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Tokyo – StraordiNadia 8^ giornata, marcia anonima, male le staffette, brava Gerevini

20 SETTEMBRE 2025 | Di Rodolfo Lollini
Foto: Grana/FIDAL

Non è cominciata bene la mattinata giapponese dedicata alla marcia, una miniera storica di medaglie per l’Italia. I 20 km di Antonella Palmisano, la nostra atleta di punta, finiscono poco dopo metà gara. Peccato perchè con la riforma che aveva fissato le due gare a 20 e 35 km, chi fa bene sui 35 è anche candidato a bissare sulla distanza breve, come è già capitato ad altre atlete nel recente passato. Ed infatti vince ancora Maria Perez, di nuovo al successo per firmare la sua seconda doppietta consecutiva ai Mondiali dopo quella di due anni fa a Budapest. La formidabile spagnola trionfa con il gran crono di 1h25:54 in una mattinata di cielo coperto distanziando negli ultimi quattro chilometri la messicana Alegna Gonzalez (1h26:06) e la giapponese Nanako Fujii (1h26:18). Prestazioni in linea con le loro possibilità per le altre nostre rappresentanti. Quindicesimo posto per Alexandrina Mihai (1h29:44), oro europeo U23 quest’anno, e diciassettesima Federica Curiazzi (1h29:48). Insomma, niente medaglie e nemmeno piazzamenti validi per la classifica “Placing Table” che calcola le prestazioni fino all’ottavo posto di tutte le discipline. Stessa cosa per i maschi. Gli azzurri non riescono a inserirsi nella lotta per un piazzamento di vertice: 16° il bronzo europeo Francesco Fortunato (1h21:00), 34esimo Gianluca Picchiottino (1h23:50), 36esimo Andrea Cosi (1h24:18) dopo lo stop per il terzo ‘rosso’ al 14° chilometro. Il brasiliano Caio Bonfim, non a caso argento in questa edizione nella 35 km, festeggia il suo primo oro in 1h18:35. Argento per il cinese Wang Zhaozhao (1h18:43), terzo lo spagnolo Paul McGrath (1h18:45). 

Le staffette, oggi erano previste le semifinali, sono lo specchio del nostro momento attuale nella velocità. Nei 4×400 maschili non siamo presenti, registriamo per la cronaca l’ennesimo pasticcio ai cambi degli USA, autentici maestri di questa “specialità” sui 4×100 ma che ultimamente riescono a sbagliare anche sui 4×400. Noi invece acciuffiamo, con l’ultimo tempo (3:24.71), la finale femminile grazie a Anna Polinari, Virginia Troiani, Alessandra Bonora e Alice Mangione. Passando alla 4×100 l’infortunio dopo 80 metri in prima frazione della sfortunatissima Vittoria Fontana mette fine ad ogni speranza. Gloria Hooper, Dalia Kaddari e Alessia Pavese chiudono, solo per onorare l’impegno in 49.41. La 4×100 maschile con Fausto Desalu, Marcell Jacobs, Lorenzo Patta e Matteo Melluzzo è solo sesta in 38.52. A parziale giustificazione va detto che la gara degli azzurri è condizionata da un contatto con il Sudafrica dove peraltro i giudici assegnano la responsabilità ai nostri atleti. Dopo un avvio poco brillante (0.235 il crono di reazione) per Desalu, al cambio Jacobs si urta con il primo frazionista sudafricano Shaun Maswanganyi che si trova al suo esterno, in sesta. L’azzurro rischia di cadere, perde un appoggio, rimane in piedi anche se il risultato è compromesso.

5000 metri: la straordiNadia Battocletti conquista una medaglia di bronzo meritatissima con una condotta di gara impeccabile. Sempre alla corda fino al terzo chilometro, ma restando nelle prime posizioni in una gara che fortunatamente non parte troppo tirata. 3e17, 3e03 e 2e57 i parziali dei primi tre mille. Poi si porta leggermente più fuori per essere pronta a rintuzzare tutti gli attacchi e nell’ultimo giro riesce a precedere l’etiopica Tsegay e tutte le altre, cedendo solo al duo keniano formato dalla campionessa sui 10000 Chebet e Kipiegon, attuale primatista mondiale su 1500 e miglio.

Nell’eptathlon si piazza tredicesima Sveva Gerevini con 6167 punti, terza prestazione in carriera al rientro dall’intervento di fine marzo al tendine d’Achille destro.

Italia al record storico di 7 medaglie, ma del bilancio finale parleremo solo a conclusione del campionato.

 

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FONTE CLASSIFICA World Athletics

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