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Ago 01, 2021 732volte

Citius, Altius, Fortius… est Italica

Henri Didon era un padre predicatore francese. Fu anche scrittore, educatore e promotore di sport giovanili, ma è ricordato principalmente per aver coniato nel 1891 il motto “Citius, Altius, Fortius” per una competizione sportiva giovanile a cui stava assistendo il suo amico Pierre de Coubertin, il padre dei giochi olimpici moderni.

Il barone lo fece adottare dal Comitato Olimpico Internazionale fin dalla sua fondazione nel 1894, anche se fu usato per la prima volta alle Olimpiadi di Parigi del 1924. Per completezza d’informazione quest’anno il CIO ha aggiunto la parola Communiter, per riconoscere il valore unificante dello sport e l'importanza della solidarietà, commettendo peraltro un grossolano errore grammaticale. Oggi tuttavia non vorremmo soffermarci su questo punto, ma fare una riflessione sul significato del motto originale alla luce dei successi odierni di Tamberi e Jacobs.

Citius, Altius, Fortius, ovvero più veloce, più in alto, più forte. Le Olimpiadi coinvolgono ormai moltissime discipline, ma sono nate in uno stadium o meglio in uno stadion, per usare il termine originale in greco. Nella culla dell’atletica leggera, anche se ai tempi non si chiamava ancora così. E dunque sapere che il più veloce è un italiano, chi salta più in alto è un italiano e scoprirlo questo pomeriggio, nel giro di pochi minuti, come italiano (e podista…) mi inorgoglisce molto.

Quindi oggi vorrei rispondere al motto, o meglio completarlo e sperando di non prendere un granchio come il CIO, direi che possiamo titolare: Citius, Altius, Fortius… est Italica. Il più veloce, quello che sale più alto e dunque in sostanza il più forte è un italiano, anche se forse ci vorrebbe pure un oro nel peso, ma direi che va già molto bene così.

Rodolfo Lollini – Redazione Podisti.net

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