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Ciao Jeff e grazie per il tuo “Metodo Galloway”

4 MARZO 2026 | Di Rodolfo Lollini
Alcuni dei suoi best seller sulla corsa

Una settimana fa, lo scorso 25 febbraio, all’età di 80 anni ci ha lasciati Jeff Galloway. Un nome che ai più giovani o a chi ha abbracciato da non molto tempo la corsa non dirà molto, ma che ha dato tanto al running. Sia come atleta che soprattutto successivamente come coach e diffusore dei suoi innovativi sistemi di allenamento e condotta in gara.

Atleta etichettato da qualcuno come di talento limitato, non si può negare che invece abbia fatto una carriera che sono in tanti a sognarla. Quinto alla maratona di Boston nel 1973 in 2h21’27”, record americano sulle 10 miglia su strada lo stesso anno (47’49” = media 2e58 al mille), una vittoria e un secondo posto nella maratona di Honolulu (2h23’02” nel 1974 e 2h19’54” nel 1975), vanta un personale di 28’29” nei 10.000 metri in pista. Peccato per lui che fossimo ancora in un periodo dove i premi erano simbolici ed infatti Jeff sbarcava il lunario lavorando in un bar. Nel 1972 riuscì addirittura a qualificarsi ai Trial USA. In maratona giunse quasi fino al traguardo insieme a Bacheler e poi, con un gesto clamoroso, si fece da parte per lasciare al suo amico il terzo posto e la convocazione alle Olimpiadi! Per sua fortuna fu comunque selezionato per i 10.000 metri. Non la sua gara preferita. Fu eliminato in semifinale, ironicamente auto definendosi “olimpionico improbabile”. Probabilmente in maratona avrebbe potuto fare meglio di Bacheler che comunque si classificò al nono posto.

Finita la carriera agonistica è diventato famoso per la sua attività di coaching ed influencer, per usare, nella sua accezione migliore, un termine dei tempi odierni. Libri, gruppi di corsa, campi scuola, servizio pacer, creazione e promozione di nuove gare e tante altre cose che oggi consideriamo scontate, ma non lo erano mezzo secolo fa. Anche se l’innovazione che lo ha reso famoso è stata quella relativa al metodo run/walk. Universalmente conosciuto appunto come “Metodo Galloway” o “Jeffing”, insegnava ai runner ad aggiungere intervalli di camminata alle loro corse. Attenzione però: qui non parliamo solo del classico escamotage per principianti che non riescono a correre a lungo, ma proprio di un sistema che consenta le migliori prestazioni anche ad un runner cosiddetto evoluto. Come ad esempio per abbattere la barriera delle 3 ore in maratona. Obiettivo che ha fatto conseguire anche al padre Elliott che da over 60 ha chiuso i 42km in 2h58′! Premesso che non amo parlare di me stesso negli articoli ed anzi non mi piacciono molto coloro che scrivono guardando principalmente il proprio ombelico, permettetemi di confidarvi che da over 50, in preparazione alla 100 km del Passatore, ho provato a correre una maratona usando il suo sistema. L’obiettivo era quello di non arrivare esausto al traguardo, come mi capitava tutte le volte, ma sentendomi pronto a farne un’altra, visto che dovevo affrontare la famosa ultramaratona italiana. Ebbene, con brevi camminate ad ogni chilometro, ho chiuso bello fresco e con un crono non tanto lontano dal mio personale: 3h45 invece che 3h17. Se un mese dopo sono arrivato a Faenza sano e salvo in 12 ore, lo devo anche a lui. Grazie Jeff! R.I.P.


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