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Chiacchierate col Fisioterapista: 14 – Running e Osteoartrosi

3 MARZO 2026 | Di Mattia Plati
Foto: Mattia Plati

I benefici della corsa per la salute generale sono ampiamente riconosciuti dalla comunità scientifica e dagli appassionati di attività fisica. Numerosi studi evidenziano come la corsa possa contribuire al miglioramento della salute cardiovascolare, al controllo del peso corporeo, alla riduzione dello stress e all’aumento del benessere psicologico. Tuttavia, nonostante questi evidenti vantaggi, persistono alcune preoccupazioni riguardo agli effetti a lungo termine della corsa, in particolare riguardo allo sviluppo e alla progressione dell’osteoartrosi (OA). Questa condizione rappresenta una delle principali cause di dolore e disabilità articolare negli adulti, e alcuni ritengono che l’attività di corsa possa aumentare il rischio di insorgenza o aggravamento di questa patologia.

La percezione di un collegamento tra la corsa e l’osteoartrosi non è infondata: infatti, una parte significativa della popolazione, oltre il 40%, e quasi un professionista su dieci, credono che praticare la corsa regolarmente potrebbe portare all’insorgenza di OA, specialmente alle articolazioni di ginocchio e anche. Questa convinzione si basa spesso su osservazioni empiriche o su preoccupazioni condivise, ma non sempre trovano riscontro nella letteratura scientifica più aggiornata e rigorosa.

Numerose revisioni sistematiche e studi clinici condotti negli ultimi anni hanno dimostrato che, in realtà, una storia di corsa ricreativa non sembra aumentare il rischio di sviluppare osteoartrosi al ginocchio o all’anca. Anzi, alcune evidenze suggeriscono che i runner,
soprattutto quelli che praticano attività moderata e regolare, possono non essere più soggetti a OA rispetto alla popolazione generale sedentaria o meno attiva. La letteratura scientifica indica inoltre che la corsa, se praticata correttamente e senza traumi acuti, non accelera la progressione di eventuali osteoartrosi già presenti.

Per approfondire questa tematica, ci affidiamo a una recente revisione sistematica della letteratura (1), che ha analizzato gli effetti immediati e a breve termine di un singolo episodio di corsa sulla cartilagine articolare delle ginocchia e delle anche, utilizzando la risonanza magnetica nucleare (RMN). Questa metodologia permette di visualizzare in modo dettagliato i cambiamenti a livello strutturale e molecolare della cartilagine, fornendo dati preziosi per capire se l’attività di corsa possa causare danni immediati o a distanza di poche ore.

L’obiettivo principale di questa revisione è stato di valutare, attraverso l’analisi di studi clinici e di imaging, le modificazioni della cartilagine subito dopo una sessione di corsa (entro 20 minuti) e nei giorni successivi (fino a 48 ore). In particolare, si è indagato sugli eventuali cambiamenti nelle regioni della cartilagine tibiofemorale mediale e laterale, ovvero le aree più soggette a stress durante la corsa, considerando anche fattori come età, sesso e durata dell’attività.
I risultati principali della revisione indicano che le variazioni nella morfologia e nella composizione della cartilagine, immediatamente dopo aver corso, sono state minime negli adulti giovani, sani e in buona salute. In altre parole, le modifiche osservate sono risultate di entità contenuta e probabilmente di breve durata. Le variazioni si sono notate più frequentemente nella cartilagine della rotula e nelle articolazioni femoro-rotulee rispetto a quella del compartimento tibio-femorale, suggerendo che alcune regioni articolari possano essere più suscettibili a cambiamenti temporanei.
Un aspetto rassicurante emerso dalla revisione è che le alterazioni della cartilagine, nei soggetti sani, sembrano essere di breve durata: i dati indicano infatti che volume e composizione della cartilagine tendono a tornare ai livelli pre-allenamento già dopo circa
30 minuti dalla corsa. Ciò suggerisce che, almeno nel breve termine, correre non è dannoso per le articolazioni sane, e che il nostro organismo sembra possedere capacità di recupero rapide e efficaci.
Tuttavia, gli autori sottolineano che sono ancora necessari studi di follow-up più approfonditi e di lunga durata per valutare gli effetti di esposizioni ripetute alla corsa nel tempo. In particolare, non si può ancora affermare con certezza che praticare regolarmente
la corsa non possa rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di OA a lungo termine, soprattutto in soggetti più anziani o con fattori di rischio preesistenti.
Per quanto riguarda invece le articolazioni dell’anca, i dati disponibili risultano meno coerenti e più contraddittori, rendendo necessaria ulteriore ricerca in questo ambito. Le differenze tra studi e metodologie di analisi suggeriscono che, al momento, non si può ancora trarre una conclusione definitiva sugli effetti della corsa sulla cartilagine dell’anca, e che sono necessari ulteriori studi specifici per chiarire questa relazione.

In conclusione, questa revisione sistematica contribuisce a sfatare alcune delle paure più diffuse riguardo alla corsa e all’osteoartrosi. I dati più recenti indicano che, per i soggetti sani e giovani, correre può essere considerato un’attività sicura dal punto di vista della
salute articolare, almeno nel breve termine. È importante sottolineare però che la ricerca scientifica avanzata evidenzia anche la necessità di studi più approfonditi e di monitoraggi a lungo termine, per comprendere appieno gli effetti della corsa sulla salute delle
articolazioni nel corso degli anni. Fino a quando saranno disponibili tali dati, è consigliabile praticare la corsa con moderazione, ascoltando il proprio corpo e adottando tecniche corrette, per mantenere i benefici senza rischi inutili.

(1): Is running good or bad for your knees? A systematic review and meta-analysis of cartilage morphology and composition changes in the tibiofemoral and patellofemoral joints. S.L. Coburn, K.M. Crossley, J.L. Kemp, S.J. Warden, T.J. West, A.M. Bruder, B.F. Mentiplay, A.G. Culvenor

 


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