Direttore: Fabio Marri

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Fabio Marri

Fabio Marri

Probabilmente uno dei podisti più anziani d'Italia, avendo partecipato alle prime corse su strada nel 1972 (a ventun anni). Dal 1990 ha scoperto le maratone, ultimandone circa 280; dal 1999 le ultramaratone e i trail; dal 2006 gli Ultratrail. Pur col massimo rispetto per (quasi) tutte le maratone e ultra del Bel Paese, e pur tenendo conto dell'inclinazione italica per New York (dove è stato cinque volte), continua a pensare che il meglio delle maratone al mondo stia tra Svizzera (Davos e Interlaken; Biel/Bienne quanto alle 100 km) e Germania (Berlino, Amburgo). Nella vita pubblica insegna italiano all'università, nella vita privata ha moglie, due figli e tre nipoti (cifra che potrebbe ancora crescere). Ha scritto una decina di libri (generalmente noiosi) e qualche centinaio di saggi scientifici; tesserato per l'Ordine giornalisti dal 1980. Nel 1999 fondò Podisti.net con due amici podisti (presto divenuti tre); dopo un decennio da 'migrante' è tornato a vedere come i suoi tre amici, rimasti imperterriti sulla tolda, hanno saputo ingrandire una creatura che è più loro, quanto a meriti, che sua. 

Domani, domenica 16, prende il via la “prima” maratona di Catania, insignita dalla Fidal della Bronze Label. Basterà un vialone rettilineo di 10,5 km (anzi, se capiamo bene, da 5,250) per contenere tutti gli 814 iscritti, dei quali però solo184 prenderanno parte alla maratona (cioè in su e in giù per 4 volte) e  414 alla mezza maratona, secondo i comunicati ufficiali. I quali aggiungono che la grande maggioranza dei corridori è siciliana, e la società con più atleti al via è l’Atletica Sicilia che organizza l’evento, con 61 iscritti, seguita da Floridia Running (28), Podistica Messina (27), Atletica Augusta Club (24) e Pietro Guarino Rosolini (20).  Ma è previsto pure qualche bolognese, milanese e veneziano, oltre a un contingente di polacchi e altri da una decina di stati esteri.

Certo il percorso non attira granché, e dall’ultimo comunicato abbiamo notizie di qualcuno che ne abbia lamentato lo squallore (come se non bastasse: poche settimane dopo che il rapporto Ecosistema urbano di Legambiente, incentrato  sui settori di aria, acqua, rifiuti, trasporti, ambiente ed energia, ha collocato Catania al 104° e ultimo posto in Italia, con un peggioramento rispetto al 100° posto dell’anno passato). Recita infatti un comunicato di questa mattina:

 In merito a notizie apparse stamane su alcuni media, riguardo la scelta del percorso della Maratona di Catania, colpa a loro dire dell’Amministrazione comunale, l’organizzazione dell’Atletica Sicilia, pur non volendo strumentalizzare la notizia ad un giorno dalla manifestazione, precisa che l’idea è nata dal volere di riportare la maratona a Catania, avviando un progetto pronto a coniugare l’aspetto sportivo  con il minimo impatto  sulla città; questo perché mesi addietro non si era a conoscenza della effettiva ricaduta che l’evento avrebbe avuto. Adesso, numeri alla mano, ci dicono che si è pronti per proseguire nel progetto.  Ovviamente, l’idea di “andare” sul lungomare Kennedy è stata dettata dal fatto che la cosa avrebbe ridotto i costi, riguardo l’allestimento di tutta la parte del percorso stesso e al contempo avrebbe ridotto l’impatto sulla città in termini di traffico. La location sul litorale della Plaia  mira a destagionalizzare l’intera zona, dando la possibilità agli albergatori di avere un buon numero di richieste anche in un periodo diverso da quello estivo e quindi di piena affluenza. Non ultima la possibilità di offrire agli atleti, sempre alla ricerca di buone performance, un percorso piatto e di conseguenza veloce, che ben si presta a ottimi risultati cronometrici.  L’organizzazione non ha dunque lasciato nulla al caso e ha lavorato di pari passo con l’Amministrazione comunale, sempre disponibile sin dall’inizio, fino ad arrivare agli ultimi giorni con gli interventi di pulizia straordinaria effettuati proprio sul viale Kennedy. Proprio per questo ci auguriamo che dopo il 16 dicembre la stessa Amministrazione comunale sia pronta per “parlare” del 2019, per una maratona che non è abbandonata ma che è la maratona della città.

Insomma, a denti stretti si ammette che utilizzare uno spazio ristretto facilita la gestione (certo, bastano un ristoro alla partenza/arrivo/giro di boa, e uno a metà, e tutto è fatto). Curioso l’avvertimento degli organizzatori: Per la maratona saranno predisposti dei ristori a loro dedicati con frutta, biscotti secchi, frutta secca. Attenzione: I ristori per i maratoneti saranno opportunamente segnalati e non potranno essere utilizzati da coloro che partecipano alla Mezza Maratona e 10,5km, in caso contrario saranno previsti provvedimenti come da regolamento.
Cosa prevede il regolamento per chi attinge a un ristoro senza il pettorale apposito per quella gara??

Né, col percorso quasi in pista, si rompono le scatole al traffico, che nel resto della città proseguirà come sempre, con “minimo impatto”. Che poi mettere un percorso su una certa strada faciliti l’occupazione alberghiera di quella zona ‘balneare’ lo si vedrà coi fatti.

Quanto poi alla denominazione di “prima” maratona di Catania, siamo come al solito al numero 1 della seconda, terza o N serie, dal momento che in questa città (senza considerare le maratone che si dirigono verso l’Etna) il 4 novembre 1966 si svolse addirittura il campionato italiano di maratona (sotto vi diamo l’ordine d’arrivo dei primi dieci, solo maschi come usava allora); e il 31 dicembre 1998 vi si corse la “98 Sicily Marathon”, conclusa da 165 atleti, su un percorso addirittura tracciato e diretto da Orlando Pizzolato con l’assistenza di Alberto Cova.

Il giro era sicuramente più ameno dell’attuale, dato che partiva e arrivava nella centrale e panoramica Villa Bellini, si spingeva fino ad Aci Trezza poi rientrava in città all’altezza della mezza maratona per concludersi con 4 giri di 5 km. Vinse il keniano Paul Yego nel tempo di 2.09:08 (che sarebbe eccellente se il percorso non fosse risultato più corto di circa 1400 metri), mentre fra le 10 donne arrivate prevalse l’ucraina Irina Skliarenko in 2.44:28.
Anche vari podisti amatori realizzarono tempi meravigliosi, salvo poi essere sospettati, non solo dei 1400 metri in meno che toccarono a tutti, ma di non aver fatto nemmeno tutti i 4 giri richiesti (infatti, in mancanza di chip e di altri strumenti più artigianali, di spunta manuale ecc., erano i giudici d’arrivo a chiedere ai podisti in transito se avessero finito o gliene mancava ancora).

Cartelli pubblicitari lungo le strade ammonivano “Non fate cassate!” (era la pubblicità di una ricotta).

Alla sera, il sindaco long-stay Enzo Bianco presiedette le feste per il nuovo anno, proclamandolo, in anteprima assoluta, quasi cinque minuti prima della mezzanotte. Il povero William Govi, che dopo aver corso era in piazza con una bottiglia di spumante e tanti bicchieri di carta per gli amici, commentò: qui è tutto più corto, dalla maratona all’anno!

Non sappiamo se l’esperienza fu ripetuta: ci basta però per dire che questa del 16 dicembre 2018 non è la prima. Speriamo almeno che sia la migliore.

 

Ecco la nostalgica classifica della maratona di Catania del 4 novembre 1966

  1. Antonio Ambu (Lilion Snia Varedo) 2.22’24”2
  2. Domenico Ascenzi (Fiamme Oro Bari) 2.27’02”
  3. Hermann Geier (Sudtiroler Bolzano) 2.28’39”2
  4. Giovanni Pizzi (Fiamme Gialle) 2.29’31”
  5. Giorgio Zanfrini (Fiamme Gialle) 2.31’29”1
  6. Francesco Amante (Lib. Catania) 2.31’31”3
  7. Paolo Accaputo (Fiamme Gialle) 2.32’19”2
  8. Umberto Laganà (G.S. Italsider Genova) 2.33’22”3
  9. Giuseppe Errico (Fiamme Oro Bari) 2.35’03”
  10. Francesco De Menego (Fiamme Gialle) 2.35’15”3

9 dicembre - Come da precetto vulgato, non si spara sulla Croce Rossa, e dunque non starò a criticare questa seconda puntata delle quattro gare di quartiere che da 41 anni coprono il calendario di dicembre per la città di Modena.

Una gara a iscrizione gratuita che alla fine regala una tavoletta di cioccolato, che manda i vigili a presidiare i due incroci con una strada di grande traffico, e per il resto instrada i podisti su piste ciclabili attorno ai due parchi principali della zona (attraversandone però solo uno, quello intitolato alla Resistenza cui si riferisce la maggior parte delle foto di Teida Seghedoni, dalle quali spuntano anche i palazzoni che sorgono a limare i confini dei parchi in omaggio al promesso ‘saldo zero’ del consumo di territorio: vedi foto 76-83, 242-290 ecc.), merita che non si infierisca sul fatto che il percorso consisteva in un misero giro di 3,800 (foto 5) da ripetere a scelta fra l’una e le tre volte (imitando con questo una criticatissima gara parrocchiale svolta pochi mesi fa nella stessa zona); che il tè offerto all’unico ristoro (foto 624-626) sapeva fortemente di cloro, e comunque all’arrivo di chi aveva fatto i tre giri partendo regolarmente, era esaurito (rimaneva l’acqua fresca, abbastanza inutile vista la temperatura prossima allo zero - vedi foto 59-61-; esaurita in fretta l’abituale dotazione di biscotti, mai vista la frutta).

Per il resto, è stato un gioioso assembramento di non competitivi (patetico il passaggio, preceduto da ben tre ciclisti con fischietti attivati, del primo, cioè di uno dei pochi che prendesse la corsa sul serio: foto 421-423), di famigliole con cane (foto 62, 225, 271, 339, 525 ecc.), più raramente con bambini (229-231), ma non di bambini che corressero per conto proprio (quelli, alle gare modenesi non sono invitati), o infine di maschiotti spelacchiati che nelle corse trovano l’unica speranza di imbarcare, mentre la rispettiva moglie li aspetta alla tenda sociale senza correre ma avendo ‘acquistato’ a zero lire un congruo pacchetto di pettorali cioè di cioccolata (foto 629-630).

È ciò che resta di quanti, 45 anni fa, su questi parchi non ancora intitolati correva con ardore giovanile  le prime campestri o partecipava con incosciente entusiasmo e senza tante visite mediche alle sgambade che cominciavano a nascere: questo tipo di podismo si è trasformato da sport a servizio sociale, specie geriatrico, alternativa al gioco delle bocce che ormai non esiste più (lungo il percorso si costeggiava almeno un bocciodromo in sfacelo allo stesso modo dell’attiguo campo da tennis e dei giochi per bimbi) o della briscola, e certamente più sana che andare in discoteca. Come potremmo dirne male?

Un po’ danneggiato dall’imminenza della maratona di Reggio questo Gran Premio ormai classico, nato sull’onda della passione per il ciclismo della famiglia Montanari, ma nel quale presto il podismo si è ritagliato uno spazio importante.

Gara “fuori coordinamento”, e dunque soggetta a subire anno dopo anno la concorrenza delle corse ufficiali low cost (oggi era stata fissata a San Damaso, dunque a una decina di km), eppure capace di richiamare, ogni anno per l’Immacolata, un centinaio e più di appassionati, dai cacciatori di prosciutti ai dilettanti purissimi, che corrono solo per il piacere di farlo.

Ne cito uno sconosciuto ai più, Massimo Bedini, classe 1960, ex arbitro di calcio, tesserato Fratellanza, 6h06 nell’ultima maratona di Ravenna, che pur sapendosi destinato agli ultimissimi posti delle classifiche si iscrive a tutte le gare competitive; e conoscendolo da anni, direi che sia anche migliorato: oggi ha superato di pochi secondi l’ora, sui 10 km del tracciato, e non è nemmeno arrivato ultimo (lo trovate nella foto 301 di Teida Seghedoni).

Dicevo che la maratona di Reggio dell’indomani ha indotto molti abituali frequentatori di questa gara, ma iscritti alla 42, a disertarla, oppure a presentarsi per camminarla in modalità non competitiva (possibilità non prevista dal regolamento, ma praticata e tollerata). C’è anche chi l’ha corsa senza pettorale, ma evidentemente se lo poteva permettere, e qui non c’erano vigili genovesi a sbatterlo fuori.

A proposito di vigili: le strade, deliziosamente immerse nella campagna a sud di Modena (guardate l’anatroccolo delle foto 29-31) erano perfettamente chiuse al traffico e sorvegliate sia da vigili sia da volontari. Si è corso su un anello di 5 km da ripetere due volte; cronometraggio e giudici di gara Uisp, senza chip ma con rilevamento manuale. La partenza è avvenuta in un paesaggio nebbioso, poi è spuntato un pallido sole a festeggiare gli arrivi: è andata di lusso, rispetto al ghiaccio che ci aveva colto in altri anni.

Ha vinto un abbonato a questo genere di gare, Omar Choukri della Panaria, in 32:10 (foto 71-76), facendo il vuoto dietro sé col lasciare a oltre due minuti il compagno di squadra Marco Rocchi, che a sua volta ha prevalso di un soffio su Emilio Mori correggese.
Più combattuta la gara femminile, che ha visto al traguardo le prime tre in meno di un minuto: l’immagine di copertina del servizio fotografico (e la foto 106) ritraggono la lotta al primo giro tra Laura Ricci (Corradini) e Daniela Ferraboschi (Panaria): ha vinto la prima in 38:03 (vedetela sorridere incantevole nella foto 239), 19 secondi davanti alla rivale; terza Gloria Venturelli (Rcm) in 38:58.

E mentre, dopo l’arrivo dei podisti e degli handbikers, andava in scena il mitico terzo tempo a suon di crescentine, vin brulé e caffè assolutamente compresi nel prezzo d’iscrizione di 5 €, toccava ai ciclisti di cimentarsi nelle competizioni di cross e di mountain bike, forse ancor più sentite (date le tradizioni della Casa) della gara a piedi.

 

Giovedì, 06 Dicembre 2018 15:34

Mandellinovecentomila. Anzi, di più

Domenica scorsa, 2 dicembre, pubblicando su Podisti.net il 966° servizio fotografico relativo al 5° Eurotrail Città di Paderno Dugnano, Roberto Mandelli ha raggiunto la cifra di 900.292 foto pubblicate sulla nostra testata. Non da oggi, la presenza di Roberto agli eventi sportivi è considerata dagli organizzatori un sigillo di qualità, e molto spesso, accanto e oltre alla rituale scaletta per riprendere un po’ più in su del pianoterra, gli vengono forniti ‘ascensori’ di maggior efficacia, come appunto la gru che domenica è servita per issarlo fino a 25 metri d’altezza.

Ridisceso a toccare l’erba o l’asfalto, Mandelli (classe 1949, ferreamente sposato, padre e nonno premuroso, nonché fratellone che si interessa pure ai santuari mariani della Lombardia) è stato ed è conteso dal popolo podistico femminile, che se lo ruba e pretende i cosiddetti selfie da mettere nei propri privatissimi album ma anche da mandare in giro per suscitare invidia nelle colleghe cui non è arrisa una simile fortuna.

Alla cifra di 900mila e rotti, dobbiamo poi aggiungere la rielaborazione ‘a comando’ di tante foto, proprie e altrui, per creare combinazioni e fotomontaggi spiritosi: un valore aggiunto ai nostri resoconti e alle nostre critiche. Da Forrest Gump a Fantozzi a tanti altri, molti sono i personaggi catapultati all’interno di maratone e ultramaratone, la cui presenza dice più di tanti commenti. Se le foto sono di Mandelli, non fermatevi al primo sguardo…

Mandellinovecentomila. Anzi, di più

2 dicembre - La maratona di Valencia “Trinidad Alfonso” si colloca sempre più tra le grandi d’Europa, sia per il numero di partecipanti (oggi ventiduemila, di cui duemila italiani, che dunque stanno trasformando questa gara nella loro New York europea), sia per i risultati tecnici ottenuti, grazie al percorso estremamente piatto e alla temperatura ideale, oggi, di 13 gradi in una giornata soleggiata.

Come apprendiamo dal comunicato della IAAF (https://www.iaaf.org/news/report/gebrselassie-valencia-marathon), dietro al vincitore Leul Gebresellassie, etiope venticinquenne affacciatosi alla ribalta della maratona quest’anno con la gara di Dubai a gennaio (2.04:02), che oggi ha trionfato in 2.04:30, altri due atleti sono scesi sotto le 2.05: il marocchino naturalizzato per il Bahrain El Hassan El Albassi (2.04:43, nuovo record asiatico) e il keniano Mattew Kipkcoech Kisorio (2.04.53). Il vincitore, aiutato fino verso il 30° km da cinque lepri, è comunque riuscito a correre la seconda metà della gara più veloce della prima (1.02 contro 1.02:30; da notare che lo stesso atleta aveva corso la mezza di Valencia nel 2017 in 59:18), e ha preso il vantaggio decisivo solo al 40° km. Tempi sotto le 2.05:30 anche per le posizioni dalla quarta alla sesta maschile: solo a Dubai si era fatto meglio.

Valencia Maraton 2018


Battuto il precedente miglior tempo ottenuto a Valencia (2.05:15), e stabilito il record cronometrico di sempre per maratone svolte in Spagna.

Grandi risultati pure nella gara femminile, dove l’etiope trentenne Ashete Dido ha corso in 2.21:14, superando al km 37 la quarantunenne keniana Lydia Cheromei (2.22:10, primato mondiale W 40), che era partita a razzo col supporto del connazionale Simon Kipngetich (e guardata a breve distanza, in bicicletta, da Miguel Indurain), e aveva passato metà gara in 1.09:32; terza l’altra etiope Tinbit Weldegebril (2.23:37). Negative split anche per la Dido: 1.10:52 / 1.10:22.

Ottava  Valeria Straneo, tornata a correre questa distanza due anni dopo la maratona olimpica di Rio, con 2.30:26. L’azzurra (1.14:26 alla mezza) ha dichiarato di aver sofferto nella seconda parte, ma di essere soddisfatta della sua prestazione.

Di contorno alla maratona si è svolta la 10 km (evento bronze della IAAF), vinta dallo svedese Jonas Leanderson (28:41)e dalla etiope Abreha Tsige (32:03), entrambi coi record della manifestazione.


Primi dieci della maratona (fonte: IAAF)

Uomini

  1. Leul Gebrselassie (ETH) 2:04:30
  2. El Hassan El Abbassi (BHR) 2:04:43
  3. Matthew Kisorio (KEN) 2:04:53
  4. Tsegaye Kebede (ETH) 2:05:20
  5. Norbert Kigen (KEN) 2:05:21
  6. El Mahjoub Dazza (MOR) 2:05:26
  7. Sammy Kitwara (KEN) 2:06:20
  8. Solomon Kirwa Yego (KEN) 2:06:24
  9. Deribe Robi (ETH) 2:07:33
  10. Benson Seurei (BHR) 2:07:37

Donne

  1. Ashete Dido (ETH) 2:21:14
  2. Lydia Cheromei (KEN) 2:22:10
  3. Tinbit Weldegebril (ETH) 2:23:37
  4. Aberu Mekuria (ETH) 2:24:35
  5. Ana Dulce Felix (POR) 2:25:22
  6. Pamela Jepkosgei (KEN) 2:39:45
  7. Stephanie Twell (GBR) 2:30:12
  8. Valeria Straneo (ITA) 2:30:26
  9. Hanna Lindholm (SWE) 2:30:35
  10. Demisei Fadisu (ETH) 2:34:21


Non togliamo a Modena il primato della provincia nella quale si corre tutte le feste dell’anno (tranne una o due.. peccato), e al minor prezzo di tutta Italia, sebbene la provincia sia regolarmente classificata tra le prime dieci del Paese quanto a reddito e risparmio individuale.

In questa fine di 2018 però ci sarà una domenica in cui non si corre (o meglio, si va a correre in provincia di Bologna, a Crevalcore: a memoria, direi sia l’unica volta nell’anno che si sconfina a est, mentre di solito Modena attinge in caso di necessità o a furor di popolo dal reggiano), e un’altra in cui si corre due volte, il 23 dicembre. Addirittura una delle due gare con iscrizione gratuita, mentre l’altra è ‘offerta’ alla terrificante quota di 5 euro, competitiva inclusa.

La prima è la rituale ‘Camminata di quartiere’, che da anni beneficia dell’intervento diretto del Comune di Modena (da cui vanno, o andavano secondo le ultime notizie pervenute, mille euro alla polisportiva che si accollava l’organizzazione): si svolgerà nel quartiere industriale di Modena est, su un percorso grosso modo identico a quello che si pratica da decenni alla vigilia di Pasqua; nel 2017 questa gara si era fatta il 26 dicembre, in collisione con una storica manifestazione bolognese preferita da molti. Partenza ufficiale alle 9,30 (rispettata grosso modo dal 10% dei partecipanti), iscrizione gratuita, percorsi fra i 3 e i 15 km, mezzo chilo di pasta in omaggio, ristoro finale con fette di panettone cui solitamente le società partecipanti aggiungono altre torte e lo spumante nell’imminenza del Natale. A volte come premio per i bambini (da contare sulla dita di una mano quelli che corrono mescolati agli adulti) si aggiunge qualche figurina Panini o gadget similari.

La seconda gara, relativamente nuova, organizzata dal “Modena Runners Club” che si avvale nel contemporaneo supporto di Csi e Uisp ma non del geriatrico Coordinamento podistico modenese (da cui il club è polemicamente uscito l’anno scorso), e però è inserita nel circuito regionale “Corriemilia”, si svolge a San Donnino, dunque 5-6 km a monte lungo il corso dello stesso fiume Panaro sotto cui si tiene la camminata di quartiere.

Così recita il comunicato degli organizzatori:

 

Abbiamo eseguito la certificazione del nuovo percorso gara con il sig. Sarzi Guido tramite bicicletta calibrata: due giri da 5 Km, ancora più veloce e spettacolare. Considerata la logistica e l’elevato standard organizzativo (premiati 70 atleti tra assoluti e categorie + primi 50 uomini e 20 donne + prime tre staffette maschili e femminili + 2 traguardi volanti M/F) ci candidiamo fin da ora per il campionato provinciale UISP 2019, il regionale UISP 2020 ed il nazionale UISP 2021. 

La gara giovanile (che nel 2019 entrerà nel circuito UISP regionale) sarà uno spettacolo soprattutto per gli esordienti con un percorso consigliato dal tecnico Omar Zoboli di Nonantola. Invitiamo pertanto a passare voce a tutte le società che hanno un settore giovanile.

La Christmas Walk sarà a marchio CSI (che ci ospita); non abbiamo di proposito inserito la distanza bensì la durata della camminata per distinguerla dalla corsa. I partecipanti (obbligati a partire tutti insieme visto che il percorso non è segnato e verrà segnalato solo dopo le 9.00) si iscriveranno come i competitivi e avranno anche loro un pettorale ed un premio (stesso pacco gara) a fine camminata. 

L’iscrizione è di 5€ per tutti.

 

E ancora, con ulteriori precisazioni:

 

Dopo la partenza della Christmas Walk sono previste le gare promosse dalla UISP modenese: prima la manifestazione giovanile con una spettacolare corsa di bimbi (esordienti) nel rettilineo di partenza/arrivo; a seguire la gara delle categorie ragazzi/e e cadetti/e sulla distanza di 1000 e 1500 metri con medaglia e gadget per tutti.

Infine alle ore 10 la corsa di 10 km e la staffetta 2x5000 sul nuovo percorso di 5 km a circuito, con lo spettacolare passaggio degli atleti nella zona di arrivo con tanto di traguardo volante e cambi di staffetta. Percorso velocissimo ideale per fare il proprio record su tracciato recentemente certificato; giudici e chip UISP Modena a completare gli standard di qualità per noi imprescindibili per la riuscita di una manifestazione di livello. Per iscriversi alla gara bisogna essere in regola con la certificazione agonistica e aver pagato la quota di iscrizione che fino a giovedì 20/12 sarà di 5€. Previste numerose premiazioni di cui parleremo in un successivo comunicato.

Anche l’area di San Donnino è ipersfruttata dal podismo modenese: tra lì e la contigua San Damaso, ci si vede una decina di volte l’anno. Fino all’anno scorso accanto alla competitiva si disputava una non competitiva, col rituale obolo di 1,5 euro e molto affollata: quest’anno evidentemente no. Non siamo informati sul tracciato ‘nuovo’, ma ben difficilmente si potrà uscire da quella fascia larga  circa un km e lunga due, che sta tra il fiume e la via Vignolese nei paraggi del casello di Modena sud, e in direzione nord-sud tra gli abitati di San Donnino e San Damaso: dove peraltro si sarà già corso l’8 dicembre per una ‘nuova’ Camminata dell’Immacolata (sostitutiva di una “Corsa di San Silvestro” che si disputò il 31-12-17, sette giorni dopo una “camminata di quartiere” fatta a San Donnino: insomma, facite ammuina), a circa 10 km da un’altra gara ‘privata’, da 5 euro ma apprezzatissima soprattutto per il ristoro post-gara, programmata a Spilamberto.

Viva l’abbondanza. Il mondo è bello perché è avariato, diceva una mia amica dottoressa messa sotto processo da qualche PM di larghe vedute per un reato d’opinione.

25 novembre – I coraggiosi organizzatori della “Bartolo Longo” di Pompei, capitanati da Beppe Acanfora, hanno riproposto la loro maratona in linea, dal capoluogo campano alla Città Sepolta nonché sede del grandioso santuario mariano dove la gara si è conclusa.

La maratona si era corsa fino al 2000 (una volta con arrivo dentro agli Scavi, iniziativa memorabile e da ripetere!), poi era stata ridotta ai 28 km della distanza lineare tra le due città. Quest’anno è stata riproposta, senza troppe pretese, con servizi minimi e via via ridotti (sono stati annullati sia i premi di categoria sia il pullman di ritorno a Napoli, né si è visto l'intrattenimento musicale con presentazione dei top runners indicato per sabato pomeriggio) ma con una quota di iscrizione davvero amatoriale, 20-25 euro (30 negli ultimi giorni) con sconti per iscrizioni di gruppo.

Al termine, sono stati 147 quelli che hanno concluso la gara, partita dalla scenografica piazza Plebiscito di Napoli e che, dopo 14 km più o meno nel centro del capoluogo, su un tracciato che ha in parte ripreso quelli della Mezza e della maratona napoletane, ha imboccato più o meno la strada litoranea e, attraverso la serie continua delle cittadine costiere (Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata) è giunta a Pompei costeggiando gli scavi e arrivando proprio di fronte alla grande chiesa nella piazza dedicata al beato Bartolo Longo.

Napoli-Pompei 2018

 

Il tempo imbronciato e un uragano durante la seconda ora di corsa si sono aggiunti ai disagi del traffico: dopo i primi 4 km a Napoli dove gli atleti hanno avuto una protezione assoluta, è cominciata una convivenza tra auto e podisti da principio sopportabile e ben regolata dalle frequenti pattuglie di vigili urbani, poi divenuta alquanto problematica intorno alla metà percorso, infine tornata più tranquilla nell’ultima decina di km, quando è addirittura apparsa una corsia dedicata. Prima, ai corridori si imponeva la scelta fra la strada (quasi sempre ciottolata, e abbastanza trafficata) e i marciapiedi a lato, con tutte le loro problematiche: sconnessioni, gradini a ogni incrocio, auto in sosta, cassette dei venditori di frutta, cacche di cane, l’immondizia sparsa che per Di Maio è solo una ceppa, e via dicendo. Si aggiungano i continui saliscendi, dal livello del mare fino ai 78 metri del km 29, che hanno portato il dislivello complessivo a superare i 400 metri.

Sufficienti le segnalazioni mediante frecce dipinte sull’asfalto, e va aggiunto che a tutti i bivii e gli incroci erano presenti forze dell’ordine o volontari; scarsini i ristori, consistenti essenzialmente in bottigliette d’acqua, che peraltro ho visto solo ai km 5, 20, 27, 30, più un po’ di frutta al 35. Ai km 10 e 15 si intuiva che ci fosse stato un cosiddetto 'abbeveraggio' dalle bottigliette vuote a terra, ma per chi marciava ai 6/km non c’era più niente da prendere.

Per fortuna, dopo un’ora di pioggia torrenziale, è smesso, e addirittura verso Pompei è apparso un po’ di sole, non però capace di asciugare l’acqua alta che letteralmente inondava la strada ai km 38-39 (anche le fognature devono appartenere alle ceppe dimaiesche).

All’arrivo, spogliatoi angusti e senza acqua corrente (salvo non andare in fondo all’attiguo refettorio per usufruire dei gabinetti collettivi), ristoro piuttosto spartano arricchito dal pasta party (ma non per i ritardatari).

Ha vinto Youssef Aich, unico marocchino in gara, con 2.36:56, e cinque minuti di vantaggio su Mario Maresca (cronometraggio tramite chip Tds, tappetini di rilevamento solo alla partenza e all’arrivo, e due o tre posti di controllo con spunta manuale); prima tra le 22 donne la W 45 Mara Calorio, tesserata Runcard, in 3.10:05. A entrambi i vincitori sono toccati (o almeno così garantiva il programma) 500 euro.

Tre supermaratoneti hanno chiuso a pari merito la teoria degli arrivi, in 5.12:29: il romano Michele Quarto, il foggiano Massimo Faleo (che qui fungeva da capogruppo del Club Supermarathon) e il milanese Vito Piero Ancora, primatista italiano come numero di maratone e che quest’anno è destinato a battere nuovi record, al pari della coppia barlettana Angela Gargano-Michele Rizzitelli che hanno concluso poco avanti.

Venerdì, 23 Novembre 2018 22:21

Abuso di maratona

Stavo programmando di scrivere questo pezzo quando l’email mi ha scaricato l’articolo “Maratona, maratona, maratona e domani farei un’altra maratona” firmato per Endu da Andrea Toso . In realtà non volevo parlare esattamente di quest’argomento, cioè “quante maratone è opportuno fare in un anno?”: quando cominciai io – il passato remoto è d’obbligo – i sacri testi dicevano 2 o 3 l’anno, e infatti il primo anno ne corsi due, il secondo tre, il terzo volli testarmi correndone sette; poi, una volta liberatomi di tutti i malanni all’apparato locomotore (o almeno tenutili sotto controllo, imparato come si curano o si prevengono) mi sono assestato sulle 10-12 l’anno.

Molte per il “comune sentire” e per tecnici seri come Maurizio Lorenzini, pochissime per la prassi dei cosiddetti supermaratoneti, che non hanno più paura nemmeno delle cento maratone l’anno; tant’è vero che ogni anno perdo posizioni nella classifica annuale di “chi ne ha fatte di più”. A fine 2010 ero 25° assoluto, ma alla fine dell’anno scorso sono scivolato al 34° posto, perché i miei miserabili 655 km percorsi in un anno, in 15 occasioni diverse (sono conteggiate anche le ultramaratone) mi collocano a un miserabile 149° posto stagionale, davvero un’inezia rispetto alle 84 e 61 maratone totalizzate dal primo uomo e dalla prima donna italiana.

Ai quali (senza far nomi), e ai loro ‘simili’ si riferisce Toso (cui la Maxiclassifica cartacea assegna una sola maratona nel 2016 e nessuna nel 2017), con queste parole: “forse, collezionano patacche e pettorali per numerare le maratone, ‘ne ho fatte 100, sono a 115 tra maratone e ultra’ è la tipica sentenza, e noi ne rimaniamo un [sic]  inizialmente ammirati, fino a sentire i cronometri da ritmo shopping. Tacche sul fucile…. ma certe distanze diventano dannose al nostro organismo, in radicali liberi, danni muscolari e traumi al sistema scheletrico. Le endorfine sono la droga naturale del nostro organismo e come da battuta costano meno di uno psicologo, ma tra scarpe esauste viaggi ed iscrizioni esiste forse un bilanciamento”.

Lascio impregiudicato il quesito (anche se non dubito di come la pensi Lorenzini): io però, conoscendo molti di questi supermaratoneti, parecchi dei quali più anziani di me, li vedo nonostante tutto sanissimi: c’è addirittura un medico ortopedico/fisiatra, più vecchio di me, che in carriera ho sempre battuto, finché lui ha compiuto 70 anni, e da allora mi arriva quasi sempre davanti.

Mentre i danni scheletrici, le carriere troncate per esaurimento di menischi e così via, le ho constatate, in quasi mezzo secolo che bazzico questo mondo, non tanto nei supermaratoneti (sì, due o tre sì, ma non di più), quanto piuttosto in quei giovanotti assatanati dei 3:30 a km, delle mezze corse sotto l’ora e dieci, dei trail fatti zompando in discesa da un sasso all’altro. Lo storico recordman delle maratone, Beppe Togni, correva ben oltre gli 80 anni, si può dire fino alla morte, come fa adesso il carpigiano Antonino Caponetto (lunga vita: l’ultimo nostro ‘scontro diretto’, alla fu-maratona di Carpi, si è risolto a suo favore!).

Ovviamente diverso è il discorso tecnico: se correre una maratona in 4 ore e mezzo sia “ritmo shopping” come scrive Toso (che nella sua ultima maratona ha fatto 3.59:28, giusto come feci io nella mia prima, quando non ne sapevo niente), e se dobbiamo lasciare i 42 km solo a quelli sotto i 4 minuti a km, per far regredire il mondo del podismo ai tempi che i campionati italiani li vinceva Antonio Ambu su un lotto di 50 partecipanti, è una questione (scriveva Manzoni in una parte dei “Promessi sposi” che poi cancellò) sulla quale non ardisco esprimermi.

Ma, come dicevo, l’articolo di Toso è solo un accessorio (un accidente, direbbero i filosofi aristotelici e i neogrammatici) rispetto al tema “abuso di maratone” suggeritomi dall’articolo, stavolta ‘nostro’, di Rodolfo Lollini sull’ultramaratona, per l’esattezza la 24 ore, corsa su tapis roulant in Norvegia e terminata col record mondiale http://www.podisti.net/index.php/notizie/item/2878-record-mondiale-su-tapis-roulant-264-km-in-24-ore.html

Un paio d’anni fa avevo assistito, in anteprima alla maratona di Reggio, a una ‘impresa’ analoga, non so se coronata da qualche Guinness come usa dire; record che comunque era stato superato nel 2017 da un Luca Turrini che l’aveva conseguito addirittura a Sidney. Turrini è di Bovolone (VR), località dove una volta ho corso una maratona: adesso la maratona non la fanno più, e allora i bovolonesi si sfogano sul tapis roulant? L’anno scorso mi era poi capitato di assistere a un paio delle 60 maratone consecutive che un nostro vecchio amico, Daniele Cesconetto, ha corso su tapis in prossimità della maratona di Conegliano: siccome l’aveva fatto per beneficenza, avevo commentato “a parte il Guinness dei primati (che mi lascia piuttosto scettico, specie da quando c’è anche chi fa la maratona palleggiando con due palle da basket), è una iniziativa da elogiare”.

Vedo che la moda comunque si diffonde, e addirittura diventa oggetto di scrittura, diciamo così, d’autore: sulla “Lettura” del Corriere della sera di domenica scorsa, 18 novembre, un articolo di Daniele Giglioli (un po’ troppo difficile e raffinato per i miei gusti sempliciotti, ma non per i salotti d’alto bordo dove le  professoresse con l’erre moscia fanno perlomeno finta di capire) tira la volata al romanziere e maratoneta  Mauro Covacich (peraltro assente dalla citata maxiclassifica dei due ultimi anni), di cui presenta una raccolta  di quattro romanzi come “caparbio esperimento di autofinzione in cui il narratore si è fatto anche performer”.

A spiegare meglio (diciamo così): “Covacich stesso si è fatto performer correndo i quarantadue chilometri e rotti della maratona (specialità cui è dedito il suo personaggio Dario Rensich) su un tapis roulant, una performance intitolata non a caso L’umiliazione delle stelle”: che non è uno dei quattro romanzi ristampati ma, come leggiamo da una didascalia a parte, una “video/audio-installazione”, da cui è tratta l’immagine raffigurante  - suppongo - Covacich stesso in slip con tanto di cardiofrequenzimetro e boccaglio per la respirazione a bordo, si immagina, di un tapis roulant da cui appare che abbia finora corso 29 km in 3h02 (quasi quasi ce la faccio pure io, ma non scomoderò la Nave di Teseo per raccontarlo).

Suppongo appartenga all’articolista, ma sia ispirata dal romanziere, la definizione della maratona: “disciplina espiatoria se mai ve ne furono, tortura semovente in cui si perdono chili, acqua, fiato, succhi gastrici, deiezioni intestinali, col rischio costante che ti scoppi il cuore”.

Che schifo, e che palle (nel senso di frottole e non solo). Insomma, che abuso di maratona:  arrivato pure alla più antica università del mondo, quella di Bologna, il cui prorettore Enrico Sangiorgi (su “Sette”, altra filiazione del “Corriere” rimodellata dal presenzialista e piacione Severgnini: 15 novembre, p. 70), per esemplificare la scelta di concedere agli studenti di rifiutare il voto d’esame, ma una volta sola, usa questo paragone: “Allo stesso modo, se ci si trova ad allenare un aspirante maratoneta, non si inizia facendogli percorrere quaranta chilometri, ma d’altro canto non si può neanche pensare di farlo correre sempre e solo per cento metri”.

La metafora alquanto barocca (non a caso dall’università di Bologna sono usciti i più grandi studiosi del barocco, da Raimondi a Battistini, e a Bologna si è laureato pure Daniele Giglioli) dovrebbe essere spiegata così: non possiamo pretendere che uno studente superi al primo colpo un esame, dobbiamo farlo allenare e permettere che la prima volta si ritiri; ma la seconda volta, la maratona deve finirla, altrimenti…”.

… Altrimenti lo manderemo sul tapis-roulant.

Martedì, 20 Novembre 2018 19:01

Rivalta (RE) - Camminata alla Vasca di Corbelli

18 novembre - Si presentava ufficialmente come "33° Camminata di S. Pellegrino e della Vasca di Corbelli", perché nella sua lunga storia (che ha avuto varie interruzioni, e cambiamenti di stagione dalla primavera a questo inoltrato autunno) il ritrovo è oscillato tra la periferia sud di Reggio e invece le prime pendici delle colline reggiane che portano verso Bismantova e il Cerreto.

Anche la ripresa attuale della gara, che Nerino Carri ha collocato intorno alla “Vasca di Corbelli” (cioè uno specchio d’acqua circolare creato per alimentare le fontane di “Villa d’Este”, una delle ultime residenze estensi a sud di Rivalta, voluta dal duca cornificatore e cornificato Francesco III, poi acquistata dalla famiglia Corbelli) ha cambiato tracciato, fino a diventare pressoché interamente su sterrato, lungo le belle piste ciclopedonali tracciate e ottimamente tenute su entrambe le rive del torrente Crostolo e nelle campagne circostanti: una parte di queste è utilizzata anche, da vari anni, per il tratto finale della maratona di Reggio.

Molti infatti erano i reggiani e limitrofi venuti qui, in assenza di velleità competitive, per affinare la preparazione a tre settimane di distanza dall’evento: non pochi quelli che sono arrivati di corsa dalla città, o ci sono tornati, per aumentare il chilometraggio rispetto ai 18 indicati dalle tabelle (oltre, naturalmente, a percorsi minori di 4, 8 e 12 km). Gran pienone, direi, sottolineato dalla presenza di tre fotografi ufficiali di Podisti.net, incluso ovviamente Nerino (mentre Tetyana è rimasta in zona ristoro finale, a cospargere di marmellata le fette biscottate), oltre che di due fotografi ufficiali di Modenacorre (sebbene la gara ufficiale del coordinamento fosse a Mirandola). Qui trovate duemila foto, di tutti i generi.

http://www.podisti.net/index.php/component/k2/item/2847-18-11-2018-rivalta-re-camminata-alla-vasca-di-corbelli.html

Era la prima giornata freddina d’autunno, con temperatura alla partenza di 5 gradi, e mai sopra dei 9-10: cielo semicoperto, e quasi tutti abbiamo optato per le maniche lunghe, taluni pure pantaloni lunghi, guanti e berrettino. Percorso, ripeto, molto gradevole, a cominciare dal primo km che è stato il giro completo intorno alla Vasca. Pare che tre o quattro distratti siano inciampati su radici o simili, e addirittura venga sollecitato il ritorno all’asfalto, che sarebbe una solenne sciocchezza.
Segnalazioni ottime, addetti a presidiare i pochi incroci o tratti stradali attraversati, tre ristori in aggiunta a quello finale più che discreto (solo il tè magari lo si sarebbe desiderato più caldo), e possibilità di acquistare a buon prezzo frutta fresca e gnocco fritto: dieci pezzi a cinque euro non li trovate ovunque.




Da un’ idea come sempre originale del Presidente del Passo Capponi, Alessio Guidi da S. Agata Bolognrese, è nata l’idea del circuito delle "SixERs Minors 2019", che prende spunto dal fin troppo noto e dispendioso circuito delle sei World Marathon Majors. Guidi ha convocato attorno a un tavolo (probabilmente arricchito da lambrusco e salumi) sei Maratone dell'Emilia Romagna, con cui ha concertato questo nuovo momento di sfida goliardica (dopo la celebre sfida per la maratona di Bologna), che riunirà dunque le organizzazioni degli eventi di Crevalcore, Rimini, Ferrara, Parma, Ravenna e Reggio Emilia (in ordine di calendario). Chi parteciperà entro l'anno a tutte le 6 maratone riceverà un riconoscimento finale che verrà svelato prossimamente. 

L’invito pertanto è ad iscriversi, e soprattutto a finire le SixERs per poter entrare nella storia ‘minore’: e attenzione che, siccome Crevalcore nel 2019 si svolgerà per l’ultima volta, o la si fa adesso o mai più!

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