Direttore: Fabio Marri

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28 Aprile - La Provincia autonoma di Trento apre da domani alla corsa senza limitazioni nel territorio, per ogni atleta, del proprio Comune, mantenendo la distanza di almeno due metri da altre persone. Obbligatorio portare con sé una mascherina, da indossare però solo in prossimità di altre persone.

Ecco il testo dell’ordinanza firmata dal presidente Maurizio Fugatti:

a) che, dal giorno 29 aprile 2020 e fino al giorno 3 maggio 2020 compreso, sia consentito lo svolgimento di attività motoria, limitatamente a passeggiate e corse a piedi, nel territorio del proprio Comune, mantenendo comunque la distanza interpersonale di almeno due metri per l'attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività;
b) che l’attività prevista dalla lettera a) possa essere svolta con accompagnatore nel caso di persone non completamente autosufficienti e per i minori; 
c) che nello svolgimento dell’attività motoria prevista dalla lettera a), i minori possano essere accompagnati anche da entrambi i genitori, come disposto dall'ordinanza del presidente del 25 aprile 2020, o da congiunti facenti parte dello stesso nucleo familiare, sempre nel rispetto della distanza di un metro da ogni altra persona non facente parte del nucleo familiare o di due metri, nel caso di svolgimento di attività sportiva
d) che nello svolgimento dell'attività motoria, sia necessario portare con sé una mascherina, da indossare nel caso in cui ci si trovi in prossimità di altre persone, sempre comunque assicurando il rispetto delle distanze individuate dalla lettera a). Tale obbligo non vige per i bambini di età inferiore ai sei anni e per le persone che non tollerino l'utilizzo della mascherina a causa di particolari condizioni psicofisiche, attestate da certificazione medica, come disposto con ordinanza del presidente del 25 aprile 2020.

Restano altresì impregiudicate le ulteriori disposizioni recate dalle pregresse ordinanze del presidente della Provincia adottate in tema di emergenza epidemiologica da covid-19.

 
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28 Aprile - L’ordinanza firmata dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, aveva dato la possibilità da ieri, lunedì 27 aprile, di “svolgere individualmente attività motoria all'aperto, ove compatibile con l'uso obbligatorio della mascherina, in prossimità della propria abitazione, e comunque con obbligo di distanziamento di almeno due metri da ogni altra persona - salvo che si tratti di soggetti appartenenti allo stesso nucleo convivente - nelle seguenti fasce orarie: ore 6,30-8,30; - ore 19,00-22,00".                      

Ma le immagini che ritraevano un’invasione di runner per le vie di Napoli, soprattutto sul Lungomare, e in tutta la Regione, avevano infastidito il Governatore che aveva fatto pubblicare una nota ufficiale sul sito della Regione:

"Oggi, lunedì 27 aprile, dopo molte settimane si è consentita la mobilità in due fasce orarie, dalle 6,30 alle 8,30 e dalle 19 alle 22. E' stata una misura presa per dare respiro soprattutto alle famiglie con bambini.
Abbiamo verificato per strada un eccesso di persone senza mascherine, senza distanziamento sociale, con assembramenti pericolosi. E' indispensabile ribadire che l'ordinanza vigente rende obbligatorio:
1) uso delle mascherine
2) distanziamento sociale
3) mobilità solo nelle vicinanze della propria abitazione
Non è assolutamente consentita una mobilità senza limiti, non protetta, disordinata.
Le Forze dell'Ordine, le Polizie Municipali, sono invitate a garantire il rispetto rigoroso dell'ordinanza.
Il diffondersi di comportamenti irresponsabili, produrrebbe una ripresa forte del contagio e renderebbe inevitabile il ripristino immediato del divieto di mobilità.
E' evidente a tutti che se non c'è da parte di ogni singolo cittadino senso di responsabilità, si rischia di prolungare all'infinito l'emergenza e la sofferenza di tutti, soprattutto dei bambini". 

Evidentemente, l’invasione è continuata, e il risultato finale è  stato il dietrofront della Regione che, sfruttando l’impossibilità di svolgere attività motoria con le mascherine, ha nuovamente bloccato la corsa. Ecco il "chiarimento" apparso oggi sul sito della Regione Campania:
“L'Unità di Crisi attraverso il chiarimento n.21 all’Ordinanza n.39 del 25 aprile 2020 (Attività motoria) precisa ulteriormente quanto espresso nella stessa ordinanza: si può passeggiare, ma è vietato fare jogging. In particolare: "...non è permesso svolgere attività di corsa, footing o jogging, in quanto le dette attività sono incompatibili con l’uso della mascherina perché pericolose ove svolte con copertura di naso e bocca e tenuto conto che chi esercita tali attività emette microgoccioline di saliva (droplet) potenziali fonti di contagio. L’attività motoria permessa (sostanzialmente passeggiate) deve essere svolta in prossimità della propria abitazione, con divieto assoluto di assembramenti e con obbligo di utilizzo delle mascherine e di rispetto della distanza minima di due metri".

Ricordiamo, infine, che le misure previste dal Governo dal prossimo 4 maggio prevedono la possibilità di restrizioni da parte delle Amministrazioni Regionali e Comunali.

 
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Martedì, 28 Aprile 2020 11:47

Liberi tutti dal 4 maggio, ma siamo sicuri?

Le parole del premier Conte sono state chiare, almeno per quanto riguardava il capitolo running. Dal 4 maggio si potrà correre. Senza divieti specifici rispetto ai tempi pre coronavirus. Basta col concetto di prossimità, basta coi 200 metri, basta mascherina, salvo che la pratica dovrà essere individuale e bisognerà tenere conto del distanziamento sociale. Resta tuttavia un punto interrogativo, ovvero come reagiranno gli enti locali. Fino ad oggi siamo stati invasi da ordinanze regionali, provinciali e comunali che nella pratica hanno creato un’Italia podistica a più velocità. Dai posti dove proprio non si poteva mettere piede fuori per correre, come in Emilia-Romagna, Val d’Aosta, Campania e Sicilia al “paradiso” della provincia di Bolzano. Ultimamente anche in alcune delle zone più “cattive” si è fatto marcia indietro, tuttavia la situazione resta frammentaria.

Il quesito che sorge spontaneo è dunque il seguente: visto che le regioni sicuramente emetteranno nuove ordinanze, quelle attuali sono sincronizzate al precedente DPCM con la scadenza al 3/5 pv, ci saranno delle “novità” anche per i podisti? Cosa estrarranno dal cilindro i "prestidigi-governatori"? Cosa s’inventeranno a livello di mascherine, distanze e cineserie assortite per complicarci ancora la vita? Noi speriamo di no, ma nutriamo un certo pessimismo, specialmente per alcune regioni. Speriamo di essere smentiti. Nel frattempo incrociamo le dita.

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Tornano a respirare i runner campani: con la nuova ordinanza N. 39 emessa e firmata oggi 25 Aprile dal Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, 8 pagine di cui 6 di premesse: 9 volte "visto", poi considerato, preso atto, ravvisato (anche il possibile ritorno all'attività motoria in esterni, d'accordo con l'Unità di crisi regionale) rilevato, ritenuto ecc., i podisti potranno svolgere un minimo di attività motoria, cinque ore al giorno.

Infatti, da lunedì 27 aprile e fino al 3 maggio, “fermo restando il divieto di svolgere attività ludica e ricreativa all'aperto" sarà loro consentito "svolgere individualmente attività motoria all’aperto, ove compatibile con l’uso obbligatorio della mascherina (dispositivo di protezione individuale di cui all’art. 16 del decreto legge n.18/2020), in prossimità della propria abitazione, e comunque con obbligo di distanziamento di almeno due metri da ogni altra persona- salvo che si tratti di soggetti appartenenti allo stesso nucleo convivente- nelle seguenti fasce orarie: - ore 6,30-8,30; - ore 19,00-22,00”.

Un primo passo, nella speranza che presto scatti la fase due e che il vulcanico governatore De Luca non ponga nuove restrizioni locali.

 
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24 aprile - Siamo oramai prossimi al 4 maggio, la data in cui dovrebbe iniziare la cosiddetta Fase 2 dell’emergenza covid19, e dunque l’opprimente blocco dovrebbe essere ridotto per far spazio alla cosiddetta convivenza con il virus, che renderà ancora più stringente il mantenere il distanziamento sociale e gli accorgimenti sanitari, come guanti e mascherine, nella vita quotidiana.

Questa fase, peraltro, secondo un lancio dell'agenzia Adnkronos delle 14,45, è stata anticipata dal presidente della regione Veneto Zaia (che, non dimentichiamo, fu tra gli organizzatori della prima maratona di Treviso):

A noi interessa l’aspetto sportivo, in particolare le misure che riguarderanno la corsa su tutto il territorio nazionale.

Ebbene, dalle indiscrezioni che filtrano, sicuramente si tornerà a poter correre liberamente, non più bloccati nella prossimità della propria abitazione, e senza limitazioni di orario, semmai con l’intelligenza di non strafare per non indebolire il proprio fisico. Chiaramente occorrerà correre da soli (a meno che non si tratti di una coppia che vive insieme o di un solo genitore con dei minori: questa eccezione vale per tutti gli sport), con il distanziamento di almeno due metri (forse 5 in scia); non dovrebbe essere obbligatorio l’uso di mascherine, anche perché creerebbero altri problemi a chi corre. Importante rincasare subito, appena finito l’allenamento.  

Da capire se ci sarà la riapertura dei parchi, ma sarebbe preferibile non correre all’interno, perché mancherebbero le suddette condizioni di distanziamento. Qui sarebbe possibile fare ginnastica, sempre soli e distanziati, senza l’uso di attrezzi comuni, evitando di bivaccare su panchine o sull’erba.

Saranno permesse le uscite in bici, qui il distanziamento sarà almeno di 20 metri, stando attenti a non finire in altre regioni, affrontando  lunghe pedalate.

Sarà possibile praticare anche le altre discipline individuali all’aperto, come le passeggiate, le arrampicate in montagna, parapendio o sport simili, sempre nel rispetto delle distanze di sicurezza.

Possibile anche l’apertura al tennis, con “guantino” per raccogliere le palline, accesso ai campi concesso a non più di due persone alla volta, e solo all’aperto, senza l’uso di docce e spogliatoi.

Autorizzate anche le attività in mare, nuotate solitarie, uscite singole (o al massimo in due, a distanza) in barca a vela, canoa e windsurf, poiché gli scienziati sostengono che in acqua salata il covid disperde la sua carica virale.

Non ci sarà invece riapertura per gli sport di squadra o di contatto, quindi stop a calcio, basket, pallavolo, pallanuoto, arti marziali e altri sport del genere.

Resteranno chiuse anche palestre, piscine (potrebbero riaprire solo quelle all’aperto, ma la questione è ancora in discussione), scuole di danza e tutte le attività al chiuso.

Complicato lo svolgimento dell’atletica leggera negli impianti (che andrà definita meglio e che comunque riprenderà per metà/fine maggio), per la gestione degli afflussi e per mantenere il solito distanziamento.
Diverso il discorso per gli atleti di interesse nazionale, che dovrebbero tornare ad allenarsi già la prossima settimana.  

 

 
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Dagli al tedesco! In questi giorni, dai blog alla stampa governativa, se ne legge di ogni: questi tedeschi cattivi, queste Sturmtruppen che hanno perso due guerre, che se non li salvavamo noi (noi italiani???) nel 1945, oggi avrebbero ancora le pezze al sedere; che quando noi avevamo Virgilio e Cicerone erano ancora analfabeti (questo l’ha detto il Duce, ma ogni tanto qualcuno lo tira fuori) ecc. ecc., adesso fanno tante storie per prestarci qualche centinaio di miliardi e si nascondono dietro al fatto che i nostri governanti ogni anno, dopo aver solennemente promesso di ridurre il deficit, invece lo aumentano…? Ma come si permettono?

Eh…, questione di stile, forse, che induce a fare dei confronti. In Italia abbiamo chiuso per primi e riapriremo per ultimi; nel nostro orticello delle corse, abbiamo visto cancellate decine di maratone o mezze o altre distanze: la maggior parte rinviata all’anno prossimo (eufemismo per dire ‘cancellata’), una piccola parte riprogrammata per l’autunno, in date che peraltro saranno tutte da vedere. Prassi degli organizzatori è trasferire automaticamente l’iscrizione al 2021, e per chi non potesse o non potrà… peccato! Solo in pochi casi è promesso un rimborso, almeno parziale. Raccomandazione lodevole: non chiedeteci i soldi ma lasciate che li devolviamo alla lotta contro il Covid. Insomma, una specie di carità obbligatoria, o se volete una tassa patrimoniale che per ora colpisce i podisti e servirà a scagionarli dall’accusa di essere diffusori dell’epidemia o perlomeno egoisti che corrono anche quando gli altri piangono.

Anche la Germania ha cancellato importanti eventi sportivi durante la fase più acuta dell’emergenza, ma, come abbiamo appena visto, lascia ai singoli stati confederati (Laender) le decisioni, che sono più stringenti fino al 31 agosto, poi lasciano presagire un allentamento lasciato però ai singoli stati.

http://podisti.net/index.php/in-evidenza/item/6075-germania-annullata-la-maratona-di-berlino-e-anche-l-oktoberfest.html


Così lo stato di Berlino ha deciso di chiudere fino a ottobre tutti gli eventi con oltre 5000 partecipanti, ma altri confederati per il momento non lo seguono. E così, mentre nel “Libero stato di Sassonia” (erede del regno di Sassonia che fra gli ultimi sovrani annoverò il Re Giovanni, appassionato di Dante Alighieri) famiglie e ragazzi affollano i parchi nei giorni di vacanza, perché poi si torna a scuola, nella Renania settentrionale-Westfalia (lo stato più popoloso dei 16 tedeschi, comprendente città come Bonn, Colonia, Dortmund, la capitale Düsseldorf e la bellissima Aquisgrana), amministrata elezione dopo elezione da una feconda alternanza dei due maggiori partiti tedeschi, non pare si vogliano prendere decisioni così drastiche.
Il 9 agosto è prevista, come i lettori più interessati sanno, la 44^ edizione della ecomaratona e ultramaratona di Monschau: la data rientra nel parziale coprifuoco consigliato dal governo federale, ma gli organizzatori al momento tirano dritto. Un loro comunicato, appena seguente l’annuncio dell’annullamento di Berlino, si esprime in questo tenore:

Cari atleti e atlete, come capiamo dalle vostre tante chiamate, sia noi che voi abbiamo sempre gli occhi puntati sulla nostra maratona. Non lasceremo niente di intentato per svolgere l’evento nel modo prefissato. Il percorso, tutto nell’ambiente naturale del Parco dell’Alto Eifel, resta inalterato: dunque potete continuare o cominciare ad allenarvi. Chi non l’avesse ancora fatto, può iscriversi fino al 15 luglio: non ci sarà la possibilità di iscrivervi sul posto! Riceverete i pettorali per posta, e vedremo di organizzarci per il noleggio dei chip a chi ne fosse sprovvisto [in Germania, quasi nessuno!].
Se per caso dopo il 15 luglio fossimo costretti al rinvio, le iscrizioni varranno senza supplementi per l’edizione 2021; ma se non accettate la cosa, pur non essendo obbligati alla restituzione integrale della cifra pagata, ve la rimborseremo trattenendo solo 5 euro di spese vive. Nel pacco gara, invece della maglietta troverete un regalo equivalente. Dovremo annullare solo le staffette, a causa dell’eccessivo addensamento di folla nei luoghi di cambio: gli iscritti saranno integralmente rimborsati.
E’ verosimile che gli orari di partenza siano leggermente modificati. La prima cosa che ci sta a cuore è la salute vostra e degli addetti ai servizi; attendiamo le delibere delle autorità e, presumibilmente a metà maggio, contiamo di essere più precisi.
Grazie per la vostra fedeltà, e restate sani!

Non c’è che dire, anche in questo caso la Germania sarebbe un bel modello per il nostro paese, dove quasi nessun organizzatore parla di rimborso delle quote di iscrizione (pochissimi promettono un rimborso parziale); come detto sopra, quasi tutti garantiscono la validità della cifra pagata per l’edizione futura, senza spese. Tranne (pare) Bologna, il cui sito è fermo all’11 marzo, e dal cui ultimo post sono state tagliate solo due righe rispetto alla comunicazione inviata agli atleti quello stesso giorno, che qui ripubblichiamo:

Vi aspettiamo TUTTI, con ancora più entusiasmo, nel 2021 e, nonostante fosse stato precisato in modo chiaro nel regolamento, che in circostanze assai poco probabili come queste non fosse previsto alcun rimborso, abbiamo deciso di dare la possibilità agli iscritti di quest'anno di partecipare, a fronte dei soli oneri di segreteria (15,00 €), alla Bologna Marathon 2021.

Oneri di segreteria per un pettorale su cui basterebbe metterci un timbro 2021, o anche niente, a simboleggiare che quella che si correrà sarà comunque la maratona 2020?
Vogliamo sperare che la soppressione delle righe non sia una tattica commerciale ma sottintenda un ripensamento (sebbene a chi, iscritto alla non competitiva, ha richiesto i 10 euro dell’iscrizione sia stato risposto a picche).
In caso contrario, sarebbe un altro tassello dell’impietoso confronto Italia-Germania.

 

 
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Giovedì, 23 Aprile 2020 13:52

Una regola pratica per la fase 2

Si scaldano i motori dei runner in vista della ripartenza, probabilmente prevista per il 4 maggio prossimo venturo. Tutti sperano in un provvedimento che quantomeno annulli le proibizioni in alcune regioni ed il limite di prossimità alla propria abitazione che salvo casi speciali, come la provincia di Bolzano, limita molto i podisti.

In generale i runner si augurano che quando usciranno a correre, non vengano più linciati a parole, anche se c’è chi è già passato anche alle vie di fatto. Nel frattempo si accavallano le più disparate proposte da parte di politici, tuttologi ed anche addetti ai lavori. Quindi ci tocca sentire di tutto, dal viceministro che parla di 40 minuti al massimo ad altri che nel frattempo limiterebbero la corsa ai tesserati FIDAL.

Io credo che le nuove regole dovrebbero essere chiare e facilmente controllabili per evitare ai furbetti di turno di girovagare con l’alibi della corsa. Eviterei limiti temporali sempre difficilmente verificabili. Come fa la pattuglia dei carabinieri a sapere se sei fuori da tre ore o appena uscito? Per favore non pensiamo ad autocertificazioni facilmente falsificabili o a tassametri vari. Evitiamo di stabilire che il tesserato FIDAL può correre e quello UISP no, tanto se la tessera federale diventa un passaporto, prima di stasera potremmo già trovare false tessere disponibili on line.

Abbandoniamo per favore concetti vaghi di prossimità e ritorniamo a qualcosa di chiaro in termini di distanza: il territorio comunale di residenza o anche fino a comuni limitrofi perché in certi casi i comuni sono molto piccoli o conviene correre in un'altra direzione.

Quello che però dovrebbe fare la differenza è la corsa. L’atto di correre. Sono fuori da due ore ma sto correndo: va bene, vuol dire che sono un maratoneta. Son passati cinque minuti e passeggio: multa, significa che sono un perditempo. In questa maniera Giorgio Calcaterra e gli altri centochilometristi potranno allenarsi in funzione di ciò che è a loro richiesto. Idem i maratoneti fino a scendere al signore che ama fare 10 minuti di jogging. Anche per le forze dell’ordine sarebbe chiaro. Sta correndo? OK può continuare. Cammina? Se vogliamo possiamo fermarlo. Che non vuol dire multiamolo, ma semplicemente che se uno sta andando in giro e non è chiaro che sta facendo attività motoria o quanto consentito dalle nuove disposizioni, serviranno altre procedure o documentazioni per stabilirlo. Poi se i Carabinieri o chi per loro intendono fermare un sospetto che corre per altri motivi, sono ovviamente liberi di farlo, ma che stia facendo attività motoria è già acclarato.

Un indicatore democratico, proporzionato alle reali esigenze di ogni podista e senza scampo per chi vuol ciurlare nel manico. Unica limitazione le ripetute. Solo con recupero attivo ;-)

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“Distanziamento sociale”: questa orrenda definizione, ricopiata dall’anglo-americano come la maggioranza di quelle che stanno imperversando nelle nostre settimane di clausura (anzi, di lockdown), con l’illusoria assicurazione che everything will be fine (pardon: andrà tutto bene), minaccia di marchiare a lungo, o forse per sempre, la sperabile ripresa dell’attività sportiva. Già adesso, il fatidico metro di distanza è una delle scuse che impediscono di ritrovarsi a correre insieme; poi c’è chi saggiamente vorrebbe portarlo a due o più metri. Risultato: si dovrebbe correre solo “a cronometro”, con partenze distanziate, uno per uno: cosa impraticabile se i concorrenti superano il centinaio, metti anche duecento, a 30” l’uno dall’altro fanno 6000 secondi cioè quasi due ore.

Ora, dalla ASD “Sentiero Uno” di Trieste, che per la Befana organizza la “Corsa della Bora”, trail su distanze competitive dai 21 agli 80 km (con la prospettiva di arrivare a 160 e a 200 km nel 2022), giunge una proposta scaturita dall’esperienza organizzativa del 2020, che a prima vista non scioglie tutti i dubbi ma merita di essere presa in considerazione.

Riportiamo buona parte del comunicato dell’Ufficio stampa, emesso il 21 aprile.

La soluzione per gestire al meglio il futuro prossimo in cui saremo costretti a convivere con il virus arriva dalla Cosa della Bora, uno degli eventi di trail running più importanti e apprezzati a livello europeo. E c’è già chi sta pensando di portarla a modello come “salvataggio” per manifestazioni analoghe che avranno luogo non appena la ripresa lo consentirà.
A parità di concorrenti, Trieste ha visto il primo esperimento non voluto di distanziamento sociale in una kermesse di Trail running, creando una densità di concorrenti pari ad 1/15 di quella del sistema tradizionale.
Senza volerlo o prevederlo, a gennaio 2020 alla Corsa della Bora è stato fatto un esperimento, il primo nel suo genere: gestire contemporaneamente più gare di trail running sovrapposte sia per percorso che per tempi, organizzando le partenze in scaglioni organizzati, detti Start waves.
“ Un esperimento (dice il presidente dell'Asd Tommaso de Mottoni) nato dalla caparbia decisione di voler continuare ad organizzare la competizione su sentieri stretti, ma estremante suggestivi, che però non si adattavano più al numero crescente di presenze sia per motivi di sicurezza che per rispetto dell’ambiente. Da qui l’esigenza di trovare un sistema che consentisse la presenza in sicurezza di migliaia di concorrenti su un percorso con dei tratti in sentiero singolo o il passaggio in aree protette.
La soluzione è arrivata guardando al mondo delle competizioni su strada, ma sempre con la prospettiva del trail running: rivisitare il concetto di partenza scaglionata per alleggerire non solo il percorso, ma anche regolare l’afflusso ai ristori e sulla finish line”.
Qui la scelta viene fatta ordinando i concorrenti per “best time”: sistema che comporta un grosso impegno aggiuntivo e costi da parte dell’organizzator, ma ha dato origine ad un format di gestione delle partenze che potrà dare una risposta esauriente alle nuove esigenze di distanziamento sociale emerse durante la crisi Covid19. Ma non solo: De Mottoni aggiunge che “La partenza in scaglioni, se ben gestita, consente di fare in modo che tutti gli atleti percorrano determinati punti con la luce del sole, che gli arrivi siano concentrati in una determinata parte del giorno, e consente la partecipazione anche ad atleti che sono preparati dal punto di vista tecnico ma non sono in grado di percorrere il tracciato a velocità sostenuta. In questo caso però parliamo di distanziamenti dei vari gruppi di ore e non di minuti, operazione che consente anche di uniformare i tempi di impegno dei vari ristori sul percorso, paradossalmente invertendo la curva che vede il primo ristoro impegnato per poche ore e l’ultimo per un tempo spesso pari al 70% del totale delle ore di gara”.

L’edizione 2020 ha parametrato il calcolo delle waves su due principi opposti a seconda delle gare: per le gare brevi ridurre la densità, in modo da amplificare il naturale “sgranarsi” dei concorrenti ed evitare rallentamenti nella sezione iniziale. Sulle gare lunghe, parliamo di S1 Ultra 164 km e S1 Ipertrail 167 km è stato applicato il principio opposto: aumentare la densità, ovvero far sì che tutti i concorrenti arrivassero più o meno nello stesso arco temporale condensando gli arrivi in meno di 10 ore rispetto alle 25 di forbice che si possono osservare di solito nelle prove di questo genere.
“L’impegno per il 2021 è quindi continuare con lo studio di questo sistema, adattandolo a finalità legate al distanziamento sociale ed alla maggior sicurezza sanitaria, ma anche di mettere a disposizione i propri dati e la propria esperienza ad altri organizzatori che volessero intraprendere questa strada su basi strutturate”- sottolinea de Mottoni.
Ma cosa c’è di nuovo in tutto questo? Il fatto che i gruppi non vengono più organizzati in maniera semicasuale, ma sulla base di più parametri, creando di fatto una competizione omogenea. Organizzare le partenze in gruppi non significa semplicemente “dividere con la ruspa i concorrentima presuppone un attento lavoro di pianificazione a monte basato principalmente su una corretta acquisizione, gestione e trasmissione delle informazioni riguardo ai concorrenti”.
Nel dettaglio: i tempi di distanziamento, i numeri di concorrenti per gruppo ed il numero dei gruppi vanno calcolati tenendo conto sia delle caratteristiche del terreno che dei concorrenti e ponderate con le percorrenze medie degli anni precedenti a parità di indice di performance del concorrente (varrà il punteggio ITRA). Va fatto un corretto lavoro di sensibilizzazione del concorrente, al fine di acquisire più dati corretti possibile riguardo al giusto collocamento nel gruppo e facendogli capire l'importanza di tale distanziamento.

Qui sotto, ecco come nel 2020 sono state gestite le partenze della 57 (a sinistra) e della 21 km (a destra)

 

TOP RUNNER
PARTENZA ORE 7:25
PETTORALI DA 301 A 370

TOP RUNNER
PARTENZA ORE 11:25
PETTORALI DA 1001 A 1070

1° GRIGLIA
PARTENZA ORE 7:30
PETTORALI DA 371 A 570

1° GRIGLIA
PARTENZA ORE 11:30
PETTORALI DA 1071 A 1310

2° GRIGLIA
PARTENZA ORE 7:35
PETTORALI DA 571 A 770

2° GRIGLIA
PARTENZA ORE 11:35
PETTORALI DA 1311 A 1550

3° GRIGLIA
PARTENZA 7:40
PETTORALI DA 771 A 970
PETTORALI DI ALTRE DISTANZE TRASFERITI A 57

3° GRIGLIA
PARTENZA 11:40
PETTORALI DA 1551 A 1790
PETTORALI DI ALTRE DISTANZE PASSATI A 21

 

 
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20 Aprile - Pierpaolo Sileri, il viceministro della Salute, ha rilasciato oggi un’intervista al programma radiofonico Radio Goal, nella quale ha confermato la volontà di allentare le misure restrittive per quanto riguarda l’attività sportiva a partire dal 4 maggio.
Ma la novità saliente è che lo sport individuale, che si potrà (o potrebbe) praticare anche a livello amatoriale, dovrà limitarsi a una durata che il viceministro ha ipotizzato in 40 minuti al massimo: questo, a quanto pare, per evitare che con la scusa dello sport la gente stia fuori casa indefinitamente. In altra sede (dichiarazione riportata dal "Corriere della sera" di domenica 19) Sileri ha infatti espresso l'ipotesi che una autocertificazione da portare con sé debba recare l'orario d'uscita (una sorta di disco orario!).

Ecco le parole odierne del viceministro: “ll numero dei contagi scende, come quello in terapia intensiva, per questo l'opera di contenimento sta avendo l'effetto desiderato. Stiamo pensando alla fase 2 che dovrà essere fatta in modo intelligente. Bisognerà sempre mantenere la distanza sociale e indossare la mascherina. Lo sport individuale si potrà fare anche a livello amatoriale, a patto che non diventi una scusa per star fuori casa per ore: 40 minuti di corsa a mio avviso possono essere sufficienti. Il 4 maggio è la data di apertura prevista, ma abbiamo bisogno di altre condizioni, come la distanza sociale e le mascherine“.

Sileri ha parlato, chiaramente, anche degli sport professionistici, a partire dal calcio: “Il problema sono gli sport di gruppo, perché tornare alla normalità dipenderà soprattutto dai focolai che si osserveranno nelle prossime settimane. Serve una posizione scientifica e gli stadi non si potranno aprire. È verosimile far ripartire il calcio a porte chiuse, ma da medico dico che potrebbe esserci comunque qualche problema. Niente spettatori, ok, ma i calciatori entrerebbero in contratto tra loro. Il Comitato tecnico scientifico e tutte le autorità mediche che ruotano intorno al calcio stanno pensando ad una soluzione. I primi sport che potrebbero riaprire sono il golf, la Formula 1 ed il nuoto".

Una parziale delusione, quindi, per chi aveva già immaginato di poter riprendere gli allenamenti liberi e lunghi del pre-epidemia…    

P.S: Nell’intervento serale nel programma "Quarta Repubblica" su Rete 4, il dottor Sileri ha chiarito meglio il concetto, spiegando che il limite dei 40 minuti era riferito alla sua resistenza personale, mentre chi è abituato a correre per due ore, potrà farlo, sempre rispettando le norme di sicurezza. Ecco le sue parole testuali: “…immagino un 4 Maggio dove le persone possano riprendere lentamente con sicurezza e con responsabilità parte della loro vita… Oggi mi hanno chiesto: ma si può andare a fare una corsa oltre i 200 metri o oltre, oppure stare intorno ad un palazzo? A mio avviso sì, ho fatto l’esempio di 40 minuti pensando alla mia resistenza fisica di 40 minuti, ma è chiaro che se uno è abituato a fare attività sportiva per 2 ore, si faccia pure 2 ore purché lo faccia con responsabilità, che lo faccia lontano dagli altri, cioè non in gruppo e così come altri piccoli sport che si fanno in forma individuale”.

 

 
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Nelle ultime settimane si ripete spesso che, di fronte all’emergenza sanitaria causata dal covid-19, gli italiani sono diventati tutti virologi, presidenti di regione e dirigenti della protezione civile, replicando ciò che avviene durante i mondiali di calcio, quando indossano prontamente le vesti dell’allenatore della nazionale. La generalizzazione ha sempre un valore limitato: per quanto mi riguarda devo ammettere che nemmeno in un incubo avrei voluto realmente stare nelle stanze dei bottoni locali o centrali. Credo che si debba guardare con una certa tolleranza alle decisioni assunte in simili circostanze, un po’ meno invece alle carenze strutturali, maturate nel corso di decenni di incuria della res publica e di privatizzazione selvaggia. Sarei ancora meno indulgente nei confronti di molti operatori dei media, specialmente conduttori di trasmissioni televisive pseudo-informative e realizzatori di “servizi” ad uso e consumo delle stesse.

Tutti ci rendiamo conto che non è questo il momento di aggrapparci alle nostre reiterate abitudini, puntando i piedi se ci viene motivatamente chiesto di adeguarci a una situazione emergenziale. Alla maggior parte degli sportivi si è imposto, fin dai primi dpcm di marzo, di rinunciare alle rispettive attività, dapprima seguendo un criterio razionale, ovvero sospendendo tutte le pratiche che rendevano difficile o impossibile evitare il contatto fisico e la condivisione forzata di spazi troppo angusti. Il legislatore ha logicamente ritenuto di salvaguardare alcune attività sportive che possono essere svolte all’aperto e in modo distanziato. Su questo punto, senza alcuna competenza specifica, mi permetto di dire che sarebbe stato più lungimirante autorizzare da subito un’attività motoria individuale, precisando che il distanziamento riguarda le persone che eventualmente si incontrano sul proprio tragitto. In secondo luogo, credo che l’ormai famoso metro di distanza non sia sufficiente in alcun contesto, tantomeno quando si corre.

In ogni caso, come tutti sappiamo, tale situazione è durata poco e si è ben presto ritenuto di vietare ogni attività motoria all’aperto, salvando per così dire uno spazio più virtuale che reale nelle immediate prossimità del proprio domicilio. Le restrizioni affastellatesi nella seconda metà di marzo non sono motivate da medici, scienziati e amministratori, o quantomeno non sono giustificate razionalmente. L’argomento preferito è che “i runner corrono mentre la gente muore”. “Tanti i contagiati ma i runner corrono” titolava, se ricordo bene, un memorabile servizio con cui tale Piazzano, ancora prima che subentrassero delle norme più restrittive, additava podisti veri e improvvisati, mostrando al contempo delle qualità sportive all’altezza di quelle giornalistiche. Si sono accodati gli amministratori regionali che, di fronte a un’ondata di contagi e a un sistema sanitario sull’orlo del collasso, hanno pensato che la loro priorità fosse quella di impedire corse e passeggiate. Uno reclamò l’esercito per impedire le “corsette”, dicendo – contro ogni evidenza – che lo stava chiedendo gentilmente, ma minacciava contestualmente le maniere forti; un altro si presentò a muso duro dicendosi pronto a portare chi voleva correre in terapia intensiva, come se ci fosse una relazione tra le due cose. Quando ci ripenso non riesco proprio a non cogliere la teatralità di tali esternazioni. Sarà per via della prossemica forzata, o del primo approccio alle mascherine spaesato e creativo, ma nella mia memoria quelle dichiarazioni sono rimaste impresse come le mosse caricaturali e rumorose di wrestler un po’ imbolsiti.

Voglio essere chiaro su questo punto: credo che gli amministratori locali fossero veramente preoccupati e quasi prostrati dalla tragedia che le rispettive regioni stavano vivendo, ma sono altrettanto convinto che nemmeno loro pensassero che il contagio stesse correndo sui piedi dei podisti anziché nelle corsie degli ospedali e delle Rsa, sui binari del trasporto pubblico, nei luoghi di lavoro, nei supermercati e – ancora prima dell’11 marzo –  sui tavoli dei bar, aperti fino alle 18, proprio a favore della clientela più suscettibile al virus (potete chiedere conferma a qualche medico condotto o a qualche sindaco della Bassa bresciana).

C’è però un trait d’union che lega i principali slogan usati da media e politici per impedire lo sport individuale all’aperto ed è questo: nessuna di queste affermazioni mostra la volontà di scendere sul terreno delle argomentazioni serie per confutare la tesi opposta, ovvero quella che il legislatore aveva assunto sulla base delle evidenze scientifiche. In altri termini, è come se si dicesse – ma con tono molto assertivo – “I profughi annegano ma i bagnanti nuotano”; “Se qualcuno mi dice di voler fare il bagno lo porto a vedere le salme dei profughi partiti dalla Libia”. Si tratta di un modello retorico che usa la morte o la tragedia per inverare un divieto che non ha nessuna relazione con la realtà che lo dovrebbe giustificare. Avrebbe senso, al contrario, dire “Non ci sono i posti in terapia intensiva, quindi sanzioneremo più pesantemente gli evasori fiscali”. Persino “Gli evasori fiscali hanno ucciso migliaia di malati di covid-19” avrebbe più senso. Scommetto tuttavia che queste ultime proposizioni non verrebbero accolte con annuenti sospiri.

C’è tuttavia chi prova timidamente ad argomentare le limitazioni, affermando ad esempio che l’attività motoria individuale potrebbe offrire a qualcuno la scappatoia per incontrarsi, socializzare, ecc. In Italia però non si è mai praticata una serrata in stile cinese e probabilmente non sarebbe stato possibile farlo, se non forse all'inizio e in territori circoscritti. Un italiano su due va a lavorare, tutti ricevono merci e servizi a domicilio ed escono per la spesa, senza limiti di alcun tipo per quanto riguarda l'approvvigionamento domestico. Mi sembra evidente - se non si vive su Marte - che al supermercato, nei luoghi di lavoro e negli spostamenti, il distanziamento sociale e le norme di prevenzione dipendono sostanzialmente dalla responsabilità individuale. A questo punto non si capisce perché limitare drasticamente la pratica dello sport individuale all'aperto e le passeggiate solitarie, con palese detrimento della salute fisica e mentale dei cittadini. Si potrebbe obiettare che l'attività motoria individuale potrebbe poi trasformarsi in collettiva, ma questo vale per tutti gli spostamenti consentiti: non credo di essere l'unico che si imbatte in piccoli drappelli di persone che si incontrano nei punti vendita o fuori dal fornaio, cosa probabilmente inevitabile e troppo radicata nelle abitudini sociali per estirparla con un decreto, ma che francamente non mi capitava di vedere, quantomeno tra i podisti, quando ancora potevo raggiungere la collina per correre a metà giornata. Forse chi corre è ossessivamente attento a evitare ogni magagna, oppure è più abituato ad anelare la solitudine al traguardo e soprattutto sa di doverla divorare a ogni passo. C’è infine chi afferma: “Se tutti uscissero a correre la strada sarebbe affollata”. Lo si può dire con compiaciuta sicumera anche ai podisti, che raramente segnalano la contraddizione più palese di tale affermazione, temendo che si possa trasformare in un boomerang, privandoli anche della corsa o della passeggiata di quartiere. Se fosse vero – e non lo è – che lasciando tutti liberi di correre ovunque (magari cercando spazi isolati) le strade si riempirebbero di torme di podisti e camminatori veri o presunti, dovremmo a maggior ragione ritenere pericoloso costringere tutti a muoversi sotto casa, in aree densamente abitate. Se tutti i condomini di un qualsiasi quartiere residenziale di Milano o di Torino iniziassero a girare contemporaneamente sotto casa come la metteremmo?

Vale la pena di rilevare che nella prima ‘zona rossa’ lombarda, istituita nell’area di Codogno e dei comuni immediatamente limitrofi, indicata come esempio positivo per i buoni risultati raggiunti in breve tempo, l’attività motoria era consentita se non addirittura promossa. Le persone intervistate sottolineavano spesso come si fosse riscoperto lo sport e anche il territorio, finalmente percorso a piedi da un paese all’altro, come forse non avveniva da quasi un secolo. Non mi pare che i sedentari passassero il tempo a lamentarsi dei podisti e i secondi a sottoporre all’analisi della falcata chiunque osasse correre, allo scopo di isolare lo sportivo improvvisato.

Rispetto alle attività produttive e commerciali ci siamo legittimamente posti molti problemi di natura pratica ed economica e abbiamo evitato una soluzione cinese (il modello Wuhan), ma sorprendentemente sulla sospensione delle libertà individuali siamo stati molto meno “occidentali” di quanto avessimo immaginato.

La sensazione è che il governo italiano si sia inizialmente mosso con una certa cautela, cercando un equilibrio tra esigenze di natura sanitaria ed economica, trovandosi paradossalmente (e credo non senza sorpresa) incalzato da un ventre populista-mediatico (i social rappresentano il pieno compimento di tale crasi), le cui istanze non riguardano né l’una né l’altro campo,  ma la ricerca di uno sfogo per le angosce collettive (una “metamorfosi della paura”, saccheggiando il titolo di un bel libro di Roberto Escobar). Lo spirito di gregge è maturato ben prima dell’immunità.

Forse un giorno saremo disposti ad ammettere che alcuni divieti, tra cui quelli relativi alle passeggiate solitarie e all'attività motoria, sono stati irrazionali e pericolosi. Non sarebbe nemmeno il caso di farla tanto lunga, se non pensassi che tali restrizioni non riguardano, se non superficialmente, queste specifiche attività. Credo che gli sportivi si siano trovati in una scomoda posizione che sarebbe potuta – altrettanto arbitrariamente – toccare ad altri. C’è una “farmacopea sociale” molto antica, che consiste nella ricerca di un capro espiatorio. Si potrebbero ricordare le numerose attestazioni di una pratica diffusa nelle città dell’antica Grecia che, di fronte a epidemie e calamità, prevedeva che alcuni individui, i pharmakoi, fossero liberati, inseguiti per le strade, incolpati, insultati e frustati dalla cittadinanza, per essere infine espulsi dalla polis e talvolta uccisi. Si potrebbe dire – scherzando, ma non troppo – che noi, correndo sotto le finestre di appartamenti ormai stracolmi di angoscia, abbiamo fatto metà dell’opera. Le colpe le abbiamo prese, gli insulti pure. A distribuire generosamente le frustate verbali ci hanno pensato gli influencer, ben sintonizzati con la tendenza (la cui assonanza con intelligenza è solo fonetica), i programmi televisivi a corto di idee, nonché i comuni cittadini. Capita così che le stesse trasmissioni che si prefiggono l’obiettivo del “servizio pubblico” a ogni piè sospinto, propongano l’inseguimento aereo del podista, accompagnandolo con il sonoro della Cavalcata delle valchirie di Wagner (musica che, come disse Woody Allen in una memorabile battuta, fa sorgere un’irrefrenabile “voglia di invadere la Polonia”). Non sfugge a nessuno come il montaggio stesse citando la “guerra psicologica” che, in Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, preannunciava l’attacco degli elicotteri americani al villaggio vietnamita. Consiglio di rivedere il servizio (ancora reperibile in rete) e lascio che ognuno ne interpreti la semantica.

 A questo paradigma – che definirei “catartico” – si affianca un secondo modello di disciplinamento, che Michel Foucault chiamò “panottico”, riferendosi alla tecnologia carceraria ideata dal filosofo utilitarista Jeremy Bentham. L’architettura del Panopticon prevedeva un anello di celle, totalmente permeabile allo sguardo, al centro del quale si poneva l’osservatorio dei sorveglianti, ottenendo un sistema pervasivo ed economico. La sparizione del potere, o meglio la sua liquefazione e interiorizzazione, era il vero obiettivo del modello che, a pieno regime, prevedeva che i carcerati stessi facessero propria l’istanza disciplinare, censurandosi in prima persona e spiandosi reciprocamente. “La perfection de la surveillance, c'est une somme de malveillance” scrisse Foucault. La perfezione della sorveglianza si ottiene mettendo al lavoro e sommando le malignità e i sospetti di tutti. Secondo l’Autore furono però le epidemie – in particolare la peste in età moderna – a costituire la prima palestra della tecnologia politica. Nella città appestata si dispongono regolamenti che penetrano ogni aspetto della vita dei singoli, si dispongono rastrelli, si separano i quartieri, si controlla ogni movimento, si etichettano le persone, assegnando a ognuno uno spazio specifico. Ogni azione è documentata e ogni spostamento accompagnato dal “bollettino di sanità”.

Le similitudini tra il coronavirus e la peste – come ha recentemente osservato Alessandro Pastore – si fermano nella maggior parte dei casi alle apparenze (alle false somiglianze). I suddetti meccanismi però accompagnano sempre la vita associativa, come un virus silente e – attenendoci alla metafora – possono prendere il sopravvento quando crisi di diversa natura indeboliscono il sistema immunitario della società.

Preso atto che il problema del covid-19 non si è definitivamente risolto con un confinamento temporaneo, ora sarà necessario andare oltre la ridda semplificatoria dello “state a casa”. Occorrerà spiegare un po’ meglio quali sono le situazioni pericolose e quali sono le attività sicure, in modo meno formalistico e prescrittivo di quanto si sia fatto finora. Purtroppo ha prevalso la logica del semaforo: si può fare la spesa e quindi ci vado ogni giorno e con la mia bella mascherina mi fermo anche a parlare con tutti in un luogo chiuso e affollato; al contrario non si può correre – non sarebbe propriamente così, ma questa è la percezione comune e il messaggio che è stato veicolato anche da numerosi (dis)servizi pseudo-giornalistici – quindi dal mio balcone riprendo quello che osa farsi una corsa o conto le uscite del cane del vicino, controllando se c'è o meno la relativa deiezione.

La strada sotto casa si sta riempiendo di veicoli, non per via di automobilisti indisciplinati, ma perché in Lombardia si sta tornando a lavorare. Per ora, tuttavia, tranne che in fortunate province autonome, camminatori e podisti italiani dovranno ancora portare la loro palla al piede: qualcuno continuerà a girare attorno a casa, sotto lo sguardo non sempre benevolo dei vicini, mentre pochi oseranno avventurarsi in spazi aperti, rischiando di essere braccati, inseguiti con ogni mezzo e denunciati.

 
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Domenica, 19 Aprile 2020 17:48

Mascherine lombarde alla “prova-Mandelli”

Se digitiamo su un motore di ricerca la frase magica “Utilità mascherine” riceviamo un milione e 590mila risposte: quantità ormai ingovernabile. Siamo più modesti e ci riattacchiamo a un pezzo, meno impegnato scientificamente ma più attuale e ‘pratico’, cioè quello sul laboratorio artigianale familiare di Concorezzo descritto il 26 marzo:  http://podisti.net/index.php/notizie/item/5965-coscritto-mandelli-su-la-maschera-si-va-ai-posti-di-combattimento.html

Aggiorniamo quel pezzo perché il nostro Bikila dei fotografi, e la consorte Giancarla (convalidando il famoso detto che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna) hanno proseguito, spontaneamente e a richiesta, la produzione & rifornimento; ma… ricordate quella tal circolare governativa (tanto per cambiare) che ha rotto l’anima agli organizzatori di corse coi temi della “safety & security”? Allora, il nostro Roberto, che rimane rigorosamente in casa, semmai fotografando dalla finestra le varie corsette cortilive o le uscite altrui, ha preso spunto da un video recentemente apparso, nel quale un farmacista di Rovigo testerebbe vari tipi di mascherine col sistema ‘soffiare sul fuoco’, bocciando inesorabilmente quelle offerte dalla sua regione perché lasciano traspirare il soffio e dunque (si presume) anche i virus. E’ poi saltato fuori che il video era una bufala, nel senso che venivano ‘bocciate’ mascherine che la Regione Veneto non aveva spacciato come protezione per il covid-19; tuttavia Mandelli ha voluto verificare l’efficacia delle mascherine ‘lombarde’ e poi delle sue concorezzesi. I risultati promuovono senza dubbi (analisi virologica a parte: ma chi la va a fare, a 120 euro o su di lì?) le mascherine-Mandelli e vari altri tipi ufficiali; bocciano la mascherina della Protezione civile. Ma precisa: solo quella mascherina che è arrivata a casa Mandelli (ce ne sono di vari tipi, come ciascuno può verificare facilmente guardando nel proprio armadietto); a Concorezzo ne circolano altre, per le quali va elogiato a priori lo sforzo delle tante volontarie che le producono, ma usufruendo di materiali inadeguati. Un po’ come gli scarponi di cartone che i poveri soldati dell’Armir ricevettero per il gelo russo, non erano colpa dei calzolai…

Ma, poveraccio anche il governo (lo diciamo sinceramente): fino a un mese fa, sobillato dalle normative dell’omissiva OMS, non credeva all’efficacia delle mascherine, e manteneva sul sito del Ministero della Salute (Salute.gov.it) una Guida per l’uso corretto di mascherine chirurgiche e respiratori per ridurre la trasmissione del nuovo virus influenzale AH1N1v aggiornata all’agosto 2009, che cominciava così:

Tra mascherine chirurgiche e respiratori ci sono importanti differenze: le mascherine chirurgiche non aderiscono strettamente ai contorni del viso e pertanto possono soltanto impedire che le goccioline di secrezioni respiratorie (droplet) più grosse vengano in contatto con la bocca o il naso di chi le indossa.
La maggior parte dei respiratori, anche chiamati filtranti facciali, sono fatti in modo da aderire strettamente al viso di chi li indossa, filtrando così anche le particelle più piccole che potrebbero essere inalate o venire in contatto con le mucose di naso e bocca.
Sia per mascherine che per filtranti facciali, comunque, sono disponibili solo dati limitati sulla loro efficacia nella prevenzione della trasmissione dell’influenza, sia dovuta a virus stagionali classici che da nuovo virus AH1N1v, in diverse situazioni.
Tuttavia, la mascherina o il respiratore potranno essere tanto più utili quanto più precocemente usati in caso di esposizione ad una persona malata, a condizione che essi siano usati in maniera appropriata.

E continuava con altre indicazioni alquanto dubbiose:

Le mascherine approvate per uso come dispositivi medici sono state testate per assicurare specifici livelli di protezione nei confronti della penetrazione di sangue ed altri fluidi biologici attraverso le mucose di naso e bocca. Le mascherine forniscono una protezione nei confronti della diffusione dell’influenza sia bloccando le goccioline di secrezioni respiratorie emesse dalle persone  malate che le indossano, sia impedendo che le medesime goccioline o spruzzi di secrezioni o altri fluidi biologici raggiungano le mucose di naso e bocca. Non sono fatte per proteggere nei confronti di aerosol fini che potrebbero contenere particelle infettanti di piccolissime dimensioni come i virus.

Mente per quelli più correttamente chiamati Respiratori o Filtranti facciali (certificati FFP2 o superiori), spiegava che

Un respiratore è progettato per proteggere la persona che lo indossa da aerosol finissimi che possono contenere particelle infettanti di dimensioni ridottissime come i virus. Un respiratore perfettamente adattato al viso (fit test) può filtrare gli aerosol contenenti virus generati da persone infette, ma rispetto alle mascherine presenta l’inconveniente di non essere tollerato per lunghi periodi per la difficoltà di respirarvi attraverso.

Ma quanto al Covid 19, all’inizio dell’epidemia conclamata, due mesi fa, persistevano i “sì, vabbè” governativi. Ecco l’istruzione del 25 febbraio:

Quando va indossata la mascherina?

Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. L'uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie.

Ma solo gli sciocchi non cambiano mai idea: il nuovo orientamento, favorevole alle mascherine (propriamente intese: quelle cioè che indossa il dentista quando ti apre la bocca, ovvero quelle più comuni che vendono in farmacia) è riassunto in due eccellenti articoli apparsi in questo mese. Nel dare il link raccomandando la lettura del pezzo completo, stralcio qualche riga anzitutto dal “Sole24ore” del 3 aprile (Federico Mereta):

https://www.ilsole24ore.com/art/perche-stiamo-andando-l-obbligo-mascherine-ADpExyH?refresh_ce=1

I nuovi studi sulla trasmissione del virus non solo con le goccioline di saliva ma anche attraverso l’aerosol e le ricerche di altri istituti stanno spingendo l’Oms a rivedere le sue indicazioni.
Da una parte c'è l'evidenza ormai chiara che anche chi non ha sintomi o ha disturbi minimi può comunque trasmettere il virus. Dall'altra studi di laboratorio che dimostrano che il virus non passa solamente con le goccioline di saliva, ma anche attraverso aerosol. E non si tratta solamente di una mera speculazione di fisica, visto che nell'aerosol la permanenza del Sars2-COv-19 può essere anche di tre ore, seppur in quantità ridotte, come mostra uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine…
Se mescoliamo questi due fattori e aggiungiamo un pizzico di scelte politiche e ragionamenti etico-sociali, ecco pronto il cocktail che sta avvicinando una “giravolta” scientifica e istituzionale inattesa: se ad inizio marzo c'era stato un secco “niet” dell'Organizzazione Mondiale della sanità all'impiego di mascherine protettive nei luoghi pubblici, in particolare nei supermercati, ora pare proprio che l'OMS riconsideri la sua posizione…
L'OMS potrebbe arrivare a consigliare se non addirittura a rendere obbligatorio l'impiego dei dispositivi sui posti lavoro e negli ambienti pubblici, quando solo un mese fa negava la necessità di approccio di questo tipo…
In Austria, ad esempio, non si può entrare nei supermarket senza la mascherina, mentre nella Repubblica Ceca ed in Slovacchia non è ammesso girare in pubblico senza questo dispositivo. E non parliamo di quanto avviene in Asia: tutte le immagini che giungono da Cina, Corea e Giappone mostrano infatti tutte le persone che circolano con il viso protetto da mascherina…
Ma non avrebbe senso proteggerci tutti stile Giappone? Appare su questa linea l'immunologo Roberto Burioni che rispondendo ad un quesito su Twitter ha affermato: «Purtroppo a questo punto ognuno di noi potrebbe essere infettivo pur senza sintomi. Per questo sarebbe opportuno che tutti portassero una mascherina»…
«Se tutti le metteremo – spiega Paolo Bonanni, Direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università di Firenze – ovviamente le possibilità di trasmissione del virus saranno ridotte… C.ome detto, però, in chiave protettiva per il singolo sano non si tratta di dispositivi particolarmente efficaci. Il loro impiego diffuso va visto sicuramente come dinamica di carattere sociale, perché comunque consente di ridurre, se tutti indossano la mascherina, il possibile contagio da soggetti che non sanno di poter trasmettere il virus»….
In ogni caso, per ridurre il rischio di diventare inconsciamente “vettori” dell'infezione da Sars2-CoV-19, proteggersi all'esterno è importante. E se non abbiamo ancora le mascherine “ufficiali”, sulla scorta di quanto indica Di Blasio ai newyorchesi anche un altro tessuto è meglio di niente.
A farlo pensare è una ricerca, pubblicata nel 2013 su Disaster Medicine and Public Health Preparedness, che ha esaminato la capacità protettiva di protezioni “fai da te” con tessuti di uso comune nei confronti del virus dell'influenza pandemica. Stando ai risultati dello studio, coordinato da Anne Davies, una mascherina chirurgica riesce a filtrare l'89 per cento delle particelle virali, contro il 72 per cento che si può ottenere con uno strofinaccio e il 50 per cento circa che si realizza con la classica T-shirt.
In generale, quindi, per le protezioni fai da te quanto più un tessuto è “spesso” tanto maggiore può essere la sua capacità di bloccare i virus in uscita da bocca e naso.

Ecco dunque l’utilità sociale delle mascherine "altruiste" (come le chiama il dott. Alessandro Gasbarrini, chirurgo al S. Orsola di Bologna, dove ieri è stato trapiantato il cuore a un adolescente, malgrado l'emergenza covid), e anche delle  mascherine-Mandelli!

Ancora più recente ed ugualmente esemplare l’articolo di Irma D’Aria su “Repubblica” del 7 aprile:

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/04/07/news/coronavirus_indossare_mascherine_puo_ridurre_la_diffusione_-253302596/?refresh_ce

Coronavirus: la conferma da uno studio: "Le mascherine riducono la diffusione”
Stavolta a fornire altri dati a riguardo è uno studio pubblicato su 'Nature Medicine’ e condotto dal team di Nancy Leung e Benjamin Cowling del Centro collaboratore dell'Oms per l'epidemiologia e il controllo delle malattie infettive dell'Università di Hong Kong. … I ricercatori hanno esaminato 3.363 individui arruolandone poi 246 che hanno fornito campioni di respiro espirato. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: 122 (50%) non hanno indossato la maschera durante la prima raccolta del respiro espirato e 124 (50%) invece l’hanno messa...
Che cosa è emerso? Mediante un test molecolare che serve a dimostrare la presenza del virus, nel 50% dei partecipanti sono state rilevate le infezioni di almeno un virus respiratorio. Di questi 123 partecipanti, 111 (90%) sono stati infettati da coronavirus umano (stagionale) (17), virus influenzale (43) o rinovirus (54). Questi 111 partecipanti sono stati al centro delle analisi dei ricercatori. In particolare, per quel che riguarda i coronavirus stagionali (quindi non quello della pandemia), lo studio ha dimostrato una particolare efficacia nel limitare la loro emissione nei pazienti che indossavano la mascherina. Chi la indossava, non emetteva il virus né nelle goccioline più grandi che in aerosol, cioè il normale atto del respirare
"Sono necessarie ulteriori ricerche per capire se le maschere possono specificamente impedire la trasmissione di Sars-CoV-2", hanno detto gli scienziati. Ma, intanto, per precauzione meglio indossare la mascherina? “Questo studio è interessante perché dimostra come l’uso della mascherina chirurgica sia in grado di ridurre significativamente l’emissione, sia con il semplice respiro che con colpi di tosse o starnuti, di droplets contenenti Coronavirus”, afferma Massimo Andreoni, virologo del Policlinico Tor Vergata e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive che aggiunge: “Lo studio ha analizzato anche la capacità della mascherina chirurgica di bloccare l’eventuale liberazione di aerosol, cioè di particelle emesse con il respiro contenenti virus ma più piccole (minore di 5 micron) di quelle emesse con goccioline di saliva (droplets 5-10 micron)”. “I ricercatori – puntuallizza Andreoni – hanno studiato i coronavirus stagionali del tutto simili per dimensione a quello della pandemia e hanno confermato in modo inequivocabile l’efficacia della mascherina chirurgica nel ridurre sostanzialmente il rischio di trasmissione virale”.
In Italia alcune Regioni, come la Lombardia e la Toscana hanno deciso di renderle obbligatorie, altre le hanno imposte nei negozi e negli uffici. E neanche gli scienziati sono tutti d'accordo. Cosa dovremmo fare? “In un momento di grande diffusione del virus in cui spesso è difficile distinguere soggetti asintomatici ma positivi e quindi eliminatori di virus - risponde l’infettivologo - può essere opportuno che la mascherina venga indossata da tutti soprattutto in condizioni di rischio di contagio, cioè negli ambienti chiusi o quando ci sono contatti ravvicinati”.
E se di mascherine non ne troviamo più in circolazione, come fare? Benjamin Cowling, che ha guidato lo studio presso il Centro di collaborazione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per l'epidemiologia delle malattie infettive a Hong Kong, ha affermato che questi risultati potrebbero essere estesi a maschere di cotone più semplici. "La mia opinione di esperto è che le maschere di stoffa o di cotone potrebbero avere un effetto, ma forse leggermente meno di una maschera chirurgica correttamente indossata. E in termini di Covid-19, stiamo esaminando ogni possibile misura che potrebbe aiutare". Concorda su strategie d’emergenza anche Andreoni: “Allo stato attuale tutto può andare bene perché si tratta di creare una barriera meccanica, quindi che si tratti di una bandana, di un foulard o di una sciarpa, a fare la differenza è la trama della stoffa: più è fitta meglio protegge, ma deve anche consentire di respirare. Inoltre, deve coprire bene sia la bocca che il naso”.

Quindi, Mandelli, soffia forte e riprendi la produzione: leggiamo proprio adesso che una abitante in “prossimità” di casa tua, Ivana Di Martino, ultramaratoneta e benefattrice, il lunedì di Pasqua ha corso 50 km nelle corsie del suo garage a profitto dell’ospedale milanese San Paolo; e dichiara che “senza problemi” indosserebbe la mascherina per correre. In attesa della benedizione anche della Medicina dello Sport sarda, la prima fornitura potresti fargliela tu!

 
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Forse abbiamo una buona notizia per i runner di tutta Italia, escluso i “fortunelli” della provincia di Bolzano che beati loro, da qualche giorno possono già correre senza particolari limitazioni, come raccontato nel pezzo che trovate cliccando qui. Nel corso di una intervista rilasciata oggi e relativa alla “Fase 2” che dovrebbe partire il prossimo 4 Maggio, il viceministro alla Salute Pieparpaolo Sileri, ha dichiarato l’intenzione del governo di allentare il divieto di fare jogging e sport all’aperto consentendo alle persone di allontanarsi dalla propria abitazione, ”per il tempo necessario e sempre da soli”. Dove per tempo necessario, noi interpretiamo liberamente che ciò significhi fino a quando un podista corre. Quindi non sta perdendo tempo vagabondando fuori casa con la scusa di essere in abbigliamento sportivo. “Dobbiamo dare maggiore libertà di movimento ai cittadini e la soluzione possibile è questa che tiene conto anche del senso di responsabilità delle persone” e fin qui tutto bene. Peccato poi abbia proseguito aggiungendo: “Il governatore del Veneto Luca Zaia ha già applicato questa regola e mi sembra che sia ragionevole, anche perché tiene conto delle esigenze dei cittadini e i controlli in coreo possono evitare abusi”. Personalmente la nuova ordinanza del Veneto non mi sembra il massimo della vita, perché in sostanza elimina i 200 metri massimi dall’abitazione, ma non consente di spingersi troppo lontano, come dichiarato dallo stesso governatore e illustrato in questo altro articolo. Tanto è vero che il nazionale Faniel ha dovuto ottenere uno speciale permesso “ad personam” per poter correre su un circuito da 2km, ovvero allontanandosi da casa non più di 1000 metri… Insomma, vedremo cosa decideranno e speriamo di non essere costretti a correre con una mascherina (quando siamo da soli) perché le controindicazioni sono evidenti, come dichiarato dal dottor Alberto Macis della FSMI.

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Nel continuo susseguirsi di Decreti della Presidenza del Consiglio, nuove ordinanze a livello regionale o locale, promesse dell’amministratore di turno e tanto altro, questa notizia ci era sfuggita. Per fortuna abbiamo lettori che ci seguono e commentano i nostri articoli. Tra di loro Giulio Angelino che ci ha dato questa dritta.

In effetti dal 14 aprile ultimo scorso è entrata in vigore l’ordinanza numero 20 firmata il giorno precedente dal Presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher. L’articolo numero 8 recita così: “…resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno 3 metri da ogni altra persona. Il requisito della prossimità alla propria abitazione è comunque assolto quando le persone si muovono a piedi;”

Quello che fa la differenza è l’ultima frase dove in sostanza si dice che se si esce di casa a piedi si è comunque considerati in prossimità della propria abitazione. Quindi in pratica nessun limite a spingersi ad esempio a 10 chilometri dalla propria abitazione e poi tornare indietro sempre sulle proprie gambe.

Fine delle valutazioni sul concetto di prossimità da parte delle forze dell’ordine, nessun preciso limite in metri come fissato in altre zone. A livello comunale resta solo una limitazione nella città di Bolzano: dove la prossimità è limitata a 400 metri.

Peccato che il turismo sia bloccato, una bella vacanza in quella zona l’avremmo subito prenotata. Chiudo con un ringraziamento a nome dei runner altoatesini al Presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher ed a coloro che hanno votato questa ordinanza. Io odio fare marchette al politico di turno, ma in questo caso credo invece sia giusto dare merito a questa disposizione con l’augurio che venga presto copiata su tutto il territorio nazionale.

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Le disposizioni che in Lombardia, Sardegna e forse ci dimentichiamo qualche altra regione, obbligano i poveri runner a correre indossando la mascherina, non piacciono per niente agli specialisti di medicina sportiva. In un’intervista rilasciata ieri a www.unionesarda.it il dottor Alberto Macis è stato perentorio: "La mascherina è controproducente, se indossata durante la corsa o, comunque, durante l'attività motoria. Parliamo, naturalmente, di mascherine chirurgiche, che hanno lo scopo di proteggere gli altri dalla vaporizzazione del respiro di chi le indossa. I 'droplet', le goccioline che veicolano il virus, vengono bloccate, proteggendo le persone che stanno accanto". E Macis non è un tuttologo da talk-show televisivo, bensì un medico dell'Istituto di Medicina dello Sport della FMSI (Federazione Medico Sportiva Italiana) nonché Coordinatore Regionale Antidoping Sardegna della stessa FMSI. "Capisco che chi governa debba decidere facendo attenzione alla testa degli altri", prosegue il dottor Macis, "ma la mascherina crea problemi. Se, per esempio, la si indossa durante un test da sforzo, io medico sono protetto da eventuali vaporizzazioni. Ma chi si sottopone a sforzo, con la mascherina che copre naso e bocca, respira una quantità maggiore di anidride carbonica, rischiando di andare in alcalosi e quindi rischiando lo svenimento. Perché, in questo modo, si respira una miscela di CO2 (ndr: anidride carbonica) superiore a quella presente nell'aria".

La soluzione proposta da Macis sembrerebbe abbastanza semplice e per questa non servirebbero nemmeno conoscenze particolari: "Se si corre la mattina presto, è difficile incontrare altre persone. E il rischio si elimina comunque mantenendo la distanza di un metro dagli altri". Soluzione semplice, ma non abbastanza per chi governa queste regioni, malgrado in una di queste il responsabile del welfare sia proprio un podista…

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In Friuli, dopo l’ordinanza regionale che ha confermato la possibilità di svolgere attività motoria in prossimità dell’abitazione, con obbligo di utilizzo della mascherina, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, ha dato indicazione alle Forze di Polizia circa l'esatto termine da rispettare al fine di non incorrere nelle relative sanzioni.

Ebbene, il Prefetto ha definito congruo il concetto di prossimità “ove riferito ad un'area da individuare nel raggio di 500 metri dalla propria abitazione”.

Ancora: “Nell'operare i controlli il personale delle Forze di Polizia verificherà prioritariamente il rispetto dell'obbligo di utilizzo delle mascherine (ordinanza n. 10, punto 1 del 13.4.2020 del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia) e valuterà le situazioni di tempo e di luogo nel quale il controllo viene effettuato. L'indicazione è stata condivisa con l'Autorità Regionale e con i Prefetti delle province del Friuli Venezia Giulia“

Data la condivisione dichiarata, la stessa distanza è  stata indicata dal prefetto di Pordenone, Maria Rosaria Maiorino, con l'aggiunta che è da interpretare “con ragionevolezza e il consueto buon senso”, sia da parte delle Forze dell’ordine che dei cittadini, che naturalmente dovranno essere col volto coperto da mascherine o adeguate protezioni per naso o bocca.

 
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17 Aprile - L’ultima ordinanza della Regione Veneto che consente l’attività motoria in prossimità della propria abitazione, eliminando il limite dei 200 metri,

http://podisti.net/index.php/notizie/item/6044-zaia-via-il-limite-dei-200-metri-ma-cambia-poco.html

ha cambiato non poco, permettendo di tornare ad allenarsi all’aperto a Eyob Faniel, il fresco primatista italiano di maratona (2h07:19 a Valencia lo scorso 23 febbraio).

Il 27enne poliziotto vicentino che risiede a Bassano del Grappa, in un’intervista pubblicata stamani sulla Gazzetta dello Sport, dichiara che ha infatti ripreso ad allenarsi su un circuito sullo sterrato di 2 chilometri nelle campagne nei pressi della propria abitazione, pur portando sempre la mascherina, come da ordinanza regionale.    

Per maggiore sicurezza ha richiesto l’autorizzazione al suo Comune, ottenuta senza problemi.

Ecco le sue parole: “Abito in campagna, al limite del comune: così, sentiti sindaco e assessore, allontanandomi per non più di un km, dopo 11 giorni di tapis roulant, ho potuto correre, con mascherina, su un circuito sterrato di 2 km. In accordo con coach Pertile, martedì ho fatto 50', mercoledì 30' con ripetute in salita e oggi (ieri, ndr) un'ora. Non è il massimo, ma sono più fortunato di tanti. L'obiettivo? Una maratona in autunno”.

Non è certo il massimo e nemmeno tanto, ma speriamo sia il segno di un’imminente svolta…

 
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Nel corso di un’intervista al portale www.siciliarunning.it , l’Assessore Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Manlio Messina, ha dichiarato che gli sono pervenute centinaia di richieste “da parte di cittadini che desidererebbero tanto poter tornare a praticare sport individuale all’aria aperta, come per esempio la corsa”. Messina (che a dispetto del cognome è un catanese) ha aperto uno spiraglio:  “Assicuro tutti gli appassionati che m’impegnerò affinché si possa valutare se sussistono le condizioni di sicurezza sanitaria per consentire a chi pratica il “running” di poterlo svolgere nel raggio di 1 km dalla propria abitazione, da soli, la mattina nella fascia oraria compresa tra le 5.30 alle 7″.

Ricordiamo che al momento la Sicilia è una delle poche regioni dove non è possibile nemmeno praticare attività motoria nei pressi della propria abitazione come concesso dal vigente Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto ha emanato un’ordinanza più restrittiva.

In attesa di verificare se alle promesse seguiranno i fatti, resta per noi poco chiaro come un’ordinanza regionale possa scavalcare nella gerarchia delle fonti, il summenzionato Decreto, ma forse lo Statuto Speciale concesso alla regione permetterebbe una liberalizzazione di questo tipo.

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Giulio Gallera, 51enne assessore al Welfare della Regione Lombardia, è oramai un volto familiare a tutti gli italiani, per le sue apparizioni quotidiane in televisione nella conferenza stampa dalla sede della Regione, in una Lombardia terra di massimo contagio del covid-19 in Italia. 

Nel periodo di massima emergenza sanitaria, l’avvocato Gallera è apparso sempre deciso sin dal primo giorno di emergenza nell’affrontare le difficili situazioni, difendendo i medici e i sanitari dell’Ospedale di Codogno persino contro il premier Conte, o nel cercare di reperire mascherine adeguate non esitando a definire “carta igienica” quelle fornite dalla Protezione Civile. 

E’ stato, giocoforza, tra i primi a comprendere la gravità della situazione lombarda, a chiedere provvedimenti e chiusure al governatore Fontana e al governo centrale, come il cosiddetto lockdown e poi l’obbligo di indossare mascherine. 

Tutto questo senza mai perdere il sorriso e infondere sicurezza, anche perché occorre dare il buon esempio mostrando serenità ai cittadini in questa difficile situazione. 

Sicurezza che forse gli deriva anche dal fatto di essere un podista, un amante della corsa, uno sportivo, come si può evincere anche dal suo sito: “Sono un amante dello sport, mi piace correre, da anni partecipo alla Stramilano e ad altre gare podistiche amatoriali, non perdo occasione per vestire la maglia della squadra di calcio di Palazzo Marino o per godermi una bella discesa su un paio di sci. Ma la mia più grande passione, insieme alla politica è il Milan, da sempre la mia squadra del cuore”.

E, in effetti, Gallera, spesso presente come rappresentante delle istituzioni alle conferenze stampa di presentazione delle manifestazioni milanesi (Stramilano, Milano marathon, ecc.), il giorno della gara non si limita a consegnare il premio ai vincitori, ma quando può va anche a correre: consultando il sito della Fidal, si scopre che il nostro assessore, tesserato per l’Atletica Stramilano, ha corso anche otto mezze maratone: Crema, Cernusco sul Naviglio (2 volte), Lodi, Monza (2), Padenghe sul Garda e Varigotti, con un personale di 1h58:25. 

 

Giulio Gallera

Ulteriore conferma si è avuta in un’intervista che Gallera ha rilasciato a Emanuela Fiorentino per Panorama del 1° aprile, dove l’assessore confessa che prima della pandemia correva una volta a settimana, in genere per 15 chilometri, e di aver corso come massima distanza per due volte la Cortina-Dobbiaco di 30 chilometri. Per il 2020 si era iscritto alla maratona di Praga del 3 maggio, sarebbe stata la sua prima 42195 metri, ma chiaramente ogni progetto è saltato.  Ma Gallera chiude l’intervista con il desiderio, una volta finito tutto, di riprendere a correre e che: “Magari mi preparerò per un’altra maratona. Forse quella di New York”.

Un messaggio che ora può apparire lontano, fortemente lontano, ma che rappresenta il desiderio comune degli abitanti di tutto il mondo, di tornare a vivere liberi, nell’abituale sana normalità, comprese corse ed allenamenti vari, all’aria aperta.

 
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04 aprile aggiornamento: la Regione E.R. ha prorogato la scadenza dell'ordinanza restrittiva sotto descritta sino al 13/04, sino ad allora, quindi, non si puo' correre se non nel proprio giardino-


02 aprile - A confermare quanto da noi scritto lo scorso 22 marzo con il pezzo tuttora valido "FACCIAMO IL PUNTO REGIONE PER REGIONE" e più volte ribadito dopo ogni maldestra "interpretazione", è arrivato questa sera il parere della "Polizia Locale Unione Bassa Reggiana" da me personalmente contattata per avere un parere ufficiale da parte di un corpo di Polizia.
Mentre RaiNews24 alle 0.30 (del 2 aprile) rilanciava le parole del primo Ministro Giuseppe Conte, in relazione alla proroga sino al 13 aprile del D.P.C.M; mentre ancora una volta, come se non fosse bastata la confusione di questi giorni, veniva sinteticamente dichiarato dal giornalista "stop alle attività sportive", quando in realtà lo stop era riferito solo agli allenamenti di gruppo di professionisti e non, all'interno degli impianti sportivi al chiuso; abbiamo ricevuto con sorpresa, visto l'orario, la risposta del Comando della "Polizia Locale Unione Bassa Reggiana".
La domanda non era particolarmente articolata ed era la stessa che avevo già posto alla Regione Emilia Romagna, tramite il sito web, senza ricevere nessun riscontro.


La domanda: IN EMILIA ROMAGNA VENGONO APPLICATE LE NORME PREVISTE DAL D.P.C.M. DEL GOVERNO OPPURE PREVALE, IN QUANTO PIU' RESTRITTIVA, L'ORDINANZA REGIONALE DEL 18/03/2020?

Questa la risposta:
 

L’ordinanza n. 41 del 18/03/2020 emessa dalla Regione Emilia-Romagna, all’art. 01 prescrive che lo spostamento a piedi è consentito esclusivamente per le motivazioni ammesse per gli spostamenti delle persone fisiche (lavoro, ragioni di salute o altre necessità come gli acquisti di generi alimentari). Nel caso in cui la motivazione sia l’attività motoria (passeggiata per ragioni di salute) o l’uscita con l’animale di compagnia per le sue esigenze fisiologiche, si è obbligati a restare in prossimità della propria abitazione. (scadenza 03/04/2020).
Subito dopo, il 20/03/2020, Il Ministero della Salute ha emesso un’ordinanza nella quale, all’art. 1, lettera b, specifica che non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all'aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona; (scadenza 25/03/2020), rinnovata fino al 03/04/2020 dal D.P.C.M. del 22/03/2020).
L’Emilia Romagna, come altre regioni (NDR: Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Campania e Sicilia), ha quindi proibito ogni forma di attività motoria all’esterno che non sia motivata da ragioni di salute.
Anche se l’ordinanza del Ministero della Salute ha dato la possibilità di fare attività motoria all’esterno, sempre in prossimità della propria abitazione, perde la sua efficacia di fronte all’ordinanza regionale, più stringente, secondo quanto previsto dai D.L.
Ogni dubbio interpretativo è sempre accettato e ci spinge a migliorare, ogni giorno, grazie.

Polizia Locale Unione Bassa Reggiana
Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio e Reggiolo




 
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Mercoledì, 01 Aprile 2020 14:14

Divieti da Covid-19: sulla corsa non cambia nulla

In queste ultime 24 ore il Governo, attraverso il Ministero dell'Interno, nel tentativo di chiarire alcuni aspetti interpretativi del decreto in vigore ne ha "combinate di tutti i colori" ma, dopo diversi chiarimenti, il sunto è che NON CAMBIA NULLA in relazione alla possibilità di correre.
Quindi possiamo tutti correre? NO, Rimane valido quanto da noi già ricostruito regione per regione, con l'articolo del 22.03.2020  al link: "
Divieti: facciamo il punto regione per regione", ci sono regioni dove è possibile, ed altre dove NON è possibile.

Con la circolare del 31 marzo, il Ministero intendeva rispondere SOLO alla richiesta di chi reclamava la possibilità di dare un'ora d'aria ai bambini:


Questo l'ultimo chiarimento uscito oggi 01.04.2020 alle 10.03:


I chiarimenti del ministero dopo la circolare del 31 marzo sulle disposizioni per la prevenzione del contagio Covid-19
Le regole sugli spostamenti per contenere la diffusione del coronavirus non cambiano.
Si può uscire dalla propria abitazione esclusivamente nelle ipotesi già previste dai decreti del presidente del Consiglio dei ministri: per lavoro, per motivi di assoluta urgenza o di necessità e per motivi di salute.
La circolare del ministero dell'Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale. In particolare, è stato specificato che  la possibilità di uscire con i figli minori è consentita a un solo genitore per camminare purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione e in occasione spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute.
Per quanto riguarda l'attività motoria è stato chiarito che, fermo restando le limitazioni indicate, è consentito camminare solo nei pressi della propria abitazione. La circolare ha ribadito che non è consentito in ogni caso svolgere attività ludica e ricreativa all'aperto e che continua ad essere vietato l'accesso ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici.
La medesima circolare ha ricordato infine che in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti a un divieto generale di assembramento e quindi all'obbligo di rispettare la distanza minima di sicurezza. Le regole e i divieti sugli spostamenti delle persone fisiche, dunque, rimangono le stesse.

Nel trattare l'argomento, il ministero si è incartato con le proprie mani; nel chiarire che i bambini potevano passeggiare con un solo genitore in prossimità della loro abitazione, sembrava aver modificato l'impostazione positiva nel confronti della corsa (jogging=corsa lenta, usiamo i termini italiani per favore, non è difficile), ma non è cosi, il Ministero si riferiva SPECIFICATAMENTE alle passeggiate, perché solo su quelle voleva dare spiegazioni, infatti ha scritto "fermo restando le limitazioni indicate" volendo non parlare di ciò che NON cambia.
I social, le agenzie di stampa, le testate TV e molti siti on line, hanno seguito il Ministero in tutte le sue evoluzioni facendo a loro volta una confusione inenarrabile.
Podisti.Net è rimasta ferma sulle precedenti interpretazioni ed il presente articolo esce semplicemente per confermare che NULLA è CAMBIATO in relazione alla corsa, rimane valido quanto da noi già ricostruito, regione per regione con questo articolo del 22.03.2020. 


link: Divieti: facciamo il punto regione per regione


A conferma della nostra versione, riportiamo una delle F.A.Q. pubblicate sul sito web del GOVERNO (link QUI):

È consentito fare attività motoria?
L’attività motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente e in prossimità della propria abitazione. È obbligatorio rispettare la distanza di almeno un metro da ogni altra persona. Sono sempre vietati gli assembramenti.

 
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