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Quattro anni di squalifica per il maratoneta keniano Mikel Kiprotich Mutai a partire dal 20 marzo 2020 e cancellazione di tutti i risultati ottenuti dal 15 dicembre 2019: questa la sanzione inflitta dalla AIU, Athletics Integrity Union, per positività al norandrosterone (che, ritrovato nelle urine, è spia dell'assunzione di nandrolone, il noto steroide anabolizzante).  

Mutai ha un primato personale di 2h09:18 sulla maratona e di 1h01:41 sulla mezza. La sua ultima apparizione risale alla Taipei Marathon del 15 dicembre 2019, quando giunse terzo in 2h17:14: risultato ora cancellato. 

 
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Avevamo già scritto sulla sospensione per doping dello svedese Robert Fsiha (https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/5716-doping-sospeso-robert-fsiha-campione-europeo-di-cross.html) che a dicembre si era laureato campione europeo di corsa campestre.  

Giunge ora notizia della squalifica di Fsiha per quattro anni, annunciata da Ake Thimfors, presidente dell'antidoping svedese: “Abbiamo deciso che Robel Fsiha sarà sospeso dal 5 febbraio 2020 fino al 4 febbraio 2024”.

L’atleta, che ha sempre dichiarato di  aver preso solo un farmaco per curare un raffreddore, è accusato di essere risultato positivo a sostanza proibita (testosterone artificiale), riscontrata in un controllo effettuato in Etiopia il 25 novembre 2019: avrà tempo di impugnare la squalifica entro il 1° giugno.

Fsiha, 24enne proveniente dall'Eritrea e arrivato in Svezia nel 2013 con lo status di rifugiato, dopo avere acquisito la nazionalità del paese scandinavo alla fine del 2018, si laureò - lo scorso 8 dicembre a Lisbona - campione europeo di corsa campestre in 29:59 (il primo svedese della storia) davanti al turco Aras Kaya, secondo in 30:10, e al nostro Yeman Crippa, terzo in 30:21.

Ora, per Crippa si avvicina l’argento?

 
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Altri due atleti keniani sospesi per positività al doping dalla AIU, Athletics Integrity Union: il maratoneta Mikel Kiprotich Mutai e il fondista Alex Korio Oliotiptip. 

Mutai è stato sospeso per la positività al norandrosterone, senza che sia chiaro dove l’atleta sarebbe stato “beccato”. Mutai ha un primato personale di 2h09:18 sulla maratona e di 1h01:41 sulla mezza. La sua ultima apparizione risale alla Taipei Marathon del 15 dicembre 2019, quando giunse terzo in 2h17:14. 

Alex Korio Oliotiptip, sospeso invece per irregolarità nel suo passaporto biologico, il cosiddetto Whereabouts, giunse undicesimo agli ultimi mondiali di Doha sui 10000.

 

 
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L’agenzia AIU (Athletics Integrity Unit) ha comunicato la sospensione dell’atleta keniano Daniel Kinyua Wanjiru per violazione del passaporto biologico. L’atleta, classe 1992, deve la sua celebrità soprattutto per la prestigiosa vittoria alla maratona di Londra nel 2017 (tempo di 2:05:48), quando aveva battuto Kenenisa Bekele. Vincitore anche ad Amsterdam 2016, dove aveva realizzato il suo personal best, 2:05:21.

Il passaporto biologico, introdotto dalla Wada (World Anti Doping Agency), è una forma di controllo antidoping indiretto, attraverso questo vengono monitorati e registrati i parametri ematici (emocromo, emoglobina, etc) sul breve, medio e lungo termine. Le eventuali variazioni eccessive, rispetto ai parametri fisiologici di uno specifico atleta, vengono correlate all’utilizzo di prodotti dopanti (esempio eritropoietina). Ci sono state varie discussioni in merito alla validità di questa tecnica di controllo, alcuni parametri come l’emoglobina sono strettamente connessi ad una serie di variabili, come i lunghi periodi di allenamento in altitudine. Tuttavia credo vengano considerate solo le differenze più significative, dal punto di vista scientifico Wada evidentemente ritiene poco” ragionevoli” delle variazioni nel tempo superiori a 2-3 unità (valori tipici 14-18).  

La sospensione di Wanjiru non ha effetto pratico immediato, data l’assenza di gare in questo periodo, si resta comunque in attesa della convocazione per chiarire la sua posizione in merito. In una nota via social di Volare Sport, l’agenzia che gestisce questo atleta, Wanjiru si dichiara innocente e, al tempo stesso, dubbioso di riuscire a dimostrare la sua innocenza.

 
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Lo confesso, l’idea mi è venuta in mente leggendo un pezzo dove si parlava di un noto marciatore attualmente sotto squalifica che con lo spostamento al 2021 dei giochi di Tokio, vede riaprirsi la possibilità di partecipare alle olimpiadi. Però non intendo personalizzare, ma trattare l’argomento a livello generale. Con una proposta molto semplice. Visto che non siamo in tempi normali è giusto prevedere anche provvedimenti eccezionali. Se non si gareggia, che differenza c’è tra chi è correntemente squalificato e chi non lo è? Sostanzialmente nessuna, forse per gli atleti di vertice sono aperti alcuni impianti come avviene per i nuotatori, ma sono casi limitati. Pensiamo alle recenti storie di Crippa o della Bertone, atleti d’interesse nazionale che hanno avuto dei problemi durante le loro sedute di corsa.

E nessuno può gareggiare. Se non vado errato, l’attività sportiva è stata ufficialmente fermata col Decreto Legge dello scorso 9 marzo e come avete appreso l’altro giorno, il blocco delle gare FIDAL si protrarrà almeno fino al 31 maggio prossimo venturo (qui la notizia). Insomma, almeno circa tre mesi di sospensione, nel migliore dei casi. Il quesito sorge dunque spontaneo: cosa stanno scontando oggi gli squalificati? Cosa gli è precluso rispetto agli altri atleti? Nulla.

Allora quello che chiedo agli enti preposti, si chiamino essi WADA, FIDAL, NADO l'Organizzazione Nazionale Antidoping o con un altro nome (scusate per l'eventuale  imprecisione) è che in questo limbo agonistico, dove le lancette si sono fermate, lo siano per tutti. Quindi, molto banalmente, se per esempio un atleta ha in corso una squalifica fino al prossimo 30 settembre che gli vengano aggiunti questi 90 giorni, in maniera tale che la scadenza sia posticipata alla fine dell’anno. Non vuole essere un accanimento, ma solo un coerente atto per ristabilire giustizia. Se le lancette sono ferme, lo devono essere per tutti.

 
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L’etiope Berehanu Tsegu, 5° nel ranking IAAF, è stato squalificato per quattro anni per positività all’EPO a seguito di un controllo al termine della mezza di Copenaghen del 15 settembre scorso: la notizia è riportata sul sito dell’Athletics Integrity Unit, l’agenzia mondiale antidoping.

Tsegu, dopo aver inizialmente negato ogni forma di assunzione di sostanze dopanti, ha poi confessato il suo coinvolgimento, con la conseguente squalifica a far data appunto dal 15 settembre 2019, e cancellazione di ogni suo risultato dalla suddetta data (a Copenaghen aveva chiuso in seconda posizione in 59:22, che avrebbe rappresentato il suo personale sulla distanza).

Tsegu, nato il 30 settembre 1999, ha vinto il titolo africano ad agosto sui 10000 a Rabat, in 27:05.66; nel 2019 ha ottenuto grandi risultati sulla mezza, 59:14 a Lisbona, 59.56 a Yangzhou. Ancora sui 10000 ha colto un 27:00.73 a Hengelo, in Olanda, a luglio.

Ci si chiede che tipo di genuinità possano avere queste prestazioni, seppur passate indenni ai controlli.

 

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Ancora doping, ancora un keniano: la IAU, l’Unità mondiale di integrità dell’atletica leggera, ha sospeso il 35enne Kenneth Kiprop Kipkemoi per positività alla terbutalina (un farmaco broncodilatatore), a seguito di un controllo a sorpresa.

Kenneth Kipkemoi è giunto terzo all’ultima edizione della maratona di Boston, concludendo in 2h08:07, a soli 10 secondi dal primo arrivato, il connazionale , Lawrence Cherono, e a 8” dal secondo, l’etiope Lelisa Desisa.

Nella sua carriera Kipkemoi ha vinto la Rotterdam Marathon nel 2018 in  2h05:44, primato personale. Inoltre, è del 2012 la vittoria dei 10000 metri ai Campionati Africani.

Nei suoi programmi del 2020 stava il ritorno a Boston: a questo punto difficile, in attesa di conoscere l’entità della squalifica.

 

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Giovedì, 27 Febbraio 2020 16:34

Doping: squalificato Davide Di Folco per 4 anni

Continua la serie delle squalifiche per doping nel mondo del podismo italiano: è il turno di Davide Di Folco, 24enne tesserato per la Polisportiva Ciociara Antonio Fava, fermato per quattro anni per positività alla furosemide.

La furosemide è un diuretico, usato per facilitare l'eliminazione dell'acqua e dei sali dall'organismo, aumentando la produzione e l'eliminazione dell'urina. Come alcuni altri farmaci diuretici, la furosemide è inclusa nella classe S5 di una lista di farmaci vietati dalla Agenzia Anti-Doping mondiale in quanto il suo utilizzo potrebbe risultare finalizzato a mascherare il ricorso ad altri farmaci dopanti.

Numerosi i successi colti nel 2019 da Di Folco, vincitore, tra le altre, della Strafrosinone in 42:44 (12,3 km), del Trofeo Città di Sezze in 32:35 (10 km) e della 10,5 km abbinata alla Maratona di Latina in 34:53.

Ecco il comunicato di Nado Italia:

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico dell’atleta Davide Di Folco (tesserato FIDAL) visti gli artt. 2.1, 4.2.1 delle NSA, afferma la responsabilità dello stesso in ordine agli addebiti ascrittigli e gli infligge la squalifica di 4 anni, a decorrere dal 24 febbraio 2020 e con scadenza al 23 febbraio 2024. Visto l’art. 10 dispone l’invalidazione del risultato sportivo conseguito in gara. Condanna l’atleta Di Folco al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfetariamente in euro 378,00.

Il sig. Di Folco era risultato positivo alla sostanza furosemide.

[F.M.] Sarebbe meglio trovare la 'pistola fumante', ovvero la traccia di una sostanza dopante, e non di quella che potrebbe coprire un eventuale doping. Ma se non altro, questa volta si è perseguito un atleta di livello medio-alto, e non il personaggio da fondo gruppo la cui condanna serve soprattutto ad alzare il numero dei sanzionati, e dunque a giustificare la 'produttività' dell'organo inquirente/giudicante.

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25 febbraio - Un altro caso di positività, questa volta emerso al termine della prima edizione della Maratona Maga Circe, da Sabaudia a San Felice Circeo, svoltasi lo scorso 2 febbraio, con relativa sospensione emessa dal TNA: l’SM60 Nicola Forchia, tesserato per la Nuova Podistica Latina, che ha chiuso la distanza in 4h50:58 (alla media di 6:54 al chilometro), 329° assoluto su 436 arrivati, 13° di categoria, è risultato positivo alle sostanze Benzoilecgonina – ecgonina metilestere. 

Da Wikipedia: La benzoilecgonina o benzoato d'ecgonina è il  principale metabolita della cocaina (benzoilmetilecgonina). La sostanza si forma nel fegato attraverso il metabolismo della cocaina, catalizzato dalle carbossilesterasi e successivamente escreto nell'urina, in cui si trova per un tempo notevolmente più lungo della cocaina stessa, la quale viene generalmente eliminata entro 5 giorni. La benzoilecgonina è anche l'ingrediente principale dell'Esterom, una soluzione topica usata per alleviare i dolori muscolari.

Ecco quanto pubblicato da NADO Italia:  

La Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell'istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare il sig. Nicola Forchia (tesserato FIDAL) riscontrato positivo alle sostanze Benzoilecgonina – ecgonina metilestere a seguito di un controllo disposto da Nado Italia al termine della gara podistica “Maratona Maga Circe 2020" svoltasi a San Felice Circeo il 2 febbraio 2020. 

[F. M.] Dal sito della Fidal apprendiamo che l'atleta sospeso è tutt'altro che uomo da prime posizioni, o comunque che miri a piazzamenti lucrosi: 2.11 nella sua ultima maratonina, 4.32 nell'ultima maratona di Milano, 15.25 nell'ultimo Passatore; due settimane dopo la gara incriminata, ha chiuso anche la maratona di Terni in 4.58. Evidentemente i controlli sono stati 'mirati' grazie a qualche soffiata. Personalmente mi auguro che, se le analisi di controllo confermassero la positività, questa dipenda dall'uso dell'antidolorifico citato da Wikipedia. E insisto, a rischio di prendermi contumelie dei giustizieri da tastiera: va bene estirpare il doping, ma bisognerebbe mirare un po' più in alto coi controlli e controllati.

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Lo svedese Robel Fsiha, campione  europeo di cross 2019, è stato sospeso dalla federazione svedese dopo alcuni test antidoping eseguiti sull'atleta, dai quali sarebbe emersa una imprecisata sostanza “illegale”.

Come riportato dai media svedesi, il 23enne di origine eritree è stata sospeso a far data dal 5 febbraio, ma il controllo risalirebbe al 25 novembre 2019, precedente quindi alla vittoria del titolo europeo, ottenuto a Lisbona nello scorso dicembre.    

A questo punto, c’è da considerare che se la positività dell’atleta fosse confermata, con conseguente squalifica, campione europeo diverrebbe il turco Aras Kaya, con il nostro Crippa secondo.

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E’ finalmente stata pubblicata sul sito della NADO Italia la sentenza relativa alla positività di Martina Caironi, l’atletica paralimpica di Alzano Lombardo: ebbene, il TNA ha squalificato l’atleta per un anno, ma - accogliendo l’istanza della stessa Caironi – il provvedimento è sospeso per otto mesi, e, considerando il periodo di sospensione cautelare già scontato, la data di termine della squalifica diviene il 9 marzo prossimo.

Il che significa che la 30enne tesserata per le Fiamme Gialle, portabandiera azzurra alle Paralimpiadi di Rio 2016, 3 ori e un argento olimpico, 5 ori e un argento mondiale, 6 medaglie agli Europei, fra 100, 200 e salto in lungo, potrà prender parte alle prossime alle Paralimpiadi di Tokyo in agosto.

Questa la sentenza:  

La Seconda Sezione del TNA così decide:

  • in accoglimento della richiesta della Procura Nazionale Antidoping, dichiara sussistenti le violazioni degli artt. 2.1 e 2.2 CSA contestate alla sig.ra Martina Caironi e, ai sensi degli artt. 4.7.4.1, 4.2.2 e 4.5.2.1 CSA, infligge alla medesima la squalifica di un anno decorrente dalla data della presente decisione;
  • accoglie altresì l’istanza formulata, ai sensi dell’art. 4.6.1.1 CSA, dalla sig.ra Caironi e, per l’effetto, sospende nella misura di otto mesi la squalifica inflitta alla medesima;
  • determina nel 9 marzo 2020 la data di scadenza della squalifica, tenuto conto del periodo di sospensione cautelare già scontato.  

Riassumiamo ora i fatti: Martina Caironi, risultata positiva alla sostanza Clostebol Metabolita in seguito ad un controllo a sorpresa il 17 ottobre 2019, è immediatamente sospesa a far data dal 9 novembre 2019. 

L’atleta ammette subito di aver usato il Trofodermin, una crema cicatrizzante che contiene il Clostebol Metabolita, uno steroide anabolizzante, per curare un’ulcera al moncone della gamba amputata, ma solo dopo aver consultato il medico federale. 

Così il TNA, certificata la violazione del Codice Wada, ha però escluso il dolo: più semplicemente, Caironi non voleva doparsi, ma nell’uso per necessità terapeutica è stata poco attenta alle indicazioni riportate sulla confezione del farmaco, che indicano chiaramente “doping”. Squalifica di un solo anno, allora, ma con lo sconto di otto mesi dovuto alla “collaborazione fattiva dell’atleta, che ha permesso di scoprire o accertare la violazione della normativa antidoping da parte di altra persona” (regola 4.6.1.1 delle Norme Sportive Antidoping), in questo caso del medico federale (a sua volta a processo fra qualche giorno) che le aveva prescritto il Trofodermin. 

“Ringrazio chi mi ha sostenuto e chi ha creduto in me, sono stati mesi difficili ma ora non vedo l’ora di tornare ad allenarmi e alle gare. È stata compresa la mia buona fede e la necessità di curarmi. Hanno prevalso rispetto delle regole e buonsenso. Desidero che questa vicenda che mi ha coinvolta non si ripeta con nessun altro”, le parole di Martina Caironi.

 

NdD: Tra chi aveva creduto e sostenuto la causa di Martina Caironi, a dispetto delle vestali dell'antidoping e dei loro allegri delatori, ci siamo stati anche noi da subito:

http://podisti.net/index.php/commenti/item/5229-doping-l-olimpionica-paralimpica-martina-caironi-sospesa-in-via-cautelare.html

Siamo lieti che il buon senso, e soprattutto l'umanità, abbiano prevalso. [F.M.]

 

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Nuova, ulteriore squalifica per Roberto Barbi, valida fino al 28 luglio 2047, derivante dalla partecipazione del pluri-squalificato toscano all’oramai famoso allenamento autogestito del 1 novembre 2018 a Bologna, costato anche la squalifica al presidente della "Passo Capponi", Alessio Guidi, organizzatore dell’evento.

Ecco la sentenza relativa:   

La Seconda Sezione del TNA, in accoglimento della richiesta della Procura Nazionale Antidoping, dichiara sussistente la violazione dell’art. 4.12.1 CSA contestata al sig. Roberto Barbi e statuisce che la squalifica pendente sullo stesso decorra nuovamente a far data dal 29 luglio 2032, in applicazione dell’art. 4.12.3 CSA, con nuovo termine finale al 28 luglio 2047. Condanna il sig. Roberto Barbi al pagamento delle spese del presente procedimento, che liquida in € 350,00.

Da ricordare che Barbi, ex maratoneta, più volta scoperto dopato e in un primo tempo radiato a vita, si era visto ridotta la squalifica al 2024; ma, beccato a partecipare alla 12^ Porretta Terme-Corno alle Scale (BO) del 30 luglio 2017, era stato squalificato sino al 29 luglio 2032. Per la "storia" dettagliata dell’ex maratoneta si rilegga il seguente articolo: https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/1807-a-volte-ritornano-barbi-braccato-da-stefano-la-sorda.html.

Ora il prosieguo della condanna al 2047, quando avrà 82 anni…

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Continua ad allungarsi la lista di atleti sospesi o squalificati nel mondo: oggi cominciamo dal 28enne maratoneta marocchino Al Mahjoub Dazza, sospeso dall’AIU, l’Unità di integrità dell’atletica leggera, per anomalie nel passaporto biologico a seguito di presunto uso di sostanze vietate.
Ricordiamo che Dazza detiene il record nazionale del Marocco sulla maratona in 2h05:26, stabilito a Valencia nel 2018. Ottavo nel ranking mondiale sulla distanza, aveva vinto nel maggio scorso a Praga in 2h05:58, mentre a dicembre aveva primeggiato nella Fukuoka Marathon in 2h07:10.

Sempre l’AIU ha sospeso il 23enne ottocentista keniano Alfred Kipketer per non essersi reso reperibile a tre controlli (Wherabouts).
Kipketer, con un personale di 1.42.87, vanta due titoli mondiali: nel 2013 quello allievi a Donetsk e nel 2014 quello U20 ad Eugene; inoltre è giunto in finale alle Olimpiadi di Rio nel 2016.   

Squalificata per due anni la velocista di Trinidad & Tobago, Michelle-Lee Ahye (10.82 sui 100), sempre per i cosiddetti Wherabouts, cioè per non essersi resa disponibile a tre controlli nel giro di un anno: la squalifica terminerà il 19 aprile 2021.

Infine, squalifica di 19 mesi per la 25 enne ucraina Katerina Tabashnyk (1.99 nel salto in alto) positiva ad un diuretico, l’Idroclorotiazide.

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Il 33enne maratoneta keniano Sammy Kiprop Kitwara, vincitore della Maratona di Valencia nel 2017, è stato squalificato per 16 mesi dall’AIU (Atletics Integrity Unit) per essere risultato positivo ad un controllo antidoping dopo aver corso la Maratona di Seul, lo scorso 17 marzo, dove concluse settimo in 2h09:52. 

Il keniano  è risultato positivo alla terbutalina, farmaco broncodilatatore utilizzato per la cura dell’asma e per liberare le vie respiratorie: l’AIU ha confermato che Kitwara ha accettato il provvedimento e che non farà appello, avendo riconosciuto di non aver proceduto alla compilazione del TUE (modulo di esenzione a fini terapeutici), pur dimostrando che l’assunzione era dovuta ad una polmonite documentata da certificati medici. 

Resta a carico dell’atleta anche la mancata conoscenza del fatto che i farmaci assunti costituivano doping, pur avendo egli notevole esperienza di gare e di controlli antidoping. 

Pertanto la sua squalifica  parte proprio dal 17 marzo 2019, e ogni risultato ottenuto dopo quella data è invalidato. 

Nella carriera di Kitwara da ricordare negli ultimi anni, come sopra accennato, la vittoria alla Maratona di Valencia nel 2017 in 2h05:15 (pb), dove l’anno dopo concluse settimo in 2h06:21, mentre nel 2016 fu secondo ad Amsterdam in 2h05:45. Sulla mezza da evidenziare la vittoria a Lisbona nel 2016 in 59:47. 

Squalificati anche il maratoneta marocchino Hassan Laqouahi per quattro anni per Epo, e il maratoneta keniano Philip Sanga Kimutai  per quattro anni per testosterone. 

Sospesi, intanto, il marciatore sudafricano Lebogang Shang positivo al trenbolone e il maratoneta keniano Peter Kwemoi, positivo per EPO.  

 

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Sul sito della Nado Italia, l’agenzia antidoping, il 16 dicembre, è stato pubblicato il seguente comunicato:

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico del sig. Paolo Rossi (soggetto non tesserato), visti gli artt. 2.1, 4.2.1 delle NSA, afferma la responsabilità dello stesso in ordine agli addebiti ascritti e gli infligge l'inibizione di 4 anni, a decorrere dal 16 dicembre 2019 e con scadenza al 15 dicembre 2023.
Condanna il sig. Rossi al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00. 

Chiariamo un po’ di cose: Paolo Rossi non è  il campione mondiale di calcio del 1982 (che all'epoca aveva scontato, lui pure, una squalifica, ma per altre cose), né il direttore sportivo ciclistico addirittura radiato (cfr. https://www.federciclismo.it/it/infopage/provvedimenti-disciplinari/ffaaf345-5b52-4031-93b0-6822ff6b9404/), né il comico cabarettista, né chissà quanti altri omonimi, ma il terzo arrivato all’edizione 2019 del Tour Monviso Trail, disputata lo scorso 2 settembre, sulla distanza dei 43 chilometri che aveva percorsi in 5h21:11.

A Rossi sono contestate le violazioni agli articoli 2.1 (“presenza di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker nel campione biologico dell’atleta”) e 4.2.1 (“Squalifica per presenza, uso o tentato uso, oppure possesso di sostanze vietate e metodi proibiti”).

Precisa la presa di posizione dell’Associazione sportiva dilettantistica Valle Infernotto e del Comitato organizzatore del Tour Monviso Trail che, pur auspicando che: “l’atleta interessato possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”, dichiarano: “Come organizzatori del Trail, ma ancor più come praticanti ed amanti dello sport in generale, prendiamo fermamente le distanze da qualsivoglia forma di doping o di frode che, in qualsiasi modo, venga perpetrata per ingannare soprattutto se stessi e i propri avversari.
Siamo pertanto a ringraziare per il fondamentale ruolo che svolge la Procura Nazionale Antidoping a salvaguardia della ‘purezza’ dello sport in qualsiasi forma esso venga praticato.
Il nostro impegno sarà rafforzato da questa esperienza e sarà nostro obbiettivo quello di promuovere sempre più una pratica sportiva pulita ed onestà
”.

E apprezzabile la decisione degli Organizzatori di offrire alla prossima edizione del Trail, l’ottava, che si svolgerà il 30 agosto 2020, l’iscrizione gratuita a Claudio Garnier e Stefano Marzolino, rispettivamente 4°e 11° classificati e “conseguentemente, penalizzati in riferimento al podio ed alla premiazione individuale prevista per i primi 10 atleti classificati”.

 

 

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Giovedì, 19 Dicembre 2019 12:34

Doping: Sarah Giomi si giustifica sui social

Sarah Giomi, il giorno dopo la diffusione della notizia della sua positività

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/5456-doping-sospesa-sarah-giomi-campionessa-italiana-di-maratona-a-ravenna.html

ha pubblicato sul profilo facebook una dichiarazione, dove sostanzialmente ammette e giustifica la positività… Ecco le sue parole:     

“Eccomi alla fine di una lunga giornata.
Sono stata oggi pomeriggio a Roma alla Procura Nazionale Antidoping, a fornire spiegazioni in merito ad una positivita’ ad un corticosteroide, il prednisone-prednisolone che mi e’ stata riscontrata in occasione di un controllo anti-doping fatto dopo la Maratona di Ravenna dello scorso 10 Novembre.
Le due sostanze sono contenute nel DELTACORTENE, uno dei vari farmaci che utilizzo per curare asma bronchiale ed allergia a pollini e graminacee, patologia dalla quale sono affetta dall’età pediatrica, con prima manifestazione di asma nel 2000, come ho potuto dimostrare al procuratore.

‪A gennaio di quest’anno avevo inoltrato una domanda di esenzione per fini terapeutici (“TUE”) per KENACORT (Triamcinolone acetonide), VENTOLIN (Salbutamolo) e FOSTER (Beclometasone e Formoterolo). Nella domanda, il dottore pneumologo dichiarava anche che “Il trattamento dell’asma bronchiale prevede l’uso di corticosteroidi e broncodilatatori”.

‪Nado Italia mi ha concesso un’esenzione per fini terapeutici relativa al KENACORT, con calendario di assunzione preciso, che ho rispettato assolutamente e ho presentato documentazione che certificasse la regolarità delle iniezioni.
Nella mia ingenuità delle procedure, ho creduto che la concessione del TUE si riferisse a tutti i medicinali che il mio quadro clinico rende necessari (e cioe’: ORALAIR - terapia desensibilizzante- FOSTER spray, KENACORT “in caso di attacco allergico acuto violento”, e DELTACORTENE – come da certificato rilasciato dal Reparto di Fisiopatologia ed Endoscopia Respiratoria del Comprensorio Sanitario di Bolzano).

Raggiunta telefonicamente l’altro ieri dalla Procura Antidoping, ho subito ammesso l’utilizzo di DELTACORTENE, non immaginando nemmeno che fosse un problema perche’ lo immaginavo coperto dal TUE. Ho anche aggiunto che la piu’ recente assunzione pre-gara era avvenuta il giorno prima (sabato 09 Novembre) a colazione, perché il giorno della gara non voglio assumere alcun farmaco, ma non c’entra niente...mi hanno spiegato che il corpo ci mette diversi giorni a espellere il principio attivo e comunque non potevo assumerlo in qualsiasi caso perché non autorizzata.

In sintesi: Ho risposto a tutte le domande con la massima trasparenza alla Procura che credo abbia compreso la buona fede con cui ho fatto ogni passo e l’etica con cui affronto la passione per la corsa.
La procedura prevede la sospensione cautelare in attesa di una posizione da parte del Tribunale Nazionale Anti-doping.
Se vi state chiedendo come fa la campionessa italiana di maratona a non conoscere le procedure, vi scrivo solo che sono un’ atleta “semi-élite” che corre da nemmeno 3 anni, come amatore e appassionata di corsa; non sono seguita da un medico sportivo federale e non ho personale di supporto ad aiutarmi anche solo nella comprensione delle procedure (ho un grande allenatore che vedo di persona un weekend al mese, e non l’ho mai coinvolto nel tema, avendo pensato di aver fatto le cose bene prima di iniziare a farmi seguire da lui), e che quello di Ravenna e’ stato il primo test anti-doping della mia vita.
Ovviamente per me la corsa e’ una passione, non un lavoro, quindi attendo con serenita’ la decisione del Tribunale.
In conclusione: informatevi, informatevi, informatevi! Per uno sport pulito servono procedure, che possono sembrare complesse ma sono necessarie – e la legge non ammette ignoranza. Il personale di Nado Italia e’ a vostra disposizione per spiegarvi tutto, ed evitare che per una negligenza vi roviniate la carriera, anche quando mai vi sareste immaginati di fare qualcosa di sbagliato.

Alla prossima!

E domani per me sarà un altro giorno, un’altra corsa, un altro allenamento!

Sarah”

Non resta che attendere l’evoluzione della situazione, ognuno di noi potrà esprimere il proprio parere, ma, purtroppo per la Giomi, però, come afferma lei stessa nell’ultimo periodo, la legge non ammette ignoranza, soprattutto a certi livelli, anche perché con internet norme e regolamenti sono alla portata di tutti e basta chiamare la NADO per essere informati.  

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La maratoneta francese Clemence Calvin, vice-campionessa europea di maratona nel 2018, è stata squalificata per quattro anni dalla commissione sanzionatoria dalla AFLD, l’Agenzia francese per la lotta contro il doping, per aver eluso un controllo antidoping fuori competizione a Marrakech il 27 marzo. Per conoscere nei dettagli i fatti che hanno portato alla squalifica potete riguardare il  dettagliato pezzo di Rodolfo Lollini: https://www.podisti.net/index.php/notizie/item/3862-nuova-sospensione-per-clemence-calvin-la-maratoneta-che-sfugge-ai-controlli.html

Così la Calvin sarà costretta a saltare le Olimpiadi di Tokyo, dopo aver già dovuto rinunciare ai mondiali di Doha nella scorsa estate.

Quattro anni di squalifica anche per il marito (e allenatore) Samir Dahmani, reo di aver favorito la fuga della moglie, frapponendosi tra la stessa e i controllori.

Calvin e Dahmani, ovviamente, contestano le accuse; la Calvin ha annunciato che farà appello al Consiglio di Stato, fidandosi esclusivamente di una “vera giustizia indipendente” ed evidenziando come la commissione che ha esaminato il caso non si sia dimostrata obiettiva e imparziale, tanto da condurre una udienza definita “una mascherata”. Veramente, la sceneggiata la fece la coppia inquisita, quando tentarono di fermarli a Marrakech…

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9 Dicembre - Russia squalificata per quattro anni, questo il provvedimento preso dall’esecutivo Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, che di fatto esclude gli atleti russi dalle Olimpiadi estive di Tokyo 2020 e da quelle invernali di Pechino 2022. La Russia, inoltre, non potrà ospitare e/o candidarsi per organizzare grandi eventi sportivi. 

Dalle prime voci è confermato che la raccomandazione fatta dal Comitato di controllo della conformità (Crc) sia stata approvata all’unanimità dai membri della Wada, considerata l’alterazione dei dati del laboratorio di Mosca consegnati lo scorso gennaio, fra le condizioni imposte per revocare la sospensione. Lo scandalo russo è cominciato nel 2015, con la squalifica della Federazione internazionale di atletica - tuttora vigente - sancita dalla IAAF. Da considerare anche il "rapporto McLaren" che ha portato alla luce l'esistenza di un vero e proprio doping di Stato che aveva condizionato anche l'Olimpiade invernale di Sochi 2014. 

La squalifica sarà estesa anche ai dirigenti sportivi e ai membri del governo, ai quali sarà dunque vietato di presenziare ai principali eventi sportivi. 

Come però già successo in precedenza, gli atleti russi che dimostreranno di essere puliti ed estranei al doping di Stato potranno gareggiare come neutrali. 

Ma la Russia non si arrende e si opporrà alla sentenza dell'Agenzia mondiale antidoping presso la Corte di arbitrato per lo sport (CAS) con sede a Losanna, dopo che la questione verrà discussa dall'agenzia russa antidoping (RUSADA), il prossimo 19 dicembre: lo ha dichiarato Svetlana Zhurova, primo vicepresidente del commissione internazionale della Duma, la camera bassa del Parlamento russo.

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Chi credeva che la lista delle giustificazioni quando si viene pizzicati dall’agenzia antidoping fosse finita, deve ricredersi. Dopo le bistecche al nandrolone, la crema intima della partner che ti contagia durante un rapporto intimo, il dentifricio al testosterone, ecc. ecc. Sentite cosa arriva dalla Francia, dove Ophélie Claude-Boxberger, campionessa nazionale dei 1500 e 3000 siepi è stata trovata positiva all’Epo dopo un controllo a sorpresa lo scorso 18 settembre.

L’atleta ha denunciato di essere stata vittima dell’ex allenatore, Alain Flaccus, compagno della madre e che lei aveva denunciato anni fa per violenza sessuale. Il movente? La gelosia di Flaccus, per la sua attuale relazione con il medico della Nazionale che per amore ha abbandonato la sua famiglia.

Flaccus, a suo tempo radiato dalla federazione a seguito della denuncia della Claude-Boxberger, ha confessato alla polizia di aver iniettato Epo a Ophélie a sua insaputa durante un massaggio, dopo averla rilassata fino a farla addormentare…

Vicenda poco credibile se si pensa che durante un massaggio difficilmente si dorme. Se poi sei una donna ed il massaggiatore è la stessa persona che hai denunciato per violenze sessuali… vabbè, lasciamo perdere. Poi bisognerebbe anche riferire come Flaccus ha spiegato di essersi procurato l’Epo. In un parcheggio, da uno sconosciuto ;-)

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La 17enne (compirà 18 anni il prossimo 2 dicembre) keniana Angela Ndungwa Munguti è stata squalificata dall’AIU, l’agenzia antidoping della IAAF, per quattro anni essendo risultata positiva al Norandrosterone, un metabolita dello steroide anabolizzante Nandrolone, durante un prelievo a sorpresa lo scorso 7 ottobre 2018:

Presence of a Prohibited Substance (Norandrosterone) (Article 2.1) - 4 years ineligibility from 07 October 2018 DQ results: since 07 October 2018 - AIU decision appealable

La 17enne, medaglia d’argento sugli 800 metri ai Giochi della Gioventù Africana, è così la 43^ atleta keniana fermata per doping, il caso più grave e inquietante considerando la giovanissima età dell’atleta.

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Mercoledì, 20 Novembre 2019 22:32

Cyrus Rutto, altro keniano fermato per doping

Dopo Abraham Kiptum, l’AIU (Athletics Integrity Unit), l’Agenzia antidoping della IAAF, ha squalificato un altro keniano per quattro anni: Cyrus Rutto, nato il 21 aprile 1992.

La motivazione è la stessa di Kiptum, anomalie sul passaporto biologico, dopo l’esame di otto campioni di sangue prelevati da luglio 2017 a dicembre 2018.

Questa la formulazione ufficiale: Use of a Prohibited Substance or Prohibited Method (Article 2.2) ABP Case - 4 years ineligibility from 4 April 2019     DQ results: 10 May 2018 to 4 April 2019 - DT decision appealable.

Rutto non è mai stato un atleta di primissimo piano: nei mondiali di Londra 2017 chiuse i 5000 metri in 13^ posizione.

I suoi migliori tempi personali sono 7:37.57 sui 3000 metri (Rieti 2013), 13:03.44 sui 5000 (Somerville 2017); 29:13.7 sui 10.000 metri (Nairobi 2010).

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In data 5 novembre, l’AIU (Athletics Integrity Unit), l’agenzia antidoping della IAAF, ha pubblicato la notizia della squalifica di quattro anni, a partire dal 26 aprile (data della sospensione temporanea), del keniano Abraham Kiptum.

Il 30enne Kiptum, per pochi mesi detentore del record mondiale della mezza maratona col 58'18 a Valencia nel 2018 (migliorato poi a settembre da Geoffrey Kamworor a Copenaghen con 58.01), era stato sospeso per  irregolarità nel "passaporto biologico" nell’aprile scorso, tanto che gli fu impedito di partecipare alla Maratona di Londra a poche ore dal via.

L’attuale sentenza parla di “Use of a Prohibited Substance or Prohibited Method (Article 2.2) “, senza specificare meglio: l’atleta potrà presentare appello.

I personal best di Kiptum:

10,000 Metres

29:18.0h

 

Mumias (KEN)

15 APR 2017

10 Kilometres

27:44 *

 

Ziwa (KEN)

09 DEC 2017  not legal

Half Marathon

58:18

 

Valencia (ESP)

28 OCT 2018

Marathon

2:05:26

 

Amsterdam (NED)

15 OCT 2017

 

 

 

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7 Novembre - Martina Caironi, 30 anni, bergamasca, atleta paralimpica delle Fiamme Gialle, portabandiera azzurra alle Paralimpiadi di Rio 2016, 3 ori e un argento olimpico, 5 ori e un argento mondiale, 6 medaglie agli Europei, fra 100, 200 e salto in lungo, è stata trovata positiva a un controllo antidoping, come da seguente comunicato NADO:

“La Seconda Sezione del TNA, vista la richiesta di immediata sospensione dall'attività agonistica dell'atleta Martina Caironi (tesserata Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali - FISPES) presentata in data odierna dalla Procura Nazionale Antidoping, rilevato che l'atleta in questione è risultata positiva alla sostanza Clostebol Metabolita all’analisi del primo campione al controllo fuori competizione effettuato dal Comitato Controlli Antidoping di NADO Italia il 17 ottobre 2019 a Bologna, ritenuta sussistente la competenza della Seconda Sezione del TNA, giusta le disposizioni recate dall’art. 24, comma 2, del vigente Codice Sportivo Antidoping, vista la comunicazione dell’IPC in data 6 novembre 2019; visto l’art. 21, comma 2, del vigente Codice Sportivo Antidoping dispone l'immediata sospensione dall'attività dell'atleta.” 

Immediato il clamore, il presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli, ha definito subito la notizia un “fulmine a ciel sereno”.

Ma, più tardi, l'atleta, amputata alla gamba sinistra dopo un incidente di moto nel 2007, ha spiegato di aver utilizzato il Trofodermin, una crema cicatrizzante che contiene il Clostebol Metabolita, uno steroide anabolizzante, dichiarando: “In attesa dell’esito delle controanalisi del campione B, dichiaro di essere a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. Tale crema veniva da me acquistata nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per ulcera all’apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessun farmaco è riuscito a richiudere, e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti”.

La Caironi precisa: “In gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere usata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all’ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera”.

E in effetti la Caironi, che già si vede costretta a saltare i Mondiali di atletica che si svolgono da oggi al 15 novembre a Dubai con 1400 atleti (16 azzurri) di 122 Paesi, rischia una sospensione fra i 12 e i 18 mesi (pene inflitte in passato a chi era risultato positivo per l'utilizzo del Trofodermin) e di dire addio ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020.

[NdD: Se le cose stanno come dice l' "imputata", siamo di fronte all'ennesimo summum ius, summa iniuria: un' atleta, ma prima di tutto un essere umano, deve soffrire, non può curarsi come le altre persone, solo perché l'unica medicina in grado di curarla contiene una sostanza 'dopante'? Oppure (rispondo alla prevedibile obiezione delle vestali dell'antidoping e dei loro allegri delatori): se un'atleta è costretta a curarsi, deve per forza astenersi dal praticare sport? Fabio Marri]

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18 Ottobre - Valentina Gemetto, classe 1998, tesserata per l’Atletica Saluzzo, lo scorso 20 gennaio aveva vinto la gara femminile di 4 km del Cross “Città di Novi Ligure”.

Venerdì 15 febbraio Nado Italia pubblicava la sospensione cautelativa dell’atleta per essere risultata positiva alla Benzoilecgonina (era sospesa anche la quarta arrivata Sonia Mazzolini del GAV Verbania, positiva al Clostebol).

Il 16 luglio Gemetto era squalificata per un anno dal Tribunale Nazionale Antidoping, che riconosceva l'attenuante della buona fede.

Ma è di oggi la notizia che la Seconda Sezione del TNA, nel procedimento a carico dell'atleta Valentina Gemetto, accoglie il ricorso ex art. 33.2 CSA proposto dalla Procura Nazionale Antidoping (PNA) il 5 settembre 2019 avverso la decisione adottata dalla Prima Sezione del TNA il 15 luglio 2019 e depositata con la motivazione il 25 luglio 2019, nel procedimento a carico della stessa e, per l’effetto, in parziale riforma della stessa infligge all’atleta la squalifica di 2 anni a decorrere dal 15 luglio 2019 e con scadenza al 14 aprile 2021, così dedotto il pre-sofferto, e conferma per il resto la decisione impugnata. 

 

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Con grande prontezza e precisione, il collega Lorenzini ci ha informato della squalifica per 4 anni da parte dell’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) a carico di Alberto Salazar, personaggio quantomeno chiacchierato fin dai tempi della sua carriera di atleta.

Salazar, non è un allenatore qualsiasi, anzi fino all’altro giorno si poteva tranquillamente sostenere che fosse il migliore, quello con maggior successi, stante la lunghissima lista di atleti che seguiva. Lunga ma soprattutto prestigiosa. A partire dal quattro volte campione olimpico, il britannico Mo Farah, per passare ai top maratoneti USA Galen Rupp e Kara Goucher, fino a Sifan Hassan, l’olandese fresca campionessa mondiale a Doha sui 10000 metri.

Lasciando sempre valida la presunzione d’innocenza ed attendendo l’esito finale dei vari gradi di giudizio, permetteteci di prevedere che alla fine dell’iter la condanna venga confermata.

A questo punto ci auguriamo vivamente che la storia non finisca così, in quanto se l’allenatore promuoveva certe pratiche è chiaro che lo faceva con degli atleti. Molto probabilmente i suoi atleti. Verosimilmente con i migliori. Perché va bene tutto, però se proprio devo rischiare qualcosa, lo faccio per un risultato. Altrimenti mi brucio per dopare un amatore?!? Ammesso e non concesso che ce ne siano tra i runner della sua scuderia targata Nike Oregon Project, con il colosso americano pronto a prendere le distanze dalla vicenda.

Quindi attendiamo di conoscere i nomi. Vediamo già che in rete alcuni tifosi di questo o quell’atleta hanno cominciato a scrivere che no, tizio non è allenato da Salazar. Ma se lo è stato un anno fa, i termini della questione non cambiano, una volta stabiliti modi e periodi. Per esempio la Goucher lo ha lasciato nel 2011, se non andiamo errati. Altri però molto più recentemente, forse sentendo puzza di bruciato?

In caso contrario, questa vicenda diventerebbe un’altra Operacion Puerto dell’atletica, ovvero un grande scandalo che avrebbe coinvolto una sessantina di ciclisti, probabilmente le squadre dei migliori oltre a sportivi di altre discipline. Ripetiamo, un grande scandalo quello del dottore spagnolo non solo per la notizia in se ma per i risultati della vicenda. Perché dal 2006 ad oggi non siano state mai analizzate le sacche di sangue “trattate” e che avrebbero portato con grande facilità ai loro proprietari.

Fuori i nomi degli atleti dopati da Salazar.

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Martedì, 01 Ottobre 2019 09:26

Alberto Salazar: 4 anni di squalifica!

L’agenzia antidoping americana (U.S.A.D.A.) ha emesso una squalifica di 4 anni a carico di Alberto Salazar. Grande maratoneta degli anni ’80 (tre vittorie consecutive a New York tra il 1980 e il 1982, anno in cui vinse anche Boston), che tuttavia ha raggiunto la sua massima notorietà per allenare o avere allenato alcuni forti atleti: tra questi Mo Farah, Galen Rupp, Kara Goucher e Sifan Hassan.

La squalifica, che conclude un’indagine iniziata nel 2016, si basa su diverse violazioni in materia antidoping, tra queste l'alterazione delle procedure di controllo antidoping ed il traffico di testosterone (un ormone steroideo). Stesso periodo di inibizione è stato inflitto a Jeffrey Brown, un endocrinologo che trattava gli atleti di Salazar.

Dalle prime dichiarazioni risulta che Salazar si sia dichiarato estraneo alle accuse mosse, parla di macchinazioni nei suoi confronti e voglia quanto prima dimostrare la sua innocenza col ricorso in appello.

Alberto Salazar è a capo di Nike Oregon Project, un progetto nato e sviluppato in collaborazione con Nike, con l’obiettivo di portare gli atleti ad altissimo livello, cosa che effettivamente è più volte riuscita, ora però si contestano i passaggi per raggiungere i risultati sperati.

Un fulmine a ciel sereno? No, dubbi e sospetti si trascinavano da tempo, alcuni suoi atleti hanno davvero raggiunto risultati che a molti apparivano incredibili. L'agenzia antidoping americana gli stava alle costole ormai da lungo tempo.  

Vedremo cosa succede, di certo viene anche da chiedersi se e cosa potrebbe (dovrebbe?) accadere agli atleti seguiti da Salazar. La cui ultima grande vittoria (sia detto a titolo di curiosità) fu nel 1994 Salazar vinse alla Comrades Marathon  di 90 km (56 miglia), attribuendone il merito anche all'uso del Prozac... 

Intanto gli è stato immediatamente ritirato l'accredito, era presente ai mondiali in corso a Doha.

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Giovedì, 19 Settembre 2019 22:31

Grenot, medaglia 'postuma' da Barcellona 2010

Una nuova medaglia di bronzo si aggiunge al ricco palmarès di Libania Grenot: dopo nove anni l’European Athletics le assegna, infatti, il terzo posto nei 400 metri degli Europei di Barcellona 2010 per la squalifica per doping della russa Tatyana Firova, giunta prima.   

La Grenot, 36 enne, da poco ritiratasi, nei mesi scorsi aveva già ricevuto il bronzo europeo della staffetta 4x400, sempre di Barcellona.

 

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Continuano ad emergere casi di doping nel panorama internazionale, con un atleta marocchino e altri due keniani sospesi, come riporta il sito della AIU, Athletics Integrity Unit, l’agenzia antidoping mondiale.

In particolare, il 26enne marocchino Abderrahmane Kachir (pb sui 10 km a Casablanca nel 2018, pb di 1h00:21 sulla mezza a Casablanca nell’ottobre 2017) è stato sospeso per essere risultato positivo all’ibutamoren, farmaco secretore dell’ormone della crescita.

La 31enne keniana Joyce Chepkirui (pb di 2h24:11 sulla Maratona ad Amsterdam nel 2014 e di 1h06:18 sulla mezza a Praga nel 2014), campionessa d’Africa nel 2014 e con tanti altri titoli in carriera, è stata sospesa per discrepanze nel suo passaporto biologico (ABP).

Il keniano John Jacob Kibet Kendagor, quinto nell’ultima maratona di Istanbul a novembre, è stato sospeso per non essersi reso disponibile ai controlli antidoping.

Il presidente della federazione keniana, Jackson Tuwei, ha dichiarato che da giugno tutti gli atleti implicati nel doping non vestiranno più la maglia della nazionale del Kenia.

Staremo a vedere, intanto la lista si allunga sempre più…

 

 

 

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La Casta (casta, eppure capace di molti incesti) asserisce: Roma locuta, causa finita.

Roma padrona, tuttavia c’è un giudice anche a Berlino… E prima ancora, c’è lo sdegno della gente comune.

Cominciamo dai fatti. Ecco la sentenza, firmata dal dottor Antonio Matella, vicepresidente del Tribunale Nazionale Antidoping – prima sezione, e controfirmata da tre avvocati Melandri Sieni Tomaselli; qui da noi corredata dagli articoli del codice cui fa riferimento (ha collaborato alla raccolta dati Roberto Annoscia):

La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico del sig. Alessio Guidi (tesserato FIDAL/FITRI), visti gli artt. 2.9, 4.3.4 delle NSA, afferma la responsabilità dello stesso in ordine all’addebito ascrittogli e gli infligge la squalifica di 2 anni, a decorrere dal 24 giugno 2019 e con scadenza al 23 giugno 2021. Condanna il sig. Guidi al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00.

Ecco gli articoli serviti ai legulei di oggi: annoverabili nella categoria che pochi giorni fa abbiamo definito “le vestali dell’antidoping” (pensando ai “professionisti dell’antimafia” di cui parlava Sciascia).

2.9 Complicità. Fornire assistenza, incoraggiamento e aiuto, istigare, dissimulare o assicurare ogni altro tipo di complicità intenzionale in riferimento a una qualsiasi violazione o tentata violazione delle NSA o violazione dell’articolo 4.12.1 da parte di altra persona.

4.3.4 Per le violazioni dell’articolo 2.9 (Assistenza) il periodo di squalifica deve essere pari almeno a 2 (due) anni, fino ad un massimo di 4 (quattro) anni, a seconda della gravità della violazione.

4.12.1 Divieto di partecipare alle attività sportive durante il periodo di squalifica. Nessun Atleta o altra Persona squalificata può partecipare a qualsiasi titolo, per tutto il periodo di squalifica, ad una competizione o ad un'attività (con l’eccezione dei programmi di formazione antidoping e riabilitazione autorizzati da NADO Italia) che sia autorizzata o organizzata da un Firmatario del Codice WADA, da un'organizzazione ad esso affiliata, da una società o altra organizzazione affiliata ad un’organizzazione affiliata a un Firmatario, oppure a competizioni autorizzate o organizzate da una lega professionistica o da una qualsiasi organizzazione di eventi sportivi a livello nazionale o internazionale, o qualsiasi attività sportiva agonistica di alto livello o di livello nazionale finanziata da un ente governativo. Un Atleta o altra Persona che sconti un periodo di squalifica più lungo di quattro anni può partecipare da Atleta, alla fine del quarto anno di squalifica, ad eventi sportivi locali che non si svolgano sotto l’egida o comunque la giurisdizione di un Firmatario o un membro di un Firmatario, ma solo se l'evento sportivo locale è ad un livello che non può consentire di qualificarsi direttamente o indirettamente (né di accumulare punti) per competere nel campionato nazionale o in un evento internazionale.

Cosa ha fatto Alessio Guidi, presidente della società bolognese “Passo Capponi” da lui stesso fondata, e artefice di innumerevoli altre iniziative che hanno smosso il fatiscente podismo amatoriale emiliano (portandolo, fra l'altro, a dare soccorsi materiali ai terremotati, poi agli alluvionati della Bassa modenese)? Si è drogato? No. Anzi!

Il 1° novembre, data assegnata dalla Fidal per la nuova auspicata maratona di Bologna, dato che la maratona vera non si faceva ha organizzato lui una maratona libera, senza iscrizioni, senza vigili, senza transenne, senza pettorali, con un percorso definito solo approssimativamente (chi scrive aveva meditato di andarci, poi rinunciò per ragioni familiari, ma ugualmente seguì l’iniziativa).

Ebbene, tra i 40/ 50 partecipanti di quella mattina piovosa, oltre a Vito Melito plurivincitore del “Passatore”, e alla coppia Alessandro Mascia – Simona Bacchi che ben conosciamo,  apparve Roberto Barbi, maratoneta plurisqualificato per doping.

Ne abbiamo parlato, in un articolo del  4 novembre scorso, letto oltre  1800 volte e che forse vale la pena di rileggere anche adesso

https://www.podisti.net/index.php/commenti/item/2768-maratona-di-bologna-per-ora-autogestita.html

Era una corsa in famiglia, o meglio ancora, un libero raduno: chi cc’è cc’è, e chi nun c’è se vva a ffà ddà in tel Ku (così si scriveva a Bologna sui muri dell’università ai tempi della festa della matricola), non una gara federale succhiasoldi tra omologazione e runcard e certificati e balle varie, compresa la circolare Gabrielli.

Guidi, si sia accorto o no della presenza indebita, non ha segato le gambe a nessuno: ebbene, tutto ciò è stato visto dai giudici (di Roma, non di Berlino) come complicità, incoraggiamento al doping, per aver fatto partecipare persone che non possono gareggiare in quanto sospese.
(Vuol dire che Barbi non può nemmeno fare due passi di corsa in libertà per conservare il peso-forma? Il negozio che gli vende le scarpe è passibile di complicità?)

La prova della complicità sarebbe la foto collettiva in cui Guidi appare anche con Barbi.   (Confesso che, quando vidi la foto, dovette esserci qualcuno a dirmi che c’era anche Barbi perché io non l’avevo riconosciuto).

Ecco la dichiarazione di Alessio Guidi espressa su Facebook pochi minuti dopo la sentenza:

Ciao a tutti, ci rivediamo il 23/06/21. Sinceramente ho poco da aggiungere, adesso devo solo capire cosa posso e cosa non posso fare sia da atleta che da Presidente di società.

PS per chi non conosce i fatti dico solo che non mi sono dopato, ma sono stato accusato di aver organizzato una manifestazione sportiva invitando a partecipare un atleta squalificato per doping.

PS2 io sono molto tranquillo e sereno perchè sono completamente estraneo alle accuse che mi sono state fatte e già da domani inizierò una lunga battaglia per far saltare fuori la verità.

Buone corse a tutti.

Dicevamo: c’è un giudice a Berlino (frase usata da un mugnaio del tardo Settecento, ingiustamente danneggiato da giudici corrotti, ma che alla fine ebbe ragione ricorrendo al sovrano Federico il Grande). Ci sono stati giudici che hanno ribaltato la sentenza di condanna di Enzo Tortora e altri che hanno assolto personaggi celebri messi in galera da PM affetti da protagonismo (anche se purtroppo quei giudici e quei PM hanno continuato indisturbati la loro carriera).

E’ ovvio che Alessio Guidi avrà ragione, in seconda istanza. Ma (se lo è chiesto lo scrivente, pochissimi giorni fa, danneggiato da una ‘sentenza’ emessa da un organismo non qualificato, eppure dotato di potere), vale la pena di fare ricorso? Forse basterebbe farsi una risata e brindare alla memoria del prof. Conconi e del dottor Ferrari, assurti ai più alti onori nella Fidal come ‘preparatori’ degli atleti da medaglie; e di quei papaveri federali che alzarono la pedana del pesista Andrei per fargli fare il record (hanno mai trovato un giudice che li ha condannati?).

Qualcuno proporrà sicuramente un hashtag Siamo tutti Alessio Guidi. Cominciamo da qui, invitando all’attenzione i solerti giudici: a chi firma il presente articolo, qualche anno fa, giunse da Alessio Guidi l'informazione amichevole che un suo atleta, impossibilitato per malattia a partecipare a una grossa maratona italiana, lasciava 'libero' il suo pettorale. Il sottoscritto ne approfittò e corse la maratona, finendo in classifica col nome dell’altro (perché non si poteva più cambiare). E magari, siccome ero raffreddato,  mi ero fatto pure qualche inalazione di Vicks: doping! Meritiamo un’altra bella squalifica.
Pazienza: se non potrò correre maratone in Italia, con Alessio (che sulla mezza ha 1.19, sulla maratona ha 2.48 ma anche 6.34 per aiutare amici in difficoltà) andrò in Svizzera o in America, dove sono organizzate senza i cavilli che a noi italiani tocca di subire.

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Francesco Bassano, maratoneta ed ultramaratoneta campano, era stato già squalificato per 4 anni per essere risultato positivo alle sostanze: “19-Norandrosterone”DL e 19- Noretiocolanolone -Testosterone e i suoi metaboliti di origine non endogena e Eritropoietina ricombinante”, a seguito di un controllo disposto dal Ministero della Salute (SVD) ex lege 376/2000 al termine della gara podistica “Maratona - 6 ore della Reggia” svoltasi a Caserta il 18 marzo 2017 (dove aveva vinto la maratona), con la seguente sentenza: “La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico dell’atleta Francesco Antonello Bassano (tesserato FIDAL), alias Francesco Bassano, visti gli artt. 2.1, 4.2.1 delle NSA, gli infligge la squalifica di 4 anni, a decorrere dal 3 luglio 2017 e con scadenza al 3 maggio 2021, detratto il presofferto. Dispone l’invalidazione del risultato conseguito in gara. Dispone la trasmissione degli atti, per quanto eventualmente di competenza, alla PNA in sede ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 NSA e condanna l’atleta al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfetariamente in euro 378,00”.

Anno magico, si stava prospettando quel 2017: 1.14:23 sulla mezza il 5 febbraio; 2.34:54 il 30 aprile alla maratona di Rimini, risultato che stranamente compare ancora nelle statistiche Fidal (dalle quali risulta pure che a Pisa nel 2013 aveva corso in 2.31). Non si tratta insomma di ammalati che vanno a correre durante le cure, ma di gente che corre per arrivare a premio. Curioso che, in un'intervista rilasciata nel bel mezzo delle sue imprese (ancora reperibile in rete), il 4 aprile 2017, il Bassano dichiarasse che l'unico suo additivo fosse "gel maltodestrine".

Ebbene, lunedì 17 giugno 2019, una nuova sentenza del TNA ha raddoppiato la squalifica dello stesso personaggio, portandola a 8 anni complessivi. “La Prima Sezione del Tribunale Nazionale Antidoping, nel procedimento disciplinare a carico del sig. Francesco Bassano (tesserato FIDAL), visti gli artt. 4.12, 4.12.3 delle NSA, afferma la responsabilità dello stesso in ordine all’addebito ascrittogli e gli infligge la squalifica per un ulteriore periodo di 4 anni, a decorrere dal 3 maggio 2021 e con scadenza al 2 maggio 2025. Condanna il sig. Bassano al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 378,00”.
Gli articoli del NSA citati si riferiscono al divieto di partecipare alle attività sportive durante il periodo di squalifica, e alla violazione del divieto di partecipazione durante una squalifica: logico pensare che il raddoppio del periodo di pena sia stato dovuto alla partecipazione del suddetto atleta a qualche competizione, seppur da squalificato (come fece Barbi un paio d'anni fa alla Porretta-Corno alle Scale).  Non è trapelato quale gara fosse: d'altronde, se il Nostro avesse partecipato sotto falso nome, la ricerca sarebbe vana. Accontentiamoci che sia stato beccato, e vedremo se farà ricorso.

 

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