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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

Si gareggia anche da squalificati per doping e si vincono premi in danaro?

Sembrerebbe proprio di sì, leggendo i quotidiani keniani che hanno pubblicato una nuova incredibile notizia riguardante  Irene Jeptoo Kipchumba.

Ebbene, la Jeptoo, squalificata fino al prossimo 22 settembre (due anni) per la positività al prednisolone (un glucocorticoide appartenente alla famiglia degli ormoni steroidei molto usato per la sua ampia e potente attività antinfiammatoria), assunto per la maratona di Yuanan (Cina, 19 marzo 2017), questo  giorno di Pasqua ha gareggiato a Kuala Lumpur, nel torneo internazionale KT Tower di Turkish Airlines.

La keniana ha concluso in terza posizione in 13:05 alle spalle della connazionale Ann Njihia, prima in 12:36, e della neozelandese Danielle Nanty, seconda in 12:37, guadagnando un seppur modesto premio in danaro  (2000 ringgit, che dovrebbero essere poco meno di 500 euro).

Il caso è emerso dopo la denuncia su Facebook del manager Aman Yusof, che si è chiesto come una atleta squalificata potesse così liberamente gareggiare ed essere premiata.

A questo punto si sono interessate del caso la Federazione di Atletica keniana (AK) e l’Agenzia Antidoping (ADAK) che stanno indagando sull’accaduto.   

In particolare, il responsabile dell’Agenzia antidoping keniana, Japhter Rugut, ha ribadito che l’atleta fa parte degli atleti squalificati, imputando agli organizzatori il mancato rispetto del protocollo inerente le squalifiche internazionali per doping.

Il presidente della Federazione, Jackson Tuwei, ha promesso che seguirà personalmente il caso, anche per evitare il ripetersi di casi simili.  

 

21 aprile - Brillante vittoria per il 19enne etiope Berehanu Tsegu, con una potente volata finale, nella 14^ Yangzhou Jianzhen International Half Marathon, IAAF Gold Label road race, che si è svolta la Domenica di Pasqua nella città cinese; tra le donne si è invece imposta la 29enne keniana Perine Nengampi, con ampio distacco.  

Il diciannovenne Tsegu, nella seconda mezza maratona internazionale della sua carriera, ha staccato il keniano Moses Kibet negli ultimi 500 metri, tagliando il traguardo in 59:56, a soli quattro secondi dal record della corsa, stabilito nel 2015 dall’etiope Mosinet Geremew, qui per quattro volte vincitore, e a 15” dal suo PB, stabilito a Lisbona, dove terminò secondo, il 17 dello scorso marzo.   

La gara ha visto passare il gruppo di testa composto da venti atleti al 5° km in 14:08, per ridursi a dieci unità al passaggio al 10° km, avvenuto in 28:21. Ulteriore riduzione al 15° km, superato in 43:01, con sette corridori al comando. 

Al 17° km, il keniano John Lotiang (PB di 1:00:09 sempre a Lisbona il mese scorso) il mese scorso, ha aumentato improvvisamente il ritmo, con i soli Tsegu e Kibet che sono rimasti con lui, ottenendo presto un vantaggio di dieci secondi sugli inseguitori.

Ma proprio Lotiang ha ceduto al 19° km, lasciando i due compagni di fuga a contendersi il successo: nell’ultimo chilometro l’azione decisiva di Tsegu, con Kibet che ha chiuso a soli due secondi in 59:58, con Lotiang terzo in 1:00:22.

In campo femminile, Nengampi è riuscita ad imporsi nonostante la grande concorrenza di tante atlete con un personale al di sotto di un’ora e otto minuti, affermandosi in 1:08:04, personal best, ma soprattutto il secondo miglior tempo di sempre in questa mezza, dietro l’1:07:21 stabilito dalla connazionale Peres Jepchirchir nel 2016.

Dopo la prima parte “nascosta” in un gruppo composto da altre sette fuggitive, superata la mezza, Nengampi ha cominciato a staccarsi dalle avversarie, fino ad ottenere il vantaggio finale di quasi un minuto e mezzo.  

Secondo posto per la etiope Birhan Mhretu in 1:09:33 (PB migliorato di 53 secondi), terza ancora una etiope, Bekelech Gudeta dell'Etiopia (ottava ai Mondiali di mezza nel 2018) in 1:09:45.

20 aprile – Il 29enne keniota Asbel Kiprop, campione olimpico e tre volte iridato dei 1500, è stato squalificato per 4 anni per doping in seguito alla positività all’EPO riscontrata in un controllo a sorpresa, fuori competizione, il 27 novembre 2017 a Iten, poi confermata anche dal secondo campione.

Kiprop si è sempre professato innocente, adducendo svariate scuse, dalla produzione di un EPO naturale, dovuta agli intensi allenamenti in altura, all’accusa che i campioni prelevati fossero stati manipolati, ma la AIU (Athletics Integrity Unit) ha respinto le tesi difensive, squalificando l’atleta fino a febbraio 2022. Si attende ora il ricorso al TAS.

Asbel Kiprop aveva vinto l’oro ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 sui 1500 dopo la squalifica per doping di Rachid Ramzi. In più vanta tre titoli iridati, sempre sui 1500, nel 2011, nel 2013 e nel 2015.
   

Nuovo caso di doping nel mondo amatoriale: è stata, infatti, sospesa l’atleta Tania Caldarella, classe 1987, siciliana tesserata per l’Atletica Palombella, per positività al betametasone al termine del 6° Trofeo Avis Rosolini, in provincia di Siracusa. 

La novità è che non si tratta di un’atleta di punta: stiamo parlando di un’atleta che ha un personale di 1h00:39 sulla 10km (da sito FIDAL), che ha concluso i 4,4 km della gara in questione in 22:05, 21^ donna, 4^ SF, 69^ nella classifica generale donne + uomini over SM55.

Il betametasone è definito su internet un corticosteroide, molto usato, che agisce riducendo l'infiammazione e modificando la risposta immunitaria dell'organismo, che nella pratica sportiva senza necessità terapeutica costituisce doping.

Vedremo come andrà la questione in sede di successivo dibattimento: il dubbio è se sia doping o disinformazione (compresa la mancata richiesta di esenzioni a fini terapeutici), per intanto l’atleta è sospesa in via cautelare. Di seguito la delibera NADO:

La Prima Sezione del TNA, in accoglimento dell'istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare la sig.ra Tania Caldarella (tesserata FIDAL) riscontrata positiva alla sostanza Betametasone a seguito di un controllo disposto dal Ministero della Salute (SVD) ex lege 376/2000 al termine della gara “6^ Trofeo Avis Rosolini” svoltasi a Rosolini il 17 marzo 2019.

 

Nella foto si documenta la partenza della gara al cui termine è stato svolto il controllo antidoping alla base della presente sospensione. Ci scusiamo con l'atleta Linda Di Maio, una cui immagine era apparsa in un primo momento, e che è del tutto estranea alla vicenda.

   

14 aprile - La 7^ edizione della Orlen Warsaw Marathon, IAAF Silver Label road race, registra i successi dell’etiope Regasa Mindaye e della keniota Sheila Jerotich.

La gara maschile si è decisa allo sprint con Mindaye che ha prevalso sul keniota Ezekiel Omullo, affermandosi in 2:09:42; in campo femminile, netto il dominio di Jerotich che ottiene il record della corsa in 2:26:06, aumentando decisamente nella seconda parte della gara (negative split) ed infliggendo più di un minuto e mezzo di distacco alla connazionale Antonina Kwambai.

Tra gli uomini, il passaggio al 10° km è avvenuto in 30:28, mentre alla mezza, con il gruppo di testa già ridotto a tre atleti (il campione uscente Omullo, Mindaye e l’etiope Werkunesh Seyoum), si è transitati in 1:04:05, con già mezzo minuto di vantaggio sugli inseguitori tra cui l’eritreo Berhane Tsegay e il polacco Marcin Chabowski.

Nonostante il ritmo si sia un pochino rallentato nella seconda parte, il vantaggio del trio di testa al 30° km è salito ad un minuto, per arrivare ad oltre un minuto e mezzo al passaggio del 35° km, avvenuto in 1:47:31.

Ma Seyoum ha ben presto rallentato, lasciando Mindaye e Omullo a contendersi il successo: i due sono rimasti insieme fino a 300 metri dal traguardo, quando lo sprint dell’etiope ha lasciato dietro il campione uscente.

Mindaye ha così inflitto un distacco di 7 secondi ad Omullo, secondo in 2:09:49, realizzando il nuovo personale (migliorato nettamente il precedente di 2:10:51). Seyoum è giunto terzo, esattamente ad un minuto dal vincitore, in 2:10:42. Quarto posto e titolo nazionale per Chabowski, che ha tagliato il traguardo in 2:13:10.

La gara femminile ha visto da subito condurre un gruppo formato da cinque atlete: le keniote Jerotich, Kwambai e Gladys Yator, le etiopi Fantu Zewude Jifar e Hemila Wortessa; il passaggio alla mezza, in 1:13:09, le vedeva in vantaggio di oltre un minuto sulle inseguitrici.  
Yator e Zewude hanno presto rallentato, imitate da Wortesa: rimaste sole in testa, Jerotich e Kwambai sono transitate al 30°km in 1:44:15, con 42 secondi di vantaggio sulle dirette rivali.

Poco prima del cartello del 35° km, si decide la gara: Jerotich allunga decisa correndo la frazione tra il 35° e il 40° in 17:06. Ormai sicura della vittoria, Jerotich continua a spingere fino a tagliare il traguardo in 2:26:06, che migliora di 19 secondi il precedente limite della corsa, stabilito da Fatuma Sado nel 2015, e il PB (precedente 2:27:34).

Kwambai chiude seconda nell’ottimo 2:27:43, terza è la bielorussa Nina Savina in 2:29:06 (PB), con la ucraina Viktoriya Kalyuzhna, anch’essa al debutto, quarta in 2:30:04. Ritirata la Wortesa.

Il 26° congresso della della European Athletics che si è svolto a Praga lo scorso sabato 13 aprile, al termine delle elezioni per il rinnovo della carica di presidente, dei vicepresidenti e dei membri del consiglio della federazione europea per il quadriennio 2019-2023, ha registrato la conferma al vertice di Svein Arne Hansen, 72enne norvegese, numero uno della EA dal 2015 e candidato unico per la presidenza.

“Sono onorato e orgoglioso, grazie per la vostra fiducia e il supporto”, il primo commento del rieletto presidente, già alla guida della Federazione norvegese.

Vicepresidenti sono stati eletti la britannica Cherry Alexander (50 voti), il bulgaro Dobromir Karamarinov (45 voti) e il ceco Libor Varhanik (29 voti).

Per quanto riguarda il Council, sono stati scelti Slobodan Brankovic (Serbia), Nadya But-Husaim (Bielorussia), Raul Chapado (Spagna), Faith Cintimar (Turchia), Jean Gracia (Francia), Karin Grute Movin (Svezia), Marton Gyulai (Ungheria), Frank Hensel (Germania), Anna Kirnova (Slovacchia), Dimakos Panagiotis (Grecia), Antti Pihlakoski (Finlandia), Sonja Spendelhofer(Austria), Erich Teigamagi (Estonia).

Ennesima sconfitta per la nostra atletica, con Alfio Giomi, presidente della FIDAL, che non è stato rieletto e dopo quattro anni lascia l’incarico di consigliere.

Ancora un nuovo primato maschile mondiale indoor sulla maratona, realizzato come avviene oramai da quattro anni nella Columbia University, Irving Medical Center & NewYork-Presbyterian Indoor Marathon  (che si disputa nell’Armory’s New Balance Track & Field Center di New York), giunta alla quarta edizione, e unico evento di questo tipo: la notizia è semmai che ha resistito quello femminile realizzato nel 2018!

Il 25enne C.J. Albertson ha concluso in 2:17.59 (sembra che abbia corsi gli ultimi 200 metri in 30″4), soffiando il record al secondo arrivato, il 36enne Malcom Richards, che ha completato la distanza in 2:18.47, migliorando a sua volta il precedente limite di 2:19.02. Terzo il britannico Andrew Lemoncello in 2:20.04.

In campo femminile, vittoria per la 36enne Stephanie Pezzullo in 2:42.11, che però non è riuscita a migliorare il record mondiale, anche a causa di problemi ad un polpaccio, stabilito da Lindsey Scherf, con 2:40.55, un anno fa. Seconda è giunta Chelsey Albertson, moglie di C.J. Albertson, in 2:54.26

Ricordiamo che la pista indoor misura 200 metri e che per completare la distanza di 42195 metri occorre inanellare quindi 211 giri, pur con la possibilità di cambiare senso di marcia ogni ora, per evitare infortuni.

I due vincitori hanno entrambi ricevuto il premio di 3000 dollari, ai quali per Albertson si sono aggiunti altri 4000 per aver stabilito il primato mondiale.

Da ricordare che nell’intero week-end si svolge anche la maratona a staffetta, cui hanno preso parte 102 squadre formate da un massimo di otto atleti, con incasso in beneficenza.  

15 aprile - Lawrence Cherono e Workenesh Degefa sono i vincitori della 123^ edizione della Maratona di Boston: in campo maschile la gara si è decisa in volata, negli ultimi metri, mentre tra le donne netto il dominio della vincitrice. Maratona che si è svolta anche quest’anno sotto la pioggia, che però non ha condizionato lo svolgimento della gara, a differenza dello scorso anno. Circa 30000 i partecipanti. 

Il 31enne keniano, già vincitore nella sua carriera di importanti maratone come Amsterdam (2017 e 2018), Praga (2016) e Siviglia (2015), con un personal best di 2h04:06 ad Amsterdam nell’ottobre 2018, si è imposto in 2h07:57 avendo la meglio solo negli ultimi 50 metri sull’etiope Lelisa Desisa, argento mondiale 2013, secondo in 2h07:59, che ha visto così sfumare il sogno del terzo successo dopo essersi già qui affermato nel 2013 e nel 2015. Terza posizione per il keniano Kenneth Kipkemoi, arresosi ai primi due a 300 metri dal traguardo, in 2h08:07. 

Gara regolare fino al 35° km con in testa il gruppo formato da otto atleti (oltre a Cherono, Desisa e Kipkemoi ci sono anche lo statunitense Scott Fauble e gli altri quattro keniani Geoffrey Kirui, Felix Kandie, Festus Talam e Philemon Rono). Dopo il 40° km l’allungo decisivo dei primi tre, con arrivo in volata. Quarto Felix Kandie in 2h08:54 che supera allo sprint Geoffrey Kirui, quinto con lo stesso tempo. Sesto Philemon Rono in 2:08:56. 

Il primo statunitense è Scott Fauble, settimo in 2h09:09 su Jared Ward, ottavo in 2h09:25. Primo europeo è giunto il britannico Scott Overall, ventitreesimo in 2h17:37. 
Solo 17° in 2h15:29, il giapponese Yuki Kawauchi, campione uscente, mentre il primo nipponico è Hiroto Inoue in 2h11:53. 

In campo femminile, assolo della etiope Degefa, alla sua prima Boston (ma con il PB di 2h17:41 a Dubai a gennaio), che parte in solitaria già appena dopo il 7° km, passa alla mezza in 1h10:40, ma rallenta nella seconda metà chiudendo in 2h23:31. Prova la clamorosa rimonta la keniana Edna Kiplagat, già impostasi qui nel 2017, ma deve accontentarsi del secondo posto in 2h24:13 davanti alla statunitense Jordan Hasay, terza in 2h25:20. Quarta la etiope Meskerem Assefa in 2h25:40. 
Quinta l’altra statunitense Desiree Linden, campionessa uscente in 2h27:00; prima europea l'irlandese Fionnuala Mccormack, undicesima in 2h30:38. 

Da segnalare che Joan Benoit Samuelson (61 anni), la vincitrice delle edizioni del 1979 e del 1983, ma soprattutto la vincitrice della prima maratona olimpica femminile nel 1984, ha concluso in 3h05:18, nel 40° anniversario del suo primo successo, mantenendo la promessa che sarebbe arrivata non oltre 40 minuti dal suo tempo vincente di 2h35:15.

Tra gli italiani, circa duecento al via, il migliore è l'altoatesino Luis Schenk, 309° in 2h38:52.

 

14 Aprile -  Sono gli etiopi Abrha Milaw e Gelete Burka i vincitori della 43^ edizione della Paris Marathon, evento IAAF Gold Label road race.

Milaw si è imposto in 2:07:05 precedendo di 20 secondi il connazionale Asefa Mengistu; terzo il keniano Paul Lonyangata, che dopo due successi consecutivi, complice anche un piccolo infortunio a seguito di una caduta in allenamento nella scorsa settimana, si è dovuto accontentare del terzo posto in 2:07:29, mancando il record delle tre vittorie di seguito.  

Tra le donne vittoria di Burka in 2:22:47, a precedere di cinque secondi la connazionale Azmera Gebru; terza Abreha, per un podio tutto etiope. In gara, nonostante tutte le voci che la davano per sospesa in quanto sfuggita per l'ennesima volta a un controllo antidoping, la francese Clémence Calvin, quarta con il nuovo record nazionale (se resisterà...).

La gara maschile si è sviluppata con un gruppo di quattro atleti al comando passati al 5° km in 14:50, composto da tre pacer e da Milaw; a seguire un gruppone di dieci atleti, compreso Lonyangata.

Ben presto è avvenuto l’aggancio: il gruppo di testa, oramai di quattordici atleti, guidato dal keniano-pacer Cosmas Lagat, è passato al 10° km in 29:31 e al 15° in 44:23.

Alla mezza, con il gruppo di testa ridotto a dieci unità, il passaggio è avvenuto in 1:02:15, dando la speranza che il record della corsa - 2:05:03 stabilito da Kenenisa Bekele nel 2014 – potesse essere migliorato. Il breve tentativo di allungo di Lonyangata è stato subito annullato dal gruppo, tornato compatto.  

Al 30° km, superato in 1:29:34, fermatosi il pacer Lagat, sono rimasti Milaw, Lonyangata, Morris Gachaga, Yitayal Atnafu, Asefa Mengistu, Barselius Kipyego e Polat Arikan a contendersi il successo.

La gara è diventata molto tattica, con gli atleti a controllarsi, tanto che i 5 km tra il 30 e il 35° sono stati i più lenti, corsi in 15:45 (passaggio in 1:45:19).

Al 39° km circa, l’allungo di Milaw che ha guadagnato quattro secondi su Lonyangata e Mengistu e nove su Gachaga al passaggio al 40° km, avvenuto in 2:00:30.

Milaw si è così andato ad affermare in 2:07:05, migliorando il proprio record personale di 20 secondi e cogliendo il secondo successo in terra francese, dopo la vittoria alla Maratona Nizza-Cannes nel novembre 2018.

Mengistu, già vincitore delle maratone di Seoul, Città del Capo e Bloemfontein, è giunto secondo in 2:07:25, con Lonyangata, più lento di 1:19 rispetto a dodici mesi fa, a completare il podio in 2:07:29. Primo europeo il polacco Polat Arikan, sesto in 2:08:14; Morhad Amdouni, campione europeo sui 10.000 m, è stato il primo francese, ottavo in 2:09:14, al debutto sulla distanza.

Bella e incerta la gara femminile, con il gruppo di testa, composto da dodici atlete, che è passato al 5° km in 17:30, per poi aumentare il ritmo con un parziale di 16:43 e passaggio al 10° in 34:13.
Alla mezza, con il gruppo di testa già ridotto a sei unità, il passaggio in 1:11:08; ma al 30° km l’allungo poderoso della keniana Sally Chepyego ha visto la reazione delle sole tre etiopi Burka, Gebru e Azmera Abreha, con le altre già staccate.
Le quattro hanno superato il 35° km in 1:57:52, con 30 secondi di vantaggio sulla francese Clémence Calvin e 56 su Betty Lempus; ben presto Chepyego ha cominciato a mollare, mentre Burka, iridata nel 2008 sui 1500 indoor, nell’ultimo chilometro ha decisamente aumentato andandosi ad affermare in 2:22:47 con Gebru, l’ultima ad arrendersi, seconda in 2:22:52; terza Abreha in 2:23:35.
Quarta, come si è detto, la francese Calvin, che in tanti davano sospesa (come la logica pretenderebbe, se i fatti corrispondono a quanto divulgato dalla stampa) per il 'giallo' del controllo antidoping tentato ed eluso in Marocco, in 2:23:41, nuovo record nazionale francese.

60.000 i partecipanti, con circa 800 italiani al via.  

Risultati

Uomini

  1. Abrha Milaw (ETH) 2:07:05
  2. Asefa Mengistu (ETH) 2:07:25
  3. Paul Lonyangata (KEN) 2:07:29
  4. Morris Gachaga (ETH) 2:07:45
  5. Barselius Kipyego (KEN) 2:07:57

 

Donne

  1. Gelete Burka (ETH) 2:22:47
  2. Azmera Gebru (ETH) 2:22:52
  3. Azmera Abreha (ETH) 2:23:35
  4. Clémence Calvin (FRA) 2:23:41
  5. Sally Chepyego (KEN) 2:23:54

 

14 Aprile - E’ stato il keniano Elvis Chebor Tabarach a vincere la 12^ edizione della Lago Maggiore Half Marathon: 1h01’08” il suo crono, alla media di 2’53” al chilometro, stabilendo il nuovo primato personale (precedente 1h03’08”).

Ottimo secondo posto per il 27enne italiano (di origine marocchina) Said El Otmani, portacolori dell’Esercito, che nella sua vera prima mezza maratona chiude in 1h01’31” a soli 23” dal vincitore. Per ritrovare un italiano più veloce sulla distanza bisogna risalire di sei anni, alla mezza maratona corsa da Daniele Meucci in 1h01:06 nel marzo del 2013 a New York. El Otmani, come primo italiano, si aggiudica il Memorial Aldo Sassi.

“Nella mia carriera ho avuto tanta sfortuna, non sono mai riuscito a trovare continuità e ad esprimermi al meglio. È stato sempre il mio più grande problema. Oggi finalmente posso dire di aver ricominciato a fare atletica. Dallo scorso settembre ho ripreso ad allenarmi (a Torino) dopo circa un anno di stop per la frattura al piede destro del settembre 2017. Ho cambiato allenatore e con Gianni Crepaldi abbiamo deciso di allungare, di provare distanze maggiori e di preparare questa mezza maratona. Era la prima volta che ne correvo una dopo aver curato una preparazione specifica: quelle corse in passato erano soltanto allenamenti. Il percorso era molto veloce, lunghi rettilinei e poche curve. Sono stato nel gruppo degli africani fino al km 4, quando è partito il vincitore. Il distacco è rimasto invariato fino agli ultimi chilometri, ho perso soltanto qualcosa nel finale. Il futuro? Dovremo riflettere: decideremo se passare definitivamente su strada, o provare a misurarci ancora con la pista”: queste le parole di El Otmani.

Terzo l’etiope Daba Temesgen Ejersa, favorito della vigilia, che chiude in 1h04’14”. 
Resiste il record della corsa stabilito nel 2018 da Daniel Kipchumba in 59’06”  

In campo femminile, dominio etiope con successo di Meseret Gezahegen Merine in 1h11’46” (migliorato il PB di 1h13’29”), davanti alle connazionali Israel Silas Geletu, seconda in 1h15’01” (PB), ed Eden Gebrehana Admase, terza in 1h16’09” (PB).

Quarta la prima italiana, Mina El Kannoussi (Atletica Saluzzo) in 1h20’11, che si è aggiudica così il Memorial Patrizia Pizzi.

1092 i finisher.

La gara si è disputata in una giornata primaverile, sul classico percorso velocissimo tra Verbania e Stresa, sulle sponde del Lago Maggiore.

Unitamente alla mezza, si è corsa anche la 10 km con successo del ghanese Ernest Johnson Nti, tesserato per  la Runner Varese, in 33’15” su Francesco Pizzi (Sport Project Vco), secondo in 36’06”, e Loris Iacchini (Castiglione Ossola) terzo in 36’13”.
Tra le donne vince Laura Nardo (Atl. Fri.Ma.S.) in 39’36”, su Samia Soltane (Atl. Sandro Calvesi), seconda in 40’13”, e Roberta Cuneaz (Atl. Sandro Calvesi), terza in 40’40”.
102 i finisher.

Da segnalare, infine, che si sono disputate anche le gare non competitive di 21 e 10 km.

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