Hoka – Recensione Mach X 3, con piastra … equilibrata
13 novembre 2025. Sono lontani i tempi in cui Hoka era soprattutto sinonimo di corsa in montagna, del resto il brand è nato nel 2010, ad Annecy, tra le alpi francesi. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e tanti chilometri sono stati percorsi, anche su strada, basti pensare a Clifton e Bondi, giusto per citare le scarpe che ho utilizzato a lungo, e con soddisfazione, e che mi pare abbiano generalmente riscontrato apprezzamento nei runner e un buon successo commerciale.
Ora è la volta di queste Mach X 3 che, rispetto alle precedenti Mach X 2, risultano più leggere e più confortevoli nella calzata; sono dotate di piastra Pebax e questo elemento si presta a varie considerazioni, ma su questo punto ci torno dopo.
Secondo i dati Hoka al femminile il drop è di 4 mm (anteriore/posteriore 38/42), per i maschietti invece sono 5 i millimetri (anteriore/posteriore 39/44). Drop troppo basso? Qui è necessario allargare un tantino il discorso, anche per inquadrare correttamente le nostre Mach X 3. Oltre alle mode, che spesso influenzano in modo considerevole le scelte dei runner, ci sono degli aspetti tecnici che è opportuno considerare, a partire dalla valutazione più importante…ma io che runner sono? Un drop basso fa lavorare molto i muscoli tibiali e comporta un allungamento significativo del tendine di Achille, in particolare nella corsa in salita, però permette di avere la migliore elasticità possibile, quindi di spingere e correre più forte. Se vi capita di guardare i velocisti noterete che il drop è uguale a zero, o addirittura negativo.
Modello donna

Un drop alto, o più alto, porta ad una corsa più rilassata, confortevole, un minore stress muscolare; si fatica a correre più veloci ma dobbiamo domandarci cosa si intende per ritmi più veloci e se è davvero ciò di cui abbiamo bisogno.
Quindi, in estrema sintesi, se devo correre a 3-30’/km meglio il drop più basso (magari su brevi/brevissime distanze), se vado a 5’/km e oltre non serve a molto e anzi comporta un maggiore stress muscolare.
Un uso ragionato è sempre la scelta migliore, la rotazione delle scarpe di diverse caratteristiche in relazione ai nostri piani di allenamento e gare dovrebbe darci le soluzioni più idonea.
Ma torniamo alle Mach X 3: l’impressione personale è che la piastra c’è ma … non troppo, nel senso che risulta meno rigida rispetto ad altri modelli (Nike Vaporfly e Hoka Carbon X), probabilmente ciò è dovuto anche ad una combinazione azzeccata con l’intersuola, tutto ciò porta ad una calzata confortevole ma comunque senti che la scarpa “spinge”, se vuoi e, ovviamente, per quanto ti riesce. Ormai le nuove generazioni di scarpe, di Hoka ma non solo, non costringono più a scegliere tra prestazione e confort, perché si può trovare un buon equilibrio tra queste due peculiarità.
Modello uomo

Ovviamente il discorso cambia per gli atleti elite, che sacrificano tutto nel nome delle prestazioni, ma credo che anche loro negli allenamenti di scarico e recupero potrebbero farsi una passeggiata con le Mach X 3, traendone soddisfazione.
Fermo restando che è sempre fondamentale valutare le proprie caratteristiche personali (peso, ritmi, appoggio, etc) a mio avviso per il livello medio degli amatori, diciamo intorno ai 5-5’30’/km, non suggerirei le Mach X 3 da utilizzare sempre nel 100% delle uscite, e forse nemmeno sulle lunghe distanze (maratona e oltre), diventano invece particolarmente utili negli allenamenti e nelle gare brevi e medie. Magari anche sino alla mezza maratona, ma solo dopo aver preso confidenza correndoci dentro per un po’ di chilometri.
Anche qui, come per il discorso dei drop, la scelta deve essere ragionata, quindi accompagnerei le Mach X 3 (che hanno un drop basso) con almeno un altro paio di scarpe senza piastra e con drop più elevato, tipo le Clifton (ma a partire da Clifton 10), se vogliamo restare in casa Hoka, oppure Brooks Ghost, oppure Mizuno Wave Rider… oppure diversi altri modelli dispongono di drop più alti (8 mm e oltre) nonostante una tendenza generalizzata a ridurli.
Note sul tester
Alto 1,75 mt, pesa 73 chili, corre abitualmente 3,4 volte/settimana, a ritmi di 5-5’30/km con scarpe massimo ammortizzamento (NB880 e similari); occasionalmente su distanze brevi, in particolare per allenamento, utilizzando scarpe più reattive, quindi intermedie o anche con piastra in carbonio (Hoka Carbon X). Si cimenta spesso nella corsa in montagna o anche trail con distanze e dislivelli molto contenuti, in questo caso con Brooks Cascadia. Non ha particolari problemi di appoggio, salvo una leggera pronazione a destra, ma che non hai mai ritenute di correggere, essendo molto limitata.
Buone corse
| FOTOGRAFO | Foto fornite da Hoka |