Direttore: Fabio Marri

* Per accedere o registrarsi come nuovo utente vai in fondo alla pagina *

Quanti podisti vorrebbero poterlo dire: ma tutto ha un prezzo, se n’è accorto Sabino Rinaldi balzato alle cronache internazionali alla fine di aprile per la “creativa”  Maratona di Londra percorsa in 3h19’: 2h15’ la prima metà e 1h04’ la seconda parte, arrivo regolare, foto di rito con medaglia al collo, peccato che una sportiva vera abbia presentato denuncia alla Procura Federale il 5 maggio.

Nella seduta del 25 giugno Sabino Rinaldi e la società Asopico Running Bari, di cui è presidente, sono comparsi a rispondere di illecito sportivo di particolare gravità per la rilevanza assunta nei media internazionali e nazionali (anche Podisti.net!) e per il lavoro necessario volto a stabilire la violazione: scaricati i tempi di tutti i 47.800 arrivati per rilevare i mancati passaggi al 25°, 30° e 35° chilometro con rilevazione dei tempi, da cui appare chiara la “truffa”.
(Si veda il nostro precedente servizio)

http://www.podisti.net/index.php/commenti/item/1414-londra-dalla-gioia-alla-tragedia-alla-farsa.html

Rinaldi si è difeso con argomentazioni risibili: “ero lì per divertimento”, “mi sono ritirato ma non c’è un modo formale per comunicare il ritiro”, “ero stanco”, “non conosco bene l’inglese”, “sì ho tagliato il traguardo ma solo per avere la medaglia, che poi ho restituito” (perché lo hanno obbligato gli organizzatori, quando lo scandalo era ormai noto a tutti).

Appurato lo scorretto comportamento civile e morale, contrario ai principi di probità e lealtà sportiva, non ammessa alcuna scusante – l’ignoranza delle norme non è ammessa e ogni podista sa benissimo che in caso di ritiro è obbligatorio segnalarlo ai giudici e comunque togliersi il pettorale e il chip – sono stati inflitti tre mesi di squalifica all’atleta e 1000 euro di multa alla società per responsabilità oggettiva. [Ndr: c’è troppo buonismo nei giudici. F.M.]

 

Più antipatico e di pari gravità è l’altro caso di cui si è occupata la Procura Federale il 25 giugno.

Roberto Curletto dell’Atletica Arcisate è nel ranking nazionale il primo M70 di maratona, 3h09’13” come miglior prestazione del 2017; alla Maratona di Treviso del 25 marzo, Campionato Italiano Master, taglia il traguardo in 3h19’32” convinto di aver vinto il titolo, ma la classifica dà la vittoria ad un certo Giovanni Salvalaio in 3h17’47”.

Vengono svolti accertamenti e alla fine la verità viene a galla: col pettorale 1778 di Salvalaio ha corso Emilio Chinellato M45, procurando illegittima assegnazione del titolo di Campione Italiano all’amico.

I due atleti vengono deferiti per illecito sportivo e con essi per responsabilità oggettiva le rispettive società, Percorrere il Sile e Barizza Sport.

Accertate le responsabilità e ammessa la fattiva collaborazione delle società, i due atleti sono stati squalificati per 60 giorni e le due società sanzionate con un’ammenda di 500 euro

[Ndr: anche qui, giudici buonisti. Se la sanzione decorre dal giorno della sentenza, i due bravi master (non certo Gentlemen) potranno riprendere a barare al Forbici Trail di Villa Minozzo, 26 agosto, o all’Endurance Trail in partenza da Pennabilli il 1° settembre: in 501 km c’è ben modo di scambiarsi i pettorali…].

Chi bara nelle gare di corsa prima di tutto manca nei confronti degli altri atleti, le regole sono emanate per garantire a tutti il rispetto della lealtà che è alla base di ogni attività umana e, soprattutto, dello sport. Come dice Jury Chechi “Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca”. [Ndr… avessero vinto le Olimpiadi…! F.M.]

Pubblicato in Commenti e Opinioni

In principio c’erano i due fratelli bavaresi Dassler, Rudolf e Adolf, che nel 1924 fondarono la “Fabbrica di scarpe Fratelli Dassler”, specializzandosi in scarpe da calcio ma presto con estensione all’atletica (erano Dassler le scarpe di Jesse Owens).

Venne la guerra e il disastro tedesco: nel 1948 i due fratelli decisero di dividersi pur continuando a fare lo stesso mestiere: Rudolf fondò la RuDa (dalle iniziali del nome), presto ribattezzata Puma; Adolf ("Ady") nel 1949 diede il nome alla AdiDas, che ha avuto il successo noto a tutti e controlla, oltre ai generi prodotti col suo marchio, quelli coi nomi di Salomon, Reebok e altro (mentre Puma, dopo aver calzato Pelé, Maradona, Buffon e altri fino a Usain Bolt, dal 2007 fa parte del gruppo francese Kering insieme a Gucci, Saint Laurent ecc.).

Dunque l’Adidas ha 69 anni: eppure, da febbraio circola sui social (Fb, Whatsapp), a partire (sembra) da Colombia e Messico, sotto il nome di un sito dall’ingannevole intestazione di adidas.com-wallet.org, un annuncio mirabolante connesso a un presunto 80° compleanno in occasione del quale sono messe in palio 5000 paia di scarpe per chi segue determinate procedure (sondaggi, e soprattutto rilancio del messaggio ai propri gruppi, di almeno 20 persone).

Non c’è niente di vero: nella migliore delle ipotesi il vostro indirizzo e quello degli amici cui avrete inoltrato la pubblicità sarà venduto a chi ha interesse a mandarvi pubblicità, frutterà qualche centesimo allo scammer che vi ha indotto ad aprire il suo messaggio, e a voi & amici la seccatura di ricevere spam.

Secondo un’ipotesi peggiore, vi addebiteranno mensilmente abbonamenti che non avete chiesto; secondo un’ipotesi ancora più nefasta (non ci risulta però che si sia finora realizzata) sul vostro cellulare o pc entrerà un virus che vi carpirà i dati privati, password, numeri bancari ecc.

Nel primo caso, basterà inserire nella posta indesiderata i messaggi che cominceranno a fioccare; negli altri due, gli esperti raccomandano di cautelarsi chiedendo al proprio fornitore telefonico di rimuovere eventuali abbonamenti a vostro nome; e di fare una scansione antivirus sul cellulare/computer.

Per eccesso di cautela, si possono naturalmente cambiare le password.

Se a qualcuno è capitata qualche conseguenza, saremo lieti di diffondere la sua esperienza a beneficio di tutti

Pubblicato in Commenti e Opinioni

Ultimi commenti dei lettori

Vai a inizio pagina