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Canazei (TN) – La DoloMyths Run Sky a Cagnati e Del Pino

12 LUGLIO 2026 | Di Ufficio Stampa Pegasomedia
Dolomyts Run 2026 Photo Elvis

In Val di Fassa 600 concorrenti di 44 nazioni

12 luglio Canazei (TN) – Il prestigioso albo d’oro della DoloMyths Run della Val di Fassa, nella versione skyrace, si arricchisce di altri due nomi di rilievo nella sua storia, che annovera ben 28 edizioni. Sono quelli del bellunese di Canale d’Agordo Lorenzo Cagnati e della udinese di Magnano in Riviera Arianna Del Pino, che hanno tagliato per primi il traguardo di Canazei dopo aver affrontato i suggestivi 21,7 km con dislivello positivo di 1.764 metri e sviluppo di 10 km di ascesa e dopo essere transitati per Passo Pordoi, Forcella Pordoi con le impegnative inversioni sul ghiaione e Piz Boè (a 3.152 metri di quota), ben 12 km di discesa particolarmente tecnica passando per il Rifugio Boè, Val Lasties, Pian Schiavaneis e l’arrivo a Canazei, dopo 1771 metri di dislivello negativo.
Nessun record per i protagonisti, ma grande merito a loro per aver lottato fino all’ultimo, dando vita ad una gara particolarmente combattuta. Lorenzo Cagnati ha tagliato il traguardo con il tempo di 2h08’49”, grazie ad una rimonta straordinaria in discesa, che gli ha consentito di riprendere e superare il friulano Tiziano Moia, staccato poi di soli 9 secondi, mentre la compagna dello stesso Moia, Arianna Del Pino, ha centrato un altro podio alla DoloMyths Run Sky, ma questa volta salendo sul gradino più alto, grazie alla prestazione di 2h41’16”, infliggendo 54 secondi a Beatrice Bianchi del Team Salomon e 4’29” all’altra friulana dell’Aldo Moro Sara Nait.
Dopo lo start da piazza Marconi a Canazei, con 600 partenti di ben 44 nazioni, i favoriti si sono subito messi a fare l’andatura e la selezione, In particolar modo il friulano di Paluzza Michael Galassi, che ha allungato con decisione, tant’è che a Forcella Pordoi è transitato con ben 46 secondi su Tiziano Moia, 52 su Lorenzo Cagnati, 1’13” su Marcello Ugazio e 2’43” su Roberto Giacomotti.
Nei successivi chilometri sino al transito a Capanna Fassa sul Piz Boè Moia ha iniziato a frasi sotto, transitando in vetta per primo dopo 1h18’, quindi Galassi è passato a soli 5 secondi, Ugazio a 13” e Cagnati a 14”. La discesa anche quest’anno ha cambiato l’esito finale, con l’agordino assoluto protagonista e capace di rosicchiare tempo prezioso al friulano di Gemona, soprattutto nella tratto della Val Lasties e nella sezione corribile di Pian Schiavaneis. A Canazei, dunque, Lorenzo Cagnati è arrivato dopo aver allungato nel finale su Tiziano Moia, precedendolo di soli 9 secondi dopo aver affrontato un lungo tratto appaiati. Sul podio anche il grintoso Michael Galassi dell’Us Aldo Moro, a 4’04”, medaglia di legno per il veronese Mattia Tanara (a 4’52”) dopo una rimonta epica in discesa. La top ten si chiude con il quinto posto del danese Jacob Frederiksen Steinthal quinto, Andrea Pozzer sesto, lo spagnolo Aitor Ajuria settimo, seguito da Marcello Ugazio, dal tedesco Finn Hoesch e dall’austriaco Wendelin Mortendorfer.
La sfida al femminile si è rivelata incerta nella prima fase, visto che ai 2.829 metri di Forcella Pordoi è passata per prima Arianna Del Pino, con un vantaggio di soli 5 secondi sulla friulana Sara Nait, quindi a poco più di 2 minuti Beatrice Bianchi del Team Salomon. La friulana però ha messo in mostra le proprie attitudini di scalatrice, prendendosi il lusso di transitare per prima in cima al Piz Boè con 16 secondi di vantaggio su Arianna del Pino. Anche in questo caso la discesa ha cambiato tutto, la Del Pino ha agganciato e superato la Nait, che ha sua volta si è dovuta arrendere anche alla rimonta di Beatrice Bianchi. Così a Canazei Arianna Del Pino è piombata per prima con il tempo di 2h41’16”, seguita a 54 secondi da Beatrice Bianchi e a 4’29” da Sara Nait. In coda Elisa Presa, Fabiola Rech, Silvia Zanchi e Celeste Zanella.
A fine gara soddisfazione fra gli organizzatori coordinati da Diego Salvador per la due giorni di gare riuscite nel migliore dei modi, grazie ad un meteo particolarmente favorevole e ad uno staff di professionisti e volontari di alto livello. Ed ora la parola passa alle immagini con due sintesi di 30 minuti per il trail e 45 minuti per la skyrace, che andranno in onda nei prossimi giorni su RaiSport Hd.

Le interviste agli atelti saliti sul podio della skyrace 

Lorenzo Cagnati (1° classificato) – «Centrare il successo alla prima partecipazione è qualcosa di eccezionale, ma devo dire che conoscevo bene il percorso, abitando nell’Agordino, e quindi sapevo come affrontarlo. È stata una gara durissima, perché la sfida con Tiziano è stata serrata, ma sapevo che se fossi riuscito a rimanere vicino a due scalatori come lui e Michael nella prima parte, quando ci siamo anche aiutati, poi avrei potuto giocare le mie carte in discesa, soprattutto nella parte finale dopo Pian Schiavaneis, e così è stato. Lì ho cambiato passo e ho visto che riuscivo a recuperare terreno con regolarità fino a operare il sorpasso. Entrare a fare parte di un albo d’oro così ricco di nomi di campioni è un vero onore».

Tiziano Moia (2° classificato) – «Un altro posto sul podio senza vittoria, ma stavolta io e Lorenzo abbiamo lottato ad armi pari fino in fondo, superandoci di continuo nella discesa e alla fine la differenza è stata di pochi secondi. Abbiamo anche sbagliato strada, insieme, poi lui è stato più bravo negli ultima parte della gara e si è meritato il successo. Il tracciato finalmente riproposto nella versione originale fino a Piz Boè non ha influito sulle gerarchie, secondo me, ha reso solo più bella la gara e ha portato tutti a gestire più oculatamente le energie in salita. Io ho accelerato solo dopo la Forcella per andare a prendere Michael, poi in discesa ho tenuto un passo regolare. Non è bastato, ma stavolta non ho rimpianti, ci riproverò immancabilmente il prossimo anno.

Michael Galassi (3° classificato) – «Anche per me questa è stata la prima volta alla DoloMyths Run, quindi salire sul podio lo considero un ottimo risultato. Sapevo bene che Lorenzo e Tiziano in discesa sarebbero andati più veloci di me, per questo ho cercato di forzare in salita, anche se ho iniziato il forcing un po’ troppo presto, perché nell’ultimo tratto ho perso terreno. Nella seconda parte della gara non ho forzato al massimo, anche perché un infortunio alla caviglia rimediato lo scorso anno mi ha lasciato un po’ di remore, ma nonostante questo ho staccato Ugazio e ho resistito bene al ritorno di Tanara. Ora che conosco il percorso potrò riprovarci con maggiore consapevolezza».

Arianna Del Pino (1ª classificata) – «Rispetto allo scorso anno ho avvertito di più la fatica in salita, ripagata dagli scenari spettacolari che offre il Piz Boè, ma poi in discesa le cose sono andate meglio, anche perché sapevo che Beatrice sarebbe andata forte e quindi ho forzato senza indugi. A quel punto aver conservato un po’ di energie è stato quindi importante per poter vincere. Il sorpasso decisivo l’ho piazzato alla fine della parte più tecnica della discesa».

Beatrice Bianchi (2ª classificata) – «Da anni sognavo di venire qui per partecipare a questa gara e quindi già esserci è bello. In salita mi sono difesa, in discesa ho cercato di sfruttare le mie capacità, ma non sono abituata a correre su percorsi così tecnici e avevo paura di farmi male, quindi non sono riuscita ad aprire il gas come avrei voluto. Ad un certo punto mi sono accorta che non riuscivo nemmeno a vedere Arianna davanti a me e quindi ho rallentato. L’anno prossimo ci riproverò con una diversa conoscenza del tracciato».

Sara Nait (3ª classificata) – «Questo terzo posto è un ottimo risultato al primo tentativo su questo percorso. Nei primi due chilometri sono stata cauta, poi mi sono accorta che avevo energie e quindi ho tenuto un buon ritmo fino al Piz Boè, rimanendo agganciata ad Arianna. In discesa sapevo che avrei perso terreno, anche perché Beatrice è un “mostro” su questi percorsi, quindi ho gestito la posizione senza affanni».

Diego Salvador (presidente comitato organizzatore) – «Il meteo, quando si organizzano eventi all’aria aperta, è ovviamente decisivo per il successo finale e questa volta bisogna riconoscere che sotto questo punto di vista è andato tutto benissimo, anche il sabato quando le previsioni non erano favorevoli. In ogni caso tutto ciò sarebbe impossibile senza l’opera di centinaia di volontari che ogni anno si mettono a nostra disposizione. Ormai ognuno di loro sa perfettamente cosa deve fare e questo contribuisce e far funzionare la macchina al meglio. Mi sembra incredibile che siamo già arrivati alla 28ª edizione e che fra due anni si parlerà di trentennale, ma lo stupore lascia spazio anche alla soddisfazione per aver saputo portare avanti quello che aveva ideato Diego Perathoner e per aver anche introdotto nel tempo delle novità».

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