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Mag 17, 2018 Vittorio Camacci 597volte

Come quella volta a Capodacqua...

La chiesa della Madonna del Sole La chiesa della Madonna del Sole Foto Sibillini web

Le mie montagne sono il mio rifugio dove sono immerso in un altro mondo, il tempo sembra sospeso, il paesaggio è fiabesco ed ha un cuore di ghiaccio ed un corpo caldo. I panorami e gli scorci sono affascinanti e sono luoghi pieni di orizzonti meravigliosi a metà strada tra l'ardito Vettore ed il maestoso Gran Sasso. Sono luoghi che incantano l'anima, ad ogni svolta, ad ogni curva di sentiero appaiono scenari mozzafiato, cavalli allo stato brado, armenti al pascolo, carbonaie fumanti. Le menti più libere e spregiudicate, quasi in estasi, riescono anche a scorgere elfi, folletti, fate e mazzamurelli, tra le erbe e le fronde. Camminare in questa atmosfera fiabesca, dove gli istanti sembrano dilatati, porta alla riconciliazione della mia anima con il mondo circostante. Luci ed ombre creati dal sole e dai secolari alberi sembrano dipinti degli angeli del Cielo che regalano attimi intensi ed emozionanti. Una piccola sindrome "naturale" di Stendhal come quella che ricordo nitidamente quando in uno dei miei allenamenti in cui effettuavo dei "lunghi” sulla Vecchia Salaria, in preparazione di una maratona, raggiunsi Capodacqua, paese che viveva la sua antica storia al confine con l'Umbria ed il Lazio, in una valle incastonata nel sud dei Sibillini, nel lungo andare di una via maestra che s'inerpicava fino al Valico di Forca Canapine e scandiva viottoli che da essa si diramavano verso un ruscello e disegnavano interni di case dall' età antichissima, piazzuole e balconi in legno che si sporgevano a catturare il sole di primavera. Qui mi sembrò, di un tratto, che il tempo si fosse fermato in un' era silenziosa dove la fine delle stagioni si disegnava nel profilo arcuato delle soglie, dei portali cinquecenteschi che accedevano ad un divenire costante della vita dove era rimasto a parlare un linguaggio sonoro ed assieme silenzioso di chi vi abitava e di chi come me corse per il paese in lungo ed in largo per cogliere la sua essenza. C'era un profumo di antico in questo paese, vivido sotto il sole, mentre alte volavano le nuvole ed i tetti delle case raccoglievano la luce che irrorava le strette strade, spargendosi sui fienili parzialmente costruiti con il legno di castagno. Certo Capodacqua aveva anche edifici ristrutturati e rimessi a nuovo, ma tra essi spiccava il gioiello architettonico a pianta ottagonale dedicato alla Madonna del Sole, con un bel campanile a vela, risalente al 1.500. L'esterno della facciata aveva un rosone, sopra l' ingresso principale, con iscrizioni e stilizzazioni del Sole e della Luna dando una valenza simbolica all'edificio, legandolo ad una cosmologia sacra dove la fede e la spiritualità si fondevano armoniosamente con i ritmi della vita. All'interno vi erano preziosi affreschi, anch'essi cinquecenteschi, tra i quali spiccava drammaticamente l'Assunzione della Beata Vergine e sopra l'altare maggiore c'era un quadro più recente, "La Madonna del Carmelo" tra le nuvole che descriveva un fatto avvenuto in epoche lontane, quando c'erano tenzoni con i norcini per il possesso di pascoli montani. La Vergine apparsa ai capodacquani tra la nebbia li condusse alla vittoria ed ogni anno, il mese di luglio, gli abitanti della frazione la celebravano con una processione seguita da una bellissima festa popolare. Il paese mi lasciò con i suoi tetti rossi e lo scrosciare del ruscello, un bellissimo insieme di storia ed attualità rurale, come un segreto che lentamente si svelava, come le mie mani giunte davanti la Madonna del Carmelo che pregavo sempre prima di una maratona importante. Non lo so ancora, ma appena lasciavo quel paese, nella strada del ritorno, mi tornava il desiderio di rivederlo ed ho sempre coltivato questo suo ricordo. Io sono un poeta e mi sento come quel ruscello di Capodacqua, mi faccio strada da solo, traccio da solo il mio percorso. Passo lasciando il mio inesorabile segno. Io mi sento anche un ladro di fuoco, un sacerdote delle lettere, religione che reclama il suo sacrificio di sangue, tanto più si avvicina all' essenza dell' uomo. La mia poesia vuole sospendere oniricamente il passato ed il presente, ma non vuole trasfigurare il reale e ricrearlo. Io voglio illuminare gioiosamente la vita anche se a volte ripiego sui sentieri dell' inconscio. Quando si è artisti, si vedono molto meglio le miserie, i fariseismi, la viltà del reale. "La corruzione eretta a sistema mi disgusta". C'era un tempo, prima di prendere coscienza della civiltà italiana contemporanea, in cui mi piaceva scherzare. Ora questa calamità naturale e le sue conseguenze mi hanno messo addosso una serietà terribile ed è per questo che sono diventato tragico e morale. Spesso di terremoto non si muore subito, quando ci sono le scosse e la casa si sbriciola ballando sfrenatamente ma anche e soprattutto dopo. A distanza di tempo c'è un'onda lunga che afferra i più fragili e se li porta via, al largo, tra i flutti di un' incertezza e di un disagio mai cessato, nella terra di montagna che continua a tremare. Qualcuno a malapena riesce a restare a galla, qualcun altro scende in un vortice di disperazione senza ritorno. Sono tutte le persone che perdono la vita dopo un terremoto devastante perché esso crea condizioni di disagio specialmente in quelle che si ritrovano sradicate e sfollate lontano da casa. Si crea così una zona grigia dove i riflettori dei media e delle istituzioni difficilmente arrivano. Questa zona grigia crea morti bianche legate all'acuirsi dei disagi fisici, quelle di soggetti precari, deboli ed anziani che nel silenzio della lontananza dai luoghi  e dagli affetti più cari, si spengono pian piano come piccole candele di cera. Presi dalla frenesia della ricostruzione e degli affari che ne conseguono nessuno si cura di loro, nessuno pensa alle conseguenze del loro disagio. Aumenta il numero dei depressi cronici, aumentano i decessi nell' indifferenza della politica e dei commerci. Queste persone chiedono legittimamente qualche certezza, chiedono fatti concreti ed una ricostruzione veloce. Non sanno far altro che aspettare in silenzio, ma intanto in silenzio muoiono.

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