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Fabio Rossi

Fabio Rossi

Martedì, 17 Aprile 2018 12:36

Kawauchi, il Calcaterra del Sol Levante

Chi è Yuki Kawauchi? Un carneade non lo è di certo. E’ nato il 5 marzo 1985 e viene soprannominato The Citizen Runner, il corridore cittadino. E’ il primo di tre fratelli (gli altri due sono Yoshiki nato nel 1987 e Koki nato nel 1992, guarda caso runners pure loro) e ha perso il padre da adolescente. Ha frequentato gli studi da ragioniere alla Gakushuin University. Dopo la laurea nessun club di atletica si è interessato a lui, decide così di continuare a correre per puro piacere. Ora lavora per il governo giapponese presso la prefettura di Saitama e il suo tempo libero lo utilizza per gli allenamenti. E’ quindi un (evoluto) amatore che corre senza nessuna sponsorizzazione.

Ha un personale di 2.08.14 fatto a Seoul nel 2013 (1.02.18 invece nella mezza). Fino ad ora ha corso 81 maratone vincendone 34. Quella di Boston è la quinta maratona che vince consecutivamente dopo Hofu, Marshfield, Kitakyushu e Taipei City. A Marshfield, a -23° C (!), aveva battuto il record del mondo delle maratone corse sotto le 2.20, 76. Ora ha portato questo limite a 79.

Può sostanzialmente essere paragonato, con le dovute proporzioni, al nostro Giorgio Calcaterra, che tra la fine degli anni ’90 e nei primi 2000 era solito correre (e spesso vincere) una maratona quasi ogni settimana e qualche volta anche due maratone consecutivamente (celeberrime le sue doppiette di Assisi 31/12/1999 - Roma 01/01/2000, oppure Padova 24/04/2005 - Martinsicuro 25/04/2005). I due hanno in comune la maratona di Luxor vinta nel 2005 da Calcaterra e nel 2013 da Kawauchi. Calcaterra nel 2000 corse 16 maratone sotto le 2.20 portando il suo personale a 2.13.15 (Ferrara). 

Il giapponese però ancora non si è dato alla 100 km, fermandosi ai 50 km corsi nel 2012 in 2.51.45 con la vittoria a Okinoshima (gara vinta nel 2015 anche dal fratello Koki). Al momento - parere personale - farebbe bene a stare alla larga dalle 100 km per cercare di monetizzare il più possibile nelle maratone. Tanto, nella 100 km c’è già il fratello Yoshiki che tiene alto il nome della famiglia: nel 2017, tre 100 km corse e tre vittorie, e come miglior tempo un buon 6.42.04. Segno che buon sangue non mente.

Quella di Boston, per questioni climatiche, è stata una vittoria “di circostanza”: difficile se non impossibile che Yuki Kawauchi riuscirà a ripetersi in un’altra major. Fatto sta che la sua è una gran bella storia, alla quale la parola fine non è ancora stata scritta.

La notizia è fresca, è di ieri sera 11 aprile: la Liguria Marathon, o Maratona del Mare, che si doveva correre il prossimo 22 aprile su un percorso da Loano a Savona, è stata spostata al prossimo 18 novembre per ragioni riguardanti la sicurezza e l’ordine pubblico. Andrà così in concomitanza con la Verona Marathon.

Di seguito pubblichiamo il comunicato integrale comparso sul sito della maratona ligure.

 

Ieri sera, mercoledì 11 aprile 2018, a seguito di un riunione tecnica indetta dal Prefetto di Savona Antonio Cananà, ed a seguito di osservazioni in merito a questioni di ordine pubblico e sicurezza, il Prefetto ha chiesto al tavolo tecnico ed agli organizzatori di rinviare la data della Liguria Marathon dal 22 di aprile prossimo al 18 novembre prossimo.

Tale proposta è stata condivisa dagli organizzatori in seguito alle motivazioni espresse dal Prefetto e dal tavolo tecnico che, approvando la bontà del progetto Liguria Marathon, pone il rinvio come soluzione per garantire sicurezza  e gestione ottimale del percorso.

Il Comitato organizzativo costituito dal Comune di Savona, capo fila del progetto insieme al Comune di Loano, alla ASD RunRivieraRun e alla Chicchidiriso Onlus, hanno dovuto procedere con il rinvio, sentita la Federazione Fidal che ne ha avvalorato le motivazioni poste dal Prefetto.

A tal proposito si avvisano tutti gli atleti che da domani saranno attuate tutte le modalità per il rinnovo dell’iscrizione nella nuova data 18 novembre 2018, eventuale rinuncia e possibilità di congelare l’iscrizione per il 2019.

Il Comitato Organizzativo, conscio del disagio che tale decisione apporti nei confronti degli atleti, sponsor, forze dell’ordine, associazioni e volontari, non può che prendere atto di tale decisione e rinviare tutte le fasi organizzative alla giornata di domenica 18 novembre.

Tutte le informazioni di carattere tecnico e sportivo saranno pubblicate sul sito www.liguriamarathon.com e sulle pagine Facebook di Liguria Marathon e RunRivieraRun.

Mercoledì, 04 Aprile 2018 12:52

Carpi, rimborsati cercansi

Come molti sanno, la Maratona d'Italia Maranello-Carpi, programmata per lo scorso 8 ottobre, è stata annullata poche settimane prima del via. Molti (a dire il vero, non moltissimi...) si erano iscritti: il sito ufficiale, a quanto pare non più aggiornato da allora, riporta come "ultime parole famose" queste righe:

“Cari atleti, con rammarico, e dopo non pochi tentativi organizzativi di tenere in vita l'ormai trentennale edizione della manifestazione sportiva denominata " Maratona d'Italia -Memorial Enzo Ferrari" in programma per il prossimo 8 ottobre corrente anno, siamo con la presente a comunicarVi l'impossibilita' di confermare la realizzazione dell'evento in oggetto alla data dell'8 ottobre 2017.

Le cause che hanno portato a questa drastica e sofferta decisione sono molteplici ed indipendenti dalla ferma volonta' da parte della scrivente Organizzazione, di proseguire nel tempo, una manifestazione sportiva, che ha dato lustro negli a [forse voleva dire: "negli anni"] a tutto il territorio coinvolto.

Il numero degli iscritti, la data nella prima decade di ottobre, la calendarizzazione di altre manifestazioni sportive analoghe ad una distanza temporale e chilometrica troppo ravvicinata di altre Maratone e soprattutto l'intensificazione di norme di sicurezza piu' stringenti previste per manifestazioni di questo tipo, hanno portato alla dolorosa decisione di annullare l'evento.

Si sta verificando la possibilità di spostare l'evento ad altra data, nel frattempo comunichiamo a tutti gli atleti che le quote verranno rimborsate, quindi vi preghiamo di farci avere alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. vostro Iban, intestatario conto corrente e codice fiscale”.


Sembra che tutti abbiano fatto domanda, ma... anche in questi giorni abbiamo ricevuto una mail da un nostro assiduo lettore che denuncia la mancanza di rimborso della quota di iscrizione.
L’ultimo contatto con gli organizzatori risale a febbraio, quando da Carpi risposero che stavano provvedendo a scaglioni e che avrebbero rimborsato tutti. Da allora, il nostro amico e un suo compagno di squadra stanno ancora aspettando il rimborso. 
Qualcuno è già stato rimborsato? Quanti invece debbono ancora esserlo? Aspettiamo le vostre risposte.

Nella notte tra il 24 e il 25 marzo si è spento a 79 anni Attilio Liberini, in Italia un pioniere della 100 km. Nel 1974 aveva vinto la 100 km del Passatore in 7h34’ (quarto nel 1975), e nel suo palmares figurano anche tre partecipazioni alla 100 km Torino-Saint Vincent.
Di professione usciere presso la Banca San Paolo di Torino, aveva corso la sua ultima 100 km nel 2009 chiudendola in 19 ore, ultimo al traguardo ma acclamato più del vincitore. Come ultima impresa scelse proprio la Torino-Saint Vincent, 100 km alla quale era particolarmente legato.
Se ne va così una parte della storia italiana della 100 km, quella storia scritta oltre che da Attilio anche da Vito Melito, Loris ed Elvino Gennari, Boris Bakmaz e Normanno Di Gennaro.

Con l'aiuto di Sebastiano Scuderi abbiamo ricostruito la sua carriera, che per quanto concerne le gare maggiori supera il totale di 1650 km, se aggiungiamo le 100 km de la Vendèe e di Cleder in Francia, e l’unica Pistoia – Abetone, questa “solo” di 53 km.

1974 Passatore 1° 7h34’15”

1975 Passatore 4° 7h57’29”

1987 S.Vincent 16° 8h57’07”

1997 Passatore 722° 15h44’25”

1997 S.Vincent 60° 15h16’21”

1999 La Vendèe (FR) 826° 13h38’47”

1999 Passatore 623° 17h37’33”

2001 Passatore 601° 16h06’07”

2001 PT- Abetone 53 km 471° 7h45’52”

2001 Cleder (FR) 1111° 14h14’53”

2003 Passatore 749° 18h24’46”

2006 Passatore 737° 18h20’17”

2007 Passatore 797° 18h25’11”

2008 Passatore 861° 18h57’47”

2009 Passatore 842° 18h12’01”

2009 S. Vincent 86° 19h00’20”

 

Nella foto, Liberini è il quinto da sinistra della prima fila (tutto in nero salvo il capo scoperto e la chioma candida), ritratto dopo la sua ultima gara a S. Vincent.

 

1.06.11, questo è quanto ha impiegato l’etiope Netsanet Gudeta Kebede a vincere il campionato del mondo di mezza maratona disputatosi oggi a Valencia. Il suo tempo è il nuovo record del mondo in una gara solo al femminile e il record dei campionati (precedente, 1.06.25 fatto da Lornah Kiplagat a Udine 2007): per lei 50.000 $ extra di premio. Seconda assoluto è arrivata la detentrice del record del mondo in una gara mista, la keniana Joyciline Jepkosgei che a Valencia è arrivata a 43” dalla vincitrice. Terza l’altra keniana, Pauline Kaveke Kamulu in 1.06.56. La prima europea è stata la rumena Anacuta Bobocel, quindicesima in 1.10.21 suo nuovo personale. Molto bene le nostre ragazze che portano a casa la loro miglior prestazione di sempre: 40^ assoluta Giovanna Epis (nona europea) in 1.12.27, 51^ e 15^ europea Sara Brogiato in 1.13.53. 

 

In campo maschile vittoria del keniano Geoffrey Kipsang Kamworor in 1.00.02 che vince il suo quinto mondiale (due nel cross e tre nella mezza). Secondo dal Brunei il keniano naturalizzato Abraham Naibei Cheroben in 1.00.22 e terzo l’eritreo Aron Kifle che porta il suo personale a 1.00.31. Ottavo assoluto e primo degli europei lo svizzero Julien Wanders in 1.01.03. Bene il nostro portacolori Eyob Faniel Ghebrehiwet in 1.02.37: primato personale, settimo europeo e 37° assoluto. 74° assoluto l’altro nostro azzurro, Lorenzo Dini, in 1.04.26.

 

La gara è stata caratterizzata da folate di vento che a tratti hanno infastidito gli atleti.

1952 atleti hanno concluso la Santander La Mezza di Torino, gara internazionale caratterizzata dal freddo e da una fitta pioggia che ha avuto nel Parco del Valentino la zona di partenza e arrivo. Percorso nuovo rispetto alle passate edizioni, molto muscolare con diversi saliscendi impegnativi.

Ha vinto il keniano Andrew Kemoi Mang’ata in 1.03.55 seguito dal suo connazionale Joash Kipruto Keoch (1.04.02) vincitore nel 2017. Terzo posto per Yassine Rachik: l’azzurro portacolori del Casone Noceto ha corso in 1.04.07, un buon test in vista della futura maratona.

Anche tra le donne vittoria keniana con Mary Wangoi Wangari che trionfa in 1.14.47 seguita dall’azzurra di maratona Catherine Bertone: 1.15.07 il tempo della pediatra valdostana che il 7 aprile correrà la mezza di Praga. Ivyne Jeruto Lagat completa il podio.

Domenica, 18 Marzo 2018 15:49

A Cesole trionfi per Borgonovi e la Pojani

Il Criterium Fidal Mantova fa tappa a Cesole di Marcaria ed inizia così la sua stagione su strada. Il 20° Giro di Torre d’Oglio di 14 km è andato incontro ad un clima autunnale con freddo e vento che ha infastidito non poco gli atleti.

La gara dal punto di vista tecnico ha visto lo scontro tra due atleti dell’Atletica Rigoletto, il mantovano Manuel Borgonovi e il militare pugliese Pierpaolo Netti con quest’ultimo che passa per primo a Canicossa. Borgonovi lo tallona da vicino, lo va a passare e se ne va via da solo. Per lui vittoria in 50’27”, 50” meglio di Netti. Terzo posto per il reggiano Francesco Magnani in 51’50”. A seguire Massimo Gorasso e Davide D’Oronzio.

Al femminile la vittoria per Linda Pojani non è mai stata in discussione: la portacolori dell’Atletica Reggio ha chiuso in 56’42”. Dietro di lei è arrivata Laura Salardi del Gruppo S. Pio X che ha terminato la sua gara in 59’40”. Terza piazza per Natascia Pizza che è andata oltre l’ora di 34”. Poi  Silvia Sampietri e Sabrina Tellini.

Al momento delle premiazioni il GS Buttarelli, la società organizzatrice, ha voluto premiare il proprio atleta Attilio Gualdi per l’impegno che ci mette ormai da oltre 35 anni.

Tra competitivi e non 450 i partecipanti di cui 222 hanno terminato la competitiva.

Prossimo appuntamento del criterium sarà il 22 aprile a Roncoferraro.

Gastone Breccia è nato nel 1962 a Livero, ma ormai sono anni che vive a Cremona. É stato tesserato prima con la Cremona Sportiva Atletica Arvedi, poi con il GP Arredamenti Maiandi, due anni con il Marathon Cremona e dal 2016 fa parte della Romatletica Footworks. Nel 1982 a Roma ha corso la sua prima maratona, distanza sulla quale ha un personale di 2h26’44” (1h08’58” invece sulla mezza). 

Gastone insegna storia bizantina presso la Facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia. Ha scritto diversi libri storico-filosofici, ora ne ha scritto uno sulla corsa dal titolo “La fatica più bella. Perché correre cambia la vita” (Edizioni Laterza, 272 pagine, 16 €). 

Ciò che segue è un testo originale, ancora inedito, che Gastone ha fatto leggere a pochissimi amici e che vuole condividere con i lettori di Podisti.Net. Molte cose qui scritte si trovano anche nel suo libro.

Buona lettura!

 

LA STRADA DI MARATONA

1. PERCHÉ LA MARATONA? 

Perché è la distanza perfetta per chi ama la corsa di fondo. Perché è la più bella medaglia olimpica. Perché è un mito che viene dall’antichità, ma è anche una storia meravigliosa. 

Ci sono molti motivi, in effetti, per amare e correre la maratona. Mi soffermo solo sul primo: una gara di 42.195 metri è il giusto compromesso tra resistenza e gesto atletico: mette alla prova la capacità fisica e mentale di «tenere duro», ma consente di esprimere un’azione di corsa che, ad alto livello, è ancora eccezionalmente efficace, limpida, «bella». 

Anche il corridore-amatore può sperimentare il suo personale equilibrio armonico tra durata e velocità. Ormai non è più una gara da «finire comunque», visto che ogni anno ci riescono decine di migliaia di persone in ogni parte del mondo; è una gara da finire «bene», con una giusta dose di sofferenza, senza rallentare nella parte finale. Se la preparazione è giusta, è un traguardo tecnico alla portata di tutti. Ed è una soddisfazione immensa. 

2. LA PREPARAZIONE 

Il punto cruciale, ovviamente, è la preparazione. Ho corso la mia prima maratona nel 1981 (3h17’11”); la più veloce nel 1996 (2h26’44”); una delle più belle, ne sono assolutamente certo, il 6 aprile 2015 (2h47’48”). Ho quindi una certa esperienza di allenamento per la distanza: ma non si finisce mai di imparare, visto che l’ultima preparazione (febbraio-marzo 2015) mi ha sorpreso per i risultati ottenuti. Più che fornire delle tabelle, credo sia quindi utile fornire dei principi generali, che ognuno, da solo o ancora meglio in un piccolo gruppo di amici, possa poi adattare ai propri ritmi di corsa e di vita, al clima, agli impegni di lavoro e di famiglia. Quindi: 

1. Correre tanto è importante. Sembra banale, ma a volte lo si dimentica. La corsa lunga-lenta è il primo e più importante strumento di allenamento per la maratona. Serve al corpo, perché lo abitua a bruciare grassi in 

 

percentuale sempre maggiore a un’andatura sempre meno tranquilla, diciamo; e serve alla mente, perché la abitua al disagio della fatica prolungata e alla sensazione del progressivo esaurimento del glicogeno.
2. Correre bene è importante. Alla stessa velocità, un maratoneta con uno stile di corsa corretto ed economico consuma fino al 15% di energia in meno rispetto a chi non ha le stesse capacità tecniche. Una parte dello stile di corsa è naturale e difficile da modificare o da imitare – per noi poveri uomini bianchi, tentare di correre come i kenyani non è una buona idea, ad esempio. Ma alcuni progressi si possono fare: io insisto molto sulla sensibilità del piede a contatto con il terreno, sulla «rullata», ovvero riuscire a sentire che la pianta del piede, articolandosi «spinge via» il terreno durante l’appoggio. E’ un fatto di abitudine e di attenzione, che si acquisisce col tempo, soprattutto grazie alla corsa lunga/lenta. Chi riesce a spingere usando i piedi in questo modo, rispetto a chi ha un impatto «secco» col terreno, in maratona ha un buon vantaggio; in particolare risparmia (in una certa misura almeno) altri distretti muscolari, come il quadricipite femorale, che a fine gara è comunque estremamente affaticato. Un altro aspetto da curare è la corsa «orizzontale», non «balzata»: tenete conto che qualsiasi spostamento verticale del bacino è un inutile dispendio di energia, grave soprattutto nelle gare lunghe. 

3. Correre veloce è importante, ma con giudizio. E’ importante in allenamento perché abbassa la soglia aerobica, e al tempo stesso migliora lo stile e la potenza; è importante perché correre una parte del chilometraggio settimanale sotto il ritmo-gara rende il fisico più pronto a sopportare lo sforzo della maratona e dà fiducia. Ma correre veloce pericoloso in gara: anche pochi secondi al chilometro di errore – ovvero correre troppo forte nella prima metà della maratona – è un modo sicuro per fallire. Credetemi: quello che guadagnate, lo restituite con gli interessi (e pesantissimi) dopo il 30/35° km. 

4. Non correre è importante... Alle volta serve più un riposo che un brutto allenamento. Io sono abituato a correre tutti i giorni, ma non è detto che sia una buona idea (e comunque il sabato ho sempre corso molto poco). Il riposo aiuta ad assimilare il lavoro fatto; se ci si alza al mattino con sensazioni davvero, è probabilmente meglio prendere in considerazione un cambiamento di programma per la giornata. Un modo per controllare il proprio livello di affaticamento è quello della frequenza cardiaca basale, ovvero il numero di pulsazioni al minuto che si hanno normalmente al mattino prima di mettere un piede giù dal letto: se ci si accorge che sono 5/6 più del valore di riferimento, è segno che c’è del sovraccarico da smaltire. Il riposo può essere totale o parziale, ovvero una corsetta di 40 minuti e un po’ di stretching supplementare... 

Più nel dettaglio, dovendo impostare una preparazione maratona io osserverei queste linee- guida: 

1. Prendetevi almeno 10/12 settimane di tempo e impostate la preparazione su cicli di 2+1 (due settimane di carico, seguite da una terza più leggera, eventualmente conclusa da una gara).
2. Gareggiate poco, durante questo periodo, e con le gambe affaticate: in questo periodo serve avvicinare e superare la soglia della fatica e della sofferenza, non fare risultati. 

3. Mangiate bene, e integrate con vitamine e minerali, perché al giorno d’oggi è difficile – per impegni di lavoro o altro – riuscire ad assimilare dal cibo tutto quello che serve ad un maratoneta sotto stress.
4. Cercate di capire con la massima precisione possibile quale potrà essere il vostro ritmo-gara. Ci sono vari modi per farlo: per i corridori evoluti, il test di Yasso «corretto» da eseguire una quindicina di giorni prima della 

 

gara va benissimo 1; per chi corre sopra le 3 ore il test può dare valori un po’ troppo... incoraggianti, diciamo, e bisogna quindi prenderlo con una certa prudenza, ovvero aggiungere dai 3’ (fino a una proiezione di 3h15’) ai 5’ (fino a 3h30’) ai 7/8’ (fino a 4h). In alternativa correte un 10.000 a tutta forza, e aggiungete circa il 15% alla media finale (esempio: per chi corre un 10.000 a 4’/km, ovvero 160”/km, la proiezione maratona è 4’24”/km, ovvero 184”, ovvero 160”+24”, cioè il 15% in più del ritmo del 10.000). 

Infine, ogni singola settimana di carico io non farei mai mancare: 

1. Un allenamento di ripetute lunghe2 circa 10”/15” più veloci del ritmo gara, con recuperi 10”/15” più lenti (un esempio classico, per un maratoneta che si stia preparando a correre sui 4’/km: 3x4.000 a 3’50”, recupero 1.000 metri a 4’10”.
2. Un secondo allenamento di qualità: va molto bene un fartlek su terreno vario, a minuti, per un totale da 10 a 15 chilometri complessivi (recuperi compresi, quindi), badando a impegnarsi un po’ di più sulle salite e a tenere i recuperi piuttosto sostenuti, ma senza fissarsi troppo sul cronometro. In alternativa, un allenamento che ho insrito solo di recente nella preparazione ma con ottimi risultati è l’«interval training del maratoneta»: serie di 5x400 con 200 metri di recupero, alternate una a ritmo maratona e una 10”/15” più veloce (ovvero da 4” a 6” più veloce il 400): se ne possono correre tre serie come allenamento facile, 4 serie come allenamento «giusto» e 5 serie (quindi 25x400) come allenamento massimale una quindicina di giorni prima della gara. 

3. Un allenamento lunghissimo, dai 30 ai 38 km. Almeno due volte nel corso della preparazione, questo lavoro va finito in progressione, ovvero correndo gli ultimi chilometri (da 5 a 10) vicino o addirittura più veloce del ritmo-gara.
4. Per chi ne ha la possibilità, non è male anche il doppio allenamento: io di solito corro 45’ tranquilli la mattina presto il giorno che ho le ripetute, oppure 45’ la mattina presto e 60’ la sera per «ammassare chilometri» senza troppo stress in un giorno della settimana di scarico. Ma capisco che non è facile, specie per chi ha impegni di lavoro un po’ pressanti. 

Nelle settimane di scarico l’allenamento di ripetute può essere più corto e brillante – tipo un 10x600, un 12x500 o simili – oppure sostituito da un bel fartlek di una dozzina di chilometri. E il lunghissimo non dovrebbe oltrepassare i 28 chilometri. 

1 Come ormai quasi tutti sanno, il test di Yasso si esegue in questo modo: durante una settimana di carico normale, si corrono 10x800 con 400 metri di recupero e si fa la media dei tempi, scartando il più veloce e il più lento; la media in minuti/secondi corrisponde al possibile risultato sulla maratona in ore/minuti, quindi se avete corso i 10x800 in 2’50” di media potete impostare la gara per arrivare al traguardo in 2h50’. Per la mia esperienza, però, il test di Yasso va modificato rispetto a quello che si legge sui manuali: nel senso che il test «normale» prevede un tempo di recupero pari a quello della ripetuta, ed è decisamente troppo lungo. Io consiglio di recuperare un giro di corsa come durante una seduta normale di ripetute: nell’ultimo test che ho effettuato, ad esempio, percorrevo i 400 metri di recupero in 1’50” circa, e correvo gli 800 in 2’47”. Se avessi recuperato per lo stesso tempo della ripetuta, il test mi avrebbe dato certamente un risultato troppo ottimistico rispetto alle mie reali possibilità sulla maratona. 

2 Ovvero: distanze da 1.000 a 4.000 metri; recuperi ideali 200 metri per i 1.000, 400 per i 2.000, 600 per i 3.000, 800 o 1.000 per i 4.000. Il totale del lavoro dovrebbe essere di almeno 8.000 metri di ripetute, fino ad un massimo di 15/16.000 per gli atleti più forti al culmine della preparazione (parlo di non professionisti, ovviamente). 

 

Non è troppo complicato, in fondo. Ascoltatevi, cercate di capire se siete troppo affaticati e mollate appena, o se siete in gran forma spingete per qualche chilometro ancora. E poi avvicinatevi alla gara cercando di familiarizzarvi, giorno dopo giorno, con il vostro limite di quel momento, sia fisico che mentale. Datevi un obiettivo corretto, né troppo veloce né troppo lento, e se lo raggiungerete, se completerete la corsa vicino al vostro limite – poco sopra o poco sotto dipende da tante variabili difficili da prevedere e controllare: percorso, clima, tattica di gara – la maratona vi regalerà comunque una gioia senza pari. 

3. GLI ULTIMI DIECI GIORNI 

La fase finale della preparazione – lo «scarico», il tapering – è una terra quasi sconosciuta, nonostante tutti gli studi di tutti gli allenatori del mondo... Sembra impossibile, ma per me è ancora così dopo trentaquattro anni di gare. Ho letto e ascoltato infinite varianti su come impostare al meglio l’ultimo periodo, e nessuna mi ha mai convinto del tutto. Negli ultimi dieci giorni sembrerebbe logico riposare più che allenarsi: «tanto, quel che è fatto è fatto», ripetono quasi tutti i maratoneti. Ma non ne sono del tutto convinto. Ho corso la mia ultima maratona con grande facilità, un minuto almeno meglio del previsto – nonostante il vento contrario nel finale – e carico di chilometri e fatica, mentre tentavo di preparare il «Passatore». Avevo fatto l’ultimo lavoro serio il martedì, ma soprattutto 150 km complessivi la settimana precedente. Non pretendo che questo sia giusto: è solo per mostrare che la «necessità» di uno scarico quasi completo è opinabile. 

Di fatto non esiste una metodica di allenamento per gli ultimi giorni. Certo: nessuno vi consiglierà mai di correre un 10.000 tirato il venerdì sera... Eppure è quello che ha fatto Meucci agli ultimi europei, chiudendo poi un’ottima maratona. Non fatelo, ma non esagerate nemmeno nel riposare a tutti i costi. Non dovete perdere del tutto la tensione fisica e mentale accumulata nelle settimane precedenti. La cosa migliore, probabilmente, è regolarsi col proprio istinto, la propria memoria e le proprie abitudini: io so che correre 12 km a ritmo gara una settimana prima mi dà sicurezza, e che il martedì ho sempre fatto 5/6x1.000 facili, una ventina di secondi più forte del ritmo-gara. E che il giorno prima della maratona mi sono sempre sentito uno straccio, anche in occasione del mio personale – per cui niente paura... 

Questo è uno dei misteri, ma non bisogna mai dimenticarsene. Il giorno o i giorni immediatamente precedenti la gara dell’anno è del tutto comune avere brutte sensazioni. Non ho mai capito se si tratti di un fatto realmente fisico – dovuto all’improvviso calo di impegno, che comunque si sente – o mentale; sospetto sia più mentale, ma certo capita a tutti. Quindi fate delle prove, cercate di ricordare come avete impostato gli ultimi dieci giorni la volta che la gara è andata a meraviglia, e createvi così delle sicurezze che vi servano per il futuro. Poi mangiate bene e non fate i turisti il sabato – io mi sono giocato più di una gara in quel modo – New York 1989, Rotterdam 2001, Palermo 2002... Camminate poco, mangiate giusto – non troppo, intendo - andate a letto presto, fate una buona colazione, applicatevi ai particolari che vi aiutano a raggiungere e mantenere la concentrazione – attaccare numero di gara, controllare le stringhe delle scarpe... La maratona è per metà almeno un fatto di testa, e la testa deve essere coinvolta ancora prima che la gara abbia inizio. 

4. LA GARA 

La maratona è una splendida avventura. Sia la preparazione, con tutti gli inevitabili alti e bassi, i momenti di scoraggiamento e di entusiasmo, sia la gara, che raramente è del tutto lineare – nemmeno quando finisce bene, e nemmeno per i campioni. 

Partiamo dal caso migliore possibile: la preparazione è andata secondo le vostre speranze, non avete problemi fisici, il test vi ha dato indicazioni precise, avete la mente ben concentrata su un obiettivo cronometrico difficile ma possibile. La partenza e i primi chilometri sono spesso una trappola: perché dovrete imporvi di tenere il ritmo giusto, ma vi sembrerà di correre troppo piano. Se non ci fate caso e correte «a sensazione», di solito fate una fesseria e rovinate tutto 3: passare a metà gara un paio di minuti troppo veloce è un sicuro modo per fallire. Credetemi, ne perderete sei o sette nella parte finale. Bisogna quindi godere della facilità di corsa nella prima parte, concentrarsi sull’economia del gesto atletico – finché si è abbastanza lucidi per farlo – e accumulare sicurezza psicologica. Tipo «guarda come corro bene, come passano i chilometri». Attenzione. Fatevi i 

3 A me è successo a New York nel 1989, dove ho rovinato una preparazione perfetta passando in 1h10’ alla mezza invece di 1h13’, e chiudendo disastrosamente in 2h32’. Un mese dopo, con la testa sulle spalle, corsi Firenze in 2h27’. Mi è successo di nuovo quest’anno al «Passatore» - non si impara mai abbastanza, nemmeno dai propri errori! – dove la sensazione di correre troppo piano all’inizio è ovviamente ancora più esasperata, ma come ho imparato a mie spese va tenuta assolutamente sotto controllo. 

 

complimenti per essere riusciti a passare alla «mezza» esattamente nella metà del tempo finale previsto, o qualche secondo più lentamente. E continuate così, tranquilli. Bevete e «ciucciate», se siete abituati a farlo (io se riesco prendo un gel dopo un’ora e un secondo gel dopo due ore; ma non sempre è stato possibile, e la gara è andata bene lo stesso). Cercate di far passare i chilometri fino al 30 con le stesse sensazioni della prima parte, senza forzare: vi accorgerete che cominciate a recuperare posizioni su posizioni, e questo fa molto bene al morale. C’è un momento, se le cose vanno davvero bene, in cui vi sentite eccezionalmente bene; in cui direte a voi stessi «se va così fino in fondo, è una passeggiata». 

Non va così fino in fondo, ovviamente. Anche se avete fatto tutto alla perfezione – preparazione, alimentazione, ritmo a cui avete impostato la gara – la fatica arriva, e il quadro cambia d’improvviso. Attenzione: non è il famoso «muro del maratoneta»; non è necessariamente quella crisi da esaurimento del glicogeno che vi inchioda, e vi costringe a correre gli ultimi chilometri in grande sofferenza. Se vi siete allenati bene e avete corso all’andatura adatta a voi, non andrete a sbattere contro nessun muro. Semplicemente, dopo un paio d’ore di corsa, inizierete a sentire la stanchezza, e mantenere il ritmo non sarà più così facile. Ma sarà possibile; anzi, per una serie di fattori – il corpo più leggero, la rimonta sugli avversari meno avveduti di voi, l’entusiasmo di vedere avvicinarsi il traguardo – sarà possibile aumentare leggermente l’andatura. A prezzo di uno sforzo mentale durissimo, non c’è dubbio: ma è la parte più avvincente dell’avventura della maratona. Se ci riuscite una volta, saprete poi che potete riuscirci ogni volta, che la maratona si può correre in (leggerissima) progressione. 

Fidatevi: andare all’attacco dopo il 32° chilometro è un’esperienza fantastica. Poi si corre il rischio di spegnersi un po’ nel finale, specie se c’è vento contrario o si sono fatti un po’ male i conti, ma è una meraviglia. E si recuperano tante posizioni: a Firenze 2014 alla partenza ero 9° di categoria, alla metà 6°, poi 5°, 4°... e alla fine ho vinto. 

Ma non sempre va così bene. Semplificando, ci sono altre due possibilità: se si sbaglia davvero l’impostazione della gara, per qualsiasi motivo – possono bastare un malessere nei giorni precedenti, cattiva alimentazione o un viaggio scomodo verso la partenza a rendere il ritmo previsto troppo impegnativo – e se dunque, già al passaggio alla «mezza», si sente che le cose non vanno, perché le gambe troppo pesanti e il fiato troppo corto, a mio parere è meglio fermarsi. Non bisogna dimostrare a nessuno, nemmeno a se stessi, che si è in grado di finire una maratona correndo male: sarà per la prossima volta. 

Se invece le difficoltà sorgono dopo, diciamo dal 30°chilometro in poi, ma sono più gravi di quanto non ci si aspetterebbe, può valere la pena di tenere duro. In questo caso, però, attenzione: l’esaurimento totale del glicogeno – che può dipendere da scarsa predisposizione all’uso dei grassi come carburante, da un’errata o problematica impostazione di gara (ritmo troppo veloce dall’inizio, cambiamenti di passo dovuti a «strappi» degli avversari di cui a volte è difficile rendersi conto in tempo, percorso con salite e discese, vento contrario) – è qualcosa contro cui non si può fare quasi nulla: il cervello, a un certo punto, quasi si spegne, e dà ordine al corpo di farla finita e fermarsi. Ma è raro, per fortuna. Contro l’esaurimento parziale – il «muro del maratoneta» – l’unico rimedio è rallentare, usando così i grassi in misura maggiore, anche se questo significa di solito perdere i famosi cinque minuti o più nella parte finale. La gara sarà a quel punto durissima e deludente come risultato cronometrico, ma potrà servire di lezione, almeno. Chi ha corso almeno una volta l’ultima parte di una maratona in condizioni di grave carenza di glicogeno sa di cosa sto parlando; è da evitare, e per evitarlo bisogna – ripeto – conoscersi, conoscere il ritmo-gara possibile, applicarlo senza sbagliare. 

«Ci vediamo quando capita»... 

...«Se non capita prima». E’ il saluto che si scambiano i due amici protagonisti di Gallipoli – Gli anni spezzati, un film che amo molto. Se lo conoscete, sapete come va a finire. Mi riesce difficile non essere un po’ sentimentale, in questo momento. Sono convinto, anzi convintissimo che tornerò dall’Iraq e dalla Siria, ma non si sa mai: un trekking in Kurdistan fino alle prime linee non è proprio come una passeggiata sulle nostre montagne. In caso di problemi con gli “uomini neri”: è stato bello conoscervi, e correre con voi. Abbiamo condiviso la cosa più importante – l’amore per un gesto che riempie la vita, l’amicizia tra chi fatica e soffre ogni giorno fianco a fianco, il divertimento e la soddisfazione delle gare, l’amarezza di qualche delusione. Alcuni di voi sono come dei fratelli, per me, altri li conosco appena. A tutti auguro di correre ancora centinaia e centinaia di chilometri, ricordando che quello che conta è la strada percorsa, non l’arrivo. Che prima o poi arriva comunque. 

Gastone Breccia

Il Criterium Fidal Mantova inizia la propria stagione su strada dopo che si sono già disputati cinque cross.

Cesole di Marcaria ospiterà il Giro di Torre d'Oglio: sarà l'edizione del ventennale per il GS Buttarelli Cesole presieduto da Alessandro Prati. 

Il via verrà dato alle 8.45 con qualsiasi condizione atmosferica. Due i percorsi, uno di 6 km esclusivamente non competitivo e uno di 14 km competitivo e non. Verranno premiati i primi 6 uomini e le prime 3 donne con premi in natura. Verranno inoltre premiati i primi tre atleti mantovani di ciascuna categoria maschile e femminile. Verranno inoltre premiate le prime venti società più numerose, alla prima verrà assegnato il 7° Trofeo Francesco Simonazzi.

 

Per info: Maurizio Fontana 340 2524391 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

SERVIZIO FOTOGRAFICO 2017

SERVIZIO FOTOGRAFICO 2016

SERVIZIO FOTOGRAFICO 2015

SERVIZIO FOTOGRAFICO 2014

 

 

LA PARTENZA DEL 2017

 

IL VIDEO DEL 2016

 

 

 

 

Pioggia dall’inizio alla fine: il maltempo si è purtroppo fatto vivo nell’ultima campestre del Criterium Fidal Mantova.

Il San Pio X ha organizzato a Roncoferraro il 1° Ronco Cross Contry, valido come campionato provinciale Fidal riservato a ragazzi, cadetti, allievi e juniores sia maschili che femminili e assoluto sotto egida Aics. E’ stata una vera e propria festa del cross mantovano.

Sul percorso corto di 4 km ha trionfato lo junior Luca Giacominelli sull’allievo Alex Schenato. Prima tra le donne Laura Salardi che ha preceduto Barbara Pincella, Sabrina Tellini, Lara Mossini e Milvia Sacchi. Tra gli amatori vittoria per Ezio Esposito su Franco Comini, Paolo Motta, Fausto Bettoni e Giorgio Ferroni.

Nei 6 km trionfo per Davide Lodi davanti ad Hassan El Azzouzi, Manuel Borgonovi, Pierpaolo Netti e Francesco Magnani.

In tutto si sono registrati 159 atleti ai quali vanno aggiunti più di 90 giovanissimi appassionati.

Messe da parte le scarpette chiodate, il Criterium Fidal Mantova prosegue domenica 18 marzo a Cesole con la classicissima gara sui 14 km.

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