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Mag 23, 2019

Antidoping e Ministero della Salute, quali controlli?

Antidoping e Ministero della Salute, quali controlli? R.Mandelli

Il doping, ahimè, è un problema sempre più attuale, lo testimoniano i numerosi casi registrati negli ultimi tempi, hanno coinvolto atleti di alto livello ma talvolta anche amatori.

Alla mezza Maratona del Naviglio di domenica 19 maggio a Cernusco, c’è stato un controllo sui primi 4 atleti italiani classificati, ciò ha generato qualche rumorosa lamentela da parte di uno di loro, Giuseppe Molteni, seguita nei giorni successivi dal responsabile sanitario del suo gruppo sportivo, il dr. Rodolfo Malberti, Atletica Desio, il quale così ci ha sintetizzato:

7 Stranieri (Africa) su primi 10 arrivati. Al nostro Molteni e gli altri due Italiani (Belluschi e Soffientini)  7°,9°, 10°, controllo antidoping ! A loro Noo ! Loro invitati, alloggiati e senza antidoping. I nostri …mah.

Non è ora di chiedere alla FIDAL il controllo obbligatorio a chiunque arrivi nei primi 3, e a estrazione   almeno 2, oltre quelli a podio, nei primi 10 arrivati, ovunque in Italia?

Quei pochi soldi a disposizione di  Fidal, Tan, Wada, CONI,  Ministero della Salute, etc…, li si spendano per il doping mirato ai vincitori, anche, soprattutto, stranieri.

Che senso può avere per Noi gareggiare, pagando pure l’iscrizione, ed essere sottoposti all’antidoping, senza aver guadagnato medaglie e soldi, come loro? Lo sport è uguale per tutti, anche nel doping. Roma , Milano etc., iniziamo a capire chi vince con le gambe, la testa ed il cuore e chi con sostanze dopanti, illecite.

Alle maratone o mezze di Verbania, Verona, Ravenna etc.,  io c’ero. Solo Italiani al doping, compreso Nasef. Vietato a me, medico sociale, l’accesso. Cosa irregolare, e lo dico dopo anni di professionismo nel calcio. Il medico sociale deve tutelare il proprio atleta e salvaguardarlo dal doping degli avversari. Ma ai kenioti, anche se vincitori, non hanno fatto controlli.

Non è un circo in cui vedere degli uomini di colore correre: è Sport.

La domanda, in sostanza, è: perché prendete noi italiani e non gli africani che hanno vinto?

Non entro nel merito delle considerazioni personali del dr. Malberti (atleti invitati, alloggiati, stranieri che non vengono controllati, presenza del medico sociale ai controlli, etc), al quale ho fornito chiarimenti e dato informazioni corrette, invece proviamo a fare chiarezza sul punto centrale, ovvero i controlli.

Sui campi di gara esistono più modalità di controllo, o meglio, diverse entità che provvedono a tali controlli.

1 -Nado Italia (deriva dall’agenzia mondiale antidoping – WADA), che opera all’interno della galassia del Coni, riceve attraverso le varie federazioni, Fidal nel nostro caso, il calendario delle manifestazioni e decide autonomamente su quali procedere, più frequentemente i campionati di specialità;

2- Ministero della Salute, anche qui l’autonomia operativa è totale, però gli obiettivi sono diversi rispetto a Nado, perché si tratta soprattutto di tutela sanitaria, e vengono effettuati quasi esclusivamente su cittadini italiani, per ovvi motivi.

C’è poi un terzo operatore, che sono i Carabinieri, a quanto mi risulta, il numero di controlli sinora effettuati è molto limitato.

Il Ministero della Salute (che è intervenuto a Cernusco sul Naviglio) si occupa solo dei cittadini italiani (oppure stranieri residenti in Italia): come detto, opera con l’obiettivo della tutela sanitaria, anche dal punto di vista della prevenzione. Questo non ha a che vedere con l’attività di Nado Italia che, invece, si propone di individuare e punire gli atleti che utilizzano sostanze illecite con l’obiettivo di alterare/ migliorare le proprie prestazioni. Un ulteriore prova del compito istituzionale del Ministero della Sanità, viene dal fatto che agisce anche nell’ambito delle gare promozionali, quindi organizzate da Enti di Promozione Sportiva (UISP, CSI, etc), un ambito nel quale Nado non opera per nulla.

A titolo di curiosità e per dare un’indicazione sull’attività del Ministero della Salute, nel 2017 sono stati controllati complessivamente 1.211 atleti, riscontrando 30 casi di positività; nella metà dei casi i principi attivi riscontrati sono gli agenti anabolizzanti. Le gare interessate in ambito atletica leggera sono state 21.

 

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