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New York Marathon: record femminile, fotofinish uomini e i costi per i runner italiani

2 NOVEMBRE 2025 | Di Rodolfo Lollini
Il percorso e qualche cifra significativa

Un po’ di storia – Oggi, domenica 2 novembre, si è corsa la Maratona di New York, nata nel 1970 dall’idea del presidente dei New York Road Runner Vincent Chiappetta e da Fred Lebow. A causa degli annullamenti del 2012 (Uragano Sandy) e 2020 (pandemia COVID) si è trattata della 54^ volta. Nel frattempo molta acqua è passata sotto i ponti del fiume Hudson e dai 127 partenti e 55 arrivati della prima edizione, nel 2025 i finisher sono stati 59.129. Da anni la gara è diventata la 42 chilometri più importante al mondo. E se siete dei runner, almeno una volta qualche non addetto ai lavori vi avrà chiesto se l’avete mai corsa. Rispetto al tracciato iniziale, dove i concorrenti dovevano percorrere quattro giri e mezzo lungo il perimetro più esterno di Central Park, da tempo si parte dal Ponte di Verrazzano per arrivare al Central Park dopo aver attraversato tutti e cinque i distretti della grande mela.

Quanto costa partecipare? – Gara che nella sua storia ha visto ai nastri di partenza rappresentanti di 137 paesi, tra cui numerosi italiani. Nel 2025 sono arrivati in fondo in 2553. Molti dei quali ritornano qui volentieri. Tra questi abbiamo intervistato Chiara Veronesi, biostatistica di professione e runner del Gruppo Sportivo Triiron Bologna per passione.

Ciao Chiara, quante volte hai corso qui a New York? “Ho cominciato nel 2015 e non ho più smesso, salvo nel 2020 e 2021 per la pandemia. Io ho fatto tutte le Majors, ma NY è bellissima e ho la fissa per questa città. Ormai non la vivo più come una gara competitiva, ma come un’esperienza di cui non riesco a fare a meno”.

Come fai ad avere il posto tutti gli anni? Se non sbaglio c’è una lotteria. “Esatto, per prima cosa devi riuscire ad avere il pettorale, cosa non semplicissima. Io mi appoggio ad una nota agenzia viaggi specializzata nel running e addirittura organizzo dei gruppi per cercare di avere prezzi più competitivi. Quest’anno siamo in 33, compreso due camminatori”.

Che budget va messo in preventivo? “Solo il pettorale costa 630 euro, poi c’è il viaggio aereo. Devi considerare 4 o meglio 5 notti. Io preferisco inserire anche la colazione, pensando alla mattina della partenza. Un’assicurazione medica è consigliata, perché negli States non c’è la Mutua… Insomma l’ordine di grandezza è attorno ai 3000 euro”.

Cambiamenti in questi anni? “Pochi. Hanno aggiunto una wave, adesso le ondate di partenza sono cinque, aumentando i partecipanti. Purtroppo la città è sempre più sporca e mentre prima correndo si sentivano gli odori del cibo, adesso prevale quello di marijuana (ndr: uso legalizzato dal 2021)”.

Gara femminile – Tra le donne Sifan Hassan (Olanda), all’esordio a New York, sfidava il plotone delle keniane, vincitrici sei volte negli ultimi sette anni. Dopo la solita vetrina nei primi chilometri per le atlete locali, poco dopo la mezza restano in cinque, le tre vincitrici delle ultime tre edizioni, ovvero Sheila Chepkurui, Hellen Obiri, Vivian Cheruiyot insieme all’Hassan (alla fine sesta) e la statunitense Fiona O’Keeffe (quarta). Le ultime due costrette spesso a chiudere sul terzetto keniano. Operazione molto faticosa e che le mette fuori dalla lotta per il podio già dal 33° chilometro. Il terzetto viaggia compatto e alla fine tutte e tre andranno sotto il record del 2003 di Margaret Okayo. La prima a perdere contatto è Vivian Cheruiyot. Come immaginavo vince Hellen Obiri in 2h19’51”. Se se ne va sull’ultima salitella a meno di un km dall’arrivo, ovviamente era data per perdente da alcuni saccenti commentatori, spesso intenti a parlare di altro, perdendosi cosa succede in diretta. Peggio di loro solo le disturbatissime immagini TV, peggio del calcio di DAZN, tanto per capirci. Nessuna italiana tra le pro. La migliore delle nostre è stata Giorgia Venturi con 2h58′ netti.

Gara maschile – Per la prima volta la NYM termina al fotofinish. Sono solo 16 centesimi a dividere il keniano Benson Kipruto (2h08’09”) dal ritorno di Alexander Mutiso. Tris keniano anche qui, completato dopo 47” da Albert Korir che precede di pochissimo il sorprendente britannico Patrik Dever. Undicesimo in 2h10’40” un bravissimo quarantenne, l’Ing Daniele Meucci che resta nel gruppo dei migliori fino a metà gara e batte due eccellenti coetanei: Kenenisa Bekele ed Eliud Kipchoge. Diciassettesimo e probabilmente alla sua last dance da professionista. Tra gli italiani, dopo Meucci il migliore non professionista è stato Danilo Ruggero con 2h27’40”.

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FONTE CLASSIFICA TCS

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