Alberto Zordan e Anna Zilio: atleti normali dai risultati normali
La prematura scomparsa, a distanza di poche settimane, di Alberto Zordan (1-2/11) e Anna Zillo (lo scorso 13/10, qui il nostro articolo precedente), sta facendo discutere tutto il mondo del running e non solo quello.
In effetti ci sono molte similitudini. Atleti sani, in ordine con la visita medica per la pratica agonistica, peraltro ottenuta presso due strutture diverse. Ancora giovani: Anna 39 anni, Alberto 48. Entrambi morti nel sonno, senza nessun precedente segno premonitore. Tesserati per lo stesso gruppo sportivo, il KM Sport. Allenati dallo stesso coach, Dario Meneghini, anche se questa informazione è stata successivamente smentita dal vicepresidente Emanuele Marchi .
C’è già chi si è lanciato in ipotesi di doping. Noi ci dissociamo da questi processi sommari e facciamo le più sentite condoglianze ai famigliari. Le Procure di Verona e Vicenza hanno aperto le indagini, disposto le autopsie e sequestrato i certificati medici che peraltro erano caricati proprio dalla Zilio sul portale FIDAL per tutti gli atleti del KM Sport, lei compresa.
Di certo, se guardiamo le schede FIDAL dei due atleti, i riscontri cronometrici di Alberto, sono quelli di un buon corridore per la sua età, ma nulla di più. Tanto per capirci uno che difficilmente poteva ambire al podio di categoria. Anna Zilio si era presa qualche soddisfazione in più, come descritto dal collega Lorenzini nel suo pezzo.
Quello che più conta è che per entrambi la serie dei risultati mostra un trend costante, ma leggermente negativo. Insomma senza exploit sospetti (i primi miglioramenti importanti di Zordan rispetto ai tempi del 2016 derivavano dal fatto che aveva appena cominciato a correre). E con il classico decadimento che col passare degli anni tutti noi registriamo.
Quindi lasciamo lavorare i magistrati, quando sarà il momento opportuno vi aggiorneremo sugli sviluppi. Noi ci limitiamo a fare informazione. I plastici di Cogne o le mille puntate sui delitti, ahimè più alla moda, li lasciamo volentieri ad altri.
E’ in atto un’attività di sciacallaggio mediatico sulla questione che raramente si è vista, si sono mossi anche noti giornalisti che pur non aggiungendo nulla, hanno amplificato l’attenzione sulla vicendop con titolo roboanti e falsificatori del contenuto dei loro pezzi.
Il caso di Gianluigi Paragone è eclatante, è arrivato sulla notizia per ultimo titolando “Alberto e Anna Morti nel sonno, oggi l’agghiacciante verità scoperta sui due maratoneti: chi erano”.
Nel pezzo poi scopri che di verità non c’è alcuna traccia, e nessuna notizia nuova ma solo il tentativo (RIUSCITO) di generare click.
Questo non è giornalismo.