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Cimici, superstipendi, squalifiche e licenziamenti: la notte dei lunghi coltelli lacera la FIDAL

21 APRILE 2026 | Di Rodolfo Lollini
Stefano Mei - Foto R. Mandelli

E’ indubbio che ormai da diversi anni gli azzurri portino in pista il meglio dell’atletica italiana, anche se da noi di piste al chiuso ce ne sono pochine e molte di quelle all’aperto sono “trascurate”. Al contrario nelle retrovie è in corso una battaglia senza esclusione di colpi. I principali duellanti sono due ex amici: il Presidente FIDAL Stefano Mei ed il Segretario Generale Alessandro Londi. Anzi ex Segretario, avendo dato ieri le dimissioni. Dopo che lo scorso 9 aprile aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine che avevano ritrovato nel suo ufficio delle “cimici”… Con Mei a dichiarare di non saperne nulla ed anzi stupito di non essere stato precedentemente informato. Chi lo stava spiando? Qualcuno all’interno della FIDAL? Un’indagine interna? Un’indagine penale relativa ad altri “reati”?

E pensare che con la rielezione di Mei nel 2024, la Giunta Federale non era più divisa tra i fedelissimi del presidente e l’opposizione. Anche perché su questi ultimi era caduta la scure della giustizia federale che prima delle votazioni aveva estromesso il candidato alternativo (Giacomo Leone) e altri suoi sodali. Vizi di forma e una ventina di squalifiche che avevano reso le elezioni “bulgare”, con un candidato unico. Tutto nato da un’indicazione di Londi e relativa richiesta della procuratrice Maria Cecilia Morandini. Tra l’altro con alcune di queste sentenze che successivamente sono state ribaltate, o i giorni di sospensione comminati trascorsi, ma oramai era troppo tardi. Una tendenza, quella della giustizia sportiva al servizio dei vertici delle federazioni piuttosto generalizzata e che presto porterà il CONI ad una riforma della stessa.

La larghissima vittoria, con tutti gli attuali consiglieri in “quota Mei”, non ha però portato ad un clima di serenità interna. Anzi tra Mei e il suo amico Londi che tanto lo aveva aiutato, è sceso il gelo. E quando nascono dissapori, spesso è un problema di soldi. Ed è innegabile che in FIDAL i conti siano in rosso, con comitati regionali in difficoltà, come la Sicilia  che ha recentemente chiesto un prestito temporaneo di 400 mila euro per fronteggiare «una situazione di scarsa liquidità». Ma anche in altre regioni hanno dovuto ridurre i rimborsi alle società. Tutto ciò malgrado gli aumenti federali sui tesseramenti che nel 2026 dovrebbero portare un milione in più nella casse FIDAL. 

Ma se al fronte si lotta in pista, la vita nelle retrovie sembra meno dura, con l’assunzione di quattro nuovi dipendenti perché gli oltre cento attuali sembra non bastino. E il Presidente che si quadruplica/quintuplica il compenso. Da 36.000 a 150.000 euro che con i bonus vanno oltre i 200.000. Naturalmente in cascata aumentano bonus e gettoni per tutti. 

Questo non andava a genio a Londi, spalleggiato dalla Morandini, con conseguente fuoco incrociato di comunicazioni ufficiali, relazioni e controrelazioni, in cui spicca il documento che distrugge il «Progetto Pista» elaborato da un fedelissimo di Mei, Pietro Allegretti, mettendo in guardia sui rischi legali e finanziari dell’operazione. Questa è la situazione attuale, nel frattempo il Consiglio Federale ha congedato Londi, non è dato di sapere se a fronte di una generosa buonuscita. Il sostituto “ad interim” è Pierluigi Sorace. Tutto questo in attesa delle probabili mosse di CONI e Sport e Salute, insomma quelli che mettono i soldi.


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