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Feb 26, 2018 3541volte

Salso-Busseto, tra Verdi e Guareschi

Il passaggio del gruppo al 7° Km Il passaggio del gruppo al 7° Km Foto di Stefano Morselli

Fioccava che Dio la mandava, ma lo Smilzo, piuttosto di usare l’ombrello, simbolo della reazione borghese e clericale, si sarebbe fatto scannare… “Si serve la causa del popolo anche prendendo un raffreddore. Ogni azione rivoluzionaria comporta dei sacrifici”. Così pensò lo Smilzo e perciò, quando entrò in canonica, era fiero senza essere provocatorio: però aveva la testa piena di neve. 

Così comincia un racconto del “Mondo piccolo” di Guareschi, scritto nell’inverno del 1949, e che si può benissimo applicare a noi podisti amatoriali che non ci fermiamo davanti alle avversità. Ah già, ma nel 1949 sì che nevicava… adesso, i meteo-astrologi ci hanno convinto che ci stiamo desertificando, che il buco dell’ozono è più grande di quello del Negus, che per avere acqua dovremo andare in Groenlandia ad attingere dagli iceberg che si scioglieranno… Infatti, la maratona verdiana, seppur collocata a pochi giorni dall’inizio della primavera climatica, grosso modo ogni cinque anni incappa in nevicate (mitica quella del 2004) o nubifragi memorabili.

Qualche volta incappa anche in elezioni, come nel 2013 quando fu fissato l’ “election day” che avrebbe dovuto dare una schiacciante vittoria al Peppone di Bettola. Nello spirito di don Camillo, approssimandosi quel capodanno provocai Pietrospino:

24 febbraio, data tragica! Causa elezioni non ti daranno le forze dell’ordine, non chiuderanno le strade… saranno tutti ai seggi! Non è questione dei podisti, che possono votare anche lunedi, ma degli agenti, vigili ecc. Ricordo la maratona di Bologna 21-4-96, giorno elettorale: si fece, ma con 400 partecipanti.

Senza indugio il destinatario mi rispose che lui tirava diritto:

Proprio stamattina ho scritto al Prefetto con la ferma intenzione di far la gara.
Ho modificato completamente il percorso. La, anzi le gare, partiranno da Fidenza Village e si sposteranno nelle campagne circostanti. Non ci saranno assolutamente grandi turbative alla circolazione. I podisti come ben sai sono concentrati sulle loro passioni e nulla li ferma, poi si può votare anche la sera e tutto il giorno dopo. Noi corriamo tra Toccalmatto e Casal Barbato , Priorato e Fontevivo, a chi diamo fastidio?. La macchina organizzativa è inarrestabile sono già partite le iscrizioni. Io voglio andare avanti, recedere vuol dire morire. Non fare il menagramo. Io non posso fare altrimenti.

E vennero le elezioni ma anche la maratona, con partecipazione quasi dimezzata anche causa la puntuale giornata da tregenda. All’incirca come quando don Camillo, spedito in una parrocchia di montagna, riuscì a portarci pure il crocefisso dell’altar maggiore. E chi li ferma quei due lì? (intendo don Camillo e lo Spino). Alla fine della giornata, stette peggio il finto benzinaio di Bettola.
Mentre la maratona, con nome leggermente cambiato ma riportata alla partenza storica di Salsomaggiore (località in piena decadenza, ma beneficata dagli appuntamenti podistici di Chittolini), tira dritto, e al nome di Verdi sta aggiungendo anche quello di Guareschi: se in un lato della medaglia odierna troneggia il Peppino di quelle parti, nell’altro troviamo don Camillo e Peppone in canottiera e pantaloncini; e rimane fisso il passaggio, al km 36, davanti alla casa-museo di Guareschi dove il figlio Albertino vigila. Salvo che lo si fa in senso inverso rispetto ai primi quindici anni, perché del tracciato ‘elettorale’ del 2013 è rimasta la variante tra Soragna, Roncole, Madonna dei Prati e Busseto, su una strada priva di traffico a differenza della precedente.
Anche in questo caso Guareschi aveva anticipato i tempi e, chissà, ispirato Chittolini: in un altro racconto, Peppone prometteva grandi mutamenti di viabilità: il popolo lavoratore, per andare a Solagna [cioè Soragna], che è a sud-est, deve mettersi in viaggio verso nord-ovest; poi, arrivato al Crocilone, girare a destra e procedere in direzione nord-est fino alla Strà Lunga… e dopo 14 km raggiungere finalmente Solagna… In altre parole, il popolo lavoratore è costretto a compiere un giro viziato che gli costa la bellezza di km 10 e mezzo.

Terre Verdiane 2018


Insomma, accanto alle musiche verdiane, diffuse da altoparlanti felicemente collocati ai lati delle strade (e per la velocità di diffusione del suono ti capita di sentire il do di petto “All’aaarmi!” sfasato di qualche secondo, da due altoparlanti piazzati a 3-500 metri l’uno dall’altro), si sovrappone la memoria guareschiana.
Nei primi 9 km corsi sotto la neve (vedere foto by Morselli, così imbacuccato che l’ho riconosciuto solo dalla voce) e con un vento freddissimo che veniva da nord-est (cioè contrario al nostro senso di marcia almeno fino al km 22, e dal 35 al 39), pensavo piuttosto al Guareschi internato nei lager polacchi e tedeschi tra il 1943 e 1945, chiedendomi se aveva più freddo lui o noi; e all’ingresso in Fidenza, marcato da un piccolo aumento della temperatura percepita, ho immaginato che adesso stessimo in una delle baracche, dopo l’appello all’addiaccio del primo mattino.
E Giovannino è tornato in mente durante l’attraversamento di villa e parco di Soragna al km 29, introdotto appunto nel 2013: il noce più grande del parco è quello che, secondo un altro toccante racconto, “Gerda”, fu scelto come torre di avvistamento dei tedeschi durante l’ultima guerra. “Una pianta secolare stupenda. Qualcosa di fenomenale”. Lo stavano per tagliare e vendere, quando ai suoi piedi ritorna il soldato Franz con la giovane sposa, appunto Gerda. Siamo nel 1952, e Franz, che il 10 aprile 1945, sceso dal gabbiotto in cima al noce, aveva inciso sul tronco il suo nome, ora ce lo riscrive, con la data nuova e aggiungendo il nome della sposa. E quell’albero scampa per sempre al suo destino di morte: e adesso il nostro passaggio di pacifici soldatini lo anima.
Poi, chi non si è fermato ai traguardi intermedi va alle Roncole, confortato da un infoltimento degli altoparlanti verdiani, che come nel “Va pensiero” ci ispirano “un concento che ne infonda al patire virtù”. All’ingresso delle Roncole ricomincia il vento contrario (ma non nevica più) fino appunto alla Madonna dei Prati: in Guareschi

una fabbrica massiccia e alta che si levava a lato di una strada deserta e solitaria, e tutt’attorno erano campi nudi e crudi

(oggi, i solchi delle piantate sono marcati da linee continue di neve, che il vento ha fissato e ghiacciato anche sul lato est degli alberi).
Su quella strada don Camillo incontrò Peppone, che di nascosto dal Partito andava a chiedere la grazia alla Madonna per il suo bimbo malato. Mentre Peppone entra “col suo bambino in groppa”, don Camillo rimase a far la guardia fuori della porta. Poi, per star più comodo, si inginocchiò su un sasso e disse alla Madonna dei Campi le cose che Peppone non avrebbe saputo dirle.

Noi podisti delle ultime schiere (saremo 534 classificati, di cui solo 12 oltre le cinque ore: considerando che i Gps danno concordi 400 metri in più della distanza canonica, direi che qui siano venuti soprattutto quelli ‘buoni’) alla chiesa voltiamo a sinistra riportandoci in parziale favore di vento, e guardiamo la successione di un campanile dopo l’altro fino a fissarci sul castello di Busseto, dove ci aspettano ancora Roberto Brighenti che già ci aveva intrattenuto alla partenza, e la tradizionale pasta asciutta, che tonifica un po’ lo stomaco rimasto alquanto orfano di bevande calde specie nella prima parte della corsa. Il pieno gastronomico è comunque garantito da un pacco gara dove trovi un po’ di tutto.
Consueto trasporto in bus alle docce, la cui temperatura è più che accettabile; basta non confondere il pullman delle docce con l’altro uguale che riporta a Salsomaggiore: ci furono anni in cui il bus per Salso faceva sosta anche negli spogliatoi, per raccogliere i docciati e portarli infine al luogo di partenza senza appestare l’aria col sudore rappreso. Ma oggi di sudati ce n’erano davvero pochi.
Gli arrivati della gara lunga sono una trentina in meno dell’anno passato, e all’incirca tanti quanti due anni fa (quando il clima era però decisamente migliore); solo 133 quelli della 10 km (facciamo 9,300), che fu la prima gara affiancata alla maratona dal 1998, 553 quelli della Ventuno e 497 nella Trenta.
Si aggiungano i non competitivi delle due gare più corte, e direi che anche quest’anno Pietrospino, primo allievo di Gigliotti, indi allenatore di Alessandro Lambruschini e altri campioni, ha fatto un bel regalo non solo a noi ma soprattutto alle Terre che ama.

 

I VIDEO

La partenza

 

Il passaggio al 7° Km

 

Il passaggio al 20° Km

 

 

Informazioni aggiuntive

Fotografo/i: Stefano Morselli

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1 commento

  • Link al commento Mercoledì, 28 Febbraio 2018 01:03 inviato da manu rebuz

    Complimenti...a leggere tale articolo sembra di aver corso dentro a un viaggio nel passato...invece che contro neve ghiacciata trasportata da vento ancor più freddo.
    Complimenti anche a tutti quei volontari che hanno preso del freddo permettendoci di correre ugualmente!! chapeaux

    Rapporto

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