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Golden Gala: vincono Diaz, Fabbri e Sioli, risorge Jacobs, Battocletti imita Sinner

4 GIUGNO 2026 | Di Rodolfo Lollini
Jacobs festeggia con il tricolore Foto di FIDAL COLOMBO/FIDAL

Gran bella serata allo stadio olimpico romano per il Golden Gala che per i pochissimi che non lo sanno ancora, è la tappa italiana della Diamond League, la “Champions” dell’atletica leggera. Sono circa 30000 gli spettatori presenti, partecipi ed attenti. L’Italia mette in mostra tutta la sua “argenteria”. Tra i big assenti per infortunio solo Simonetti e Furlani. Sui 110 ostacoli Trey Cunningham infrange la barriera dei 13 secondi, un 12”98, primato del meeting che resisteva dal secolo scorso ed è la miglior prestazione mondiale stagionale. Nel lungo non vince il rivale greco di Furlani. Tentoglou si ferma a 8,24, superato all’ultimo salto dal due metri bulgaro Saraboyukov di due centimetri.

Venendo ai tre trionfi azzurri, tanta roba per una tappa di Diamond anche se in casa, nel triplo Andy Diaz Hernandez vince con 17,59 ma è il precedente balzo a 17,58 che impressiona in quanto lascia 62 centimetri di gap in pedana. Va bene che sono conti che non si possono fare, però era un salto da record mondiale. Bravissimo Leo Fabbri che regola un parco avversari di tutto rispetto lanciando a 22,14 metri e poi si scatena nell’intervista post gara nei confronti dei suoi “haters”: molto carico e pirotecnico. Terzo oro per Matteo Sioli che ha già vinto a 2e26, poi supera i 2e28 e sfiora il personale a 2e31. 

Male Battocletti in una gara apparecchiata per cercare di battere il suo primato italiano sui 5000 di 14’23”15. Si capisce dall’inizio che non è la solita Nadia. Fatica a seguire la lepre che corre su misura per il precitato primato. Poi si mette addirittura davanti, lei che è abile a stare sempre coperta. Si spegne dopo 2500 metri ed è encomiabile a chiudere dodicesima e non ritirarsi. Insomma la nostra Sinner del mezzofondo ha copiato Yannik anche nella crisi parigina. Dopo aver tenuto in piedi la baracca per tante volte possiamo fargliene una colpa? Recita la classica domanda retorica. Affranta nell’intervista finale, con uguale onestà intellettuale dell’altoatesino, non cerca scuse malgrado la recente influenza che le ha fatto saltare gare ed allenamenti.

Bravo Pernici negli 800 metri. Il ventitreenne chiude una gara ben condotta al quinto posto in 1’43”97, a pochi centesimi dal record di Fiasconaro e Longo. Non sfigurano la Molinarolo, settima nell’asta con 4,45 m, Muraro e Folerunso, rispettivamente ottava e nona in un 400 ostacoli di spessore. Stessa cosa dicasi sui 100 ostacoli per Giada Carmassi ed Alessia Succo che con i suoi 17 anni diventa la più giovane azzurra a gareggiare in Diamond League. Non è lì per caso nemmeno Elisa Valesin, diciannovenne che chiude ottava in 23’27 i suoi 200 metri. Ultime corse sono i 100 maschili e i 1500 femminili che diventa subito una gara tattica, con la volpe bellamente ignorata. Bravissima Ludovica Cavalli, con un ottimo finale è sesta in 4’01”64, limando di 20 centesimi il personale. Anonima Gaia Sabbatini, solo tredicesima, malgrado i suoi stage all’estero che non sembra abbiano prodotto, almeno per ora i frutti desiderati. Il bello è che intervistata dichiara di essere molto felice e che la testa ha funzionato evitandole di ritirarsi… Insomma, consentiteci la battuta, il mental coach ha fatto un lavoro meraviglioso, gli altri allenatori, forse un po’ meno.

Si chiude con i 100 metri che presentano una starting list da finale olimpica. Vince Lyles in 9”88. Bravissimo Marcel Jacobs, quinto in 9”99. Ottima partenza, Tilli che lo aveva osservato in allenamento lo aveva notato già in forma in questa parte. Un po’ meno a metà, ottimo finale. Tenendo presente che è appena tornato con lo storico coach Camossi, possiamo sperare in ulteriori miglioramenti. Ai microfoni RAI Jacobs ha dichiarato che vorrebbe restare ad alti livelli fino alle olimpiadi del 2028 e se possibile i mondiali a Roma del 2029, se saranno assegnati all’Italia.

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FONTE CLASSIFICA DIAMOND LEAGUE

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