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Maurizio Lorenzini

Maurizio Lorenzini

appassionato di atletica, istruttore Fidal e runner

Si sapeva, eccome si sapeva, però quella maglia e quella medaglia ha dovuto aspettarle tanto…

Daniela De Stefano è formalmente la campionessa italiana sulla distanza di 100 chilometri, la manifestazione è quella di Seregno, datata 15 aprile 2018. Il risultato sul campo aveva visto la vittoria di Cristina Pitonzo, poi risultata positiva al controllo antidoping, come aveva riportato il collega Roberto Annoscia:

Cristina Pitonzo-squalificata-per-4-anni-perde-il-titolo-italiano-della-100km

Quel giorno Daniela corse 100 chilometri in 8:48:43, piazzandosi terza assoluta e seconda nella classifica del campionato italiano. Adesso, una comunicazione della Fidal le “riconosce” il titolo a tutti gli effetti.

Tesserata per la ASD Castrovillari, 39 anni, ricercatrice scientifica nella vita, ultramaratoneta nell’atletica, Daniela ha cominciato tardi a correre forte e a lungo, ma pare proprio che stia recuperando il tempo perduto.

Ora è ufficialmente campionessa italiana, certo non è la stessa cosa finire una gara ed essere gratificati col titolo sul campo; chissà se ci sarà un minimo di cerimonia di consegna o se addirittura maglia e medaglia le verranno recapitate con un pacco postale, a domicilio.

Comunque sia, Daniela sapeva e sa di essere forte, e di poter ancora migliorare.

Sono quindicimila le presenze complessive registrate nel week end 10 e 11 novembre, mentre maratona e mezza hanno fatto rispettivamente registrare 1591 e 1956 classificati, dati in decisa crescita rispetto al 2017, anche grazie all’opportunità del campionato italiano di maratona. Di certo questa è una manifestazione capace di entrare nelle scelte di molti podisti. 

Record della gara sulla maratona, sia al maschile che al femminile; il keniano Wilfred Kipkosgei Murgor vince e fissa il nuovo primato in 2:12:36. Secondo posto per il connazionale Silah Kipkemboi Limo (2:13:05) e terzo per l’etiope Sefe Wendemu (2:.15:14). 

Gara femminile dominata dall’etiope Aberu Ayana Mulisa, che porta il nuovo record della gara a 2:36:32. Secondo posto per la croata Nikolina Stepan, 2:48:07 e terza posizione per la lituana Ruta Simkunaite, tempo 2:58:38. 

Nell’occasione, la 20esima edizione della Maratona di Ravenna ha assegnato anche i titoli italiani assoluti di specialità; ad onore del vero giusto evidenziare che i livelli, sia partecipativi che qualitativi, sono stati piuttosto bassi, ma certo che di questo chi organizza non ha alcuna responsabilità. Gli atleti più forti a livello nazionale sono pochi e ancora meno motivati, doverosa una riflessione all’interno della federazione. O si ha la forza, attraverso i vari corpi sportivi militari, di imporre la loro partecipazione, e quindi tutta la programmazione delle attività, oppure succede che questi atleti, sia pure regolarmente stipendiati, si organizzino per proprio conto e facciano le loro scelte in base a pura convenienza personale.

Detto questo, onore al merito per Alessio Terrasi, tesserato G.P. Alpi Apuane: un ragazzo che conosco, a mio personalissimo parere arrivato un po’ troppo presto alla maratona, ma sta certamente crescendo bene sotto la guida di Tommaso Ticali. E’ questo 28enne palermitano il nuovo campione italiano di maratona col tempo di 2:19:14, che peraltro costituisce il suo nuovo record personale. Seguono Francesco Bona (2:19:28), che ha ceduto nettamente nel finale di gara, e Luca Parisi (2:22:51).

Al femminile, con il tempo di 2:59:19, la nuova campionessa è la romagnola Eleonora Gardelli (Corri Forrest), seguita in classifica da Elisa Zannoni (3:00:07-Atletica 85 Faenza) e Linda Pojani (3:04:35-Atletica Reggio). Pensare che nel 2014 fece "scandalo" la Claudia Gelsomino quando divenne campionessa italiana col tempo di 2 ore e 51 minuti, peraltro a 45 anni. Comunque brava Eleonora, oltretutto solo 32enne, quindi con margini di miglioramento potenzialmente consistenti.

Nella mezza maratona maschile, vittoria per il keniano Gideon Kiplagat Kurgat in 1:07:31, stesso crono per il marocchino Yassin El Khalil, classificato al secondo posto. Terza posizione per il suo connazionale Rachid Benhamdane (1:07:45). Primo italiano è Alberto Della Pasqua (ASD Dinamo Sport), tempo finale di 1:10:05.

In campo femminile vittoria di Rosaria Console in 1:14:50, davanti alla ruandese Primitive Niyirora (1:18:09) e all’ungherese Tunde Szabo (1:20:47). 

 

Buon livello tecnico alla Maratonina Città di Crema, con ben tre donne sotto il record della gara (precedente Sara Bottarelli, 1:15:11). Vince la ruandese Clementine Mukandanga (Runner Team 99) con un notevole 1:11:57; bene anche la seconda classificata Lenah Jerotich (Kenya-Atletica 2005) che chiude in 1:12:47; terzo posto col tempo di 1:15:40 per Ivyne Lagat (Kenya-Ilove Athletic Terni). Prima italiana Barbara Bani, che di tanto in tanto lascia la corsa in montagna per cimentarsi con buoni risultati anche in pianura. 
Gara femminile che si decide al passaggio del km 15 (tempo di 51’), con la Mukandanga che sferra l’attacco decisivo sulla Jerotich, guadagnando un margine che via via aumenterà fino a risultare di quasi un minuto all’arrivo.

Al maschile la competizione è spettacolare e molto più incerta. La gara si infiamma subito grazie a Sammy Kipngetich che impone un ritmo forsennato, con passaggi velocissimi: 8:45 ai 3 km (2’55/km) e 14:45 ai 5 km (2’57/km). Con lui restano solo Tola Megerse, Cosmas Kigen e Hosea Kisorio. Segue una fase tattica, nel corso della quale gli atleti si studiano fino al km 9, quando Kipngetich sferra un attacco che pare decisivo. Guadagna terreno e mantiene un vantaggio sempre intorno a un centinaio di metri. Dietro si forma la coppia Tola Megerse e Kigen. Situazione cristallizzata sino al km 18, quando il suo vantaggio comincia leggermente a diminuire, ma è vicino al km 20 che la gara si infiamma: Tola Megerse stacca Kigen e corre un mille metri ben sotto i 3 minuti, nonostante un tratto tortuoso, raggiunge Kipngetich in vistoso rallentamento e lo supera a 800 metri dall’arrivo. Vince così in 1:04:30 l’etiope Dereje Tola Megerse, secondo Sammy Kipngetich (Kenya-Atletica Saluzzo) e terzo il keniano Cosmas Kigen, col tempo di 1:04:45. Una gara davvero avvincente.
Primo italiano, e quinto assoluto, è Francesco Carrera (Atl. Casone Noceto), che nell’occasione realizza il suo personal best fissando il nuovo primato in 1:06:04. Tra gli italiani bene anche Giovanni Gualdi, che alla soglia dei 40 anni chiude in 1:08:09 (settimo posto) con una gran volata finale.

Come spesso accade in questa gara, buoni anche i crono fatti in campo amatoriale: tra i tanti segnalo Giorgio Campana Binaghi (Runners Bergamo, SM50, 1:13:30), Claudia Ghirardi (Polisportiva Cral ASD, SF45, 1:26:16) e Liliana Maccoppi (Bike&Run, SF50, 1:33:31). Tempi che ovviamente sono valsi il primo posto nelle rispettive categorie.

Complessivamente sono 875 i classificati, in una giornata favorevole dal punto di vista climatico, 11 gradi alla partenza e 15 all’arrivo.

Come da tradizione, si è tenuta pure la 10 chilometri non competitiva, la Marian Ten, giunta alla nona edizione; un prologo alla maratonina con un serpentone divertente e colorato con oltre 700 partecipanti. Manifestazione ancora più importante dal punto di vista sociale, per la presenza di persone diversamente abili e un numero impressionante di spingitori.

Mercoledì, 07 Novembre 2018 18:50

Prima maratona di Abu Dhabi, 7 dicembre

Difficile immaginare una partecipazione in massa del mondo amatoriale a questa prima edizione della Abu Dhabi Marathon che si correrà il prossimo 7 dicembre. Lontana, costosa, viene dopo tante altre maratone, però che possa attrarre, magari in prospettiva, non c’è dubbio. Intanto per favorire l’affluenza inserite anche le distanze di 10, 5 e 2,5 km, tutto aiuta a fare numero, le gare italiane insegnano. Il tutto sotto la regia di RCS Sport, che ha partecipato e vinto al bando concorso indetto per l’organizzazione della gara. 

Sono ben 379.000 i dollari destinati al montepremi e questo la dice lunga sugli obiettivi degli organizzatori: la gara è importante se si fanno i tempi, i tempi si fanno se si mettono premi significativi, in questo modo arrivano gli atleti più forti. Un’equazione praticamente matematica. 

Ecco quindi arrivare gli atleti elite, anzi, super elite: Abraham Kiptum, il keniano che ha appena realizzato il record del mondo sulla mezza maratona (Valencia, 28 ottobre) ma ha anche un personal best di 2:05:02. Anche meglio, sulla stessa distanza, il connazionale Stanley Biwott (in foto), vincitore nel 2016 della maratona di Londra col notevole tempo di 2:03:51.

Forse meno prestigiosa, ma altrettanto rappresentativa, la presenza al femminile: Gelete Burka (Etiopia), nel 2018 ha portati i suoi personali sulla mezza a 1:06:11, vincendo la mezza maratona di Valencia, e 2:20:45 alla maratona di Dubai. Le farà compagnia l’atleta del Bahrain Eunice Chumba Chebichii, anche lei con personal best sulla mezza di 1:06:10 e 2:24:27 in maratona. 

Facile immaginare che non saranno solo questi gli atleti più forti, del resto manca ancora un mese alla gara, e non è consuetudine rendere noti i nomi definitivi con così largo anticipo.

Per curiosità, il costo del pettorale ad oggi è di 83 euro (350 AED di valuta locale).

p.s. nella foto con Stanley Kipleting Biwott, alla partenza di un allenamento di circa 30 km, in progressione di ritmo. Contrariamente a quanto si crede gli atleti africani percorrono un notevole numero di chilometri di corsa lenta, anche molto lenta ( tipo 5’/km, per loro è andare piano), questo contribuisce a creare nel fisico tutti gli adattamenti necessari a sopportare i successivi carichi di lavoro. Così non fosse ….non sarei riuscito a fare qualche chilometro con loro. Comunque alla fine sono stati 32 chilometri (per loro), in un contesto bellissimo, le piantagioni di the sulle Nandi Hills. Pochissimi i tratti in piano, inesistente l’asfalto. Media finale 3’18/km, che a 1998 metri sul livello del mare è tanta roba..

 

 

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO
Kenya ed Etiopia alla maratona di New York, grandi prestazioni di Mary Keitany e Lelisa Desisa in una delle più avvincenti e spettacolari edizioni 
della New York City Marathon.

 

Gara femminile con le americane inizialmente spavalde, in particolare Stephanie Bruce che fa un po’ la Sara Dossena del 2017. Ritmi piuttosto lenti, passaggio in 37:10 al km 10, 3’43/km. Naturale conseguenza il fatto che il gruppo sia ancora molto folto, con Shalane Flanagan e Mary Keitany posizionate nella seconda parte.

La gara si vivacizza verso la mezza, restano in dieci, con tutte le principali favorite. Passaggio in 1:15:50, con in testa la Keitany, che sembra aver preso in mano la corsa. Poco dopo le etiopi Gudeta e Tusa allungano, con Keitany che pare seguirle in facile controllo; poco dopo allunga decisamente e vola verso la sua quarta vittoria. Nessuna sorpresa nei chilometri successivi, la gara per la vittoria femminile finisce qui. Invece inizia la rincorsa di Mary Keitany verso il record della manifestazione, quel 2:22:31 realizzato da Margaret Okayo nel 2003. Non ci riesce davvero per poco, infatti chiude in 2:22:48, con una seconda mezza semplicemente pazzesca, il tempo finale è a 17 secondi dal record di New York. Grande recupero finale per Shalane Flanagan, chiude al terzo posto in 2:26:22, dopo Vivian Cheruiyot (2:26:02).

NYM18:i vincitori


 

Gara maschile relativamente più veloce sin dall’inizio, grazie a diversi cambi di ritmo vede subito allungarsi la fila, con gli etiopi Desisa e Kitata a tirare il gruppo. Passaggio al km 10 in 30:50 (3’05/km). Gara che procede spesso a strappi.

Passaggio alla mezza in 1:03:59 (3’02/km), con Kitata che precede di pochi secondi il resto del gruppo, sempre più assottigliato. Sul Queensboro’s Bridge si forma un gruppetto di 5 atleti: tre etiopi, Kitata, Desisa, Tola e due keniani, Kamworor e Talam. Gara maschile veloce, la proiezione al km 30 dice 2:07:08. Al km 35 restano Kitata, Desisa e Kamworor, con quest’ultimo che inizia ad allungare e stacca prima Kitata e poi Desisa. Una gara tatticamente perfetta da parte del keniano, sembra controllare la gara ed invece… al km 40 Desisa attacca, Kamworor cede e addirittura viene rimontato da Kitata. Finale fantastico di una corsa fino al quel punto relativamente tranquilla, una sorta di gara ad eliminazione. Lelisa Desisa vince in 2:05:59, a 53 secondi dal record della manifestazione (Geoffrey Mutai, 2:05:06, anno 2011). Secondo Shura Kitata, 2:06:01; terzo il vincitore di New York 2017, Geoffrey Kamworor, 2:06:26.

 

Primo italiano Cristian Marianelli, 41° assoluto in 2:28:35. Prima italiana Giulia Sommi, 40^ in 2:54:19.

 

Come da consuetudine ricco il montepremi della manifestazione, ai vincitori andranno 100.000 dollari ciascuno. A seguire 60.000 dollari al secondo classificato, 40.000 al terzo e così via. Da aggiungere i bonus in relazione al crono conseguiti; ad esempio, Tamirat Tola, quarto classificato in 2:08:30, potrà consolarsi con i 10.000 dollari di bonus previsti per chi chiudeva entro le due ore e 10 minuti.

 

 

 

Si è corsa oggi la Dash to Finish Line, una 5 chilometri su strada, il tradizionale aperitivo alla maratona. Al termine di un’entusiasmante volata è stato Paul Chelimo a prevalere di pochissimo su Shadrack Kipchirchir (vincitore nel 2017 con il tempo di 13’57), sono finiti così vicini da avere lo stesso tempo finale, un notevole 13’45, che rappresenta il record della manifestazione. Terzo posto per Stanley Kebenei. Crono di grande rilievo (2’45/km!) se si considera che il percorso è mosso e gli ultimi 150 metri sono in salita; l’arrivo di questa Dash to Finish Line è lo stesso per i 50.000 che domani correranno la maratona.  

Paul Chelimo quest’anno si era già migliorato sui 5.000 metri, portando il suo pb a 12:57:55 in occasione del meeting di Bruxelles (31 agosto 2018). Abbassata oggi di due secondi anche la sua miglior prestazione su strada, precedente Carlsbad 2017 (13:47).

Gara femminile apparentemente meno combattuta, quanto meno nel finale; vince Emily Sisson col tempo di 15:38, che in questo modo migliora la sua miglior prestazione su strada (precedente Providence-USA, 15:42), davanti a Erika Kemp (15:50) e Amy Cragg (15:54).

Dash to the Finish Line


Nelle immagini l'arrivo di colui che è stato, probabilmente, il primo italiano.

La Dash to Finish line fa parte di un importante circuito di gare americane, sono complessivamente 10 prove; dalla corsa campestre fino ad una 25 chilometri, ma anche su distanze più brevi come il miglio e, appunto, l’odierna 5 chilometri a New York. Sono gare mediamente molto ben premiate: la Dash to Finish Line (tra le più ricche insieme alla 10 chilometri e alla 10 miglia), ad esempio, aveva un montepremi complessivo di 60.000 dollari, equamente ripartito tra uomini e donne. I vincitori hanno portato a casa 12.000 dollari, 8.000 destinati al secondo posto, 4.000 al terzo e così via. 

La Dash to Finish Line è una gara aperta a tutti, sono stati infatti in 10.000 ad avere corso oggi dal Palazzo dell’ONU verso Central Park. Costo del pettorale? In linea con i costi di New York, 50 dollari.

VIDEO

 

  

Inevitabile cominciare da Geoffrey Kamworor (Kenya), vincitore di New York 2017 dopo un entusiasmante duello con Wilson Kipsang. Poi sono tanti i potenziali protagonisti di una gara che spesso ha visto i pronostici ribaltati: se guardiamo i personal best sui 42195 metri, Lelisa Desisa (Etiopia) si presenta col miglior tempo di accredito (2:04:45), oltre ad essere salito sul terzo gradino del podio nel 2017. Solo pochi secondi di differenza per il connazionale 22enne Shira Kitata, che ha fatto registrare un ottimo 2:04:49 alla maratona di Londra proprio nel 2018. Ci riprova Abdi Adirahman, 7° nel 2017, così come Shadrack Biwott, probabilmente il migliore degli americani al via, insieme a Alex Monroe (al debutto), e Chris Derrit. Certamente tanta curiosità attorno a quel grande atleta che risponde al nome di Bernard Lagat (USA), più volte campione mondiale sulle distanze dei 1500, 3000 e 5000 metri. Oggi, 43enne, ci cimenta nella sua prima maratona, dopo aver testato nel 2018 la mezza distanza, corsa in 1:02’. Molti altri potranno essere protagonisti il prossimo 4 novembre e chissà che qualche europeo, come Florent Caelen-Belgio e John Mellor-GBR,non possa inserirsi nelle posizioni che contano.

I favoriti della NYCM 2018


Anche al femminile si comincia proprio da Shalane Flanagan (USA), trionfatrice forse un po’ a sorpresa nella gara del 2017. Sempre in casa americana ci sono buone aspettative su Allie Kieffer, 5^ con personal best (2:29:39) nella scorsa edizione, Stephanie Bruce e Molly Huddle. 

Ma le attenzioni e i favori del pronostico sulla carta sono per Mary Keitany (Kenya), già tre volte vincitrice a New York ed in possesso di un fantastico personale, 2:17:01, con il quale ha vinto la maratona di Londra nel 2017. Nei suoi dintorni dovrebbe trovarsi la connazionale Vivian Cheruiyot, che ha vinto a Londra nel 2018 realizzando la sua miglior prestazione in 2:18:31. Sembrerebbe difficile insidiare le due keniane, ma oltre alle americane, anche le etiopi Mamitu Daska Moleta, Serkalem Biset Abrha e Netsanet Gudeta potrebbe dire la loro in una maratona complicata, anche a causa di un percorso piuttosto impegnativo.Purtroppo per noi mancherà Sara Dossena, peraltro unica europea in grado di competere ad alti livelli.

VIDEO

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Giovedì, 01 Novembre 2018 16:48

Sara Dossena, niente maratona di New York

Era nell'aria, si sapeva che non stava bene, o almeno lo sapevano molti addetti ai lavori. Pare si sia provato di tutto, esami ed analisi per capire fino in fondo la gravità del problema.
Sara ha voluto partire comunque per New York perché, come si dice, la speranza è l'ultima a morire. Ma erano già diversi giorni che non correva, per tenere a riposo una gamba che improvvisamente ha cominciato a fare i capricci.
Purtroppo non è bastato; siamo stati in frequente contatto col suo coach Maurizio Brassini: Sara ha provato più volte a correre, ma il dolore era troppo.
Ed allora saggia decisione, quella di rinunciare. Di soddisfazioni ce ne sono ancora tante da prendersi, giusto così. 

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Presentata oggi nella splendida sala delle Vele, presso il comune di Crema, la 12^ edizione della maratonina di Crema, gara nazionale Fidal, livello bronze. Il percorso è sempre lo stesso, ormai consolidato nel corso degli anni, veloce ed ideale per provare a migliorare i propri record personali, oppure semplicemente per testare la propria condizione nella prospettiva di una maratona invernale. Tra le novità di questa manifestazione, l’estensione al sabato delle gare in programma; la Crema Kids Run, si correrà il 10 novembre sulla nuova pista di atletica situata ad Ombriano (via Martini). Una corsa riservata a giovani e giovanissimi, da 0 a 14 anni, i più piccoli accompagnati dai genitori. Distanze di 400-800 e 1200 metri. Ritrovo ore 14.00, partenza dalle 15.30. E chissà che “l’odore” del tartan non avvicini le nuove leve alla specialità.

Come da consuetudine, alle ore 08.30 dell’11 novembre partirà la Marian Ten, giunta ormai alla 9^ edizione; una gara non competitiva cronometrata sulla distanza di 10 chilometri. Tra i tanti partecipanti anche l’ex campione del mondo di apnea, Mike Maric, che correrà col sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, appassionata di running. Ma ci sarà anche una partecipazione davvero speciale, grazie a Claudio Ardigò e a Go On 4 persone colpite da ictus saranno spinte lungo il percorso da numerosi volontari.

Invece alle ore 09.15 sarà la volta della maratonina.

Come ogni anno arriveranno atleti italiani ed africani di livello, per una gara che ha sempre prodotto risultati tecnici di un certo rilievo. Elenco in via di definizione, ma possiamo già dire che per le primissime posizioni sarà una sfida tra etiopi e keniani, ma con gli italiani che potrebbero risultare molto vicini, sia al maschile che al femminile.

per informazioni ed iscrizioni:

https://www.mezzadicrema.com/

Per regolamento gara completo e montepremi:

http://bit.ly/2NLNGjV

 

Domenica, 28 Ottobre 2018 18:12

Laus Half Marathon : una mezza da record

Nonostante condizioni climatiche che è decisamente riduttivo definire avverse, sono caduti i record della manifestazione, sia al maschile che al femminile. Vincent Kimutai Towet, Kenya, classe 1995, ha chiuso la gara in 1:04:59, migliorando nettamente il precedente (Tariq Bamaarouf, 1:06:38, 2017). Secondo posto per un altro keniano, Alfred Kimeli Ronoh, 1:05:59. Terzo gradino del podio per il vincitore della Laus Half Marathon 2016 e 2017, Tariq Bamaarouf (1:07:49).

Record caduto anche nella gara femminile, l’etiope Addisalem Belay Tegegn, vincendo in 1:13:56, ha migliorato di quasi un minuto il precedente di 1:14:48, che apparteneva alla seconda classificata della gara odierna, la keniana Mary Wangari Wanjohi; 1:15:41 il suo crono finale. Terzo posto col tempo di 1:17:27 per un’altra etiope, Mekuanent Gedamnesh Yayeh.

Gara maschile veloce, resa dura sin dall’inizio dai due keniani, con un passaggio al km 5 in 15:06 (media 3’01/km!), a seguire il campione italiano Ahmed Nasef. Dopo una fase di relativa calma, in un tratto del percorso piuttosto tortuoso, Vincent Towett piazza due chilometri intorno a 2’57/km e in questo modo si libera della compagnia, con Alfred Ronoh che comunque nei rettilinei lo “vede” fino al km 15.  Il leader della gara è costretto a rallentare verso la cittadina di Montanaso, le numerose pozzanghere rendono più complicata la sua azione, che poi riprende vigore nel tratto in discesa al km 18. Da qui all’arrivo aumenta il vantaggio sul connazionale Ronoh. Volata per il terzo posto tra i due amici Bamaarouf e Nasef, col primo che prevale giusto in piazza della Vittoria.

Gara femminile che ben presto si riduce ad una sfida Etiopia – Kenya. Addisalem Tegegn conduce ad un ritmo poco sotto ai 3’30/km, che manterrà piuttosto costante per diversi chilometri per cedere leggermente solo nel tratto finale. Bella gara anche per la vincitrice del 2017, la keniana Mary Wangari: resta a lungo vicina alla sua avversaria (sei i secondi di distacco al passaggio del km 10), senza però mai riuscire a chiudere il buco.  Come già scritto, terza l’etiope Gedamnesh Yayeh. Bella sorpresa al quarto posto, con una felicemente ritrovata Eliana Patelli, da tempo assente alle gare sui 21097 metri, che ha scelto Lodi per tornare a correre sulla distanza; decisamente apprezzabile il suo crono finale, 1:18:30.

Si chiude così la quarta edizione della Laus Half Marathon, che verrà certamente ricordata per le difficili condizioni atmosferiche, ma probabilmente ancora di più per i record della manifestazione, con tempi ancora più significativi proprio per le condizioni nelle quali sono stati realizzati.

Complimenti a tutti i 930 atleti capaci di concludere la gara, uniti ad un grande ringraziamento ai volontari e tutti gli addetti lungo il percorso; una prova difficile la loro, in qualche modo ancora più complicata rispetto a quelli che hanno corso.

 

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