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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Domenica, 17 Marzo 2019 00:24

Ultrabericus : una bella scoperta

Succede che l’amico Roberto Matteucci ti parla bene di una gara cui ha partecipato, magari tu hai cominciato a fare qualche esperienza nelle corse trail e scoperto che ti piace; ecco allora che ti ritrovi, insieme, al via di questa 9^ edizione della Ultrabericus Trail, che parte e arriva proprio nel centro di Vicenza, dalla bella piazza dei Signori. Una formula adatta quasi a tutti, dai 22 km e 750 metri di dislivello positiva della “Urban”, fino al trail integrale, 65 chilometri e 2.500 metri. Nel mezzo una “twin Lui & Lei”, ovvero l’opportunità di dividersi amorevolmente la fatica a staffetta (34 e 31 chilometri). 

Noi optiamo per la versione Urban, pensando che possa già bastare.

Partenza alle 11, quindi comoda perché c’è tutto il tempo di arrivare e ripartire in giornata. Alle 10 invece era partito il trail integrale e la “Lui&Lei”. 

Un percorso, quello della Ultrabericus in versione Urban, che di Urban ha davvero poco, perlomeno in relazione ai tanti Urban e City Trail che riempiono di frequente i calendari podistici.

Pronti, via, e dopo un paio di chilometri si punta decisamente verso i Colli Berici, con una salita niente male, però seguita da un bel tratto in discesa nel bosco. Siamo a due passi dal centro della città, eppure è già un altro mondo. Tratti di sentiero e buon sterrato si alternano ad alcuni su asfalto. Poco prima del km 9 c’è un bel “tirone”, dove credo che anche i primi non abbiano potuto esimersi dal camminare, sia pure velocemente.

Si sbuca fuori ad Arcugnano, circa km 11, dove c’è il ristoro. Sarà l’unico, ma da regolamento bisogna portarsi dietro una serie di cose (fischietto, giacca antivento, liquidi), quindi l’occasione è quella di idratarsi ma anche riempire le scorte, oltre ad alimentarsi, c’è veramente di tutto! 

Da qui inizia il ritorno verso Vicenza, ancora salite e discese, su fondo prevalentemente sterrato ed erboso, talvolta all’interno di vigneti che tra poco cominceranno a germogliare. Alla fine i chilometri sono circa 20, ma poco o nulla conta in questa tipologia di gare; i risultati non sono mai confrontabili tra loro, tra l’altro alla Ultrabericus ogni anno viene cambiata la direzione, negli anni dispari si corre in senso antiorario, come avvenuto questa volta.

All’arrivo il ristoro è più ricco che non si può: panini, torte, frutta, bevande varie e birra in quantità industriale, giusto per un primo rabbocco, ma poi il pasta party completa, con gli interessi, il calcolo delle calorie spese. Prima ancora una doccia calda ed abbondante. 

Bello il percorso, vario, panoramico, discretamente impegnativo; per andare forte, o semplicemente soffrire meno, è opportuno allenarsi su tracciati collinari, ma anche le campestri risultano utili, qui il fondo è spesso irregolare, credo che in totale l’asfalto rappresenti al massimo un 20-25% sul totale. 

Voto massimo alla logistica, siamo in centro città eppure non manca nulla: spazi in abbondanza, spogliatoi, docce, deposito borse, tutto raccolto in qualche centinaio di metri rispetto a partenza/arrivo. 

Crescono ancora i numeri di questa manifestazione, evidentemente gradita a molti, oltre al sottoscritto: Integrale = 1022, Lui&Lei = 184, Urban = 428. Nel 2018 questi erano i numeri, nella stessa sequenza: 963, 99 e 342. 

Un ultimo dettaglio, decisamente apprezzabile: il prezzo di iscrizione è veramente quello che si legge, netto, niente balzelli o gabelle che fanno lievitare gli euri, un’abitudine piuttosto diffusa.

  

 

Lunedì, 11 Marzo 2019 16:34

Maratona di Barcellona da record

 

10 marzo - Cadono i precedenti record a questa 42,195 km spagnola, giunta alla sua 42esima edizione.

Certamente hanno giovato un percorso più veloce e delle condizioni meteo ottimali, con 10 gradi alla partenza; altrettanto la qualità degli atleti.

L’atleta del Barhain, ma di chiare origini etiopi, Alemu Bekele ha vinto in 2:06:04 realizzando il nuovo record della manifestazione e migliorando nettamente il suo personale (precedente di 2:11:20, Madrid 2018). Al secondo posto Abebe Negewo (2:06:49) e terzo col tempo di 2:06:54 il vincitore del 2018, Anthony Maritim. I primi tre classificati sono andati tutti sotto il precedente record della manifestazione.

Anche la etiope Kuftu Tahir ha fatto segnare il miglior tempo femminile, fissando il nuovo limite a 2:24:44, un miglioramento pazzesco rispetto al suo precedente, un 'modesto' 2:34:35 (Amburgo 2018). Seconda classificata la keniana Josephine Chepkoech, 2:25:20; terza in 2:25:35 Joy Kemuna, dichiarata del Kazakistan ma keniana secondo le liste IAAF. 

Il comitato organizzatore ha dichiarato 17.465 partecipanti, forse comprendendo la gara del giorno precedente, il 9 marzo; una manifestazione riservata ai giovani, nati dall’anno 2005 al 2014, con distanze da 400 a 1000 metri.

In realtà sono 13.803 i podisti classificati entro il tempo massimo stabilito in 6 ore.

486 gli italiani che hanno concluso la maratona: il più veloce è stato Marco Maderna (2:46:20, real time 2:46:14). Mentre la donna più veloce è stata Ombretta Riboldi (3:15:10, real time 3:14:13).

Domenica, 10 Marzo 2019 22:47

Parabiago (MI) : Parabiago Run

10 marzo - E con questa sono 8 le edizioni della Parabiago Run, gara competitiva sulla distanza di 10 km, oltre alle 5 e 10 chilometri non agonistiche, organizzazione a cura del gruppo sportivo Betti’s Grup Run. Temperatura perfetta per chi ha interpretato la gara con ambizioni cronometriche, ma condizioni meteo discrete anche per chi se l’è presa più comoda. 

Gara maschile vinta da Antonino Lollo, Atl. Bergamo 1959, che mostra di aver recuperato dopo un periodo non facile, 31:32 il suo tempo finale. Secondo posto per Manuel Molteni (32:12, GS Villa Guardia) e terzo per Andrea Secchiero (32:14, Atletica Desio). 

In campo femminile, tanto per non cambiare, continua a farla da padrona Claudia Gelsomino (Cardatletica), che chiude al primo posto col tempo di 36:27. A seguire Francesca Durante (37:30, Atl. Fanfulla Lodigiana) e Francesca Marin (38:32, Pro Patria Busto Arsizio). 

Gara complessivamente veloce, nonostante un tratto di circa 1000 metri di sterrato, tuttavia in condizioni discrete perché recentemente non è piovuto. Giusto evidenziare che il percorso, su due giri, è certificato ed omologato Fidal, quindi correttamente misurato e valido a tutti gli effetti per i primati personali, ovviamente per coloro i quali sono interessati a questo. 

Buona la logistica offerta dal Centro Sportivo Venegoni Marazzini, con deposito borse, docce e spogliatoi. Inoltre l’arrivo in pista, a mio avviso, ha sempre il suo fascino.

Ampia la base dei premiati: oltre agli assoluti, erano previsti i primi 5 di ogni categoria Fidal. 

Sono stati 578 i classificati nella gara competitiva, numeri che sostanzialmente raddoppiano con i non competitivi sui 5 e 10 chilometri. A puro titolo statistico, ma anche per indicare il livello qualitativo e la bontà del percorso, segnalo che 448 classificati sul totale di 578 hanno corso sotto i 5’/km, e oltre la metà sono arrivati entro 45’ (4’30/km). 

Infine, questa Parabiago Run era l’ultima prova del trittico TriTen, dopo le prove di Magenta e Trecate. Dunque oggi a Parabiago si sono svolte le premiazioni dei vincitori.

 

Forse comincia a non sorprendere più questa ragazza lombarda, che nella maratona giapponese di Nagoya, gara totalmente riservata al femminile (il che è un valore in più, data la mancanza di compiacenti pacer maschi), mette a segno un crono di assoluto rilievo: 2:24:00, che letteralmente polverizza il suo precedente personal best (2:27:53, Berlino 2018). Si tratta del terzo miglior tempo italiano “all time”, dopo quelli di Valeria Straneo (2:23:44, 2012) e Maura Viceconte (2:23:47, 2000).

Il passaggio alla mezza appare un po’ veloce rispetto alla seconda metà di gara, 1:11:17 contro 1:12:43, ma ciò è dovuto ad una prima parte leggermente più favorevole e al fatto che ha piovuto dopo circa 1 ora e 30 di gara.

Eppure si tratta solo della sua terza maratona, inevitabile pensare che ci possano essere ulteriori margini di miglioramento nella specialità.

Una sorpresa? Non certo per lei. Facile raccontare le cose dopo, ma questo è ciò che aveva dichiarato prima:

C’è solo da correre - le parole di Sara  - perché sto bene, arrivo qui preparata e parto fiduciosa. Anche gli ultimi allenamenti mi hanno detto che i ritmi nelle gambe ci sono, mi piacerebbe migliorare il record personale. La maratona è comunque una gara diversa da tutte le altre, lunga e imprevedibile, in cui conta la testa, ma non solo. Se si finiscono le energie prima del traguardo, non c’è niente da fare. Per me questa sarà la prima esperienza in una maratona tirata dall’inizio alla fine. Di solito né a New York né in un campionato come gli Europei si parte forte, visto che si pensa soprattutto alla posizione e alla tattica. Nelle altre ero arrivata in fondo ancora piuttosto fresca, stavolta è tutto da scoprire”

Insomma, rispetto per la distanza e le possibili difficoltà, ma anche consapevolezza dei propri mezzi, del proprio stato di forma, della voglia di riuscire. Dopo la botta di New York 2018, quando non aveva potuto gareggiare per infortunio, si è ripresa alla grande ed ecco il risultato.

Questo il commento del suo coach, Maurizio Brassini:

"Questa gara l’abbiamo studiata da tempo, la scelta di correre forte la prima mezza era assolutamente voluta, si pensava proprio ad un passaggio intorno a 1:11:30, ecco perché ha tirato per restare con le prime. Tutte correvano in questo modo, sapevano di rischiare qualcosa ma era giusto così. E la preparazione era improntata in questo modo. Doveva arrivare al km 34 col tempo di 1:55, e così è stato. Non è un percorso veloce come quelli delle maratone europee, il che mi fa pensare bene e positivo in prospettiva. Oggi Sara è molto più podista di ieri, ha abbandonato quasi totalmente la bicicletta".

Beh, visti i risultati… avanti a tutta, complimenti a Sara, ma decisamente anche al suo coach.

Per la cronaca la gara si è risolta a favore della namibiana Helalia Johannes (2:22:25), davanti alla keniana Visiline Jepkesho (2:22:58), terzo posto per Valary Jemeli (2:23:01). Sara Dossena è settima, in una manifestazione di alto livello.

Nelle prossime settimane sarà la volta delle altre azzurre a proseguire il percorso verso i campionati mondiali di Doha (settembre 2019), con la partecipazione ad una maratona: Giovanna Epis, Catherine Bertone, Valeria Straneo, Anna Incerti.

Martedì, 05 Marzo 2019 16:10

Team Marathon risponde a Luigi Chiabrera

La lettera di Luigi Chiabrera (vedere QUI l’articolo di Scuderi) ha inevitabilmente provocato la reazione di Team Marathon, la società sportiva che sta faticosamente cercando di riportare la maratona di Torino, e non solo, al posto che merita. Ecco quindi una lunga, accorata e dettagliata lettera che Team Marathon ha inviato alla sindaca di Torino ed a tutti referenti del comune e della regione che, a diverso titolo, sono interessati alla questione.

Chiaro l’intento di rimettere a posto le cose, ricostruendo la vicenda a partire dal 2015, quando tutto è iniziato.  Senza entrare nel merito dei passaggi storici, è curioso rilevare che Luigi Chiabrera, nella sua lettera, abbia sollevato la questione del cambio di denominazione, un passaggio obbligato dai regolamenti, come correttamente evidenziato da Scuderi; altrettanto che oggi Chiabrera non ha titolo a riprendersi quella che, dal suo punto di vista, è una sorta di sua proprietà. Inoltre, manca l’affiliazione a Fidal e non ci sono nemmeno le circostanze temporali, il calendario è triennale e le richieste devono essere inviate un anno prima della data prevista. Insomma, la domanda, che non sembri ingenua, dove vuole veramente arrivare il sig. Chiabrera? La sua parabola discendente è iniziata con lo scambio di date con la maratona di Verona, scambio che ha posizionato Torino da novembre ad inizio ottobre, una follia per Torino, con l'inevitabile crollo dei numeri. A chi ha giovato, a parte Verona?

Di seguito il testo completo della lettera inviata da Team Marathon, in risposta alle dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa da Luigi Chiabrera, presidente della Turin Marathon s.r.l.

 

CITTA’ DI TORINO

Sindaca – Chiara Appendino

Sua sede

CITTA’ DI TORINO

Assessore – Roberto Finardi

Sua sede

CITTA’ DI TORINO

Assessore – Sergio Rolando

Sua sede

CITTA’ DI TORINO

Assessore – Alberto Sacco

Sua sede

CITTA’ DI TORINO

Assessore – Alberto Unia

Sua sede

e p.c.

REGIONE PIEMONTE

Presidente – Sergio Chiamparino

Sua sede

REGIONE PIEMONTE

Assessore – Giovanni Maria Ferraris

Sua sede

 

Torino, 4 marzo 2019

 

Gent.ma Sindaca,

a seguito della lettera inviataLe dal signor Luigi Chiabrera e dagli articoli usciti in questi giorni sui quotidiani siamo a scriverLe la presente al fine di chiarire alcuni aspetti delle dichiarazioni fatte da chi ancora una volta cerca di utilizzare la Pubblica Amministrazione per scopi assolutamente privati di natura economica.

Team Marathon è una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata che è nata il 3 dicembre 2015 e formata da ex dipendenti e collaboratori della Turin Marathon S.r.l., licenziati (per usare un termine meno giuridico e più vicino alla realtà dovremmo scrivere lasciati a casa) il 31 dicembre 2015 dal signor Luigi Chiabrera, nel caso dei dipendenti con lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ovvero, e ci teniamo nuovamente a sottolinearlo, per cessazione di tutte le attività; ai collaboratori, invece, è toccato un modus diverso ovvero una semplice stretta di mano.

Per meglio comprendere la nascita di Team Marathon è bene precisare che a maggio 2015 siamo stati convocati dal signor Luigi Chiabrera ad un incontro nel quale ci proponeva di entrare in società trasformando la nostra posizione da dipendenti e collaboratori ad amministratori delegati dell’azienda Turin Marathon, un chiaro tentativo di non pagarci più gli stipendi e di avere forza lavoro che portasse avanti le sue gare. Non accettando la “proposta” ha provveduto entro fine anno a mettere fine a tutti i rapporti contrattualizzati e non, proponendo come unica alternativa all’ASPI un affitto di ramo d’azienda.

Non vogliamo dilungarci descrivendo approfonditamente in questa lettera gli orari massacranti a cui siamo stati sottoposti per l’organizzazione degli eventi, ferie e permessi a cui spesso abbiamo rinunciato, ore lavorate (e non retribuite) che superano quelle contrattuali (in certi momenti si è arrivati anche a totalizzare il doppio delle ore mensili), famiglie sacrificate dai weekend passati in giro per il Piemonte e per l’Italia a fare promozione... Tutto questo per cosa? ... Niente!

Delusi quindi e amareggiati ci siamo guardati negli occhi chiedendoci cosa avremmo potuto fare della nostra vita e a quel punto abbiamo deciso di andare avanti e di accettare. Perché, a differenza di quanto afferma il signor Luigi Chiabrera, siamo titolati ad organizzare gli eventi? Nel contratto oltre a marchi di proprietà di Luigi Chiabrera (non di Turin Marathon), strutture e spazi di Cascina Marchesa (3 uffici, manica spogliatoi e cortile interno) era previsto l’utilizzo esclusivo da parte di Team Marathon del codice della Federazione Italiana di Atletica Leggera TO118, di proprietà di Turin Marathon, in conseguenza del quale avremmo potuto operare attività in continuità alla gestione della stessa (all’epoca Turin Marathon Società Sportiva Dilettantistica a responsabilità limitata e da gennaio 2016 Srl) a cui erano ancorate le date, le licenze e le autorizzazioni.

Il regolamento della Federazione Italiana di Atletica Leggera prevede che per poter cedere il proprio codice federale occorre da parte della società cedente operare una fusione o procedere allo scioglimento della stessa a favore della società subentrante. Non essendo perseguibile nessuna delle due strade, Team Marathon ha dovuto provvedere con le proprie forze e i propri mezzi ad ottenere date, licenze e autorizzazioni che ad oggi, proprio per questo, restano in capo a Team Marathon stessa.

Veniamo descritti come persone che combuttano silenziosamente con FIDAL Piemonte, si prestano a plagi, generano confusione per indurre gli atleti a credere di partecipare ad eventi che non rispetteranno le aspettative. La verità invece è che siamo dei professionisti che si attengono a regolamenti ben precisi.

La nostra attività, dopo la firma del contratto, si è subito scontrata con la realtà oggettiva dei fatti che già supponevamo: “l’ombra del Patron” con un’eredità di rapporti troppo compromessi per essere sanati in pochi mesi. Armati di pazienza ed umiltà ci siamo presentati dagli attuali partner istituzionali, sponsor e società sportive per farci conoscere e spiegare il nostro modo di vedere e vivere lo sport (una società nuova che antepone lo sport e gli atleti alle logiche di interessi personali).

Come anticipato, negli ultimi due anni abbiamo dovuto ricostruire rapporti con società Torinesi che da anni risultavano assenti e che hanno deciso di tornare solo dopo aver ricevuto rassicurazioni e certezze sul cambio reale di gestione.

I buoni rapporti... A tal proposito ancora oggi ricordiamo con dispiacere l’intervento fatto in qualità di “persona libera” (come lui stesso si è definito pubblicamente in quella circostanza) alla conferenza stampa di presentazione della 30^ Turin Marathon Gran Premio La Stampa tenutasi il 3 ottobre 2016 a Palazzo Chiablese dove alla presenza di Istituzioni, sponsor, atleti élite e pubblico ha potuto ancora una volta dar vita al suo spettacolo personale criticando la Federazione Italiana di Atletica Leggera Nazionale e Piemontese (rappresentata al tavolo dal Vicepresidente nazionale, Col. Vincenzo Parrinello), sponsor e Istituzioni stesse che erano presenti in quel momento, vanificando ulteriormente i nostri tentativi di ricucire rapporti.

Tornando ai giorni nostri e al tema della presente, vogliamo precisare che la Turin Marathon Srl è una società NON affiliata ad alcuna Federazione Sportiva, Ente di Promozione Sportiva e non è presente nel registro delle società sportive del CONI quindi prima di interpellare la Pubblica Amministrazione sottoponendo problematiche inesistenti relative all’organizzazione di eventi, si dovrebbe avere la titolarità per farlo. Invece assistiamo alla ripetizione di vecchie impostazioni figlie di “relazioni” e modus che portano persino a creare alleanze con i suoi “antagonisti” storici al fine di ottenere ancora una volta l’egemonia sulle manifestazioni podistiche torinesi. Una lettura più approfondita potrebbe far trasparire invece che l’unica società sportiva torinese in grado di far fronte ad una richiesta economica di affitto di ramo d’azienda pari a 5.000 oltre iva (in questi anni abbiamo versato più di 200.000 euro) potrebbe essere solo Base Running che ad oggi non ha titolo di rivendicare alcunché.

Parliamo di numeri e di grande organizzazione. Si mette in discussione la nostra professionalità citando gli anni d'oro della Maratona in cui LUI era l’organizzatore. Per ragioni ad oggi ancora dubbie, in quanto abbiamo avuto modo nel tempo di sentire sue versioni differenti, decise (contro il nostro parere di dipendenti e collaboratori) di anticipare la data della maratona da metà novembre ai primi di ottobre. Questa importante e strategica decisione dimostrò un successo tale da portare la maratona da 3.545 classificati (anno 2014) a 1.574 (anno 2015): un vero suicidio podistico criticato da tutto il mondo del running.

Team Marathon ha raccolto la Maratona di Torino conscia del grande lavoro che ci sarebbe voluto per riportare la manifestazione agli antichi fasti (quantificata in anni) e forse in modo anche un po’ ingenuo, ha deciso di portare avanti questo sogno, ovvero di far rinascere la nostra Maratona dedicandole tutte le attenzioni che meritava, ricostruendo i rapporti, approcciando anche gli sponsor che avevano abbandonato l'evento non più appetibile e facendo capire al popolo dei runners che lo spirito sportivo era ritornato.

La vera questione, invece, che a nostro avviso è l'unica che Luigi Chiabrera dovrebbe relazionare alla Città di Torino, è l’utilizzo del bene che ha in concessione ovvero Cascina Marchesa. E' di dominio pubblico che l'80% delle attività legate a questa struttura riguardino la ristorazione e l'hotellerie, attività peraltro svolte da società terze che affittano da una società diversa da Turin Marathon Srl, unica concessionaria degli spazi pubblici.  

Al nostro ingresso in struttura tutte le attività sportive di Turin Marathon sono cessate e da quel momento di fatto è diventata una società immobiliare che direttamente o indirettamente tramite società terze, affittava i locali di Cascina Marchesa concessi dalla Città di Torino ad un canone annuo pari ad Euro 53.65, con un ritorno di affitti percepiti di circa 240.0000.00 annui, senza svolgere di fatto alcuna attività sportivo-ricreativa e di interesse pubblico. Più volte, inoltre, c’è giunta all’orecchio la voce che ha spacciato la nostra attività come facente parte dell’attività del “gruppo Turin Marathon”. Da questa affermazioni noi prendiamo fortemente le distanze in quanto non esiste accordo siglato o verbale che ci leghi a un “gruppo Turin Marathon”.

Siamo SCAPPATI da Cascina Marchesa abbandonando qualsiasi progetto sul running legato alla struttura a causa delle richieste economiche da parte di Turin Marathon sempre più alte ed ingiustificate ed oggi vederci attaccati per l'ennesima volta, ostentando interesse comune come argomentazione, non è credibile. L’interpellanza su Cascina Marchesa e la legittimità delle date in calendario FIDAL a noi concesse mettono in discussione la fonte di reddito del Sig. Luigi Chiabrera che oggi a nostro avviso deve fare i conti con la verità e la trasparenza di un gruppo di persone che non ha timore di confronti ufficiali con Istituzioni e magistratura, certi della veridicità di ogni singola parola scritta in questo documento.

Restando a disposizione per ogni ulteriore chiarimento si rendesse necessario, cogliamo l'occasione per porgere i nostri più cordiali saluti.

TEAM MARATHON S.S.D.r.l.

Simone Oneglio

Luca Vergnano

Alessandra Viano

Il sogno di quasi tutti i runner è quello, almeno una volta nella vita, di correre in Kenya, sugli altipiani dove vivono e crescono i più grandi atleti al mondo, anche se ormai sono diverse le nazioni africane che propongono runner di grande livello.

Quindi si sfruttano le vacanze per uno stage sportivo, che serve anche per capire le realtà dove si formano questi atleti.

Stefania Ferrante, da 13 anni è infermiera e lavora al reparto di neurorianimazione dell’Ospedale milanese di Niguarda; si reca in Kenya ormai da 8 anni, eppure raramente ha corso in terra keniana, perché ogni volta impegna sistematicamente le sue ferie per continuare a svolgere la sua professione, laddove il bisogno è veramente tanto.

Scopre la corsa nel 2013, la ragione è forse la più comune, perdere qualche chilo di peso. Inizia con la pista per questione di comodità, ma poi ben presto decide che “iperventilazione” e acido lattico non fanno per lei, e siccome ama la montagna comincia ad allungare le distanze e cambiare gli ambienti dove correre, preferendo alle gare brevi dei viaggi dove la dimensione prestativa fine a se stessa perde molto del suo significato. 30, 50, 70 chilometri e poi via fino alle over 100 k, le più famose cui ha partecipato sono l’Ultra Trail del lago d’Orta (2017) e la Lavaredo Ultra Trail, 25, 30 ore correndo e camminando, secondo circostanza.

E’ appena tornata dalla sua ultima “vacanza” keniana, siamo nella contea di Meru, circa 300 chilometri a nord est di Nairobi. Per 7 anni è sempre andata al Chaaria Mission Hospital, una missione gestita da fratelli cottolenghini ma sostenuta ora anche dalla Fondazione Davida di cui Stefania fa parte. Questa volta si è trattato di un periodo trascorso presso le missioni di Gatunga, Tuuru e Mukothima, gestite dalle suore del Cottolengo, con due anestesiste, una odontoiatra e un ostetrico, con i quali ha seguito 100 donne, e prestato cure odontoiatriche a 37 bambini disabili.

Queste missioni sono sostenute dalla Fondazione Davida - volontariato internazionale.

Sorge spontaneo sapere com’è la situazione da quelle parti. “Il Chaaria Mission Hospital non è male, ha una camera operatoria ormai simile alle nostre mentre il reparto non è decisamente all’altezza. Una grande stanza divisa solo da un muro per uomini e donne. Si fa qualsiasi tipo di intervento con pochissimi mezzi e presidi e gli infermieri sono pochi. Due per turno con 80 posti letto, ma i pazienti sono sempre di più perché non si manda a casa nessuno. Come si potrebbe dire a dei malati – andate altrove- già… ma dove? Gli ospedali pubblici sono spesso lontani e poco dotati, quelli privati sono inaccessibili per i costi.
C'è un chirurgo italiano, due anestesisti locali e a volte passa un chirurgo locale se il primo ha impegni sul territorio. 
Da poco c'è un 'area materno infantile con sala parto. I numeri sono notevoli, quando ci sono stata era sempre piena e facevamo tre parti alla volta! Anche lì ci sono due infermiere che sono anche ostetriche e fanno tutto. 
Sul posto l’attività si basa parecchio sui volontari quindi anche il ginecologo non è fisso e ... si arrangiano.

Oltre alla passata attività al Chaaria Mission Hospital, Stefania da qualche anno presta la sua preziosa opera anche in dispensari situati nei villaggi di Gatunga e Mukothima; ci sono dei piccoli ambulatori ben strutturati ma insufficienti al fabbisogno, da qui la necessità di ampliarli per migliorare l’assistenza. Purtroppo i problemi sono anche le distanze tra i villaggi o, per meglio dire, la raggiungibilità: le strade asfaltate sono rare, 20 chilometri possono essere un viaggio infinito, che spesso si deve fare a piedi. Per non parlare della stagione delle piogge, quando le cosiddette strade si allagano diventando talvolta impraticabili

Stefania, parlando della situazione in generale, racconta:  Certamente l’aiuto immediato e continuo è essenziale, ma probabilmente è ancora più importante rendere le gente più indipendente, istruendo il personale locale e cercando di fornire a tutti le basi essenziali per l’igiene. Non è facile perché manca quasi tutto, a cominciare dalla conoscenza: ad esempio, delle volte i genitori (spesso giovanissimi!) non hanno idea di quanto debba crescere un bimbo da 2 a 4 e a 6 mesi, col risultato che molte volte risultano di peso sensibilmente inferiore, più esposti alle malattie. Il nostro compito è ovviamente quello di risolvere le criticità nell’immediato, ma ancor più fare tutto quanto è nelle nostre possibilità perché la gente acquisisca la giusta consapevolezza del problema.

Insomma, si tratta di due passioni, la corsa e il lavoro in Africa.

Un proverbio, che è anche una sorta di motto ed un progetto, per Stefania dice “se vedi tutto grigio, sposta l’elefante”, ecco allora che attraverso un blog chiamato proprio Spostalelefante (“#spostalelefante ), Stefania Ferrante vuole richiamare l’attenzione su realtà poco conosciute, forse anche colpevolmente ignorate. Con la sua attività raccoglie soldi ma anche tutto ciò di cui c’è bisogno (e c’è veramente bisogno di tante cose).

A Stefania piace pensare all’immagine di una persona davanti a un grosso problema che non riesce a risolvere, se non con l’aiuto di tante altre.

In questo ultimo viaggio ho lasciato in Kenya tutto ciò che avevo con me, 50 chili (il massimo consentito dalla compagnia aerea) … di tutto e di più, scarpe, indumenti… perfino le stesse valige sono rimaste in Kenya.

Finita la vacanza keniana ora si torna a correre che… più a lungo non si può, ecco il prossimo viaggio:

“si tratta dell’Adamello Ultratrail, una gara di 180 km con circa 11.000 metri di dislivello che si svolgerà a fine settembre sulle “mie” montagne a cui sono molto legata e dove ho passato le estati, gli inverni e l’adolescenza!