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Mercoledì, 16 Settembre 2020 22:38

A Milano si torna a correre il 27 con la Salomon Running

La conferenza stampa di presentazione della Salomon Running, prima gara post lockdown a Milano, non poteva che essere presso la sala Appiani all’Arena Civica, tempio dell’atletica, e da dove abbiamo potuto ammirare, nell’attesa dell’inizio, la nuovissima pista.
Mentre si susseguivano gli interventi dell’Assessore allo Sport del Comune di Milano, Roberta Guaineri, degli sponsor e di Massimo Mapelli, che ribadivano le incertezze e i problemi legati all’organizzazione di una manifestazione in questo periodo, pensavo a quanto fosse stato “azzeccato” aprire su Podisti.Net il nuovo tag “Il coraggio di ricominciare” perché ce ne vuole tanto!
E’ toccato a Massimo entrare nei dettagli della manifestazione che, per la sua 10^ edizione, si svilupperà su tre gare: la Citylife Top Cup 18 Km, l’unica competitiva, con partenza domenica 27 settembre alle ore 9.00, Citylife Fast Cup 10km (10.00), e Monzino Run5k (10.45),
Sarà ancora il parco CityLife il fulcro dell’evento con il Villaggio Expo mentre tutti i percorsi hanno subito modifiche rispetto allo scorso anno, e in particolare la Top Cup è stata accorciata di 7 km. Massimo ha confermato la partenza in viale Boezio, mentre sarà creata un’area, che ha definito “chiamata e riscaldamento”, che ospiterà gli atleti in attesa del loro “turno di partenza”. Il percorso della Top Cup toccherà il Monte Stella, il cono elicoidale nel parco Alfa Romeo al Portello, ed è previsto il passaggio alla fiera Mi.Co. e dentro al velodromo Vigorelli.
Mapelli si è poi a lungo soffermato sulle misure di sicurezza che dovranno essere rigorosamente rispettate dai partecipanti a cominciare dal ritiro del pettorale che dovrà avvenire, escluso chi arriva da oltre 50 km da Milano, nei giorni di venerdì e sabato in base agli orari che saranno comunicati per mail a ciascun iscritto.
Per accedere all’Expo si dovrà passare il controllo al metal detector e poi quello con il termoscanner e sarà interdetto l’accesso a chi avrà più di 37,5 di temperatura. Agli sfortunati che si trovassero in questa situazione, sarà data la possibilità di effettuare un tampone in un’area dedicata. Fra le tante informazioni fornite anche quella che la mascherina sarà obbligatoria in tutta l’area dell’Expo e per i primi 500 metri di gara e dopo l’arrivo, con consegna di una nuova mascherina a chi ne farà richiesta. Saranno disponibili anche aree spogliatoio e deposito borse realizzate in un’area esterna al villaggio, ma vicino a partenza e arrivo per agevolare il deflusso degli atleti dopo la gara. Mapelli ha concluso il suo intervento manifestando la sua fiducia nel comportamento responsabile dei runner per “far si che tutto si svolga per il meglio”.
La novità di questa edizione è che la Fondazione IEO-CCM ha deciso di prendere parte alla Salomon Running dedicando all’autorevole Centro Cardiologico Monzino - Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico che si occupa delle patologie cardiovascolari - la distanza non competitiva da 5km.
La novità della 10^ edizione è la Monzino Run 5k con finalità benefiche. Infatti grazie alle iscrizioni si raccoglieranno fondi destinati alla Fondazione IEO-CCM per sostenere il progetto di ricerca del Centro Cardiologico Monzino sulla cardiomiopatia aritmogena, una malattia cardiaca genetica, per la quale non esistono ancora terapie, che colpisce principalmente i giovani atleti e può portare a morte cardiaca improvvisa. L’iniziativa è stata presentata dal Professor Giulio Pompilio, Direttore scientifico del Centro Cardiologico Monzino dichiarando che “lo sport è un pilastro della prevenzione cardiovascolare. Anche gli studi più recenti confermano che chi pratica attività fisica regolarmente presenta una riduzione del 40-50% del rischio di sviluppare problemi cardiaci rispetto ai sedentari”.
Gli specialisti del Centro Cardiologico Monzino saranno presenti al Villaggio della Run sabato 26 settembre e sarà possibile partecipare a iniziative di divulgazione e prevenzione gratuite aperte a tutti.
Relativamente alle iscrizioni sono limitate a un numero massimo di 4.000 atleti e con la formula di “pieno rimborso in caso di non svolgimento” dell’evento a causa della pandemia da COVID19. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sulla Salomon Running Milano 2020 sul sito www.runningmilano.it.

 
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13 Settembre - Se all’inizio l’apprensione era comprensibilmente tanta, alla fine il risultato è andato ben al di là di ogni più rosea aspettativa: la Sea2Sky di Sestri Levante (GE) è stata un successo clamoroso, la giusta maniera per ripartire e soprattutto dimostrare che anche in quest’era così particolare si possono organizzare grandi manifestazioni sportive di massa rispettando tutte le regole necessarie per convivere con il Covid-19. Il duathlon ligure ha visto alla partenza oltre 200 concorrenti, un numero francamente inatteso e soprattutto ha coinvolto molta gente, dimostrando pur nella sua giovanissima età di essere un evento che la città sente fortemente suo.

La gara, che ricordiamo era un duathlon comprendente una prova di nuoto in mare di 1.000 metri e un trail di 5.300 metri in immediata successione, ha visto il successo finale di Gianfranco Cucco (Frecce Bianche Triathlon) che ha chiuso la sua fatica in 47’29” precedendo un habitué della zona e di queste prove come Paolo Concer (AAA) staccato alla fine di 1’03”. Terzo posto per Andrea Valentini, a 1’07”. Eccezionale la prestazione della prima donna, Eleonora Peroncini (Valdigne Triathlon) che in 50’49” non solo si è aggiudicata la gara femminile ma ha chiuso addirittura settima assoluta. Alle sue spalle si sono classificate Sara Tognini (La Galla Pontedera) a 6’01” e Michela Morsini (AAA) a 7’15”. Premi speciali sono andati al più giovane della gara, Mattia Cecconi con i suoi 10 anni, al più anziano Giuseppe Sulis (73 anni) e uno speciale premio Fair Play a Carolina Blondet, che ha chiesto di essere eliminata per aver tagliato il percorso per stanchezza.

Molto apprezzato il percorso di gara, in particolare quello di corsa che seppur breve ha fatto molta selezione nel gruppo, anche più che la prova in acqua. Il resto lo ha fatto il caldo tipicamente estivo di una giornata ideale per lo svolgimento della manifestazione, che ha richiamato molti concorrenti anche da fuori Liguria.
Un ringraziamento particolare per la riuscita dell’evento va al Comune di Sestri Levante nella persona dell’Assessore allo Sport Mauro Battilana, impegnato in prima persona nella sua gestione insieme agli altri rappresentanti dell’Associazione “Sentieri a Levante”. Oltre 30 i volontari impegnati nell’organizzazione dell’evento, chiamati anche a controllare che venisse rispettato il giusto distanziamento nel corso della gara.
Sea2Sky dà già appuntamento al 2021, confidando in una situazione generale più serena ma soprattutto pensando a come continuare questo suo percorso di repentina crescita.

 

 
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13 Settembre - È nel segno del lecchese di Piani Resinelli Daniel Antonioli e della ruandese con passaporto italiano Primitive Niyirora la tredicesima «Latemar Mountain Race», la prima competizione in quota sulle Dolomiti organizzata dopo il lockdown e la prima edizione sul nuovo percorso che misura 25 km e un dislivello positivo di 1.680 metri, in gran parte immerso nella catena montuosa ubicata tra il Trentino e l’Alto Adige.

Ed entrambi si confermano in grande forma e particolarmente reattivi dopo il lungo stop agonistico, visto che solo pochi giorni fa avevano trionfato in altre due competizioni di skyrace. Il tutto in una giornata connotata da condizioni meteo perfette, che ha gratificato gli organizzatori dell’Us Cornacci dopo il diluvio di dodici mesi fa, anche per quanto concerne i partecipanti: ben 250 atleti da tutta Italia hanno indossato il pettorale alla partenza da Pampeago, nello Ski Center Latemar.

Antonioli, alfiere del Team La Sportiva, ha dimostrato sin dalle prima battute di avere una marcia in più rispetto agli avversari, quando il dislivello ha assunto valori importanti. E già nel primo tratto, dopo Chalet Caserina, è riuscito a fare il vuoto su tutti gli avversari, ma sul tracciato misto che ha portato prima al Doss dei Branchi e successivamente al Monte Cornon (quota 2.180 metri) è stato agganciato dal ruandese Jean Baptiste Simukeka, quindi a circa 1 minuto è passata la coppia formata dal vincitore di dodici mesi fa Daniele Felicetti e dal lecchese del team Scarpa Luca Del Pero. In vetta al Monte Agnello (2.350 metri) è transitato in testa l’atleta africano, tallonato da Antonioli. I due sono rimasti assieme anche lungo il falsopiano che li ha portati a Passo Feudo, ma appena sono iniziati i gradoni dell’ascesa verso il rifugio Torre di Pisa, il punto più alto con 2.672 metri di quota, Antonioli ha aumentato le frequenze e per Simukeka non c’è stato nulla da fare, se non quello di controllare la seconda posizione. Il distacco fra i due è aumentato e diminuito più volte nei vari passaggi a Forcella dei Camosci, nei pressi della stazione d’arrivo della seggiovia Oberholz e al rifugio Mayrl.

A questo punto  ad Antonioli non è rimasto altro che dare forza alle ultime energie e gettarsi senza remore nel tratto in discesa che lo ha portato al traguardo di Pampeago, dove è giunto con il tempo di 2h18’50”, precedendo di 2 minuti e 18 secondi Jean Baptiste Simukeka del team Serim, mentre la lotta per il terzo gradino del podio ha visto prevalere il predazzano Daniele Felicetti, vincitore della passata edizione sotto il diluvio, e capace di interpretare al meglio la gara di casa, chiudendo con 3’25” di ritardo dal primo. Ottimo quarto posto per il giovane lecchese del Team Scarpa Luca Del Pero, quarto a 4’39”, seguito dal premanense Mattia Gianola del Team Crazy a 8’36”, e dal trentino della Valle dei Laghi Enrico Cozzini, alfiere del Gs Fraveggio, con un ritardo di 8’36”.

Dominio africano invece nella gara femminile con le due portacolori del team Serim, Primitive Niyirora e Adeline Mysabyeyezu, che si sono messe subito davanti a tutte; già al Doss dei Branchi la Nyirora ha fatto il vuoto sulla compagna di squadra, mentre dietro si è formata una coppia con Martina Bilora del Gepo Ski Team e Martina Cumerlato del Team Crazy, assieme al Monte Agnello. Il podio si è definito, come previsto nell’impegnativa ascesa al rifugio Torre di Pisa, dove la Niyirora è passata con un minuto sulla compagna di squadra Musabyeyezu e con circa 2 minuti sulla lecchese Bilora, mentre la Cumerlato ha perso terreno sulla compagna di avventura della prima parte di gara.

Nel tratto altoatesino del comprensorio di Obereggen e nell’ultima fase verso il traguardo di Pampeago le posizioni non sono variate. Ha così vinto Primitive Niyirora con il tempo di 2h56’02”, seguita da Adeline Musabyeyezu a soli 27 secondi con un grande recupero nel finale, quindi sul terzo gradino del podio Martina Bilora a 1’31”, quarta Martina Cumelato.

Per il vincitore della Valsassina Antonioli la sfida fiemmese rappresenta una doppia affermazione, visto che si è aggiudicato anche il «Latemar Mountain Race Time Rush by Red Bull», stabilendo la migliore prestazione nel tratto più rappresentativo da Passo Feudo al rifugio Torre di Pisa, con il tempo di 22’35”. Luca Del Pero ci ha impiegato 23’14” e Daniele Felicetti 23’51”.


Le interviste ai protagonisti della gara

Il vincitore Daniel Antonioli teneva molto a fare bella figura in questa edizione. «Lo scorso anno ho terminato questa gara al 21° posto e la cosa mi aveva lasciato l’amaro in bocca, – spiega – così questa volta mi sono preparato al meglio e sono riuscito a vincere. Il duello con Simukeka è stato appassionante, perché nella prima parte della sfida ha tenuto un bel ritmo e o ho dovuto stringere i denti per rimanergli incollato, è stato all’inizio dell’ultima salita che ho deciso di sferrare l’attacco e la scelta ha pagato». Poi parla del lockdown… «Sono stato fermo, come tutti, ma ogni tanto un bel riposo fa bene. Lo scorso anno ero arrivato qui molto affaticato, questa volta invece ero al top e non avrei potuto accampare scuse se le cose non fossero andate bene».

Il secondo classificato, Jean Baptiste Simukeka, non pare affatto deluso. «Questo è un secondo posto che accetto volentieri, perché sono stato battuto da un atleta di alto livello come Daniel. Fino ad un certo punto sono riuscito ad imporre il mio ritmo, poi nel finale ho accusato la stanchezza, avendo affrontato 27 chilometri anche domenica sorsa. L’importante comunque è aver ripreso l’attività dopo il lungo stop legato all’epidemia, per questo bisogna ringraziare chi ha il coraggio di organizzare queste gare».

Il terzo classificato Daniele Felicetti è doppiamente soddisfatto: «Lo sono in primo luogo per questo terzo posto, che non va assolutamente paragonato al primo di un anno fa, dato il roster dei partenti, in secondo luogo per il fatto che il nostro staff è riuscito ad organizzare questa manifestazione. In quanto alla mia gara, mi sono alternato al terzo posto con Del Pero per l’intero percorso e alla fine con tanto cuore ho prevalso nella sfida per il podio: ho avvertito buone sensazioni e questo è importante».

Raggiante appare anche Enrico Cozzini: «Non avrei mai pensato di riuscire a chiudere la gara nei primi dieci, il sesto posto mi sorprende davvero, perché dopo il lungo stop non avevo preparato gare in salita».

Le due primattrici Niyirora e Musabyezu parlano solo la propria lingua madre, quindi affidiamo alla terza classificata, Martina Bilora, il compito di commentare la propria prestazione. «Questa è stata la prima skyrace che ho affrontato quest’anno – spiega – e quindi sono davvero felice per un bronzo insperato. Mi sono rimessa a correre solo da un mese e di salita ne ho fatta veramente poca, però la gioia che trasmette poterlo fare di nuovo dopo il lockdown è immensa e mi ha dato energia. Nella parte più dura del percorso ho sofferto, ma dopo il traguardo avevo già voglia di ricominciare. Un plauso agli organizzatori, che lo scorso anno erano stati davvero sfortunati, ma non hanno mai perso la voglia di andare avanti».

Anche Alan Barbolini, presidente della Cornacci, può quindi sorridere. «Le cose sono andate per il meglio – constata – ma non era per nulla scontato che fosse così. Devo ringraziare i volontari e i tanti atleti che sono accorsi a Pampeago per partecipare. Hanno potuto finalmente testare per intero questo bellissimo tracciato e questo era quello che a noi interessava di più dopo la sfortunata esperienza dello scorso anno. Abbiamo dato un bel segnale a tutto il mondo dello sport».

 
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13 settembre - Recuperata, dopo la forzata cancellazione nel periodo del lockdown, la Corriprimavera Laviosa ha vissuto a Livorno una 41^ edizione che resterà impressa nella memoria, per le difficoltà organizzative che i protocolli anti Covid impongono, ma soprattutto per l’entusiasmo che si è vissuto nell’arco dell’intera mattinata livornese e anche per la legittima soddisfazione legata al fatto che quelle stesse difficoltà siano state superate agevolmente, dimostrando che a Livorno si può allestire un grande evento podistico anche in questi periodi.
La classica dell’Uisp, accorciata nel suo percorso a 9 km proprio per renderla più gestibile, è andata in scena in una mattinata di piena estate, di fronte a un mare bellissimo verso il quale poi si sono diretti molti dei partecipanti, soprattutto coloro che venivano da fuori. Alla fine sono stati oltre 600 i partecipanti, un numero importante considerando il momento.
Vittoria finale per Antonio Guerra (Atl. Apuana) che in 28’39” ha avuto ragione, per soli 3”, del favorito della vigilia, il marocchino, da anni trapiantato in Toscana, Jelali Jamali (Gs Parco Alpi Apuane) per il quale la Corriprimavera Laviosa si dimostra ancora una volta stregata. Dal 2010 la classica livornese ha sempre avuto vincitori diversi e l’edizione 2020 non è sfuggita alla regola. Terzo Giacomo Barontini (Sempredicorsa) a 21” davanti a Curzio Pulidori (Atl. Livorno/30’34”) e Federico Matteoni (Gs Orecchiella/30’53”.
In campo femminile successo finale per Giulia Monelli (Atl. Livorno) che in 32’49” ha impedito il bis a Federica Proietti (Corradini Excelsior), già prima nel 2018 e staccata di 1’05”. A seguire Enrica Bottoni (Atl. Livorno) a 1’20”, l’ex azzurra Gloria Marconi (La Galla Pontedera) a 1’26” e ancora per l’Atl. Livorno, Diletta Signori a 1’30”.

L’Atl. Livorno Marathon e la Fondazione Carlo Laviosa, organizzatrici dell’evento, hanno potuto così continuare la lunga storia della Corriprimavera, con il patrocinio del Comune di Livorno e il necessario apporto della Polizia Municipale e dell’Associazione Volontari della Protezione Civile. Per l’Atl. Livorno Marathon questa è stata anche la prova generale per la mezza livornese programmata per l’8 novembre, per capire a che cosa si andrà organizzativamente incontro, e predisporre il tutto al meglio per l’evento che sancirà la rinascita anche per le distanze classiche.

 
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Lunedì, 14 Settembre 2020 18:54

Pisa rilancia la stagione delle mezze

Manca ancora un mese, ma si può considerare già tutto pronto per la Pisa Half Marathon, che il prossimo 11 ottobre vivrà la sua 14^ edizione. Un’edizione speciale e non potrebbe essere altrimenti, visto che la classica toscana, anche nei momenti di maggiore incertezza durante il periodo più acuto della pandemia, non ha mai smesso di credere nella possibilità di andare in scena, mostrando una sicurezza che ha dato grande speranza a tutto il movimento, non solamente regionale, stando alle richieste d’iscrizione finora arrivate. La gara, facente parte del Calendario Nazionale Fidal, sarà chiamata ad attribuire i titoli regionali sulla classica distanza dei 21,097 km. Agonismo a parte, la Pisa H.M. manterrà la sua caratteristica principale: la solidarietà. L'intero ricavato andrà in beneficenza all'associazione Per Donare La Vita ONLUS che sostiene le famiglie dei pazienti sottoposti a trapianto e promuove la donazione di organi e tessuti.
Molti, quando l’attività di corsa è lentamente iniziata attraverso iniziative virtuali, hanno chiesto agli organizzatori se anche la Pisa H.M. avrebbe optato per quest’eventualità: la risposta è sì, ma in aggiunta alla gara vera e propria: chi per qualsiasi motivo non potesse essere a Pisa l’11 ottobre potrà optare per la prova Virtual. In tal modo potranno ricevere direttamente a casa il pacco gara e la medaglia di partecipazione se avranno effettuato l’iscrizione Pro.
A tal proposito, due sono le opzioni di adesione a disposizione degli appassionati: quella Basic, che non prevede il pacco gara e i gadget degli sponsor, aperta fino a 400 iscritti, e quella Pro con 1.100 pettorali a disposizione. Il costo varia in base al numero di iscrizione e quindi alla data in cui si procede, conviene affrettarsi. D’altronde la scelta di legare il costo al numero di pettorali disponibili ha consentito un importante risparmio a vantaggio degli utenti. Le iscrizioni si chiuderanno improrogabilmente alle 24:00 dell’8 ottobre, non sarà possibile procedere sul posto proprio in base alle normative sanitarie.
Chi non si sentisse ancora nelle gambe ancora i 21,097 km, potrà sempre optare per la Pisa Ten, alla sua seconda edizione, gara di 10 km affiliata al Csi, sia competitiva che non, con identica partenza e arrivo rispetto alla mezza. I costi d’iscrizione, con 500 pettorali disponibili, sono molto contenuti, 15 euro per la competitiva e 12 per la non agonistica, con ulteriore riduzione per studenti e forze dell’ordine.
La partenza della prova, in osservanza alle disposizioni del momento, verrà data alle ore 9:00 da Via Contessa Matilde, in corrispondenza dell’ingresso principale dell’Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci con i concorrenti divisi in gruppi da 500 che inizieranno la loro prova ogni mezz’ora, mentre l’arrivo sarà nell’incommensurabile scenario di Piazza dei Miracoli, all’altezza del Museo delle Sinopie. Un arrivo che, come sempre, lascerà senza fiato, ultimo pregio di un percorso disegnato per le vie di Pisa che rappresenta, oltre a un tracciato tecnicamente molto significativo e che negli anni ha dimostrato di essere piatto, scorrevole e ideale per andare a caccia del proprio primato personale, un viaggio all’interno delle grandi bellezze della città toscana. Qualcosa da non perdere per chi non c’è mai stato, da ripetere per chi sa già che cosa si troverà davanti.
Per informazioni: Ass.Per Donare la Vita Onlus e ASD Leaning Tower Runners, www.mezzamaratonapisa.it, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 
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Domenica, 13 Settembre 2020 23:00

Trail dell’Abbazia, il coraggio di ripartire

Zola Predosa (BO), 12 settembre – Più o meno nel giorno in cui il Coordinamento podistico modenese annuncia che fino a fine dicembre non organizzerà più niente (e perché dovrebbe riprendere a gennaio? Si sta così bene in smart-no-working…), Zola Predosa aderendo alla ripartenza della Uisp regionale manda in scena un trail “light”, ridotto, rispetto al glorioso passato, a 7 km con 200 metri di dislivello, che conosce un successo impensabile. Il numero di partecipanti, originariamente fissato in 120 e già andato esaurito dieci giorni prima dell’evento, è stato elevato a 150: altra cifra bruciata ben prima della scadenza.

Perché così pochi, e perché così tanti? Nick Montecalvo, organizzatore principe (col fratello Daniele), neo-bi-papà e raffinato esegeta di scritti poetici spiegherebbe entrambe le cose: sono pochi perché le norme anti Covid suggeriscono la partenza individuale a cronometro, che inizialmente era programmata ogni 30 secondi per un’ora complessiva; poi l’intervallo si è ridotto a 20” (più che sufficienti), e ci siamo stati dentro in 150.
Ma sono tanti, gli iscritti (con rispetto parlando, il triplo dell’esordio del calendario Uisp nel reggiano), perché c’è voglia di correre, di scrollarsi di dosso le paure e il terrorismo dei guru da talk show, di andare a una movida finalmente sana, di spillarsi i pettorali senza pensare allo spillover. E perché la tariffa di iscrizione (5 euro solo corsa, con pacco-gara; 15 euro compresa la cena) è davvero minima: se penso che una settimana fa in provincia di Bologna l’unica cosa che il fatiscente coordinamento bolognese ha saputo proporre è stata una non competitiva al modico prezzo di 12 euro, avete capito.
Infine, c’è poco da discutere: Zola è bella, e l’epicentro, non del contagio ma della bellezza, è la zona dell’Abbazia (allietata, questo sabato pomeriggio, da un matrimonio con eccellenti musiche: così finalmente qualcosa va anche ai ristoratori ‘banchettisti’).

Perfetta l’organizzazione: parcheggio più che sufficiente a fianco del ritrovo; campo sportivo recintato dove si accedeva solo dopo verifica della febbre (non si sono fidati della misurazione fatta a casa dai genitori, come vorrebbe una ministra umorista che un mese fa voleva i banchi a rotelle), uno spazio sufficientemente largo e distanziato a misura più-che-droplet per lasciare singolarmente le borse; accesso al cluster (che non è un focolaio) delle partenze a gruppi di 20, cinque minuti prima della partenza individuale, con mascherine da togliere all’istante della partenza (un altro capoccia umorista vorrebbe che le tenessimo per 500 metri…), e che al traguardo ci vengono rimpiazzate da mascherine nuove dell’organizzazione.
In più, un bellissimo percorso, panoramico (foto 26-27) prevalentemente tra le vigne, con due salitine brutali (dai 67 metri slm della partenza si sale fino ai 183) ma brevi, prevalentemente erboso con erba rasata di fresco, spesso ombreggiato, ottimamente segnato, e col valore aggiunto delle fotografie ‘istituzionali’ di Jader e generosamente spontanee di Teida (più i fotografi locali, le cui immagini sono promesse come parte integrante dei servizi). Cosa voglio di più? Canterebbe non Ivano Fossati (vero Nick?) ma Lucio Battisti. Ah, il di più è il ristoro volante con grappolo d’uva offerto da Teida al km 4.

C’è perfino la bionda e affabile Simona Neri (foto 6-7-8, 10) a coordinare per l’Uisp i giudici d’arrivo; Nick è sul percorso (foto 39) e si occuperà poi di stendere e divulgare materialmente le classifiche. La temperatura del cielo (non la nostra: io ho 36,4 all’ingresso e 35,9 all’uscita) è sufficientemente calda per suggerire ad alcune signore di correre en deshabillé (foto 151-153, 168-169): arriveranno nell’ordine quinta e sesta, mentre la regina della corsa è Isabella Morlini, la cui castigata canottiera si presenta al traguardo tre minuti prima della seconda, Elisa Bettini, che a sua volta precede di poco Chiara Vitale (29 in tutto le classificate, 31:37 il tempo della vincitrice, che si colloca al decimo posto della classifica assoluta).

Gli uomini che arrivano in fondo sono 111: li regola, con un buon vantaggio, Riccardo Vanetti, ventisettenne, con 27:50, un minuto meglio di Fulvio Favaron, ventottenne e figlio d’arte. Insomma, tra i maschietti emergono nuove leve, mentre le signore vanno sul sicuro, ma alle spalle delle prime due emerge una ventottenne che, come si diceva una volta, potrebbe essere figlia delle suddette, ed è la seconda più giovane dell’intero lotto.

Premiazioni a ora di cena (si è cominciato alle 17, gli ultimi arrivano quasi alle 19); poi ci si accomoda appunto nell’ampia sala da pranzo, al modico prezzo che si diceva e con supplementi ancora più modici: per il mio bicchiere di barbera (ovviamente locale) e il sorbetto finale mi chiedono addirittura… due euro.

Insomma, la rinascita del podismo, messe da parte certe zavorre (torneremo sul discorso a ragion veduta) passa per iniziative come questa.

 
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Informazioni aggiuntive

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13 Settembre - Con tanta attenzione a tutti i protocolli e le linee guida, ma con l’enorme soddisfazione di poter tornare a correre o camminare insieme in sicurezza per un ritorno graduale alla normalità senza sottovalutare il Covid-19: sono stati quasi mille i partecipanti all’edizione 2020 di Ravenna Park Race, organizzata da Ravenna Runners Club, una delle prime manifestazioni post lockdown proposte nel panorama nazionale del running, e più nel dettaglio del trail.
Un successo di partecipazione oltre ogni aspettativa, ma anche una prova superata a pieni voti per quanto concerne il rispetto delle normative contro la diffusione del Coronavirus. L’attenzione alle regole è stata una delle principali caratteristiche di questa edizione, con i partecipanti suddivisi a blocchi di 50 e partenza “a ondate” distanziate le une dalle altre da tre minuti, e cronometraggio finale in real time per stilare le classifiche. E nonostante queste partenze perlomeno “anomale”, con i concorrenti pronti allo start ad un metro gli uni dagli altri, il divertimento non è venuto a mancare, e lo spettacolo di un percorso che si snoda fra lungomare, pineta e pialassa ha conquistato il cuore di tutti. 

L'attenzione alle linee guida è stata seguita scrupolosamente non solo nelle fasi che hanno preceduto la gara, ma anche al termine, con percorsi guidati per tutti i partecipanti, igienizzazione e distanziamento per tutti. 

Per quando riguarda le classifiche della 21K, le trovate qui allegate. 
Vincitori assoluti fra le donne Federica Moroni e fra gli uomini Matteo Lucchese, tesserati entrambi per l’Atletica Avis Castel San Pietro. Vedi sotto per gli altri piazzamenti.

La manifestazione era inserita nel calendario Trail della UISP Emilia-Romagna.

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[Fabio Marri] Insomma, il coraggio di ripartire, firmato ancora una volta da Uisp Emilia-Romagna. Potremmo quasi considerarla una prova generale per la maratona di Ravenna (gli organizzatori sono gli stessi), fissata per l’8 novembre e sulla quale, si diceva al traguardo, la prossima settimana potrebbe essere decisiva (intanto gli iscritti, tra maratona e mezza, si avviano al migliaio).

Quasi mille erano gli iscritti anche questa domenica: 410 quelli alla 21 (in realtà 21,400, con 70 metri di dislivello; 391 arrivati), circa 500 quelli alla 8 km non competitiva, che in sostanza percorreva i primi 3 e gli ultimi 5 km del percorso lungo.

Molto razionale l’organizzazione, specialmente a riguardo dell’epidemia tutt’altro che sopita (e da domani… ci scampi Iddio): ampio parcheggio nei pressi del ritrovo, sapone igienizzante un po’ ovunque, servizi disponibili sia in muratura sia come toilettes mobili (ma niente spogliatoi: per fortuna c’erano tante sedie all’aperto), obbligo di mascherine da togliere solo alla partenza (se non altro, non l’hanno pretesa per i primi 500 metri né ci hanno preso la temperatura: hai mai visto che uno con 38 vada a correre una maratonina?). Ingresso nella “città dolente” (come l’ha spiritosamente definita l’ottimo e informatissimo speaker Danny Frisoni, in sintonia con l’imminente centenario dantesco), ovvero nel cluster di partenza, a gruppi di 50, via ogni tre minuti e classifiche ovviamente stabilite solo dal real-time (se un vantaggio il Covid ci ha apportato è stato quello di mandare in soffitta il gun-time, concepito quando alle maratone si presentavano in poche decine, ma del tutto inadeguato alle gare su strada di massa).

A proposito di tempi antichi: un antiquato e antiquario come il sottoscritto ha riconosciuto la zona di arrivo della prima (e forse unica) “Maratona del parco del delta del Po”, da Comacchio a qua: 15 giugno 1997, regia di Michele Marescalchi, 198 arrivati, temperatura tale che, dopo esserci cotti al sole per 15 km sull’argine del Reno, scesi sulle strade di Casal Borsetti dovemmo fare i conti con le nostre scarpe che si appiccicavano all’asfalto liquefatto.
Anche quest’anno, il tratto meno gaudioso del percorso sono stati gli ultimi 2,5 km, appunto asfaltati e con la temperatura che alle 11 stava sui 30 gradi; ma il resto è stato veramente godibile e, in certa misura, vario: dalla sabbia della spiaggia fin verso il km 2, alla pineta che è stato il nostro habitat prevalente, calpestando aghi di pino o foglie di leccio, al meraviglioso ingresso, intorno al km 10, nel parco del Delta, correndo per un paio di km su arginelli e sentierini che si insinuavano tra i tanti laghetti formati dal fiume. Un po’ meno godibili i circa 4 km quando, costeggiando la “pialassa”, siamo andati verso l’interno, su una strada sterrata e soleggiata; ma per fortuna verso il km 16 siamo rientrati in pineta (ahimé, con qualche saliscendi deleterio per una vecchia rozza come il sottoscritto), fino all’ultima giravolta sull’asfalto che dicevo. Eccellente il controllo ai numerosi incroci, percorso nostro interamente chiuso al traffico nei tratti stradali. Bella novità rispetto all’andazzo covidiano, la presenza di 4 ristori con abbondanza di bottigliette d’acqua fresca: quale virologo ubriaco ha mai detto che il virus si contagia dando da bere alla gente?

Partecipanti in maggior parte locali (ho ritrovato vari paisà modenesi, che in mancanza di proposte sportive da parte dei  tromboni indigeni vengono, come Pier Capponi, a suonare le campane altrui: beneaugurante la presenza, come al solito ammiratissima, di Anna Cavallo, che al suo attivo ha addirittura il successo in una maratona di Ragusa); ma ho visto pure magliette marchigiane, umbre, campane, trentine, perfino qualche sardo e siciliano. Tesserati in Romagna, come si è visto, i due vincitori: il tempo di Lucchese (1.17:54) è buono in rapporto alle difficoltà del percorso; soli 52 secondi l’hanno separato dal secondo, Adimasu Angino Asado, etiope tesserato per la Centese; nettamente più staccati gli altri, con terzo il trentino Giovanni Romanello, a 5 minuti dal vincitore, e battendo allo sprint il 4°, Emanuele Maio.
26^ assoluta e prima donna in 1.28:46 Federica Moroni, compagna di squadra del vincitore e habituée ai successi nella sua regione e dintorni. A tre minuti è giunta Federica Zama, staccando di meno di un minuto la terza, Maria Rosa Costa.

Per tutti c’è stata una medaglia originalissima e che darà da meditare agli storici dell’arte (saranno state le regole del Covid che ce l’hanno fatta consegnare non al collo ma nel suo involucro di cellofan?); discreto il pacco gara, e abbondanti le premiazioni di categoria che hanno coinvolto varie decine di partecipanti.

Salutati tutti, noi ragazzi di campagna senza sbocchi al mare (e senza docce all’arrivo) siamo sciamati verso la spiaggia, facendo il bagno in un’acqua verdognola (ma ci rassicurava la “bandiera blu” esposta all’ingresso del paese), e poi scegliendo di pranzare o all’aperto nel parchetto vicino all’arrivo (quello dove, nel 1997, fece il suo esordio l’aberrante piadina alla Nutella), o nei ristorantini sul mare. Cattiva scelta, la mia: posto trovato solo, dopo le 14, nella sala “dog”, servizio lento, pizza gommosa, frittura di pesce minuscola, prezzo caro (diciamo, il triplo di Zola Predosa?). Ma lasciamo che anche i ristoratori si rifacciano della lunga clausura; i podisti, oggi, si sono rifatti la bocca pure loro.

 
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13 settembre – Il trail trevigiano è ripartito da Fregona. Con la prudenza dettata dall’emergenza sanitaria, ma anche con la voglia di esserci, di riappropriarsi di uno spazio di benessere e socialità che sino a poco tempo fa costituiva la norma e che ora va invece interpretato secondo regole nuove. 

Quasi 400 atleti hanno tenuto a battesimo, ai piedi delle Prealpi Trevigiane, il Fregona Summer Trail. Due i percorsi, 22,2 e 13,2 chilometri, con obiettivo l’ascesa al Monte Pizzoc prima di fare ritorno a Fregona, il paese delle Grotte del Caglieron e del vino Torchiato. 

Al via volti noti, come Lucio Fregona, classe 1964, ex campione mondiale di corsa in montagna. Ma anche tanti appassionati della corsa in ambiente naturale, tornati ad indossare un pettorale di gara dopo i mesi di blocco dell’attività agonistica. 

Il trevigiano Marco Piccin, asso del Gs Mercuryus, si è imposto nella prova lunga, fermando il cronometro a 2h06’27”. Ampi i distacchi: il secondo classificato, Francesco Foggiato (Asd Duerocche), è giunto a 10 minuti dal vincitore (2h16’26”). Mentre Luca Cornolti è andato ad occupare il terzo gradino del podio in 2h23’12”.  

Al femminile, successo dell’ex nazionale romena, d’adozione romagnola, Ana Nanu (Atl. Rimini Nord Santarcangelo), che, chiudendo in 2h25’15”, ha nettamente staccato Fabiola Giudici (Atletica 2000, 2h38’11”) e Maurizia Cunico (Atl. Casone Noceto, 2h40’52”). 

Sul percorso corto (13,2 km), vittoria di Roberto Fregona (Alpago Tornado Run, 1h02’10”), davanti all’intramontabile papà Lucio (Gs Astra Quero, 1h04’34”) e a Fabio Da Soller (Gp Livenza Sacile, 1h04’50”). Tra le donne, successo di Patrizia Zanette (Dolomiti Belluno, 1h25’50”) su Rossella Piovesan (1h31’45”) e Nicoletta Fregonese (1h44’08”).   

Organizzato dalla locale Pro Loco, in collaborazione con il Running Team Conegliano, con il Comune di Fregona (che ha dato il patrocinio all’evento insieme all’Ente di promozione sportiva Aics) e con la Consulta Comunale dello sport, il Fregona Summer Trail si è svolto con partenze individuali distanziate di 5 secondi tra un atleta e l’altro, in modo da evitare ogni forma di assembramento. 

“Abbiamo vissuto mesi difficili, questa non è ancora una gara come quelle a cui eravamo abituati. Speriamo di tornare presto alla normalità. Intanto complimenti agli organizzatori: l’importante, in un modo o nell’altro, era ripartire”, ha commentato Lucio Fregona.     

Il protocollo anti Covid-19 definito dagli organizzatori prevedeva l’utilizzo della mascherina sino all’inizio della gara, l’invito ad evitare la scia durante la gara, oltre ad una lunga serie di accorgimenti, come l’abolizione di spogliatoi, docce e deposito sacche: cose che hanno permesso agli atleti di correre in ragionevole sicurezza. Appuntamento al 2021, perché il Fregona Summer Trail ha tutte le caratteristiche per  diventare un classico.   

CLASSIFICHE. UOMINI. 22,2 KM: 1.  Marco Piccin (Gs Mercuryus) 2h06’27”, 2. Francesco Foggiato (Asd Duerocche) 2h16’26”, 3. Luca Cornolti 2h23’12”.
13,2 KM: 1. Roberto Fregona (Alpago Tornado Run) 1h02’10”, 2. Lucio Fregona (Gs Astra Quero) 1h04’34”, 3. Fabio Da Soller (Gp Livenza Sacile) 1h04’50”.
DONNE. 22,2 KM: 1. Ana Nanu (Atl. Rimini Nord Santarcangelo) 2h25’15”, 2. Fabiola Giudici (Atletica 2000) 2h38’11”, 3. Maurizia Cunico (Atl. Casone Noceto) 2h40’52”.
13,2 KM: 1. Patrizia Zanette (Atl. Dolomiti Belluno) 1h25’20”, 2. Rossella Piovesan 1h31’45”, 3. Nicoletta Fregonese 1h44’08”.   

 
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