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Ott 01, 2018 301volte

Polinago (MO), 4° Panoramica Trail: piccolo e bello

Salire in allegria Salire in allegria Italo Spina

30 settembre - Non era facile radunare molti partecipanti ad una gara sull’appennino modenese, quando in provincia si svolgevano due camminate ufficializzate dai Coordinamenti (a Finale Emilia, che dichiara 1500 partecipanti, e nella vicina Sassuolo, con 1100), e a Taneto nel reggiano un’altra classica (altri 1150 presenti, e la cifra decisamente alta di 326 nella competitiva); mentre gli appassionati di fuoristrada avevano a disposizione la ecomaratona bolognese di Monte Sole (146 arrivati nei tre percorsi).

Si aggiunga che Polinago, 810 metri d’altezza, ha una fama certamente inferiore alle principali località appenniniche, non è nemmeno citata nella Guida rapida d’Italia del TCI (che tributa i suoi onori invece a Zocca, Sestola, Pievepelago, Fiumalbo e Frassinoro): è insomma una località tranquilla, per intenditori amanti della quiete, abbastanza fuori dal traffico automobilistico.

Non bisogna dunque sorprendersi se la partecipazione a questa corsa, sebbene inserita nel campionato regionale Uisp, è stata più modesta rispetto ad altri trail modenesi: 80 competitivi classificati e quasi altrettanti non competitivi, questi ultimi che per soli 3 euro potevano cimentarsi su tre percorsi, incluso quello massimo dichiarato di circa 21 km con un dislivello di 900 m (il mio Gps dichiara 20 km e 800 D): un percorso solo, dunque, rispetto ai due di 26 km con 1050 m D e di 16 km con 620 m D esibiti due anni fa (quando assommarono, fra tutti e due, 133 classificati).

Ripensandoci, credo di essere stato a Polinago (cioè a un’ora d’auto da casa) in vita mia quattro sole volte: una antichissima per una partita di calcio del Torneo della Montagna (un’altra delle cose che non si fanno più), una medio-antica per una podistica mista strada-sterrato (pure abolita da anni annorum), e due volte per queste edizioni 2016 e 2018 del trail. E quest’anno devo essere grato al nuovo giro che ci ha portati sulle due ‘emergenze’ turistiche più interessanti della zona, il castello di Brandola (sfiorato dopo pochi km e attraversato verso il 14°) e il Ponte Ercole o “del Diavolo”, sotto il quale siamo passati intorno a metà gara.

La ProLoco e il comune di Polinago hanno insomma seminato bene per la promozione territoriale, e il gestore principe della manifestazione, Ercole Grandi, si è comportato in maniera impeccabile, trovando peraltro valido aiuto nei molti sbandieratori collocati con grande frequenza (c’era anche il vecchio presidente di CasaModena Atletica, Tiziano Franchini, a suo tempo ‘licenziato’ perché aveva troppo successo rispetto agli altri sport sponsorizzati dai salumieri); di lusso i tre ristori distribuiti a intervalli regolari, oltre che quello della partenza-arrivo, dove prima di partire non ho resistito ad una frittatina fredda distribuita dalla coetanea collega prof Andreina Mattioli, rivista forse dopo trent’anni ma sempre uguale.

Tutto il tracciato era ben percorribile, senza ostacoli o difficoltà particolari (due salite principali, a sfiorare quota 1000, e due discese verso i 550 metri) e segnalato in maniera inappuntabile (e quando i segnali sono così frequenti, hanno un bel da fare i rituali boicottatori o burloni che li tolgono: come l’Italia con la riduzione del deficit, non ce la faranno mai); e sono convinto che almeno una metà dei partecipanti sia riuscito a correre sempre, come dimostra il tempo del vincitore, il ventitrenne Roberto Gheduzzi (Mud & Snow), primo in 1.36:52, due minuti abbondanti prima del secondo, il reggiano Massimo Gazzotti (1.39:10). Decisamente più lontani gli altri, eppure in 12 sono stati sotto le due ore. Il che non è accaduto per le donne, 21 in totale, regolate dalla reggiana quarantenne di S. Polo d’Enza Rossella Munari in 2.06:51, mezzo minuto scarso davanti alla compagna di squadra  Monia Fontana.

Le ultime se la sono cavata appena sopra le 3 ore e mezzo (cioè con un’ora di anticipo sul generoso tmax), e si trattava di una coppia sassolese abbastanza fissa in questo tipo di gare, la minutissima Cecilia Gandolfi (moglie di Italo il fotografo) e la longilinea Ginetta Palandri, giunte in compagnia del formiginese Alberto Bonvicini (che forse da solo pesa come le due signore messe insieme). Poco prima era arrivata la leggendaria Ketty, al secolo Lucia Zanetti da Bologna, classe 1955, già autista di corriera e dotata di un lato B sogno di molti podisti; mentre in 2.56 aveva concluso, in pieno relax, la frignanese Ermanna Boilini, reduce da una novantina di km della UTMB e (l’anno scorso) dal massacrante Tor des Géants stoicamente concluso.

Tra gli uomini più affezionati, in pieno spirito dilettantistico nel senso migliore, non potevano mancare Massimo Muratori (2.38) e Ideo Fantini, reduce dall’infame esperienza (non per colpa sua) del pazzesco trail da 501 km sui crinali appenninici, qui il più anziano in gara, ma anche oggi capace di lasciarsi dietro una trentina di rivali (incluso, ovviamente, il sottoscritto).

Ci siamo ritrovati insieme, dopo una doccia calda anche per gli ultimi e un nuovo assaggio dei ristori della prof Andreina (questa volta ho puntato sulle torte), al pasta party, forse meglio definibile salsiccia party data l’abbondanza di questo elemento all’interno del piatto di maccheroni.

La bella giornata di sole, fresca e limpida, ultima del fine-estate, ci ha reso tutti più allegri.

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