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Il sudore dei corridori – Recensione

18 SETTEMBRE 2025 | Di Padre Pasquale Castrilli

Scrivere una storia dell’esercizio fisico risulta senz’altro una sorpresa. Ci ha provato in un libro pubblicato da Il Saggiatore Bill Hayes scrittore e fotografo americano che ha collaborato con testate come The Guardian, New York Times e Vanity Fairs.

Il testo Sudore. Una storia dell’esercizio fisico (2025, pp. 302, 26 euro) mescola elementi autobiografici a sezioni di ricerca storica. I primi emergono già dalle pagine iniziali nelle quali Hayes racconta di una nuotata autunnale in ambiente lacustre e di come abbia amato frequentare sia palestre e biblioteche, entrambe “luoghi di apprendimento”.

La ricerca storica parte dal periodo della Grecia omerica per arrivare ai giorni nostri passando dall’idea rinascimentale dell’allenamento, ai primi culturisti nell’800, alle videocassette per guidare gli allenamenti, alla nascita e allo sviluppo delle palestre e all’esplosione odierna del movimento per il benessere. Nel libro compaiono tanti personaggi della storia dei quali si descrive il rapporto con l’attività sportiva. Da Mercuriale ad Einstein, da Kafka a Freud, da Tolstoj a Goethe. E’ stato proprio una copia del libro De arte gymnastica di Girolamo Mercuriale, risalente al 1573 e consultata in una biblioteca della New York Academy of Medicine, ad accendere la scintilla iniziale del lavoro di Hayes.

Scorrendo la ricchissima bibliografia intravediamo lo sviluppo dell’idea dell’esercizio fisico. Fenomeno che accomuna tutte le età e che viene descritto nelle modalità e nelle dinamiche in cui è stato declinato. Il sudore delle prove fisiche è un insieme di affermazione di sé, desiderio di competizione e di gloria, cura del corpo, combattimento di una vita pigra che favorisce invecchiamento precoce e malanni fisici.

Nel libro trova spazio evidentemente anche il sudore della corsa a piedi. In particolare nel capitolo 8, “La natura della corsa”, dove riecheggiano le gesta sui famosi Tarahumara, il popolo gentile di corridori dello stato messicano Chihuahua, di cui Christopher McDougall aveva scritto in “Born to run”.

La sezione fotografica contiene la foto di un bassorilievo risalente al 1500 a.C. che raffigura la regina Hatshepsut (una delle prime donne a diventare faraone) che corre per rendere omaggio agli dei. Si tratta di una delle prime rappresentazioni della corsa a piedi sganciata dall’atto della caccia o della sopravvivenza. Non meraviglia che la regina Hatshepsut corresse con regolarità: fu infatti una delle regine più equilibrate e pacifiche della storia egizia di quei secoli, meno interessata a conflitti bellici per la conquista di territori e più impegnata alla costruzione di opere pubbliche e al benessere della collettività.

All’uscita del libro di Hayes in lingua originale nel 2022 (Sweat. A History of Exercise), il Times aveva scritto: “Forse perché l’esercizio fisico è una parte così universale – e universalmente semplice – della nostra vita, Sweat fa, apparentemente senza sforzo, ciò che tutti i buoni libri di storia dovrebbero fare: prendere il passato e renderlo molto più umano”.

 


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