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Ott 01, 2019

Vogliamo un tracciato di marcia e maratona tutto con aria condizionata

La nostra Epis appena dopo il suo forzato ritiro: questo non è sport! La nostra Epis appena dopo il suo forzato ritiro: questo non è sport! Foto: (C)ANSA

Le gare al massacro che stanno caratterizzando i Mondiali di Doha ci spingono a lanciare una proposta alternativa, almeno per quanto riguarda le specialità “no-stadia”, in quanto all’interno dell’impianto un minimo di condizionamento della temperatura è presente. Lo facciamo partendo dal presupposto che questa volta siamo il Quatar, ma capiterà ancora in Bahrein, Dubai ed altri stati limitrofi, ugualmente caldi e danarosi. Adesso immagino stiate pensando che basterebbe non andare più in quell’inferno, ma è inutile provare ad opporsi a questa logica. Se può essere di magra consolazione, anche in altre discipline non regna il buonsenso meteorologico. Guardate cosa è successo ai mondiali di ciclismo, evento che il bulimico calendario della bici ha ormai spinto in autunno. Dove si sono svolti settimana scorsa? Nello Yorkshire, dove ha piovuto per tutto il tempo della manifestazione. Piovuto? In Inghilterra? Che strano. Col risultato di gare a cronometro falsate da pozzanghere simili a laghi. Idem per quelle in linea. Domenica quella maschile è stata praticamente ad eliminazione, malgrado la distanza fosse stata leggermente ridotta.

Tutto ciò premesso, onde evitare le stragi registrate nella marcia e nella maratona femminile a Doha, ed in attesa del massacro finale su quella maschile, ci domandiamo se per il futuro, quando si tornerà da queste parti, non sia possibile tracciare un percorso al coperto, esterno all’impianto. Un largo corridoio da circa un chilometro al di fuori dello stadio. Un anello non necessariamente troppo grande e quindi per questo motivo facilmente condizionabile a temperature accettabili.

La maratona potrebbe partire dallo stadio, e dopo un certo numero di giri in pista, per esempio cinque, ma potrebbero essere anche di più, uscire dall’impianto per introdursi nel “corridoio”. A questo punto il gruppo sarebbe già sufficientemente sgranato. Gli atleti poi ritornerebbero nell’anello dello stadio ogni chilometro/giro. Per gli spettatori sarebbe così possibile seguire in diretta lo svolgimento della gara, comodamente seduti al loro posto, come se si trattasse di un gran premio automobilistico. Le telecamere del corridoio potrebbero assicurare la ripresa diretta dei concorrenti mentre corrono fuori dello stadio. Problema doppiaggi? Perché, sui 10000 metri o sui 5000 non ce ne sono?  La stessa formula potrebbe essere utilizzata per 20 e 50 chilometri di marcia. All’interno dello stadio si potrebbero nel frattempo disputare le gare di lanci o salti senza interferenze con le corse e al tempo stesso garantendo uno spettacolo continuo ed interessante. Il passaggio all’interno dell’impianto garantirebbe anche l’aspetto outdoor della gara. Agli ambientalisti giustamente preoccupati per lo spreco energetico relativo al raffreddamento del pistino esterno, credo si possa facilmente rispondere che con dei pannelli solari sarebbe abbastanza semplice ottenere un condizionamento da energie rinnovabili. I costi, quando ci sono di mezzo gli sceicchi, sono l’ultimo dei problemi.  Cosa ne pensate?

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