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Roberto Annoscia

Roberto Annoscia

21 aprile - Troppo giovane per morire: si è spento lo scorso lunedì il 25enne Mario Pavan, brillante quattrocentista della Cento Torri Pavia, stroncato dalla SLA fulminante (non c'entra il covid-19). 

Nato il 2 aprile 1995, originario di Belgioioso (Pavia), si era laureato in ingegneria a Pavia, per trasferirsi un anno fa a Cranfield, in Inghilterra.

Nel 2016 Mario era sceso più volte sotto i 48” sui 400, ottenendo i suoi primati personali (47.89 sui 400, 21.84 sui 200, 11.04 sui 100) e in più aveva colto il bronzo con la staffetta 4x400 nei Campionati italiani in 3:09.61, insieme ai compagni Menin Hubert Don, Emmanuel Ihemeje e Paolo Danesini.

Dopo il brillante 2016, aveva avuto un periodo difficile e qualche problema di salute, pur non mollando mai, allenandosi con regolarità fino a dicembre 2019.

Grande era anche il suo impegno nel sociale col progetto Africa Athletics, di cui era vicepresidente, con lo scopo di portare l’atletica nei paesi africani in cui questo sport è ancora poco diffuso.

 

 

 
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20 Aprile - Il 19 maggio 2019, il 28enne Nazario Nesta è partito dal suo paese, San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia, abbandonando il mestiere di macellaio, per disegnare passo dopo passo il perimetro dell’Italia.

E’ cominciato così il progetto “Disegnando l’Italia”,  per “attraversare il paese, incontrare la gente e promuovere valori come la solidarietà, la legalità, il rispetto dell’ambiente”, con Nazario che ha percorso tutte le regioni del Sud, comprese le isole, Sicilia, Sardegna ed Elba, il Lazio, la Toscana, la Liguria, il confine con la Francia e la Svizzera: ma l’epidemia del covid-19 e il conseguente lockdown l’hanno costretto a fermarsi a Chiuro, in Valtellina, in provincia di Sondrio.

Da ventinove giorni, Nazario vive  in una casetta di legno, costruita da lui stesso, che ha appena completato il tetto e finito di montare la porta. Nella casetta c’è persino una specie di forno, dove può cucinare sulla pietra, e  l’abbeveratoio per i volatili.

Nazario era partito con lo zaino regalatogli dai genitori, una tenda, un pannello solare per ricaricare il cellulare e pochi spiccioli.

Racconta di lavare i panni nelle fontane, di mangiare con qualche euro, di aver goduto spesso di tanta ospitalità. Per chi lo voglia aiutare, Nazario dispone di un iban (IT46Z3608105138292248492252) dove si possono effettuare donazioni, per permettergli di andare avanti, ma soprattutto per donare soldi ad un progetto di solidarietà in Moldavia, dove andrà tutto ciò che sarà avanzato al termine del lungo viaggio... E il nostro camminatore è oramai una star dei social, con 15 mila follower su YouTube, cinquemila sulla pagina Facebook “Disegnando l’Italia”, con i fan a seguire le sue incredibili avventure.

Per Nazario questo progetto rappresenta il sogno di tutta una vita, il viaggio che desiderava fare fin da bambino, tanto da abbandonare tutto e prendersi un 'anno sabbatico' in un’esistenza che oramai gli sembrava monotona, con la benedizione dei genitori (che si fidano di lui), anche se per la pandemia questa “esperienza unica” durerà più dei dodici mesi previsti.    

Intanto, Nazario sta nella sua casetta, costruita dove gli hanno indicato le forze dell’ordine, e dove i gestori del vicino maneggio gli portano spesso qualcosa o lo invitano nella loro struttura.

Ma Nazario non vuole approfittare, spera solo di riprendere presto il suo cammino, per tornare piano piano a casa.

Nel suo peregrinare ha già consumato già tre paia di scarpe, percorrendo una media di 60 chilometri al giorno, senza cartina, seguendo una app che a volte l’ha portato su tracciati durissimi, come in alcuni tratti della Sardegna.

Ma Nazario è contento così, e lasciamo alle sue parole la conclusione:“Ho visto posti meravigliosi, incontrato nuovi amici. Vissuto cento anni in uno e riscoperto la magia della natura”.

E presto speriamo che possa riprendere il viaggio.  

 
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20 Aprile - Pierpaolo Sileri, il viceministro della Salute, ha rilasciato oggi un’intervista al programma radiofonico Radio Goal, nella quale ha confermato la volontà di allentare le misure restrittive per quanto riguarda l’attività sportiva a partire dal 4 maggio.
Ma la novità saliente è che lo sport individuale, che si potrà (o potrebbe) praticare anche a livello amatoriale, dovrà limitarsi a una durata che il viceministro ha ipotizzato in 40 minuti al massimo: questo, a quanto pare, per evitare che con la scusa dello sport la gente stia fuori casa indefinitamente. In altra sede (dichiarazione riportata dal "Corriere della sera" di domenica 19) Sileri ha infatti espresso l'ipotesi che una autocertificazione da portare con sé debba recare l'orario d'uscita (una sorta di disco orario!).

Ecco le parole odierne del viceministro: “ll numero dei contagi scende, come quello in terapia intensiva, per questo l'opera di contenimento sta avendo l'effetto desiderato. Stiamo pensando alla fase 2 che dovrà essere fatta in modo intelligente. Bisognerà sempre mantenere la distanza sociale e indossare la mascherina. Lo sport individuale si potrà fare anche a livello amatoriale, a patto che non diventi una scusa per star fuori casa per ore: 40 minuti di corsa a mio avviso possono essere sufficienti. Il 4 maggio è la data di apertura prevista, ma abbiamo bisogno di altre condizioni, come la distanza sociale e le mascherine“.

Sileri ha parlato, chiaramente, anche degli sport professionistici, a partire dal calcio: “Il problema sono gli sport di gruppo, perché tornare alla normalità dipenderà soprattutto dai focolai che si osserveranno nelle prossime settimane. Serve una posizione scientifica e gli stadi non si potranno aprire. È verosimile far ripartire il calcio a porte chiuse, ma da medico dico che potrebbe esserci comunque qualche problema. Niente spettatori, ok, ma i calciatori entrerebbero in contratto tra loro. Il Comitato tecnico scientifico e tutte le autorità mediche che ruotano intorno al calcio stanno pensando ad una soluzione. I primi sport che potrebbero riaprire sono il golf, la Formula 1 ed il nuoto".

Una parziale delusione, quindi, per chi aveva già immaginato di poter riprendere gli allenamenti liberi e lunghi del pre-epidemia…    

P.S: Nell’intervento serale nel programma "Quarta Repubblica" su Rete 4, il dottor Sileri ha chiarito meglio il concetto, spiegando che il limite dei 40 minuti era riferito alla sua resistenza personale, mentre chi è abituato a correre per due ore, potrà farlo, sempre rispettando le norme di sicurezza. Ecco le sue parole testuali: “…immagino un 4 Maggio dove le persone possano riprendere lentamente con sicurezza e con responsabilità parte della loro vita… Oggi mi hanno chiesto: ma si può andare a fare una corsa oltre i 200 metri o oltre, oppure stare intorno ad un palazzo? A mio avviso sì, ho fatto l’esempio di 40 minuti pensando alla mia resistenza fisica di 40 minuti, ma è chiaro che se uno è abituato a fare attività sportiva per 2 ore, si faccia pure 2 ore purché lo faccia con responsabilità, che lo faccia lontano dagli altri, cioè non in gruppo e così come altri piccoli sport che si fanno in forma individuale”.

 

 
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Due volte la 100km del Passatore e 56 maratone (con un pb di 3h47’) nel suo curriculum, il 43enne Martino Faraone di Rubiera (sinonimo, oggi, di un certo Baldini), amante della lunghe distanze, soffre maledettamente durante il lockdown causa pandemia per coronavirus. 

Legge con attenzione i resoconti sulle tante maratone e mezze casalinghe e pensa: “Io non sono meno matto di tutti questi matti che corrono in casa!".   

E nasce il progetto: il percorso è il corridoio del sottoscala condominiale misurato con rotella metrica: 18,12 metri, arrotondato a 18,10, che impone cioè 1165 giri di 36,20 m (avanti e indietro) più altri 22 metri, per completare la classica distanza di maratona.

“Mancherà la musica, il vociare della gente, l'odore della canfora, l'allegria, gli amici. Ci sarà, comunque la fatica, l'ansia pre-gara ed in più la noia del percorso. Ma sopratutto, ci sarà l'onore della sfida ad una grande regina: la Maratona. Non conta il campo di battaglia, perché tanto la sfida è sempre e solo con se stessi. E così, come su qualsiasi altro percorso, che sia Roma o Crevalcore, arriveranno gli ultimi metri, gli ultimi passi, il traguardo... e la gioia sarà la stessa”, afferma il nostro maratoneta.

Due giorni prima la “maratona del corridoio del sottoscala” è pubblicizzata con un post su facebook: amici, conoscenti e “tifosi” sono avvisati.

I ristori sono pronti e disponibili ogni 138 giri (cioè ogni 5 chilometri), i cartelli segnalano il chilometro ogni 28 giri; lo striscione di arrivo appare solo all’ultimo giro, con la particolare caratteristica di aver appesa la medaglia di finisher che finirà al collo del maratoneta direttamente passando sotto il traguardo: la medaglia è a forma di mascherina chirurgica e riporta la distanza, l'hashtag “iorestoacasa” e la data.

Martino decide di indossare una particolare canotta, che riporta fronte/retro le sue due società Fidal/Uisp, cioè Passo Capponi e Podistica Rubierese.

La quota d'iscrizione è una donazione alla Croce Rossa (con invito per gli spettatori a contribuire). 

E giovedì 16 aprile, alle ore 7.45, comincia la maratona di Martino che racconta: “La gara non è stata particolarmente impegnativa, ma i continui stop e ripartenze ogni 18 metri, hanno reso impossibile tenere un passo ‘normale’, portando il tempo finale a 5 ore e 54 minuti. Per affrontare una corsa così particolare è stato necessario mantenere la mente lucida, come mi ricordava spesso l'elfo che ho iniziato a vedere verso la fine... Scherzi a parte, è stato molto bello ricevere gli incitamenti dai vari amici che mi hanno seguito praticamente per tutto il tempo”. 

E, in effetti, sono stati in tanti a seguire la diretta, anche se dopo meno di due ore la batteria del telefono si è scaricata, tanto che il nostro atleta ha dovuto attaccare una power bank, che ha usato con parsimonia perché “sapevo che ci sarebbe voluto tempo...”

Ed è bellissimo il racconto dell’arrivo di Martino: “E’ stato il momento più significativo, perché racchiude l'idea strampalata di correre una maratona in quel posto e la felicità di avercela fatta, perché anche questa volta gli ultimi 195 metri sono stati di gioia e con le lacrime agli occhi”. 

E se aggiungiamo la beneficenza, l’impresa di Martino è senz’altro apprezzabile… 

Al seguente link il filmato della maratona: https://www.facebook.com/martino.faraone/videos/10215983070025679/

 

 
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Nelle tante imprese casalinghe è da porre in evidenza quella compiuta a Zola Predosa (Bologna), lo scorso 5 aprile, dal vicecampione mondiale di retrorunning, il 35enne vignolese Alberto Venturelli.

Venturelli, zolese di adozione, ha completato la mezza maratona, 21097 metri, chiaramente (per lui) in retrorunning sul balcone di casa lungo 10,3 metri, per un totale di più di 2000 andirivieni, in 1 ora 59 minuti e 30 secondi: il tutto in diretta facebook. Ad aiutarlo e a sostenerlo la moglie Costanza e il figlio Damiano.

Alberto racconta di aver avuto l’idea di una corsa benefica in una notte in cui non riusciva a prender sonno, realizzando di voler far qualcosa di concreto per chi è in prima linea nella lotta al Covid19: per ogni chilometro completato avrebbe donato 10 euro in beneficenza.

Ha cominciato alle due del pomeriggio, dei primi 5 chilometri non se n’è nemmeno accorto, proseguendo fino a 10, raggiunti senza fatica e anche in un buon tempo, decidendo così di proseguire fino a 15. Ma, a quel punto, ha deciso di completare la mezza maratona, accelerando anche nel finale per chiudere sotto le due ore.

Così Alberto ha raggiunto quota 210 euro per sostenere due progetti per la lotta al covid-19 della Fondazione policlinico Sant'Orsola di Bologna e del Comune di Zola Predosa: altri amici hanno aggiunto altre somme, per un versamento di 350 euro.

Alberto ha raccontato la sua impresa in un’intervista trasmessa su Rai Radio2 a Caterpillar. 

Al seguente link il video di Alberto durante la sua mezza: https://www.facebook.com/alberto.venturelli.7/videos/2590898267824419/?epa=SEARCH_BOX

 

 

 
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In Friuli, dopo l’ordinanza regionale che ha confermato la possibilità di svolgere attività motoria in prossimità dell’abitazione, con obbligo di utilizzo della mascherina, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, ha dato indicazione alle Forze di Polizia circa l'esatto termine da rispettare al fine di non incorrere nelle relative sanzioni.

Ebbene, il Prefetto ha definito congruo il concetto di prossimità “ove riferito ad un'area da individuare nel raggio di 500 metri dalla propria abitazione”.

Ancora: “Nell'operare i controlli il personale delle Forze di Polizia verificherà prioritariamente il rispetto dell'obbligo di utilizzo delle mascherine (ordinanza n. 10, punto 1 del 13.4.2020 del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) e valuterà le situazioni di tempo e di luogo nel quale il controllo viene effettuato. L'indicazione è stata condivisa con l'Autorità Regionale e con i Prefetti delle province del Friuli Venezia Giulia“

Data la condivisione dichiarata, la stessa distanza è  stata indicata dal prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, con l'aggiunta che è da interpretare “con ragionevolezza e il consueto buon senso”, sia da parte delle Forze dell’ordine che dei cittadini, che naturalmente dovranno essere col volto coperto da mascherine o adeguate protezioni per naso o bocca.

 
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17 Aprile - L’ultima ordinanza della Regione Veneto che consente l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, eliminando il limite dei 200 metri,

http://podisti.net/index.php/notizie/item/6044-zaia-via-il-limite-dei-200-metri-ma-cambia-poco.html

ha cambiato non poco, permettendo di tornare ad allenarsi all’aperto a Eyob Faniel, il fresco primatista italiano di maratona (2h07:19 a Valencia lo scorso 23 febbraio).

Il 27enne poliziotto vicentino che risiede a Bassano del Grappa, in un’intervista pubblicata stamani sulla Gazzetta dello Sport, dichiara che ha infatti ripreso ad allenarsi su un circuito sullo sterrato di 2 chilometri nelle campagne nei pressi della propria abitazione, pur portando sempre la mascherina, come da ordinanza regionale.    

Per maggiore sicurezza ha richiesto l’autorizzazione al suo Comune, ottenuta senza problemi.

Ecco le sue parole: “Abito in campagna, al limite del comune: così, sentiti sindaco e assessore, allontanandomi per non più di un km, dopo 11 giorni di tapis roulant, ho potuto correre, con mascherina, su un circuito sterrato di 2 km. In accordo con coach Pertile, martedì ho fatto 50', mercoledì 30' con ripetute in salita e oggi (ieri, ndr) un'ora. Non è il massimo, ma sono più fortunato di tanti. L'obiettivo? Una maratona in autunno”.

Non è certo il massimo e nemmeno tanto, ma speriamo sia il segno di un’imminente svolta…

 
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Le restrizioni all’attività sportiva sull’intero territorio nazionale a seguito della diffusione del covid-19 che limitano, nel migliore dei casi, l’attività motoria alla prossimità della propria abitazione, hanno creato problemi soprattutto agli atleti agonisti: ecco la proposta dell’Atletica Val di Cembra, una delle società con maggior numero di tesserati in Trentino, che chiede di permettere gli allenamenti ai tesserati Fidal, esclusivamente in due fasce orarie dalle 5 alle 9 e dalle 18 alle 20, con distanza interpersonale di almeno due metri. 

Ecco quanto riportato sul sito societario: 

Per noi società sportive non cambia niente dopo questo decreto (del 2 aprile, che ha confermato in Trentino l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, ndr), anche se sembra assurdo che un atleta non possa, da solo, fare un allenamento di 30 minuti in una strada/sentiero che sia poco o nulla trafficato … praticamente contagio zero.
Soprattutto perché a livello di atletica leggera non ci si può permettere di perdere più di un mese di attività, altrimenti va vanificato proprio tutto quanto acquisito durante l’inverno; e non si parla di categorie di bambini o delle categorie ragazzi, ma dagli allievi in su, ove cominciano ad esserci agonisti, cioè, secondo la Fidal, dove si comincia ad avere una mentalità che poi potrebbe portare a qualcosa di serio.
Non bastano gli allenamenti in casa, ovvero, non bastano a tenere la forma.
Abbiamo ricevuto anche tanti contributi negli anni, da parte proprio della Provincia per mantenere questi giovani, sommati a tanti sacrifici e soldi spesi per noi società sportive in modo da portare in alto giovani talentuosi e capaci di riuscire nello sport: vederseli andare in fumo con il rischio di abbandono proprio è un delitto per loro, per noi, per i genitori.
Questo preme, preme molto sinceramente
.

Siamo sempre sul filo di lana con questi giovani.
Non possiamo rimetterci tutti noi atleti e società, per colpa di quelli che sentendo che si può correre o fare jogging in strada, solo allora si mettevano la tuta e scendevano a correre, con la scusa per rimanevano ore sulla strada. Non si può perderci così per colpa loro!
SI CONTRAE IL VIRUS PIU’ FACILMENTE A RIMANERE IN FILA AL SUPERMERCATO O IN ALTRI NEGOZI CHE A CORRERE DA SOLI, SIA BEN CHIARO A TUTTI.

Con molti Presidenti e addetti ai lavori ci siamo confrontati al telefono, tutti abbiamo la stessa opinione e questa proposta: chiediamo che possano allenarsi gli atleti dai cadetti in su, quelli tesserati Fidal, riconoscibili con tessera. L’attività sportiva sia consentita solo dalle ore 5 alle ore 9 e dalle ore 18 alle ore 20, ai soli soggetti tesserati a livello federale e in regola con il certificato medico agonistico, purché individualmente e mantenendo la distanza di almeno 2 metri.
Oltre a tessera, aggiungiamo divisa sociale, canotta o tuta, o comunque abbigliamento con denominazione di società o rappresentativa, o addirittura della nazionale azzurra per i professionisti, così risulterebbero più riconoscibili e soprattutto credibili, senza generare difficoltà alle forze dell’ordine. Una canotta anche sopra la maglia generica non dovrebbe creare problema”.

La proposta ha avuto subito ampio risalto in tutta Italia, venendo ripresa da diversi organi di stampa: la domanda che nasce spontanea è che, ammesso che sia logico abbassare la guardia quando sembra che le misure contenitive abbiano registrato dei risultati, e a pochi giorni dalla cosiddetta fase 2 che dovrebbe portare a minori restrizioni, è legittimo differenziare tra cittadini tesserati Fidal, quelli tesserati per gli enti di promozione sportiva, e il resto della popolazione?

Interessante quanto espresso da Pietro Netti sulla pagina facebook “Corriamo in Puglia”:

Vorrei condividere con tutti voi una serena riflessione sulla proposta (che leggo da più parti) di consentire ai soli tesserati di potersi allenare, derogando alle misure restrittive per il contenimento del Covid 19 vigenti per il resto della popolazione, ovvero oltre i famosi 200 metri dalla propria abitazione.
Per onestà intellettuale devo fare una doverosa premessa: sono stato tesserato FIDAL per moltissimi anni; al momento presente, per motivi lavorativi e personali, non lo sono più, pur effettuando annualmente la visita medica per l’idoneità all’attività sportiva agonistica ed allenandomi per mio conto, ma non finalizzando l’allenamento alla preparazione delle gare.
Personalmente troverei iniquo il consentire eventualmente ai soli tesserati (a quali enti, poi? FIDAL? FITRI? UISP?) la possibilità di uscire ad allenarsi derogando agli attuali limiti.
Forse il tesseramento rende immuni dalla possibilità di contagiarsi o di contagiare? I tesserati hanno acquisito più diritti del resto della popolazione?
La libertà di allenarsi all’aperto, se è un diritto (ed io credo fermamente che lo sia), non si acquista con una tessera: deve valere per tutti o per nessuno.
Ritengo, invece, che sarebbe più corretto consentire a tutti i cittadini di praticare attività fisica all’aperto, secondo determinate modalità e nel rispetto di alcune regole prestabilite (distanziamento interpersonale, rispetto di fasce orarie o di zone). Voi che cosa ne pensate?”

Ecco, nella speranza che ben presto i dati del contagio possano calare e si riescano a consentire dal 3 maggio, con il nuovo decreto e l’avvio della “fase 2”, maggiori libertà a tutti (evitando che gli atleti occasionali debbano inventarsi podisti per uscire di casa), a mio parere sarebbe meglio non introdurre questa discriminazione, che porterebbe ad accrescere ulteriormente l’odio nei confronti dei runners ‘privilegiati’, che già vivono un clima da caccia alle streghe.  

ARTICOLO COLLEGATO: "Proposta dal Trentino: lodevole, ma perfettibile, forse impraticabile

 
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Importante decisione di World Athletics, la Federazione internazionale di atletica: la finestra dl qualificazione per i Giochi Olimpici di Tokyo, rinviati di un anno e in programma dal 23 luglio all’8 agosto 2021 a causa dell’emergenza Coronavirus, è sospesa fino al 30 novembre (quindi, i risultati ottenuti dal 6 aprile al 30 novembre 2020 non saranno presi in considerazione per gli standard o per il ranking in vista della qualificazione ai Giochi) e verrà riaperta dal 1° dicembre se la situazione globale tornerà alla normalità. Il periodo sarà quindi più lungo di quattro mesi rispetto a quanto inizialmente previsto. Per chi ha già realizzato lo standard, questo rimane valido. Il termine del periodo è fissato al 31 maggio 2021 (per maratona e 50 km di marcia) e al 29 giugno 2021 (per tutte le altre specialità).

Questo il commento del presidente di WA, Sebastian Coe: “Ringrazio per il loro lavoro la Commissione atleti e il Consiglio, che credono che questa sospensione dia maggiori certezze per la pianificazione e la preparazione degli atleti, e che sia pure il modo migliore di raggiungere l’equità in un periodo con differenti opportunità per gli atleti, a causa delle restrizioni sugli spostamenti internazionali”.

 

 
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Gianluca Davoli, 45enne podista di Gazzata (frazione di San Martino in Rio, in provincia di Reggio Emilia), non ha voluto essere da meno dei tanti che in questo periodo concludono gare casalinghe, e domenica 5 aprile ha corso una maratona all’interno del proprio cortile lungo 68 metri, quindi ripetuto per 620 volte più altri 35 metri per completare la canonica distanza di 42195 metri. I 620 giri sono stati contati da Gianluca con dei sassolini che ad ogni giro venivano messi in un cesto.

Particolarità di questa maratona 'domestica' è stata la presenza dei giudici-cronometristi della Lega Atletica Uisp dell'Emilia Romagna guidati da Christian Mainini (che è anche giudice Fidal), che hanno omologato il tempo finale. Dunque, se tanto ci dà tanto, a differenza delle altre maratone o  corse casalinghe su distanze diverse, che in queste settimane abbiamo raccontato (per curiosità e dovere di cronaca, senza commenti), questa di Davoli promette di finire negli albi ufficiali: certo non quelli della Fidal, ma in qualche maxiclassifica chissà. Né indaghiamo sui risvolti legali di una gara disputata in un periodo in cui l'attività sportiva è ufficialmente sospesa per decreto governativo. Sicuramente l'esperienza di Davoli non ha contagiato (in senso sanitario) nessuno, e si riconnette molto alla lontana all'iniziativa partita da un altro reggiano, il fu-William Govi, che disputò quella che dichiarò essere la sua cinquecentesima maratona più o meno nel cortile di casa e nella strada adiacente.

Davoli, tesserato per il G.S. Vini Fantini, ha cominciato alle ore 9.30, concludendo la distanza in 4h49'58", il tutto trasmesso in diretta facebook sul profilo Atletica Leggera UISP Emilia Romagna. 

Da ricordare che a Gianluca nel 2018 fu diagnosticata  una leucemia mieloide cronica: dopo le cure e il naturale allontanamento dalle gare, il ritorno alla Maratona di Reggio Emilia in 3h46’, poi, nel 2019, quella di Rimini in 3h31’ e ancora Reggio Emilia in 3h36’.

Nell'agosto scorso si  reso anche protagonista di un cammino in solitaria, percorrendo la "Via Degli Dei" che collega Bologna a Firenze, da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, in cinque tappe attraverso l'Appennino tosco-emiliano, ben 130 chilometri con 5000 metri di dislivello, con lo zaino sulle spalle. Ora la soddisfazione di quest’altra impresa… 

Al seguente link il video della maratona di Gianluca:

https://www.facebook.com/gianluca.davoli.3/videos/3638300232911875/?hc_ref=ARTaRZStW55dv23q9GTVmUjpf6RGgiyEQN3_DdA7UENKEDDhmid690Qy10pky8fh5dA

 
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