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Nov 07, 2019 2048volte

Doping: sospesa l’olimpionica paralimpica Martina Caironi. E' giusto così?

Martina Caironi in gara Martina Caironi in gara Foto Web

7 Novembre - Martina Caironi, 30 anni, bergamasca, atleta paralimpica delle Fiamme Gialle, portabandiera azzurra alle Paralimpiadi di Rio 2016, 3 ori e un argento olimpico, 5 ori e un argento mondiale, 6 medaglie agli Europei, fra 100, 200 e salto in lungo, è stata trovata positiva a un controllo antidoping, come da seguente comunicato NADO:

“La Seconda Sezione del TNA, vista la richiesta di immediata sospensione dall'attività agonistica dell'atleta Martina Caironi (tesserata Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali - FISPES) presentata in data odierna dalla Procura Nazionale Antidoping, rilevato che l'atleta in questione è risultata positiva alla sostanza Clostebol Metabolita all’analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato dal Comitato Controlli Antidoping di NADO Italia il 17 ottobre 2019 a Bologna, ritenuta sussistente la competenza della Seconda Sezione del TNA, giusta le disposizioni recate dall’art. 24, comma 2, del vigente Codice Sportivo Antidoping, vista la comunicazione dell’IPC in data 6 novembre 2019; visto l’art. 21, comma 2, del vigente Codice Sportivo Antidoping dispone l'immediata sospensione dall'attività dell'atleta.” 

Immediato il clamore, il presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, ha definito subito la notizia un “fulmine a ciel sereno”.

Ma, più tardi, l'atleta, amputata alla gamba sinistra dopo un incidente di moto nel 2007, ha spiegato di aver utilizzato il Trofodermin, una crema cicatrizzante che contiene il Clostebol Metabolita, uno steroide anabolizzante, dichiarando: “In attesa dell’esito delle controanalisi del campione B, dichiaro di essere a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. Tale crema veniva da me acquistata nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per ulcera all’apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessun farmaco è riuscito a richiudere, e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti”.

La Caironi precisa: “In gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere usata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all’ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera”.

E in effetti la Caironi, che già si vede costretta a saltare i Mondiali di atletica che si svolgono da oggi al 15 novembre a Dubai con 1400 atleti (16 azzurri) di 122 Paesi, rischia una sospensione fra i 12 e i 18 mesi (pene inflitte in passato a chi era risultato positivo per l'utilizzo del Trofodermin) e di dire addio ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020.

[NdD: Se le cose stanno come dice l' "imputata", siamo di fronte all'ennesimo summum ius, summa iniuria: un' atleta, ma prima di tutto un essere umano, deve soffrire, non può curarsi come le altre persone, solo perché l'unica medicina in grado di curarla contiene una sostanza 'dopante'? Oppure (rispondo alla prevedibile obiezione delle vestali dell'antidoping e dei loro allegri delatori): se un'atleta è costretta a curarsi, deve per forza astenersi dal praticare sport? Fabio Marri]

4 commenti

  • Link al commento Mercoledì, 13 Novembre 2019 19:41 inviato da Fabio M.

    Non commento i commenti, tanto meno quelli insolenti nello stile che (mi dicono) imperi in altra parte del web; ma richiamo a un dato di fatto che appariva già dalla cronaca: il controllo a sorpresa è avvenuto il 17 ottobre, un giovedì, "fuori competizione". Dunque la Caironi si stava curando e non gareggiando: non era questione di chiedere l'autorizzazione e poi, ottenutala, gareggiare. Si trattava di vivere la propria vita di essere umano, curarsi, stare meglio, nient'altro. Vogliamo vietare anche questo? Davvero la lotta al doping va condotta con metodi polizieschi di controllo sulle "vite degli altri"?

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  • Link al commento Lunedì, 11 Novembre 2019 09:54 inviato da Mark

    Accanimento ingiustificato.
    C'è una formidabile ginnasta che assume farmaci per curare l'ADHD, farmaci che garantiscono un miglioramento delle prestazioni (hanno effetti simili alle amfetamine), manco ne avesse bisogno, ma la WADA lo ammette senza problemi. Mah.

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  • Link al commento Sabato, 09 Novembre 2019 09:32 inviato da Emilio VERONI

    La saluta prima di tutto, ovviamente. Ma trattandosi di atleta professionista è giusto che non gareggi quando sta assumendo sostanze contenenti anche una minima parte di principio dopante. Dispiace per la persona, ma ritengo che una squalifica sia inevitabile

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  • Link al commento Venerdì, 08 Novembre 2019 11:50 inviato da Matteo Riccardi

    Ma la nota di Marri è seria?! È stata scritta davvero? Soprattutto, è stata scritta da qualcuno che conosce come funziona il mondo podistico e le procedure antidoping? Una nota del genere sarebbe giustificata (nemmeno tanto) se scritta da un inviato di guerra che si cimenti a scrivere il primo articolo di sport una volta tornato in patria. Non dal direttore di Podisti.net.

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