottolineata dallo steso Kipchoge. “Non possiamo pensare tutti allo stesso modo e contemporaneamente”, aveva detto qualche giorno fa durante la conferenza stampa (la giornalista di “Repubblica”, unica italiana a fare domande, pone il quesito più ovvio e scontato: “quanto ci guadagni in questa corsa?”).

La maratona (come già descritto in tempo reale da Podisti.net http://podisti.net/index.php/cronache/item/5025-la-diretta-di-1-59-challenge.html) parte puntuale alle 8.15: condizioni climatiche ideali, umidità leggermente superiore rispetto a quella preventivata, sette formazioni di pacer con cambio ogni 5 km per assicurare una velocità costante. Andatura regolare di 2’50’’ secondi al km (un paio di km attorno al 30mo saranno i più lenti di tutta la gara, corsi a 2’52’’/km). In maratona niente è scontato, ma già al passaggio dei 5km (14’10’’) la sensazione è che questa sarebbe stata la volta buona. Come accennato, il 5 maggio 2017 Kipchoge aveva già tentato questo record sull’autodromo di Monza, record fallito di soli 25 secondi.
Dunque prestazione tecnica fenomenale per il detentore del record del mondo in maratona: stabilito in una gara omologata il 16 settembre 2018 nella maratona di Berlino (2.01’39’’) e campione olimpico a Rio de Janeiro 2016 (dove aveva corso in 2.08’44’’).

Ma ci sono significati ulteriori in questo giorno memorabile. Vediamone alcuni.

Il Kenya. Questa nazione che ha rivoluzionato il mondo del fondo e del mezzofondo, che vive di corsa e che fa dei suoi atleti, uomini e donne, i propri ambasciatori nel mondo. Eliud più volte ha affermato che la sua è la vittoria di una squadra, di un popolo. Il capitano del volo della Kenyan Airlines che lo ha portato a Vienna, lo ha salutato ufficialmente a bordo ricordandogli le sua ‘responsabilità’ verso tutta la nazione. Un popolo che lo ha accompagnato con il tifo e l’attesa di questo risultato storico. Immaginiamo la gioia di Colm O’Donnell, il religioso irlandese, docente di geografia alla St. Patrick’s Hign School di Iten, che per primo cominciò ad allenare i giovani keniani negli anni ‘80.

La famiglia. Per la prima volta Eliud aveva con sé la moglie Grace e i tre figli Linn, Jordan e Griffin. Mai prima di Vienna avevano assistito ad una sua gara. “Li ho voluto portare con me per renderli partecipi di un giorno storico”, ha detto Eliud. Una famiglia solida. Eliud ha sempre speso parole ricche di vero amore per la consorte che “tiene unita la famiglia, si prende cura dei figli e della fattoria di famiglia”. E la madre, Janet Rotich, maestra d’asilo (tra i suoi alunni anche lo stesso Patrick Sang) aveva detto qualche giorno fa: “Prego per mio figlio. Tutti in famiglia siamo convinti che Eliud può farcela”. Contadini ed allevatori i kalenji, popolo di circa tre milioni cui appartiene Kipchoge. Oggi è la festa di una grande famiglia.

Migliorarsi. Kipchoge dice, prima e dopo la gara, che ha voluto ispirare tante persone a spingersi un po’ oltre i propri limiti. E’ un messaggio forte che non deve però trarre in inganno. Bisogna sempre fare i conti con i propri limiti (fisici e mentali), mai ignorarli. Ma è anche possibile, con allenamenti adeguati e proporzionati, spingersi oltre, superarsi, migliorarsi. Questo vale nello sport come nella vita. Al traguardo molti dei presenti, atleti, organizzatori, tecnici, spettatori, piangevano per l’emozione. Immaginiamo che anche i milioni di appassionati che hanno assistito alla gara davanti ad uno schermo, in ogni angolo del mondo, abbiano versato lacrime di gioia ed emozione. Allenamento e autodisciplina sono stati gli ingredienti di questo storico risultato. Messaggio arrivato a tutti.

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