Di corsa tra le note: parole ed emozioni nei testi delle canzoni italiane
27 maggio – C’è una curiosa pista di allenamento nascosta nella musica italiana. Non è fatta di tartan, non ha corsie numerate e non ospita partenze con lo sparo dello starter. È composta da parole. Basta scorrere i testi delle canzoni che contengono termini come correre e corsa per accorgersi che il movimento è una presenza costante nella nostra musica. Solo che quasi mai ha a che fare con una gara.
Nessuno infatti racconta una seduta di ripetute, una maratona o una preparazione atletica. Eppure tra le righe compaiono ripartenze, fughe, rincorse, attese e desideri. Tutte sensazioni che chi frequenta strade, parchi o piste d’atletica conosce molto bene.
Curiosamente il verbo correre entra nella musica italiana nei modi più diversi. A volte è una necessità, altre un istinto, altre ancora una ricerca personale.
Marco Masini, in Lontano dai tuoi angeli, usa un’immagine che sembra quasi raccontare un ritorno dopo un periodo difficile: “Di tornare a correre…”.
Una frase breve, ma che assume un significato particolare per chi pratica corsa. C’è chi torna dopo un infortunio, chi dopo mesi di pausa, chi semplicemente dopo avere perso motivazioni. Ogni runner, prima o poi, conosce la sensazione del ripartire.
Con Pronto a correre, Marco Mengoni costruisce addirittura un intero titolo attorno a questa idea. Non parla di sport, ma di cicatrici e rinascite. Eppure il richiamo è immediato: chiunque abbia atteso una partenza, con l’adrenalina che sale e i pensieri che si accavallano, può riconoscersi in quelle parole.
Poi ci sono riferimenti più diretti, quasi improvvisi. Mahmood, in Asia Occidente, scrive: “Tu inizia a correre…”.
Una frase semplice, che sembra ricordare certi momenti tipici del running: quando si rimanda per ore l’allenamento e poi, una volta usciti di casa, basta fare il primo passo.
Anche Alessandra Amoroso in La stessa utilizza un’immagine che richiama la ripartenza: “Tornerà la voglia di correre…”
Chi corre sa bene quanto questa frase possa risultare familiare. Esistono giornate in cui gambe e testa sembrano andare in direzioni opposte, allenamenti che partono senza entusiasmo e finiscono con una sensazione completamente diversa. Altre volte la parola perde ogni significato simbolico e torna a qualcosa di leggero, quasi spontaneo.
Luca Carboni, in Vieni a vivere con me, canta: “Correre al cinema a vedere un film”.
Qui non c’è la fatica, non ci sono chilometri. C’è la velocità della vita quotidiana, quella fatta di gesti improvvisi e piccoli entusiasmi.
E lo stesso succede nei Gemelli DiVersi con A Chiara piace vivere: “A Chiara piace correre tra i prati…”.
Oppure nei Matia Bazar con Tu semplicità: “Correre su un prato…”.
Immagini che riportano alla corsa più istintiva e libera, quella dell’infanzia, quando si andava senza orologi GPS, senza app, senza tempi da controllare.
Ma la musica italiana non si limita al verbo correre. Anche la parola corsa compare spesso, assumendo sfumature differenti.
Roberto Vecchioni in Voglio una donna parla di una: “corsa all’oro”.
Qui il significato cambia ancora: non è movimento fisico ma ricerca, desiderio di raggiungere qualcosa.
Fabrizio Moro e Ultimo, in L’eternità, scelgono invece una dimensione più intima: “La tua corsa al mattino…”.
Una frase che potrebbe sembrare normale per molti, ma che chi corre legge quasi automaticamente con immagini diverse: scarpe allacciate presto, città ancora silenziosa, passi che rompono il silenzio.
Ed è forse questo l’aspetto più curioso. Nella musica italiana quasi nessuno canta davvero il running. Eppure le canzoni continuano a parlare di ciò che la corsa rappresenta: andare avanti, ripartire, cercare qualcosa, lasciarsi qualcosa alle spalle. Forse perché, prima ancora di essere uno sport, la corsa è un linguaggio. E senza accorgersene, la musica italiana lo utilizza da sempre.