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Gen 03, 2022 460volte

Capodanno 2000 a Roma, indulgenza sui maratoneti

Una "ideale" benedizione papale su Leone Una "ideale" benedizione papale su Leone Roberto Mandelli

Come dicevamo rievocando la maratona di San Silvestro ad Assisi

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/8174-ultimo-dell-anno-di-grazia-1999-assisi-in-maratona.html

alcuni dei partecipanti fecero sì e no la doccia, per andarsene a Roma, dove il giorno seguente si svolse un’edizione straordinaria della maratona, a inaugurare l’anno del Giubileo. Lo sportivissimo papa Wojtyla benedisse, tra gli urbi e gli orbi, anche i partenti; Podisti.net riferì dell’avvenimento, prima con un servizio di cronaca, cui si affiancarono due pezzi di lettori-collaboratori, il primo scritto alla vigilia e che esprimeva disappunto perché l’evento aveva cancellato tutto il resto (anche allora, sebbene per tutt’altri motivi, le corse saltavano…) ; il secondo, a giochi fatti, che rivestiva di toni epico-sacrali il divertimento di alcuni protagonisti. Ecco quanto pubblicammo 22 anni fa.

 

Kiprono, poi Grand’Italia

Stefano Morselli

Una Maratona straordinaria dal punto di vista climatico e meravigliosa per i luoghi in cui si è svolta, la gara maschile è stata di altissimo livello tecnico con molti ottimi maratoneti; i dubbi della vigilia sono stati spiazzati via dalle prestazioni cronometriche dei migliori, 3 atleti sotto le 2h09' sono garanzia di qualità e merce rarissima in Italia. Se poi 2 su 3 di questi atleti sono italiani, la cosa rende ancora più significativa la gara per i nostri colori.

Un plauso al grande Josephat Kiprono (cronometricamente il quinto uomo al mondo sulla distanza) che al 40° Km ha lanciato l'attacco decisivo. Un grande Giacomo Leone, secondo a pochi secondi a 2h08'41", ha confermato una classe di livello mondiale, la stessa che lo ha portato al 4° posto all'ultima Maratona di New York e soprattutto alla vittoria nella stessa qualche anno prima.

Senza togliere nulla a nessuno, però il capolavoro odierno l'ha costruito un atleta che sino a stamattina era considerato di seconda schiera, quel Francesco Ingargiola che mai come oggi era riuscito ad essere protagonista in una grande manifestazione. Oggi spinto da una preparazione puntigliosa e da una raggiunta maturita agonistica, ha letteralmente polverizzato il proprio record con uno straordinario tempo di 2h08'49" che lo catapulta di fatto nell'élite della maratona italiana all-time.

Non vorremmo essere nei panni di Massimo Magnani, selezionatore della squadra nazionale, che avendo a disposizione soli 3 posti per l'Olimpiade di Sidney, da stasera dovrà gestire 6 atleti di cui 3 con il posto già prenotato come Baldini, Modica e Goffi e 3 riserve di lusso come Leone, Ingargiola e Caimmi, che dovranno solo sperare nei problemi altrui.

A nostro avviso una situazione del genere sembra alquanto difficile da gestire: un atleta come Caimmi che mostra un grande potenziale, ma che cronometricamente non ha ancora raggiunto la maturità dei compagni, sarebbe opportuno dirottarlo da subito sui 10.000,   gara in cui potrebbe, se ben preparato, rappresentarci degnamente in finale. Con 5 atleti la situazione rimarrebbe comunque complicata ma visti i precedenti, sarà difficile che tutti arriveranno in forma e senza acciacchi vari all'evento: pertanto chi oggi è una semplice riserva potrebbe divenire l'atleta di punta di una nazionale che mai come in questo momento è parsa così importante a livello mondiale.

In campo femminile la gara romana, se pur con grandi atlete al via, non ha avuto un riscontro cronometrico interessante: la vittoria non è scappata a Tecla Loroupe che nel finale però si è vista arrivare come una fionda l'etiope Gadisse Edatto a soli 7". Nessuna italiana nelle prime dieci, con il forfait di Ornella Ferrara, impegnata poche ore prima a San Paolo del Brasile nella classicissima "Corrida".

 

Millennium Marathon - Roma annulla tutto

Roberto Santiloni

Quando ero piccolo mi facevano giocare ad un passatempo con le carte assai carino, che si chiamava "Asso piglia tutto". Ora che sono diventato grande e pratico l'attività podistica da un annetto, mi fanno giocare a "Roma annulla tutto". 
Il primo gennaio si correrà, nella capitale, la Millennium Marathon che, oltre ad avere una cassa di risonanza a livello mondiale, visto che è la prima gara del 2000, ha il potere di inibire qualsiasi iniziativa podistica si voglia intraprendere da parte di qualsivoglia società. 
E così la Best Woman, che è una classica del giorno di Santo Stefano, è stata anticipata di una quindicina di giorni, mentre la Corsa di fine millennio in programma in questi giorni a Centocelle (popoloso quartiere di Roma) è stata annullata già da tempo.

Ora ben difficilmente si comprendono i motivi per cui queste gare siano state annullate o spostate di data, visto che innanzitutto si tratta di percorsi di 10 Km e poi, cosa che nessuna istituzione sportiva ha considerato, non tutti i podisti romani potranno o vorranno partecipare alla Maratona o alla Stracittadina.
Qualcuno favoleggiava che tutte le gare prossime alla data della Maratona erano state annullate apposta per consentire agli atleti di arrivare "freschi" al grande appuntamento. Dio mi guardi dal voler contraddire un simile atto di carità e comprensione, ma a chi ha messo in giro questa voce sfuggono un paio di particolari: primo, chi deve correre una 42 Km sa già quali sono le cose che non deve fare, quali sono da evitare e quali sarebbe meglio non fare; secondo, mi piacerebbe sapere quanti (visto che è l'ultimo capodanno del millennio) la sera prima staranno attenti a diete, non berranno altro che acqua, andranno a letto alle 10 la sera e insomma rispetteranno le regole del bravo podista.
Perché invece non ammettere che privare tanti atleti di queste gare minori non è stata poi un'idea così geniale ?

 

Benedetta  maratona!

Fausto Giuliani

Nell’Anno Domini 1999 l’allora Papa Giovanni Paolo II promulgò la seguente bolla:

In occasione dell’imminente Anno Santo tutti i pellegrini che il giorno 1 del mese di Gennaio dell’anno 2000 si recheranno in Piazza San Pietro e da lì partiranno di corsa, verso le 12,40, in maglietta, pantaloncini e scarpette e percorreranno in lungo e in largo la Città di Roma arrivando fino alla Moschea da un lato (la forza della tolleranza religiosa …) e fino alla Basilica di San Paolo dall’altro, per poi giungere, dopo ben 42 chilometri e 195 metri, in Via dei Fori Imperiali, riceveranno, oltre alla medaglia contemplativa, al ristoro ed alla commiserazione di parenti e amici, l’indulgenza plenaria valida per tutto l’anno giubilare. E’ fatto assoluto divieto però di abusare, durante le festività natalizie, di dolci e allettanti cibarie quali panettoni, torroni, vini, fritti in genere, biscottini o tozzetti che dir si voglia, con obbligo assoluto di andare a letto non oltre i trenta minuti seguenti la mezzanotte dell’ultimo dell’anno.

“Beh, per noi podisti, meglio che farsi la Scala Santa in ginocchio …” pensarono subito i nostri tre amici pellegrini Fausto, Tony e Riccardo. E così partirono alla volta della Capitale con una borsa carica del più assortito vestiario e con tanta speranza di poter anche questa volta raggiungere l’agognata meta.

Sul posto comunque i tre trovarono tanti altri pellegrini, provenienti dai punti più disparati d’Italia: qualcuno, dopo il veglione di fine anno aveva avuto il coraggio o l’incoscienza di salire su di un treno e, tra un riposino e l’altro più o meno comodo, si era diretto verso il Vaticano per cimentarsi in questa rilassante corsetta. Qualche altro pazzo, forse informato anche del contenuto del famoso “Editto di Assisi”, aveva percorso la maratona il giorno precedente nella famosissima città umbra e, con il relativo pettorale attaccato sulla schiena, si accingeva a ricevere una doppia benedizione nel percorrere la stessa distanza soltanto ventiquattro ore dopo … ma, si sa, la fede religiosa non ha limiti!

A cospargersi di pomate, di unguenti miracolosi, a scegliere gli indumenti con i quali coprirsi nel corso dei primi chilometri i nostri tre amici trovavano sul posto molti conoscenti dei Castelli che per l’occasione avevano organizzato un torpedone dalla vicina Frascati: Claudio l’Avvocato, Mauro l’Ispettore, Ugo e Tiziana, Enzo, Pino, Claudio da Finocchio, Gizzi e la mitica Nicchia che in partenza lanciava il famoso grido di incitamento “Nnamo zuzzi !” (Su andiamo, sporcaccioni – n.d.r.) epiteto ormai famoso in quasi tutte le città del mondo.

Con tanto di benedizione del Santo Padre iniziava così questa nuova avventura sotto uno splendido sole seppur con una temperatura tale da indurre i nostri a coprirsi con una felpa che poi manterranno fino al traguardo; ciò ovviamente per evitare il gelo nei molteplici punti percorsi all’ombra e soprattutto nella fase finale del percorso quando il sole aveva ormai abbandonato gli intrepidi podisti ormai privi o quasi di energie ma cosparsi di tanto sudore che sulla pelle diveniva sempre più ghiacciato. Alla partenza Fausto e Tony non osavano seguire il più intraprendente drappello frascatano  preferendo adottare invece una tattica più accorta; nei pressi del terzo chilometro venivano raggiunti dall’imprecante Riccardo che era partito dalle retrovie in quanto aveva invano atteso i due indaffarati prima del via a cercare un sito per eliminare liquidi in eccesso; Tony e Fausto, ignari dell’appuntamento prestabilito si erano inseriti nel bel mezzo del gruppo per godere del bel sole in attesa del via. Riccardo comunque con il suo bel passo si allontanava in modo perentorio tra le scuse dei suoi compagni che, di comune accordo, coprivano chilometro dopo chilometro contenendo comunque qualsiasi voglia di strafare.

La temperatura era sempre piuttosto rigida ed ogni volta che l’ombra occupava l’intera parte del percorso risultava gradevole la scelta iniziale relativa all’abbigliamento con tanto di felpa come efficace protezione; facevano quasi compassione del resto gli addetti agli spugnaggi, opportunamente evitati, che invano offrivano spugne intrise di acqua gelida. - Non la prenderei nemmeno se fosse stata intinta nell’acqua santa! - rifletteva Tony a bassa voce, tanto per non incappare in una scomunica immediata.

Intorno al 15° chilometro Fausto iniziava a sentire strani sintomi: come se le gambe divenissero via via più legnose; cosa peraltro inspiegabile per chi di strada in allenamento ne percorre molta di più. Lungo la via il tandem veniva ripreso da Claudio di Finocchio e da Aldo, pellegrino della Capitale; i quattro insieme percorrevano qualche mille. Alla mezza maratona fermavano il cronometro a 1h 53’24”, media 5.23 a km, ma le avvisaglie precedenti stavolta le sentiva anche Tony, mentre Claudio e Aldo pian piano si staccavano.

Con la speranza che il Centro Storico (con i suoi comodi sampietrini …) potesse in qualche modo risollevarli, i nostri due beniamini cercavano di farsi coraggio l’un l’altro.

Ma proprio quando Roma si mostrava agli atleti con tutto il suo splendore per Fausto cominciavano i guai: Piazza di Spagna e Fontana di Trevi con la gran folla acclamante non riuscivano a debellare l’immensa fatica e così, mentre Tony si allontanava, seppur barcollando, nei pressi del Pantheon, Fausto restava solo in balia dei propri pensieri  - ma come è possibile … mancano ancora 13 chilometri e non ce la faccio più! Ma come, ho seguito alla lettera il diktat papale, non ho toccato dolci né spumanti, sono andato a letto presto, eppure mi trovo in questa situazione. Non è possibile … ma sia ben chiaro … non mi ritiro, a costo di chiuderla in quattro ore e mezza questa “benedetta” maratona -  E mentre procedeva caracollando non si capacitava nel vedere come altri atleti avessero potuto correre in assoluta tranquillità addirittura augurando in continuazione Buon Anno alla gente che festante gremiva il percorso.

Subito dopo il 30° chilometro, nei pressi di Piazza Venezia, Fausto aveva però la brillante idea di utilizzare la sosta al ristoro nel modo migliore: ingurgitava sali minerali, succhiava voracemente spicchi di arance, mangiava avidamente qualche zuccherino e quant’altro nella speranza di poter ridare linfa vitale al suo fisico ormai fortemente debilitato. In quel mentre lo raggiungeva Claudio di Finocchio con il quale percorreva un paio di chilometri: tra i due non si capiva bene quale fosse quello più distrutto. Ma Claudio era evidentemente più provato e pertanto incapace anche di corricchiare dietro a Fausto che man mano sentiva le energie tornare.

La corsa verso la Basilica di San Paolo, con quel sole sul tramonto che ti sbatteva in fronte tanto da far sembrare quel calvario un viaggio verso una meta ignota, si tramutava in una perfetta cavalcata che il nostro amico miracolato ormai conduceva intorno ai 5.15 – 5.30 a chilometro.

Lungo quella Via Ostiense, che tanto dolore gli aveva arrecato negli scorsi 42 di Marzo, Fausto pareva ormai lanciato in pieno recupero verso un tempo finale che mezz’ora prima sembrava impossibile da raggiungere. E mentre copriva gli ultimi chilometri riusciva anche ad intravvedere la possibilità di arrivare entro le quattro ore, e via via più avanti, a rendersi conto persino di poter togliere qualche secondo al proprio personale.

Lungo quella Via Ostiense, percorsa in doppio senso, piena di podisti ma clamorosamente silenziosa, dove si udivano soltanto i passi, più o meno pesanti, dei poveri tapascioni-pellegrini, Fausto raggiungeva e superava il povero Mauro che aveva osato troppo nella prima parte e si stava pian piano arrendendo a dei maledetti crampi che lo azzannavano come belve inferocite.

Fausto concludeva la sua corsa degnamente in 3.56.30, limando seppur di poco la sua precedente miglior prestazione ottenuta sempre su queste strade (e su questi sampietrini …) la scorsa primavera in 3.57.13; all’arrivo ritrovava Tony (3.51) e Riccardo (3.45), entrambi soddisfatti per l’indulgenza ottenuta.

Dopo aver dismesso, non senza difficoltà, gli abiti del sacrificio, i tre decidevano di attendere il povero Mauro, ormai ridotto allo stremo e con lui, distesi lungo una delle poche aiuole libere di Via dei Fori Imperiali, aggredivano una busta piena dei tanti agognati tozzetti natalizi,  in attesa di ritrovare le forze per tornare a casa soddisfatti con una splendida medaglia al collo. 

                                                                                     

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