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Chiacchierate col Fisioterapista: 17 – Fascite Plantare – Strategie di gestione per podisti

23 GIUGNO 2026 | Di Mattia Plati
Foto: Mattia Plati

La fascite plantare è una delle cause più comuni di dolore al tallone, affliggendo molti atleti tra cui i runner. Comprendere questa condizione è fondamentale per chi corre o pratica attività fisica, in quanto può influenzare significativamente la qualità della vita e la performance sportiva.

Cos’è la Fascite Plantare?
La fascite plantare, o più correttamente fasciopatia plantare, è un disturbo che interessa la fascia plantare, un robusto tessuto connettivo che si estende dalla tuberosità mediale del calcagno fino alle teste metatarsali. Questa struttura svolge un ruolo chiave nel sostenere l’arco longitudinale del piede, nell’ammortizzare gli shock durante il cammino e la corsa e nel contribuire alla stabilità del piede.
Tradizionalmente, si parla di “fascite” quando si evidenzia un’infiammazione acuta della fascia. Tuttavia, studi recenti (1) suggeriscono che la maggior parte dei casi non sono dovuti a vera infiammazione, ma a un processo degenerativo cronico, legato a microtraumi ripetuti. Per questa ragione, il termine più accurato sarebbe “fasciopatia plantare”, che comprende sia le fasi infiammatorie che quelle degenerative.

Cause e fattori di rischio
La causa principale della fascite plantare è il sovraccarico meccanico (2), spesso conseguente a microtraumi ripetuti dovuti a stress continui sulla fascia. Tra i fattori intrinseci, rientrano l’età (picco tra 45 e 65 anni), il peso corporeo (sovrappeso o obesità aumenta il rischio di circa il 40%) (3) , deformità morfologiche come piede piatto o cavo, e alterazioni biomeccaniche come pronazione eccessiva o piede in eccessiva eversione.
Anche la rigidità del polpaccio, in particolare del muscolo gastrocnemio, rappresenta un fattore chiave: circa l’83% di chi soffre di fascite recidivante mostra una limitazione nella dorsi-flessione della caviglia (4), che aumenta la tensione sulla fascia durante il cammino. Allo stesso modo, attività sportive ad alto impatto, come corsa, salto, danza, o lavori che richiedono il mantenimento prolungato in piedi, favoriscono lo sviluppo del disturbo (5).

Segni e sintomi
I pazienti riferiscono dolore che si accentua al mattino o dopo periodi di riposo, con un massimo di disagio durante i primi passi. La zona dolorosa è tipicamente localizzata sulla tuberosità mediale del calcagno e può irradiarsi lungo l’arco mediale del piede (6).
L’esame di valutazione comprende la palpazione della regione plantare del tallone, la valutazione del range di movimento della caviglia, in particolare per la flessione dorsale per verificare la rigidità del gastrocnemio. La presenza di dolore alla palpazione, limitazioni nel movimento e tensione muscolare sono segnali caratteristici di questa problematica (7). Per differenziare altre cause di dolore al tallone, si ricorre anche a indagini strumentali. La radiografia può escludere fratture da stress o speroni calcaneari, anche se la presenza di questi ultimi non è sempre correlata al dolore. L’ecografia permette di valutare lo spessore della fascia e identificare eventuali lesioni, mentre la risonanza magnetica è utile per evidenziare ispessimenti, edema o altre alterazioni strutturali (8).

Gestione conservativa nelle prime sei settimane
La maggior parte dei casi di fascite plantare può essere risolta attraverso un trattamento conservativo, che mira a ridurre il dolore, migliorare la flessibilità e ristabilire la corretta biomeccanica del piede. Il primo obiettivo è il sollievo dal dolore e si può ottenere con specifiche tecniche di stretching. In particolare, gli esercizi di allungamento del polpaccio e della fascia plantare risultano efficaci, soprattutto se praticati regolarmente (3-5 volte al giorno). Lo stretching del tendine di Achille e del polpaccio riduce la tensione sulla fascia, favorendone la guarigione. La terapia manuale, con mobilizzazioni articolari e tecniche di massaggio mio-fasciale, può migliorare la mobilità e alleviare le tensioni muscolari. Studi dimostrano che la combinazione di terapia manuale ed esercizio terapeutico è più efficace rispetto a metodologie isolate (9). In alcuni casi, si può ricorrere all’uso di farmaci antinfiammatori (FANS) per brevi periodi, e, in presenza di dolore intenso, alle iniezioni di corticosteroidi. Tuttavia, queste ultime devono essere utilizzate con cautela, data la possibilità di effetti collaterali come rottura della fascia o atrofia del tallone (10).

Gestione conservativa nel cronico
Se il dolore persiste oltre 6 mesi nonostante le terapie conservative, si può considerare l’uso di tecniche come le onde d’urto extracorporee (ESWT)(11), la terapia laser, o la terapia con iniezioni di plasma ricco di piastrine (PRP) (12). Le onde d’urto, focali o radiali, stimolano il processo di riparazione attraverso microtraumi controllati, favorendo la neo-vascolarizzazione e la rigenerazione tissutale. In casi resistenti, anche la chirurgia può essere un’opzione.
La fasciotomia plantare consiste nella divisione del tessuto fibroso per alleviare la tensione e il dolore. Un’altra possibilità è il rilascio del muscolo gastrocnemio mediante release del tricipite surale, che riduce la tensione sulla fascia (13).

Importanza di un approccio multidisciplinare
La gestione della fascite plantare richiede un approccio personalizzato e multidisciplinare. La collaborazione tra fisioterapisti, ortopedici e specialisti del movimento permette di individuare i fattori di rischio e di pianificare interventi mirati. L’obiettivo finale è permettere ai podisti di riprendere l’attività senza dolore e con una biomeccanica corretta, prevenendo recidive e complicazioni. Ricordiamo che circa il 70-80% dei pazienti risponde positivamente alle terapie conservative entro un anno, ma è fondamentale impostare un percorso di trattamento adeguato, con costanza e attenzione alle alterazioni biomeccaniche. Da qui l’importanza di una corretta valutazione funzionale e posturale alla ricerca della causa della problematica.
Abbiamo già approfondito molti temi legati alla postura e al suo corretto inquadramento nell’articolo 2 e nell’articolo 7 di questa rubrica e potrebbe essere molto utile visionarli per andare a comprendere la causa che potrebbe portare alla fascite plantare.
Ascoltare il proprio corpo, intervenire precocemente e affidarsi a professionisti esperti sono le strategie vincenti per superare la fascite plantare e continuare a correre con soddisfazione e in sicurezza.

1 Monteagudo M, de Albornoz PM, Gutierrez B, Tabuenca J, Álvarez I. Plantar fasciopathy: A current concepts review
2 Beeson, Paul. “Plantar fasciopathy: revisiting the risk factors.”
3 Van Leeuwen, K. D. B., et al. “Higher body mass index is associated with plantar fasciopathy/‘plantar fasciitis’: systematic review and meta-analysis of various clinical and imaging risk factors.”

4 Patel, Amar, and Benedict DiGiovanni. “Association between plantar fasciitis and isolated contracture of the gastrocnemius.”
5 Petraglia, Federica, Ileana Ramazzina, and Cosimo Costantino. “Plantar fasciitis in athletes: diagnostic and treatment strategies. A systematic review.”
6 Thing, James, Mahiben Maruthappu, and John Rogers. “Diagnosis and management of plantar fasciitis in primary care.”
7 Thomas, James L., et al. “The diagnosis and treatment of heel pain: a clinical practice guideline–revision 2010.
8 Draghi, Ferdinando, et al. “Imaging of plantar fascia disorders: findings on plain radiography, ultrasound and magnetic resonance imaging.”

9 Cleland, Joshua A., et al. “Manual physical therapy and exercise versus electrophysical agents and exercise in the management of plantar heel pain: a multicenter randomized clinical trial.”
10 David, Judy A., et al. “Injected corticosteroids for treating plantar heel pain in adults.”
11 Malliaropoulos, Nikos, et al. “Success and recurrence rate after radial extracorporeal shock wave therapy for plantar fasciopathy: a retrospective study.”
12 Chiew, Seet Khing, Thamil Selvee Ramasamy, and Farahnaz Amini. “Effectiveness and relevant factors of platelet-rich plasma treatment in managing plantar fasciitis: A systematic review.”
13 Wheeler, Patrick, Kevin Boyd, and Mary Shipton. “Surgery for patients with recalcitrant plantar fasciitis: good results at short-, medium-, and long-term follow-up.”


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